Testo e accordi di Certe notti di Luciano Ligabue

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Testo e accordi di Certe notti: il brano è di Luciano Ligabue, un single estratto dall’album (1995) “Buon compleanno Elvis”.

Lo stesso Ligabue un giorno affermò che il brano in esame è una canzone a cui sono grato e sarò sempiternamente grato».

Il brano

L’intervista a Luciano Ligabue su RTL 102.5

Nell’intervista del giornalista Vincenzo Mollica, riguardo il DVD “Parole e canzoni”, dedicato allo stesso artista, Ligabue racconta che una notte decise di comporre una canzone.

Quella canzone doveva avere accordi appartenenti alla famiglia di Mi maggiore, ma poi dovette intervenire di nuovo sostituendo il Re# semidiminuito con un Re maggiore, data la sua preoccupazione di ottenere un effetto dissonante un po’ troppo marcato in quel tratto di melodia.

Nonostante ciò, a prescindere da tale sostituzione, si disse soddisfatto di aver creato quel brano, che più tardi sarebbe stato annoverato fra i più belli e significativi di tutto il suo repertorio.

Sempre nella stessa intervista il cantante affermò anche che, in periodi precedenti, “Certe notti” non lo avrebbe mai proposto come singolo estratto dall’album (Buon compleanno Elvis).

Spiega, infatti, che prima le sue composizioni erano decisamente più e veloci e più rock come, ad esempio, Libera nos a malo in Lambrusco coltelli rose & popcorn o Balliamo sul mondo in Ligabue.

Sta di fatto che appena la casa discografica ascoltò il brano glielo impose dicendo: ovviamente la canzone è quella lì!

Sul testo del brano

Il testo della canzone descrive come il cantautore vive e interpreta le sue notti e quelle trascorse fuori casa con gli amici.

Citando il Bar Mario («Ci vediamo da Mario, prima o poi …»), che effettivamente esiste, Luciano Ligabue lo rese assai famoso.

Lo stesso cantante più tardi commentò il brano definendolo un’ideale continuazione di “Sogni di rock ‘n’ roll” ispirandosi a quanto Pier Vittorio Tondelli Altri  scrisse nel suo libro.

La musica

Il ritmo (terzinato) è una Ballata rock, mentre l’arpeggio – eseguito con la chitarra elettrica – è di Federico Poggipollini. Questi dichiarò di essersi ispirato ai suoni iniziali di “Lucy in the Sky with Diamonds” dei famosi Beatles.

Successo e riconoscimenti

Quando si cita Luciano Ligabue la prima canzone che risuona nella mente è proprio “Certe notti”, che per molti è il pezzo che più di ogni altro del suo repertorio piace agli ascoltatori.

Nel 1996 conquistò la Targa Tenco come migliore canzone dell’anno. Più tardi, dopo il sondaggio effettuato dalla rivista “Tutto sarà eletto”, diventò la “Canzone italiana degli anni novanta”

Nel primissimo periodo del 2008, inserito nella raccolta Primo tempo, il brano ritornò nelle classifiche, raggiungendo il 14º posto.

Formazione

  • Al canto: Luciano Ligabue
  • Alla chitarra acustica: ancora il cantautore.
  • Altra chitarra: Mel Previte.
  • Alla chitarra elettrica: Federico Poggipollini.
  • Al basso: Antonio Righetti.
  • Alla batteria: Roberto Pellati.

Il testo della canzone

Certe notti
la macchina è calda
e dove ti porta
lo decide lei
Certe notti
la strada non conta
che quello che conta
è sentire che vai
Certe notti
la radio che passa Neil Young
sembra avere capito chi sei
Certe notti
somigliano a un vizio
che tu non vuoi smettere,
smettere mai
Certe notti
fai un po’ di cagnara
che sentano
che non cambierai più
Quelle notti fra cosce e zanzare
e nebbia e locali
a cui dai del tu
Certe notti
c’hai qualche ferita
che qualche tua amica
disinfetterà
Certe notti
coi bar che son chiusi
al primo autogrill
c’è chi festeggerà

E si può restare soli
certe notti qui
che chi s’accontenta
gode così così
Certe notti sei sveglio
o non sarai sveglio mai
Ci vediamo da Mario
prima o poi

Certe notti ti senti padrone
di un posto che tanto
di giorno non c’è
Certe notti se sei fortunato
bussi alla porta
di chi è come te
C’è la notte
che ti tiene fra le sue tette
un po’ mamma
e un po’ porca com’è
Quelle notti da farci l’amore
fin quando fa male
fin quando ce n’è

E si può restare soli
certe notti qui
che se ti accontenti godi
così così
Certe notti
son notti
o le regaliamo a voi
tanto Mario riapre
prima o poi

Certe notti
sei solo più allegro,
più ingordo,
più ingenuo
e coglione che puoi
Quelle notti
son proprio quel vizio
che non voglio smettere
smettere mai

E si può restare soli
certe notti qui
che chi s’accontenta gode
così così
Certe notti sei sveglio
o non sarai sveglio mai
ci vediamo da Mario
prima o poi.

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Cosa resterà degli anni ’80 (Raf)

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Il cantante e i coautori

“Cosa resterà degli anni ’80” è una canzone cantata e portata al successo nel 1989 da Raf (Raffaele Riefoli). Venne inserita nell’album “Cosa resterà …” uscito nello stesso anno.

Il cantante, insieme ai coautori Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati, ci regalò una realistica visione di quel periodo che spaziava tra storia, politica, stili di vita ed il normale andazzo sociale.

Storia del brano

Il brano fece il suo esordio al Festival di Sanremo del 1989 senza riscuotere su quel palco il meritato successo. Ottenne solo il quindicesimo posto.

Nelle settimane successive alla manifestazione sanremese, ed ancor più negli anni seguenti, “Cosa resterà degli anni 80” ritrovò il giusto consenso del pubblico diventando una delle canzoni più belle e rappresentative di tutta la discografia dell’artista.

Contenuto della canzone

Come sopra accennato il brano parla delle manie e modi di fare degli anni Ottanta, come il grande successo dei jeans ed il dilagante uso degli spray e delle lattine, nonché degli importanti avvenimenti che in quel periodo stavano cambiando il mondo con le politiche e gli accordi tra Reagan e Gorbaciov.

Nella canzone non manca certamente la forte presa di coscienza sullo straziante tema della fame nel mondo. Questo brano sottolinea un periodo abbastanza difficile che ha lasciato segni indelebili nella storia mondiale e, in particolare, del nostro Paese.

Raf, che a quei tempi era giovanissimo, si interrogava circa l’influenza sul futuro immediato che questo nuovo retaggio avrebbe potuto provocare. Si domanda con rammarico, sospetto e paure, cosa … e per l’appunto … “Cosa resterà di quegli anni così intensi?”.

Interpretazione della canzone

Occorre ovviamente interpretare che lo sguardo al futuro, gli autori del brano, lo intendevano perlopiù come prospettiva per i giovani: “Anni sui libri di scuola e poi a cosa servirà?”.

Ma nelle strofe della canzone appaiono tanti altri riferimenti legati agli anni Ottanta, che riguardano i pericoli dietro l’angolo e i nuovi rapporti d’amore: “anni bucati” dall’uso dell’eroina e “sempre pronti, io e te, a nuove geometrie” rompendo così i tanti tabù sul sesso nelle nuove generazioni.

Per concludere

Una canzone, in conclusione, colma di forti tematiche proprio come effettivamente sono state – per chi le ha vissute – negli anni Ottanta.

Raf, infatti, sottolinea l’intensità di quel periodo chiudendo il brano con “sembran già degli anni ’80 … per noi quasi ottanta anni fa…” come se quei dieci anni (Ottanta-Novanta), per quanto per lui appena passati, fossero, invece, durati ottant’anni.

Una canzone, questa, che ha descritto una schematica, ma profonda e reale panoramica di quel decennio, dando agli amanti della musica l’opportunità di lanciare a pieno titolo un artista del calibro di Raf, ormai divenuto un importantissimo personaggio del nostro panorama musicale.

Testo della canzone senza accordi

Anni come giorni son volati via
brevi fotogrammi o treni in galleria
è un effetto serra che scioglie la felicità
delle nostre voglie e dei nostri jeans che cosa resterà.
Di questi anni maledetti dentro gli occhi tuoi
anni bucati e distratti noi vittime di noi
ora però ci costa il non amarsi più
è un dolore nascosto giù nell´anima.
Cosa resterà di questi Anni Ottanta
afferrati e già scivolati via
Cosa resterà e la radio canta una verità dentro una bugia.
Anni ballando, ballando Reagan-Gorbaciov
danza la fame nel mondo, un tragico rondò.
Noi siamo sempre più soli singole metà
anni sui libri di scuola e poi che cosa resterà.
Anni di amori violenti litigando per le vie
sempre pronti io e te a nuove geometrie
anni vuoti come lattine abbandonate là
ora che siamo alla fine, noi, di questa eternità
Cosa resterà di questi Anni Ottanta
chi la scatterà la fotografia
Cosa resterà, e la radio canta
“Won´t you break my heart?”
“Won´t you break my heart?”
Anni rampanti dei miti sorridenti da wind-surf
sono già diventati graffiti ed ognuno pensa a sé
forse domani a quest´ora non sarò esistito mai
e i sentimenti che senti tu se ne andranno come spray.
Uh! Oh No, no, no, no
Anni veri di pubblicità, ma che cosa resterà
anni allegri e depressi di follia e lucidità
sembran già degli Anni Ottanta
per noi quasi ottanta anni fa

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Senza parole di Vasco Rossi

Scarica il file pdf con testo e accordi: Senza parole Di Vasco Rossi

Sul brano “Senza parole”

Senza parole, brano musicale pubblicato nel 1994 come singolo, è scritto e cantato da Vasco Rossi.

Più tardi subì un arrangiamento per un annuncio pubblicitario sulla Casa Automobilistica Fiat.

Il brano fu usato anche in un programma televisivo condotto da Antonella Clerici, chiamato per l’appunto “Senza parole”

Nonostante il grande successo della canzone, considerata dai più tra le migliori cantate da Vasco Rossi, questa non venne mai proposta in un album di inediti.

Scarto dell’album “Liberi Liberi”, uscito nel 1988, poco più tardi (1994) fu diffusa in CD come “regalo” ai soci del Vasco Rossi “fans club”.

Qualche tempo dopo venne inclusa nelle raccolte “Rewind” e “Tracks”.

Significato del testo di “Senza parole”

Prima parte

Nella prima strofa lui diventa consapevole di non essere amato dalla sua donna. Infatti l’inizio recita “ho guardato dentro una bugia e ho capito che è una malattia che alla fine non si può guarire mai”. Quella “bugia” è proprio l’amore, che viene paragonato ad un’incurabile malattia, facendo capire il suo immenso amore per la donna.

Ma lei non ricambia l’amore: “e ho cercato di convincermi che tu non ce l’hai” (il riferimento è alla malattia di lui, cioè l’amore per lei). La donna non solo non l’ama ma lo tradisce con altri uomini “e ho capito che era una follia avere pensato che fossi soltanto mia”.

Le uniche cose da fare sono fingere di non pensare a lei e dimenticarla.

Seconda parte

Nella seconda strofa lui vuole metabolizzare il fatto di essere stato abbandonato ed andare oltre. Si rende conto che il rimanere in casa a guardare la televisione non riuscirà a risolvere la triste situazione e che non l’aiuterà a dimenticarla “e ho guardato la televisione e mi è venuta come l’impressione che mi stessero rubando il tempo e che tu che tu mi rubi l’amore” … finché in un bel momento riesce ad alleggerire tutti i suoi pensieri “ma poi ho camminato tanto e fuori c’era un gran rumore che non ho più pensato a tutte queste cose”.

Terza parte

Nella terza strofa, nonostante tutto, l’amore riesce a trionfare! Anche se la forza di tale esperienza è stata devastante, lui riesce a capire che l’amore gli ha dato delle bellissime ed incredibili emozioni, comunque superiori a tutto quello che sta sopportando “e ho guardato dentro un’emozione e ci ho visto dentro tanto amore” … “che ho capito perché non si comanda al cuore”.

Perciò …  talvolta va bene anche non reagire direttamente lasciando tutto come si trova, aspettando che sia il tempo a mettere a posto le cose … “senza parole”.

Il testo della canzone

Il testo della canzone è ovviamente proprietà dell’autore. Lo scopo di questo sito web, oltre a quello più specifico (di insegnare la chitarra e far apprendere le canzoni nel modo più semplice possibile), è mosso dalla ferma volontà di insegnare ad amare la musica.

Ho guardato dentro una bugia
e ho capito che è una malattia
che alla fine non si può guarire mai
e ho cercato di convincermi
che tu non ce l’hai

E ho guardato dentro casa tua
e ho capito che era una follia
avere pensato che fossi soltanto mia
e ho cercato di dimenticare
di non guardare

E ho guardato la televisione
e mi è venuta come l’impressione
che mi stessero rubando il tempo e che tu
che tu mi rubi l’amore
ma poi ho camminato tanto e fuori
c’era un gran rumore
che non ho più pensato a tutte queste cose

E ho guardato dentro un’emozione
e ci ho visto dentro tanto amore
che ho capito perché non si comanda al cuore

E va bene così
senza parole
senza parole
E va bene così
senza parole
E va bene così

E guardando la televisione
mi è venuta come l’impressione
che mi stessero rubando il tempo e che tu
che tu mi rubi l’amore
ma poi ho camminato tanto e fuori
c’era un grande sole
che non ho più pensato a tutte queste cose

E va bene così
senza parole
E va bene così
senza parole
E va bene così
senza parole (senza parole, senza parole, senza parole)
E va bene così
senza parole (senza parole, senza parole, senza parole)
E va bene così
senza parole (senza parole, senza parole, senza parole)
E va bene così
senza parole.

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Buonasera signorina (Carl Sigman e Peter DeRose)

Scarica il testo con gli accordi di Buonasera signorina.

Il titolo originale del brano è “Buonasera” ma è anche conosciuto come “Buonasera  signorina”. La canzone esordì in Italia nel 1958, su disco a 78 giri, cantata da Fred Buscaglione.

A quel tempo già si incominciavano ad ascoltare i primi “45 giri” e quindi, a poca distanza, sempre nello stesso anno, seguì il nuovo disco.

“Buonasera signorina”, che divenne in breve tempo un classico del swing italiano, fu reinterpretata da grandi cantanti italiani come Celentano, Mina, Fred Bongusto, Paolo Belli, Jimmy Fontana. Ultimamente è stata cantata anche da  Jovanotti.

Il successo della canzone fu immediato e il brano oltrepassò frontiere ed oceani diffondendosi nel mondo. Entrò quindi a far parte del repertorio di Ray Gelato, grande figura italo-americana, e dei Giants di cui questi faceva parte.

La versione inglese di “Buonasera” (testo e musica di Carl Sigman e Peter DeRose) venne interpretata da Louis Prima, considerato allora il re della musica Swing. Anche Louis può essere considerato un italo-americano: la madre Angelina Caravella era di Ustica, mentre il nonno Leonardo Prima di Salaparuta.

“Buonasera signorina” in versione inglese fu cantata, tra gli altri, anche da da Dean Martin e da Michael Bublé.

Il testo della canzone senza accordi

Buonasera signorina buonasera
come è bello stare a Napoli e sognar
mentre in cielo sembra dire
buonasera
la vecchia luna che
sul Mediterraneo appar
Ogni giorno c’incontriamo
camminando
dove par che la montagna
scenda in mar
Quante cose abbiamo detto
sospirando
in quell’angolo più bello del mondo
Quante volte ho sussurrato
amore t’amo!
Buonasera signorina
kiss me goodnight
Buonasera signorina
kiss me goodnight
Buonasera signorina buonasera
come è bello stare a Napoli e sognar
mentre in cielo sembra dire
buonasera
la vecchia luna che
sul Mediterraneo appar
Ogni giorno c’incontriamo
camminando
dove par che la montagna
scenda in mar
Quante cose abbiamo detto
sospirando
in quell’angolo più bello del mondo
Quante volte ho sussurrato
amore t’amo!
Buonasera signorina
kiss me goodnight
Quante cose abbiamo detto sospirando
in quell’angolo più bello del mondo
Quante volte ho sussurrato amore t’amo
Buonasera signorina kiss me goodnight
Ripete
Ripete.

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La struttura della chitarra elettrica

Come è strutturata la chitarra elettrica

I principali componenti della chitarra elettrica.
I principali componenti della chitarra elettrica.

Struttura della chitarra elettrica: incominciamo, per poter riuscire a comprenderne bene il funzionamento, ad analizzare i suoi principali componenti ed accessori.

Una comune chitarra elettrica è formata da svariatissimi elementi, di cui soltanto alcuni di essi contribuiscono attivamente alla sonorità (componenti elettronici).

Altri, invece, hanno un compito passivo (componenti meccanici). Questi ultimi generalmente sono gli stessi componenti che, in parte, compongono tutti i tipi di chitarra (classica, acustica …).

I primi sono proprio quelli effettivamente che caratterizzano la chitarra elettrica. Vediamoli assieme:

Corpo della chitarra (Body)

Il corpo della chitarra elettrica, pur non avendo il compito di armonizzare ed amplificare il suono, è chiamato cassa ed è costituito in legno massiccio pregiato e lavorato.

Raramente possiamo trovarlo scavato nel proprio interno e possiamo, quindi, affermare che influisce minimamente sulle prestazioni sonore dello strumento in esame, salvo quei particolari casi in cui risulta internamente scavato.

Il corpo della chitarra lo possiamo trovare sotto le forme più svariate ma, generalmente, mostra quella caratteristica sporgenza nella parte superiore, detta anche spalla.

Tastiera e manico

Sebbene la tastiera faccia parte integrante del manico, essa ha un ruolo ben distinto da quest’ultimo, essendo il componente funzionale vero e proprio. È, infatti, il componente che più di ogni altro dialoga con il suonatore.

Essa  ha un numero di tasti superiore a quello della chitarra classica. Quest’ultima ne ha 19, mentre quella elettrica 22 e, spesso, raggiunge anche il 24° tasto.

I tasti, ovvero gli spazi tra due barrette metalliche, sono posizionati in modo da ottenere il temperamento equabile e, generalmente (quasi sempre … il discorso verrebbe troppo lungo e pignolo … perciò diciamo praticamente sempre), creano un intervallo tonale uguale ad un semitono.

Ogni tasto ha il compito di generare una nota diversa della scala cromatica. In alcuni di essi (5°, 7°, 12°, 15° e 22°) è presente un contrassegno  (fret markers), generalmente in avorio incastonato nella tastiera.

Le chitarre elettriche “fretless” (assai meno diffuse), non hanno le barrette metalliche e, quindi, ogni corda percorsa dai polpastrelli delle dita entra direttamente in contatto con il corpo della tastiera.

In questo strumento le posizioni delle barrette sono spesso indicate con un tratto disegnato.

Il manico, detto in breve, è praticamente il supporto della tastiera, sul quale essa viene montata.

La paletta (o “cavigliere”)

La paletta si trova nella parte terminale del manico ed in essa alloggiano le “meccaniche” (conosciute anche come “chiavi di accordatura” o, semplicemente, “chiavette”).

Queste hanno il compito di tirare o allentare ogni singola corda, aumentandone o diminuendone il tono e quindi, portandole all’accordatura naturale, o a quella talvolta desiderata.

Esistono in commercio chitarre elettriche (head less) ove la meccanica del sistema di accordatura è presente sul corpo della chitarra al di là del ponte. Un esempio di questi strumenti è la “Avalon Paradis”.

Domanda a bruciapelo con risposta in fondo alla pagina: se una canzone viene suonata in DO maggiore e accompagnata con il giro di accordi di “Do, LAm, Fa, e Sol7” quale sarà il nuovo giro di accordi volendola suonare in FA maggiore? 

Chiavi di accordatura o meccaniche

Le meccaniche di ogni chitarra vengono utilizzate per tendere più o meno le corde, dando ad esse il giusto tono. Detto in parole povere, le meccaniche, servono per accordare lo strumento.

Mano a mano che la corda viene messa in tensione aumenta il suo tono fino a raggiungere quello stabilito dalla casa costruttrice, che corrisponde al nome della stessa corda.

Le chiavi di accordatura sono integrate nella Paletta. Il movimento rotatorio con cui agisce il chitarrista, orario o antiorario, mette in tensione o allenta la corda che desidera portare alla giusta altezza.

Capotasto e Ponte

Il capotasto è l’elemento da cui inizia la parte attiva delle corde, quella parte cioè che viene messa in vibrazione dalla pennata.

Esso è il componente oltre cui possono essere generate le numerosissime note agendo con i polpastrelli delle dita sulla tastiera, posta sul  manico.

Il ponte, collocato sulla cassa, ha lo stesso compito del capotasto e svolge il ruolo di forza di richiamo.

L’effetto tensivo delle corde dà il suo risultato sonoro alla sollecitazione delle pennate soltanto quando queste sono date tra i due elementi: capotasto e ponte.

Le corde

Le corde della chitarra elettrica, sei in tutto, sono di metallo e sono considerate come elementi principali.

Talvolta possiamo imbatterci in strumenti con sette, otto, o addirittura nove corde a seconda della tipologia degli stessi.

La vibrazione di ogni corda, diversa per ognuna di esse, genera onde sonore che vengono immediatamente catturate dai pick-up (si veda sotto) ed amplificate.

I pick-up

Questi trasduttori, considerati il cuore della chitarra elettrica, sono quelli che più di ogni altro elemento contribuiscono ad innalzare le qualità sonore dello strumento.

Più efficienti sono i pick-up e più di ottima fattura dovranno essere le corde che dovremo scegliere per il nostro strumento.

Generalmente questi rice-trasduttori sono singoli, ognuno con il compito di amplificare il suono generato dalla propria corda.

Possono trovarsi in commercio anche chitarre di più basso profilo tecnico con un solo pick-up (single coil), o due pick-up (humbucker).

Nelle tre grandi categorie (con uno, due o più pick-up) possiamo trovare una vasta varietà modelli e, quindi, chitarre elettriche che talvolta ci meravigliano per la loro sofisticata configurazione amplificativa.

Consideriamo per adesso i pick-up essenziali (unici, doppi, o singoli per ogni corda), cioè quelli/o posizionati/o all’altezza del ponte, proprio vicino alla attaccatura delle corde. È proprio questo che caratterizza il suono dello strumento.

Ad integrare il sistema di amplificazione possono essere presenti altri pick-up per offrire maggiore spinta sonora, gestendo allo stesso tempo i vari tipi di distorsione e generando un suono più assai più accattivante.

Senza questi ultimi l’effetto distorsione andrebbe a pesare sui pick-up essenziali che potrebbero, a volume più alto, creare fastidiosi rumori e pessimi feedback.

Leva del Tremolo (whammy bar) e Battipenna

La Leva del Tremolo, comunemente chiamata anche in Italia “whammy bar”, ha un suo specifico compito, legato soltanto alla volontà del chitarrista. Perciò i suoi effetti si sentono soltanto quando questa viene manovrata dall’esecutore.

Essa si contrappone alla tensione di tutte le corde, attenuandole con più o meno intensità.

Detto in poche parole, muovendo la leva, che agisce su un robusto sistema di molle posizionate sul retro del corpo della chitarra, si sposta leggermente il ponte in direzione concorde alla tensione delle stesse corde allentandole per creare particolari effetti sonori.

Tali effetti, se combinati con le vibrazioni delle corde che il chitarrista esegue manualmente su ogni singolo tasto, creano veri e propri stati emotivi agli ascoltatori.

Il battipenna

Il Battipenna serve a proteggere il body dagli immancabili colpi del plettro del chitarrista, incontrollabili nei pezzi dai ritmi assai articolati.

I potenziometri

Sono quelle piccole manopole cilindriche, o troncoconiche,  fissate sul body atte a modulare i parametri del suono.

I potenziometri, che agiscono sulla ricezione e trasduzione dei Pick-up modulano il volume ed i toni. Il primo regola il guadagno in tensione: girando in un senso o l’altro i diminuisce o si aumenta il volume.

La modulazione dei toni avviene sopprimendo od accentuando i valori delle frequenze. Detto in poche parole, girando in un senso o nell’altro si possono accentuare i suoni acuti oppure quelli gravi, generando effetti assai particolari.

Il selettore

Il selettore esiste quando sono presenti più serie di pick-up. Il suo ruolo è quello di “selezionare” il Pick-up o una serie di Pick-up, che si vuole attivare, secondo le esigenze del brano suonato.

Generalmente esiste una corrispondenza biunivoca tra la posizione di commutazione del selettore e il gruppo di Pick-up attivato. Ogni posizione scelta col selettore attiva soltanto un gruppo di Pick-up esistenti.

Ci sono in commercio chitarre elettriche con selettori capaci di configurare effetti intermedi, che attivano una coppia e non un ben determinato Pick-up, allo scopo mescolarne gli effetti.

Attacco per il Jack

È il punto in cui si attacca, tramite il jack, il cavo che viene collegato all’amplificatore. Da qui partono tutti i segnali dei pick-up modulati dal selettore, dai potenziometri, dalla leva del tremolo destinati all’amplificazione.

Risposta alla domanda a bruciapelo: suonando in FA maggiore il nuovo giro di accordi sarà FA, REm, SIb, Do7.


Consigli nell’acquisto di una chitarra elettrica

La chitarra, l’amplificatore il distorsore e i cavi

La chitarra elettrica
La chitarra elettrica

Se avete deciso di acquistare una chitarra elettrica innanzitutto dovrete pensare di procurare, insieme ad essa, anche l’amplificatore per poterla sentire. La chitarra elettrica è praticamente muta!

Infatti il nostro orecchio deve fare sforzi enormi per riuscire a distinguerne note ed accordi. Per cui, il pensare di comprarla rimandando a più tardi l’acquisto dell’amplificatore non ha senso.

Non solo: quando uno preferisce una chitarra elettrica a quella classica, quasi certamente, è attratto dalle moltitudini delle graffianti rock-sonority. Quindi non vede l’ora di poter fare assoli, riff, power chords …

Per tal motivo, dovrà acquistare non solo l’amplificatore ma assicurarsi che sia munito della scheda di distorsione.

Quindi, nell’acquisto della chitarra elettrica, ricordiamoci di aggiungere quelle 100-150 euro per un amplificatore casalingo (esistono anche a meno di 100 euro ma la cosa è sconsigliabile) con distorsore. Occorrono almeno due buoi cavi con i quali collegare la chitarra.

Perché due cavi e non uno? Molto spesso ci si accorge è proprio il cavo a tradirci nei momenti meno opportuni. Generalmente si tratta di interruzioni sulle saldature dei jack o addirittura dei corti circuiti dentro gli stessi.

Anche il novello chitarrista deve, perciò, imparare a smontarli e metterci mano. Spesso, anche con il “fai da te” si riesce a risolvere le più svariate problematiche relative ai cavi.

Sulla fascia di prezzo descritta, si trovano moltissimi amplificatori intorno 10-20 watt di potenza. Sono più che sufficienti per un uso casalingo e non solo perché, se alzati di volume, potrebbero creare il panico in tutto il vicinato.

Inoltre, studiando in un locale abbastanza isolato lo stesso amplificatore da 100 euro riesce a non farsi coprire dalla rumorosa batteria del compagno di suono.

Una chitarra elettrica per il ritmo o per gli assoli?

Acquistare una chitarra elettrica:

La chitarra acustica
La chitarra acustica

Sfatiamo la comune diceria che esistano chitarre elettriche costruite appositamente per la ritmica ed altre per eseguire melodie, o quegli articolatissimi assoli che spesso sentiamo da navigati chitarristi.

Ebbene! In commercio si possono trovare solo ottime, buone, andanti o pessime chitarre. Molto spesso però il novello chitarrista viene ingannato dalle accattivanti forme e dalla coloristica senza badare invece alla qualità.

Aggiungerei anche che, sia le ottime che le pessime chitarre, possono a loro volta essere catalogate in due sole categorie: quelle accattivanti quelle da scartare alla sola vista.

Per quanto detto sopra bisogna fare molta attenzione perché un incrocio fra forma accattivante e scarsa qualità potrebbe compromettere la buona riuscita dell’acquisto. L’inverso potrebbe allontanarci, invece,da un ottimo acquisto.

Una classica chitarra elettrica

Talvolta non si riesce proprio a capire quale sia stata la scintilla che ci abbia portato a preferire la chitarra elettrica su tutte le altre: forse l’heavy metal!

In tal caso potremo essere invogliati ad acquistare una chitarra elettrica dalle spiccate forme esotiche, quelle che spesso vediamo in televisione, al collo di grandi chitarristi metal e trash, con spigoli che spesso impediscono una corretta posizione dello stesso strumento.

Allontaniamo dalla mente questi modelli, senza neanche pensare che spesso possono avere prezzi astronomici. Vanno bene per band di grido per esibirsi in modo stravagante, su palcoscenici pieni di fumi, bizzarre illuminazioni ricche di cromatismo e con alle spalle potentissimi amplificatori.

L’avere al collo una chitarra di quelle fatte però non è soltanto scomodo per suonarle in piedi ma soprattutto ingombrante per usarla da seduti. Infatti è da seduti che il musicista di chitarra elettrica passa la maggior parte del tempo con gli esercizi e lezioni.

Altre chitarre hanno, invece, dimensioni spropositate con custodie che sono veri e propri scatoloni. Cercarne di più maneggevoli non è certamente è una grande impresa! Meglio la semplicità!

Domanda a bruciapelo con risposta in fondo alla pagina: che differenza c’è tra un manico di chitarra classica e un manico di chitarra elettrica?

Non entrare da solo nel negozio

Come già raccomandato per l’acquisto della chitarra classica, anche nell’acquistare una chitarra elettrica occorre l’aiuto di un nostro amico esperto.

Ci sono aspetti tecnici da prendere in seria considerazione (ad esempio la regolarità e curvatura del manico, la risonanza del complesso dei componenti, la presenza di note schiacciate su alcuni tasti …) che un principiante al suo primo acquisto non può assolutamente cogliere.

Anzi, potrebbe succedere l’inverso e cioè che l’ottimo strumento in sua analisi rispecchi fedelmente la sua imperizia e risponda con suoni incerti, o addirittura sgradevoli.

Entrare in un negozio con un amico chitarrista veramente capace e competente in materia è cosa da cui non prescindere. Magari scegliamo lo stesso nostro insegnante di musica ricompensandogli lo scomodo con il costo di una o due  lezioni.

Il maestro ci aiuterà a capire se le chitarre da noi scelte siano, o no, di ottima costituzione indirizzandoci sulle varie fasce di qualità, lasciando solo a noi soltanto la responsabilità della scelta.

È bene non farsi condizionare da chi non è del ramo

Quando si è decisi ad acquistare una chitarra elettrica, mai farsi consigliare da parenti, amici e conoscenti che non masticano la musica. Tuttavia molto spesso i negozianti, o componenti di band musicali a noi vicini, ci propongono chitarre che gli stanno sullo stomaco facendocele vedere come imperdibili occasioni.

Valutiamo bene questi tipi di offerte che generalmente non coincidono affatto con i nostri gusti e, spesso, neanche come affini al genere di musica che più amiamo. Talvolta può andare bene ma generalmente si potrebbe andare incontro ad un clamoroso fiasco.

Avere tra le mani una chitarra uguale a quella dei nostri beniamini, proprio quella che sentiamo suonare nei CD, e che più amiamo, è uno dei modi più potenti per trovare motivazione nello studio, teorico e pratico, della chitarra.

Naturalmente, come già detto sopra, occorre prima far valutare la nostra scelta da chi ne sa più di noi.

Entrare nel negozio ben preparati

Chi legge questa pagina non è certamente un esperto di chitarra ma, anche se conosce soltanto qualche accordo, deve entrare nel negozio di articoli musicali con qualche giro armonico, o arpeggio (ad esempio quella della Casa del sole) già ben preparati.

Nell’acquistare una chitarra elettrica è bene mettersi in condizione di saper suonare in modo ottimale il pezzo assimilato, così da percepire chiaramente le minime differenze tra i vari strumenti che ci vengono proposti e che ci passano sotto mano.

Osservare attentamente quella da cui esce un suono migliore, la cui tastiera viene percorsa con meno fatica, quella che più agevole nell’essere maneggiata sotto tutti i punti di vista.

Scegliere una chitarra elettrica che bene si sposi con la nostra struttura

Chi ha un fisico esile e delicato ha bisogno di una chitarra assai leggera e poco ingombrante, a differenza di chi ha una struttura corpulenta che può permettersi anche chitarre di dimensioni maggiori.

Con la chitarra scelta fra le tante qualcuno un giorno potrà forse formarci una band, a cui seguiranno esibizioni e le immancabili foto e video.

È quindi molto importante acquistare una chitarra che ben si configuri con il nostro fisico e che ci faccia apparire più fichi con lei quando – in posa, aspettando lo scatto – ce la portiamo e stringiamo al petto.

Attenzione ai pick-up

chitarra elettrica
Chitarra elettrica con tre serie di pick-up singoli

Il fievole suono delle corde in oscillazione delle chitarre elettriche viene catturato dai pick-up incastonati nel legno e situati in corrispondenza di ognuna di esse.

Spesso i pick-up sono singoli ed ognuno amplifica la propria corda.

Si possono trovare anche chitarre con un solo pick-up a una bobina (single coil) o a due bobine (humbucker) che le amplificano tutte.

Queste tre grandi categorie comprendono una vastissima varietà di modelli e, quindi, possiamo trovare chitarre elettriche che talvolta ci fanno meravigliare per la loro articolatissima configurazione amplificativa.

Prendiamo per adesso in considerazione il pick-up essenziale, cioè quello posizionato presso il ponte, nella zona dell’attaccatura delle corde. È proprio questo che, almeno nello sconfinato ambito dei rockettari, caratterizza il suono dello strumento.

Insieme a questi si possono trovare altri pick-up che servono a dare una maggior spinta sonora e gestire i vari tipi di distorsione allo scopo di rendere il suono più accattivante.

Senza di essi il compito distorsivo andrebbe a pesare sui pick-up essenziali i quali potrebbero, ad alto volume, creare fastidiosi fischi e pessimi feedback.

Per tal motivo, nell’acquistare una chitarra elettrica, a meno che non si abbia già chiaro il suo funzionamento, dobbiamo tenere presente che lo stesso strumento con tali accessori al ponte (humbucker) offre una vastissima risorsa sonora.

Risposta alla domanda a bruciapelo: rispetto alla chitarra elettrica il manico della chitarra classica è più largo, più corposo, più corto e contiene 19 tasti, mentre il primo ne contiene 22 e può arrivare fino a 24.


Che chitarra scegliere e che chitarra studiare

Esistono vari tipi di chitarra

Che chitarra scegliere e studiare: spesso si fa molta confusione nel classificare una chitarra. Vi sono principalmente tre tipi di chitarra: la chitarra classica, quella acustica e quella elettrica. Oltre a queste si trovano in commercio una miriade di sotto categorie.

La chitarra classica

La chitarra classica
La chitarra classica

Il presente corso di chitarra tratta soprattutto quella del tipo classico, che si differenzia dalle altre due, soprattutto, per la presenza di corde in nailon e per la larghezza del manico.

In più la “classica” forma della sua cassa armonica varia pochissimo da costruttore a costruttore ed è riconoscibile a colpo d’occhio. La tastiera è formata da diciannove tasti, che contengono la stessa configurazione di note degli altri tipi di chitarra. In essa non sono presenti i puntini di riferimento.

Le corde della chitarra classica vengono suonate (pizzicate) con le dita della mano destra.

Chitarra acustica

La chitarra acustica
La chitarra acustica

La chitarra acustica ha le corde fatte con materiale metallico, il manico un po’ più stretto ed una tastiera non sempre con gli stessi numeri di tasti, ma mai inferiori a quelli della chitarra classica. Quest’ultima ha i puntini di riferimento sul terzo, quinto, nono, dodicesimo, quindicesimo e diciassettesimo tasto. Alcune, molto raramente, hanno un puntino sul decimo anziché sul nono.

A differenza della chitarra classica questo tipo varia moltissimo da costruttore a costruttore.

Le corde della chitarra acustica vengono generalmente suonate con il plettro ma possono essere pizzicate anche con le dita.

Chitarra elettrica

La chitarra elettrica
La chitarra elettrica

La chitarra elettrica ha le corde fatte con materiale metallico, il manico molto lungo ed assai più stretto e una tastiera con un numero di tasti di gran lunga superiori alle altre due (generalmente intorno ai 24). Quest’ultima ha i puntini di riferimento disposti come su quella acustica ma spesso variano nella forma e nel disegno.

Come la chitarra acustica questo tipo di strumento varia moltissimo da costruttore a costruttore.

Le corde della chitarra elettrica vengono suonate con il plettro. È raro vedere un chitarrista che le pizzichi con le dita.

Come principiante che chitarra scegliere per iniziare?

Può capitare a chiunque possedere già una chitarra al momento di decidere se intraprendere lo studio dell’una o delle altre.

Nel suonare una chitarra classica o una chitarra acustica, che all’apparenza sembra essere la stessa cosa, c’è invece un abisso di differenze, soprattutto per quanto riguarda la mano destra.

Un ottimo chitarrista che è abituato a suonare con il plettro non è capace (questa è la verità) a pizzicare le corde e viceversa. Naturalmente esistono persone che riescono a fare con disinvoltura l’uno e l’altro, ma sono veramente poche.

La chitarra acustica si avvicina sia a quella classica che quella elettrica, mentre quest’ultima è assai lontana da quella classica.

Comunque la scelta dello studio, almeno nei primissimi approcci, non comporta problemi e sbagli di indirizzi, perché è praticamente lo stesso. Infatti le posizioni delle note, l’accordatura delle corde, le diteggiature degli accordi e le tecniche principali (almeno quelle riferite alla mano sinistra) sono le medesime. Ciò che cambia sono le impostazioni di contatto diretto con lo strumento e le sonorità.

Ad iniziare con lo studio della chitarra classica non si sbaglia

Cosa ottima sarebbe – a prescindere da tutto, quando sorgono dubbi sull’avvio dello studio – partire con la chitarra classica perché con essa si ottengono delle basi più che solide.

Però non è detto che se ad una persona piace imparare la chitarra elettrica, o acustica, debba per forza intraprendere lo studio di quella classica!

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I giri armonici per la chitarra e il giro armonico più conosciuto

Introduzione ai giri armonici

Una ripetuta successione di accordi

Giri armonici per la chitarra: innanzitutto incominciamo col dire che i giri armonici non sono altro che particolari successioni di accordi che bene si armonizzano con la melodia. La sequenza è generalmente fatta da quattro accordi, che possono arrivare anche ad otto.

Tali ordinate sequenze creano, per l’appunto, un giro coerente di accordi sul quale si può costruire una melodia, talvolta anche improvvisata. Le frasi che compongono la melodia spesso vengono sviluppate seguendo precise formule di cadenza.

Nella musica leggera (quella che ascoltiamo tutti i giorni, tanto per intenderci) i giri armonici sono abbastanza abbordabili, anche dai principianti. Una volta impostati, diventano la base di tutto il brano (compresi, naturalmente, strofe e ritornelli).

Giri armonici semplici e altri più complessi

Nella musica classica, nel jazz e in altri generi più o meno complessi, i giri armonici sono sempre ben elaborati e di non facile identificazione. Questo perché, per natura, la loro tendenza è sempre soggetta a più modulazioni e particolari passaggi armonici. Il che stimola i compositori alla creazione di un più articolato dialogo con la melodia. Infatti gli spartiti di musica classica non si presentano con la semplice linea melodica, con sotto le sigle rappresentanti gli accordi, perché devono raffigurare l’unico modo di esecuzione, quello cioè voluto dal compositore.

Nella musica leggera, invece, possiamo spesso accontentarci di conoscere il giro di accordi della canzone per poterla cantare in tantissimi modi, integrandoci ritmi e stili a nostro piacimento. Una canzone dei Rolling Stones, ad esempio, suonata da un duetto di chitarre con un ritmo estraneo a quello originale si riconosce benissimo sin dalle prime note.

Tutto il discorso fatto sopra, riguardo i giri armonici per la chitarra, sta ad indicare che esistono giri armonici semplici, quelli un po’ meno semplici, e altri veramente complessi. Tutti però ricavati armonizzando una scala di riferimento.

È il momento, quindi, di passare alla raffigurazione del giro armonico più facile e più impiegato nella musica. A noi infatti serve, tanto per incominciare, quello più comune per cui partiremo proprio dalla tonalità di base in DO maggiore.

Prima di passare al giro armonico è bene fare qualche schematico accenno all’armonizzazione della scala maggiore. Solo qualche accenno perché per un migliore approfondimento sull’armonizzazione delle scale si consiglia di visitare le pagine dentro le parentesi (Armonizzazione a tre voci delle scale maggiori – Armonizzare a quattro voci le scale maggiori – Armonizzazione delle scale minori – Armonizzare le scale minori melodiche).

Tabella di armonizzazione della scala di DO maggiore

Tabella di armonizzazione della scala di DO maggiore
Sopra: Tabella di armonizzazione della scala di DO maggiore

Nella tabella verde sopra riportata (riferita alla scala di DO maggiore) sono evidenziate con il colore arancio le Triadi (disposte dall’alto verso il basso) per l’armonizzazione della scala naturale (DO Maggiore). Nelle sette righe in orizzontale sono riportati i modi (da non confondere con le scale vere e proprie). In verde acceso invece sono state evidenziate le Settime (argomento ampiamente spiegato seguendo i link sopra indicati).

Sapendo che un giro armonico maggiore (si veda tabella sopra riportata) è formato dal 1°, 6°, 2° e 5° grado, sappiamo adesso quali accordi suonare per formare il giro di DO, ovvero:

  • 1° Grado = DO
  • 6° Grado = LA m
  • 2° Grado = RE m
  • 5° Grado = SOL

Di conseguenza, sempre tenendo la tabella sottomano,  se ci serve sapere come ottenere il giro armonico di RE Maggiore, ad esempio, basta riferirsi alla scala completa. Avremo perciò:

  • 1° Grado = RE
  • 6° Grado = SI m
  • 2° Grado = MI m
  • 5° Grado = LA

Il giro armonico di Do maggiore sulla chitarra

Accordo di DO maggiore
Primo accordo: DO maggiore
Accordo di LA minore
Secondo accordo: LA minore
Accordo di RE minore
Terzo accordo: RE minore
SOL maggiore
Quarto accordo: SOL maggiore

Riguardo l’ultimo accordo (in questo caso il SOL maggiore), questo può essere benissimo sostituito dalla settima di dominante. Se ne consiglia l’uso soprattutto quando ci si esercita in tutte le tonalità, in modo da prendere confidenza anche con le settime.

A questo punto il gioco è fatto! Basta conoscere la sequenza sopra riportata per trovare le altre undici tonalità. Ad esempio se scegliamo la tonalità di SOL maggiore avremo: SOL maggiore, MI minore, LA minore, RE maggiore.

I giri sono l’ideale per prendere confidenza con gli accodi e cambi di posizione

I “giri armonici” sono l’ideale per imparare gli accordi senza annoiarsi troppo. In tal modo il principiante impara non solo le posizioni statiche ma anche la dinamica con i cambi che, via via, si fanno sempre più disinvolti.

Fare riferimento a quelli più importanti suonano i 4 accordi del giro armonico in più tonalità, chiudendo il giro con la ripetizione della Tonica (il primo accordo) per terminare il giro. Naturalmente, se il giro viene ripetuto più volte, come giusto che sia, il quinto accordo sparisce per fare la sua apparizione soltanto quando si porterà a compimento l’intera sequenza.

Ricercare giri armonici in altre tonalità

Non accontentatevi di eseguirli soltanto in tonalità di DO e di SOL ma costruitevi altre tabelle (tipo quella sopra riportata) per ogni scala, ricavando i nuovi accordi e le nuove sequenze.

Se invece già conoscete le posizioni degli accordi potrete fare a meno di formare le varie tabelle e trasportare i giri nelle varie tonalità, oppure ricopiarli come sotto riportati.

DO – LAm – REm – SOL (o SOL7)

Avanti per quinte ascendenti (con diesis)

  • SOL – MIm – LAm – RE
  • RE – SIm – MIm – LA
  • LA – FA#m – SIm – MI
  • MI – DO#m – FA#m – SI
  • SI – SOL#m – DO#m – FA#
  • FA# – RE#m – SOL#m – DO#
  • DO# – LA#m – RE#m – SOL#

Avanti per quinte discendenti, o per quarte ascendenti (con bemolli)

  • FA – REm – SOLm – DO
  • SIb – SOLm – DOm – FA
  • MIb – DOm – FAm – SIb
  • LAb – FAm – SIbm – MIb
  • REb – SIbm – MIbm – LAb
  • SOLb – MIbm – LAbm – REb
  • DOb – LAbm – REbm – SOLb
Qualcosa non torna?

Dodici o quindici tonalità? Riflettendo sulle sequenze sopra riportate appare evidente una perplessità: le tonalità rappresentate sono quindici (giro di DO e 7 + 7 = 15). Risulta invece abbastanza evidente che le tonalità esistenti sono dodici e non quindici.

Ma se analizziamo e confrontiamo attentamente i due elenchi ci accorgiamo che il giro armonico in REb è lo stesso di quello in DO#, mentre il giro in SOLb è identico a quello in FA#. Stessa cosa raffrontando il DOb con il SI.

Si consiglia di visitare anche la pagina delle scale somiglianti.