La musica abbinata alla chitarra: il rigo musicale

In questo articolo: La musica abbinata alla chitarra

Introduzione alla musica

Prima di entrare nel vivo del corso di teoria musicale per chitarra ho ritenuto opportuno fare una piccola introduzione riguardo le varie chiavi del rigo musicale, o pentagramma. Iniziamo col dire subito che con la chitarra la lettura del pentagramma è in chiave di violino (chiave di Sol).

Le varie chiavi del rigo musicale

Il rigo musicale (o pentagramma musicale) non ha sempre la solita chiave di lettura. Una nota situata sul primo spazio del pentagramma – che generalmente è un FA – potrebbe invece corrispondere ad un LA.

Nel primo caso stiamo leggendo in chiave di violino, mentre nel secondo caso in chiave di basso.

Il perché delle chiavi musicali

Questo perché? Data l’immancabile differenza  di voce fra ogni tipo di strumento (e ce ne sono veramente tanti!), e di ogni persona, diventerebbe alquanto arduo leggere la musica con note poste sulle (e in-fra) sopra-linee aggiuntive. Perciò ogni categoria di strumenti ha una sua particolare chiave.

La chiave del rigo per chitarra fa eccezione

pentagramma in chiave di violino o del Sol
Sopra: il pentagramma in chiave di violino o del Sol

La chitarra è uno fra quegli strumenti che fa eccezione a questa regola. Per essa, infatti, viene impiegata la normale chiave del Sol (o di violino) nonostante lo strumento non abbia lo stesso campo di estensione.

Per comodità – e quindi per convenzione – si è scelto di far corrispondere le note della chitarra con uno sfasamento pari ad un’ottava rispetto alle posizioni sul rigo musicale. È bene tenerlo presente, anche e soltanto a scopo informativo e vago, perché nulla cambia nel modo di leggere la musica.

Più righi (pentagrammi) musicali

Cambia invece il modo di leggere il rigo musicale nell’impiego di altri strumenti e di altre voci umane.

Avremo così il rigo per la voce di contralto, di mezzo soprano, di soprano, del canto (chiave di violino o del Sol), di tenore, di baritono, di basso.

Inoltre avremo chiavi combinate per pianoforte, organo ed arpa, o qualsiasi altra combinazione a seconda delle voci in campo.

Le principali chiavi musicali

Ma …. niente paura, quindi, perché la maggior parte di queste chiavi sono in disuso e quindi conglobate in  tre categorie che vedremo in seguito.

Nella pagina seguente ed in tutte le altre pagine che seguono prenderemo in considerazione soltanto il pentagramma in chiave di violino.

Vedremo anche che il campo di lettura sarà generalmente compreso (almeno per la chitarra classica), salvo poche eccezioni, dal Mi sotto la terza sottolineetta ed il Mi tagliato dalla terza sopralineetta, ovvero tra il Mi della sesta corda a vuoto ed il Mi della prima corda al dodicesimo tasto.

Oltre il dodicesimo tasto diventa difficile lavorare a più dita, a meno che non si suoni con la chitarra elettrica. Ma anche qui permarrebbe la difficoltà essendo il manico più stretto ed ……. il discorso sarebbe troppo lungo ….. ed inutile … qui parliamo di chitarra classica!

tastiera chitarra nei primi cinque tasti
Tastiera chitarra nei primi cinque tasti. Il Do basso è sulla quinta corda, terzo tasto.
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Arte dei suoni e nomi delle note musicali

Arte dei suoni e note musicali in abbinamento allo studio della chitarra.

Le note musicali

Come la Pittura viene definita l’arte dei colori, così la Musica viene considerata l’arte dei suoni.

Suoni determinati e suoni indeterminati

I comuni suoni che sentiamo giornalmente, gradevoli o sgradevoli al nostro orecchio, sono l’effetto  delle vibrazioni degli oggetti.

Tali vibrazioni danno origine ad una miriade di effetti acustici, che possono essere globalmente raggruppati in due distinte categorie: “determinati” ed “indeterminati”.

I primi sono generati da vibrazioni con frequenze regolari e vengono – in modo gradevole e classificabile – percepiti dal nostro orecchio. I secondi sono invece il prodotto di vibrazioni irregolari, che vengono avvertiti come rumori od altro inclassificabile modo.

I suoni della musica

Nella Musica viene naturalmente preso in considerazione soltanto il primo gruppo, che possiamo definire come categoria dei suoni musicali.

In rapporto alla frequenza di vibrazione, questi suoni variano dal “grave” all’ “acuto”.

Naturalmente, data la vastità del campo di frequenza, dobbiamo escludere le fasce basse e quelle alte che non iniziano a non venire percepite dall’orecchio umano.

La scala musicale

Siamo quindi in grado di distinguere tutti i suoni musicali che arrivano al nostro orecchio. Questi sono stati ordinatamente sistemati per formare la “Scala generale dei suoni”, quella che comunemente chiamiamo “Scala musicale“.

I nomi delle note musicali

Per il riconoscimento di detti suoni ci serviamo di sette lettere dell’alfabeto o di sette nominativi: A – B – C – D – E – F – G, ovvero Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si.

È bene abituarsi subito all’inizio a prendere confidenza con entrambe le denominazioni perché, soprattutto quando avremo a che fare con gli accordi, capiterà di trovare spesso quella rappresentata dalle lettere.

La lettera “A” corrisponde al “La”, la “B” al “Si”, la “C” al “Do”, ecc.

Questi simboli raffigurano soltanto sette note ascendenti, ma sappiamo che sono soltanto una piccola parte della scala musicale. Quella della chitarra classica comprende più di tre ottave (un’ottava comprende otto note, ovvero – iniziando dal DO – DO, RE, MI, FA, SOL, LA, SI, DO) che partendo dall’inizio della sesta corda (MI basso) arriva al SI della prima corda (diciannovesimo tasto).

Le note comprese nella tastiera della chitarra

In questo strumento le note iniziano dal MI basso della sesta corda (primo tasto) e terminano sul SI della prima corda (diciannovesimo tasto).

Considerando le note del “Mi” – ad esempio – quelle intermedie sono: il Mi della quarta corda (secondo tasto), il Mi della prima corda (a vuoto), il Mi della prima corda (dodicesimo tasto). Altri “Mi” intermedi che emettono lo stesso suono si trovano in corde intermedie in diverse posizioni. Cioè non si può andare sotto il MI basso e non si può superare raggiungere (chitarra classica) un MI di tono superiore a quello del dodicesimo tasto. Stesso ragionamento vale per le altre note.

Le varie ottave

Ritornando alle sette note, dopo il Si viene di nuovo ripetuta la solita sequenza: Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si. Questa apparterrà ad un’ottava superiore a cui seguiranno altre ottave superiori.

Per lo stesso motivo, ma in senso inverso se si ragiona sulla discesa, sotto il Do avremo la sequenza di: Si – La – Sol – Fa – Mi – Re – Do, che apparterrà all’ottava inferiore. Ma qui noi dobbiamo fermarci perché l’ultima nota in discesa nella chitarra non è il Do, bensì il Mi (sesta corda a vuoto).


Il rigo musicale, o pentagramma musicale

Disposizione delle note sul “Rigo”

Chiunque, anche chi non ha mai conosciuto la “Musica,” avrà visto certamente il rigo musicale, o pentagramma musicale.

Questo è formato da cinque linee che comprendono quattro spazi. Sulla sinistra del “Rigo” viene rappresentata la chiave di violino (chiamata anche chiave del Sol, quella, cioè, che interessa la chitarra classica).

Cinque linee e quattro spazi

Il rigo, se lo consideriamo formato da cinque linee e quattro spazi senza le lineette supplementari, contiene soltanto nove (11 se consideriamo anche i bordi esterni) note musicali.

Per poter collocare tutte quelle contenute nelle ottave interessate all’orecchio umano occorrerebbero moltissime righe, ma a questo punto – se si aumentassero le linee del pentagramma – il musicista perderebbe facilmente l’orientamento e farebbe fatica enorme nella lettura di un pezzo musicale. Allora si è pensato alle sopra-lineette e alle sotto-lineette aggiuntive, che tagliano o contengono le note fuori dalle cinque linee principali (figura sotto riportata).

Un rigo musicale più completo

disposizione delle note sul rigo
disposizione delle note sul rigo musicale

Ogni nota viene scritta con il proprio valore (valore delle note, durata descritta nelle pagine successive) in questo complesso formato da cinque righe parallele e da occasionali lineette supplementari.

Se nel brano musicale non ci sono note che oltrepassano il rigo (verso l’alto o verso il basso) le lineette non compariranno (si veda figura sopra riportata).

Incominciamo prima a considerare soltanto le cinque linee principali e fissiamo nella nostra mente un promemoria base – “Falla dormì” – che, almeno nei primi approcci, ci potrà servire molto ad orientarci nel pentagramma musicale.

“Falla dormì” (FA – LA – DO – MI) ci deve ricordare la disposizione delle note negli spazi: Fa – La – Do – Mi. Di conseguenza le note disposte nelle linee parallele saranno, in salita: Mi – Sol – Si – Re – Fa.

Sopralineette e sottolineette

Raggiunta la quinta linea parallela alta, le note potranno continuare disposte sulle lineette aggiuntive con il Sol (tra la quinta linea e la prima sopra-lineetta che è meglio non mostrare), il La (tagliato dalla prima sopralineetta), il Si sopra la prima sopralineetta, ecc. (vedi schema sopra riportato)

Con lo stesso ragionamento troveremo nella discesa, al di sotto della prima riga, il Re (tra la prima linea e la prima sottolineetta che è meglio, quest’ultima, non mostrare), il Do (tagliato dalla prima sottolineetta), il Si sotto la prima sottolineetta, il La tagliato dalla seconda lineetta, ecc.

Taglio in testa e taglio in gola delle note musicali

Le sopralineette e le sottolineette si possono chiamare “tagli”. A seconda se il taglio colpisce direttamente la nota, o la contiene tra due di essi, la nota viene definita con “taglio in testa” o con “taglio in gola”.

Riepilogando il presente contenuto

1° riga: Mi;  2° riga: Sol;  3° riga: Si;  4° riga: Re;  5° riga: Fa.

1° spazio: Fa;  2° spazio: La;  3° spazio: Do;  4° spazio: Mi.

Salendo oltre il rigo – 1° sopralineetta: La;  2° sopralineetta: Do;  3° sopralineetta: Mi;  4° sopralineetta: Sol;  5° sopralineetta: Si.

Salendo oltre il rigo- 1° spazio fra sopralineetta e rigo: Sol;  2° spazio fra sopralineette: Si;  3° spazio fra sopralineette: Re;  4° spazio fra sopralineette: Fa;  5° spazio fra sopralineette: La.

Scendendo oltre il rigo – 1° sottolineetta: Do;  2° sottolineetta: La;  3° sottolineetta: Fa;  4° sottolineetta: Re.

Scendendo oltre il rigo – 1° spazio fra rigo e sottolineetta: Re;  2° spazio fra sottolineette: Si;  3° spazio fra sottolineette: Sol;  4° spazio fra sopralineette: Mi (per questa nota, dato che trattasi di musica per chitarra, abituarsi a considerarla priva della lineetta sottostante).


Il valore delle note e delle pause

Le note musicali

La durata dei suoni e la durata delle pause (o momenti di silenzio), ovvero i “valori musicali”

Melodia e armonia

Le note musicali, se le combiniamo in successione con un garbato ordine, danno forma ad una melodia. Quando invece le disponiamo in simultanea, sempre con garbato gusto (secondo date leggi) le stesse note generano un’armonia.

I suoni che compongono una melodia hanno durate variabili e subiscono spesso interruzioni da pause. Per la misurazione dei valori (della durata) di detti suoni si impiegano come unità di misura  i movimenti della mano, uno in battere (accentato), l’altro in levare (più debole).

Battuta, o misura

La somma dei due movimenti – che possono essere anche tre, o quattro, o più …. – viene definita battuta, o misura.

  Il seguito di più battute si può misurare in modo uniforme con la mano, che deve avere le oscillazioni a guisa di un pendolo.

I valori delle note e delle pause

I valori musicali che generalmente incontriamo negli spartiti:

  • Un’intera battuta avrà quindi una certa durata (un intero): semibreve interopausa intero
  • Una mezza battuta (una metà): minima mezzopausa mezzo
  • Un quarto di battuta (un quarto): semiminima quartopausa un quarto
  • Un ottavo di battuta (un ottavo): croma ottavopausa un ottavo
  • Un sedicesimo di battuta (un sedicesimo): semicroma sedicesimopausa sedicesimo
  • Un trentaduesimo di battuta (un trentaduesimo): biscroma trentaduesimopausa trentaduesimo
  • Un sessantaquattresimo di battuta (un sessantaquattresimo): semibiscroma sessantaquattresimopausa sessantaquattresimo

Esistono valori più lunghi e più brevi di quelli riportati in tabella ma, dal momento che solitamente non si usano, è meglio trascurarli.

Particolare attenzione (e distinzione) si deve ai segni delle pause, “intero” e “metà”, che sono perfettamente uguali ma posti il primo sotto una riga qualsiasi del pentagramma, l’altro sopra una riga qualsiasi.

Relatività dei valori

Se i nomi delle note (semibreve, minima, semiminima, croma, ecc.) rimangono tali in qualsiasi riferimento, quelli relativi ai valori (intero, metà, un quarto, un ottavo, ecc.) vedremo più avanti che talvolta non corrisponderanno ai riferimenti della battuta.

In una misura potremo, infatti, trovare anche una minima (metà) che, invece di metà, corrisponde allo “intero” della battuta … ma non preoccupiamoci per adesso … vedremo più avanti il perché.


La misura e la sua formazione

La misura in musica e la sua formazione (misura e battuta sono la stessa cosa)

La misura

Graficamente la misura (o battuta) la possiamo definire  come lo spazio tra due stanghette contenute nel rigo (pentagramma) musicale. La stanghetta dell’ultima misura è sempre doppia ed indica la fine del brano musicale.

Il contenuto della misura

Nella pagina precedente abbiamo visto il valore delle note e quindi della misura.

Le note che costituiscono le melodie, insieme alle rispettive pause, riportate nella misura in minore o maggiore quantità, devono necessariamente corrispondere ad una somma di valori pari a quello della misura stessa.

Gli accenti

Nell’eseguire la melodia il musicista riconosce i vari accenti, che non sono tutti uguali. Questi si definiscono “accenti principali” della melodia e si distinguono in “accenti forti” ed “accenti deboli”.

Nelle varie battute gli accenti, più o meno forti (o deboli), si alternano in ordine simmetrico e costituiscono periodi più o meno ampi, in cui quello “forte” si trova sempre ad inizio misura.

Suddivisione in misure

Tutto questo potrebbe essere anche scritto in una sola ed immensa misura, ma il musicista nell’esecuzione si troverebbe in grande difficoltà in una giungla di note.

La suddivisione in misure facilita, quindi, non solo la lettura ma anche la comprensione del brano musicale.  Il movimento della mano nel solfeggio (o il contare mentalmente i tempi quando le mani sono impiegate nello strumento) permette al musicista di poter vagare con l’occhio dallo spartito allo strumento, e quindi ritornarci, senza rischiare di perdere l’orientamento.

rigo musicale con le misure
Rigo musicale con le misure

Ogni melodia si presenta con accenti diversi come intensità e come numero. Ci sono melodie con più di due accenti e vengono scritte in battute divise in più parti (2, 3, 4).

Le parti che dividono la battuta, e che non si vedono, vengono definite “tempi”. A seconda del numero dei tempi la misura viene considerata “binaria” (due tempi), “ternaria” (tre tempi), “quaternaria” (quattro tempi).

I numeri frazionali

La misura originaria, dalla quale derivano le altre due, è quella a due tempi. Perciò aumentando di un tempo quella binaria otterremo un “tre tempi” (ternaria), mentre raddoppiandola avremo un “quattro tempi” (quaternaria).

Per discernere la diversa formazione dei tempi si mettono due numeri frazionali a destra della chiave, indicanti, per l’appunto, la somma totale dei valori che ogni battuta deve contenere.

due quarti
Qui i numeri 2 e 4 indicano che ogni misura deve comprendere due quarti, ovvero due semiminime.
tre quarti
I numeri 3 e 4 indicano che ogni misura deve comprendere 3 quarti, ovvero tre semiminime.
quattro quarti
Qui i numeri 4 e 4 indicano che ogni misura deve comprendere 4 quarti, ovvero quattro semiminime.
due mezzi
I numeri 2 e 2 indicano che ogni misura deve comprendere due mezzi, ovvero due minime.
tre mezzi
Qui i numeri 3 e 2 indicano che ogni misura deve comprendere 3 mezzi, ovvero tre minime.
quattro mezzi

I numeri 4 e 2 indicano che ogni misura deve comprendere 4 mezzi, ovvero quattro minime.

In altre parole, la cifra in alto indica il numero dei tempi (movimenti) contenuti in una misura, mentre quella in basso stabilisce la loro durata.

Esempio di tre diversi tipi di misure

Nell’esecuzione della battuta bisogna seguire la diversa formazione della misura, che nei tre casi sopra indicati è a due, tre, quattro movimenti.

  1. Il primo esempio  (due tempi) ha un movimento in battere ed uno i levare.
  2. Il secondo esempio (tre tempi) ha un movimento in battere e due in levare.
  3. Il terzo esempio (quattro tempi) ha un movimento in battere e tre in levare.  Dei tre movimenti in levare il secondo (cioè il terzo in assoluto) ha un accento più forte fra quelli deboli. Questo ci fa ricordare la battuta in quattro tempi, detta  “italiana”, che considera due battere e due levare.

Esistono, naturalmente, altri tempi ma in questo corso è bene soltanto sapere che esistano.


Divisione della misura – suddivisione del tempo

Suddivisione della misura e del tempo

Divisione misura, suddivisione tempo, suddivisione movimento: Per un calcolo ben preciso relativo alla durata delle note musicali è necessaria non soltanto la divisione della misura ma anche la suddivisione dei relativi tempi.

Più la battuta viene sminuzzata, più facile risulterà al musicista l’orientamento e, quindi, la percezione dello spazio da un punto all’altro nella stessa misura. La misura viene divisa in tempi (2, 3, 4, ecc.), mentre i tempi a loro volta vengono suddivisi dimezzando il loro valore.

Suddivisione dei tempi

Avremo perciò:

Quattro suddivisioni per il “due tempi”; sei suddivisioni per il “tre tempi”; otto suddivisioni per il “quattro tempi”.

Sotto vengono riportate le formule teorico-pratiche che definiscono le tre misure sopracitate.

Misura a due tempi

suddivisione a due tempi
suddivisione a due tempi

Ogni tempo (movimento) raffigura la durata di una metà (minima). Si hanno quattro suddivisioni del valore di un quarto ciascuna (quattro semiminime). Il primo tempo è forte mentre il secondo è debole.

Misura a tre tempi

suddivisione a tre tempi
suddivisione a tre tempi

Ogni tempo (movimento) raffigura la durata di una meta (minima); Si hanno sei suddivisioni del valore di un quarto ciascuna (sei semiminime). Il primo è forte, mentre il secondo e terzo sono deboli.

Misura a quattro tempi

suddivisione a quattro tempi
suddivisione a quattro tempi

Ogni tempo raffigura la durata di una metà (minima). Si hanno otto suddivisioni del valore di un quarto ciascuna (otto semiminime). Il primo è forte, mentre gli altri sono deboli.

La battuta “italiana”

La battuta a quattro tempi, detta battuta “italiana”, considera forti il primo e terzo tempo e deboli gli altri due. Dato che il primo tempo deve rappresentare il principio della battuta, è bene distinguerlo dal terzo movimento che definiremo “mezzo” forte.

Gli esempi sopra riportati sono generali e puramente indicativi e, quindi, possiamo immaginare altre configurazioni con segni grafici il cui valore è metà, un quarto o un ottavo rispetto al tabulato preso in considerazione. Questo non vale però per gli accenti che devono assolutamente rimanere tali.

In riferimento agli esempi sopra riportati definiremo quelle misure come “misure principali”, per cui le altre deriveranno da esse per diminuzione di valore.

A prescindere che si agisca nelle misure principali o in quelle derivate, la battuta mantiene sempre gli stessi movimenti. Da questo si deve intendere come fra di loro non ci sia alcuna differenza, tranne che nella diversa rappresentazione  delle note.

Esempi di misure più impiegate in musica

Sotto viene riportato un esempio delle misure più impiegate in Musica.

suddivisione per diminuzione
suddivisione per diminuzione

Avremo perciò:

Misure a due tempi (o due movimenti)

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A tre tempi (o tre movimenti)

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Misure a quattro tempi (o quattro movimenti)

"<yoastmark

Concludendo

Riassumendo al massimo: il primo tempo di ogni misura, rappresentando l’inizio ed il punto in cui il periodo degli accenti viene ripetuto,  è sempre forte. Gli altri tempi vengono quindi disposti in ordine simmetrico, caratterizzati in “deboli”, o “mezzo-forti” e “deboli”.


Prolungamento della nota: punto – legatura – corona

Il punto, la legatura e la corona nella musica

Legatura, legatura di valore, prolungamento nota … nelle pagine precedenti abbiamo visto come avviene la divisione delle misure e la suddivisione dei relativi tempi. Sappiamo che un intero contiene due mezzi, due mezzi contengono quattro quarti, quattro quarti contengono otto ottavi, ecc.

Il punto

Questo ci fa però riflettere sulle misure ternarie, che non si prestano affatto a raffigurare l’unità di misura. In tal caso, essendo un intero diviso per tre, per poter rappresentare un valore che da solo indichi l’intera durata della misura ternaria, occorrerebbero altri nuovi segni.

Per risolvere il problema si pensò di impiegare gli stessi segni, con l’aggiunta del punto. Quindi la nota a cui segue un punto indica che questa ha un valore divisibile per tre.

Per convenzione è stato scelto che il punto posto subito dopo la nota la prolunga di metà del suo valore e viene quindi impiegato per il proseguimento del suono.

Dopo la nota con il punto si possono aggiungere anche altri punti che a loro volta aumentano il valore della nota della metà del punto precedente: il secondo punto aumenterà la nota della metà del primo; il terzo punto l’aumenterà della metà del secondo.

comparazione del punto
Comparazione del punto con la nota

La legatura di valore

Un altro segno impiegato per ottenere gli stessi effetti è quello della legatura di valore. Questa, che viene raffigurata con una linea curva su due note vicine ed unisone, unisce i loro valori prolungandone quindi la durata.

Sarebbe riduttivo dire soltanto che la legatura sostituisce l’effetto del punto, perché la sua vera utilità è quella di poter prolungare le note che non possono essere configurate né dai valori semplici, né da quelli con l’aggiunta del punto. La legatura, infatti, prolunga il suono anche dopo la stanghetta, invadendo la misura successiva.

prolungamento della nota col punto e con la legatura
Prolungamento della nota col punto e con la legatura

La corona

Un altro segno impiegato per ottenere il prolungamento del suono è quello della corona e viene raffigurato come dalla figura sotto riportata.

corona

La corona sopra  la nota indica che la stessa può essere prolungata a volontà dall’esecutore.


I toni, gli intervalli e le alterazioni

Alterazioni, intervalli, toni, semitoni, diesis, bemolle …

Gradi e intervalli

I suoni della “Scala“, che comunemente si chiamano note, vengono chiamati anche gradi. Questi, nella scala vengono definiti in:

  • Gradi congiunti quando si succedono immediatamente l’uno all’altro, seguendo la sequenza ordinata della scala.

  • Gradi disgiunti quando si succedono l’uno all’altro in linea saltuaria.

La distanza fra due gradi si chiama intervallo. Gli intervalli tra due gradi vengono misurati dal numero dei gradi che vengono abbracciati. Si contano i gradi, compresi quelli in questione, ed il numero quantitativo risultante si impiega per denominare l’intervallo stesso.

L’unisono

Da come potremo vedere nella tabella sottostante, due o più suoni che si trovano nella stessa posizione (stesso grado nella scala) non costituiscono alcun intervallo, e vengono quindi definiti “unisono”.

La successione delle note

La successione delle note nella scala non avviene per uguali distanze perché i gradi Mi-Fa e Si-Do si presentano con le distanze più piccole (semitono), mentre gli altri gradi (Do-Re, Re-Mi, Fa-Sol, Sol-La, La-Si) sono indistintamente rappresentati con distanze più grandi (un tono).

Esempi di intervallo

  • unisono Unisono: non vi è nessuna differenza di grado tra le due note raffigurate
  • Intervallo di seconda Intervallo di seconda: questo intervallo abbraccia due gradi, ovvero le note Do – Re
  • Intervallo di terza L’intervallo di terza: abbraccia tre gradi, ovvero le note Do – Re – Mi
  • Intervallo di quarta Intervallo di quarta: abbraccia quattro gradi, ovvero le note Do – Re – Mi – Fa
  • Intervallo di quinta L’intervallo di quinta: abbraccia cinque gradi, ovvero le note Do – Re – Mi – Fa – Sol
  • Intervallo di sesta Intervallo di sesta: abbraccia sei gradi, ovvero le note Do – Re – Mi – Fa – Sol – La
  • Intervallo di settima L’intervallo di settima: abbraccia sette gradi, ovvero le note Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si
  • Intervallo di ottava Intervallo di ottava: abbraccia otto gradi, ovvero le note Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si – Do

 I segni di alterazione: diesis e bemolle

segni di alterazione
Nella figura sopra: i segni di alterazione

Come già accennato sopra, ad indicare l’intervallo tra due toni è la distanza totale che esiste tra loro (compresi gli stessi gradi in questione).

L’intervallo corrispondente ad in semitono è di conseguenza la distanza più piccola fra due gradi, che necessariamente dovranno essere del tipo “congiunto”(esempio: Mi-Fa, o Si-Do). Da qui ne deriva che la distanza di un tono può essere divisa in due semitoni. Ciò significa che tra due gradi configuranti l’intervallo di un tono, es. Re-Mi, il nostro orecchio identifichi un altro suono su cui impostare la divisione dei due semitoni.

Per non complicare ulteriormente la configurazione del sistema musicale si è scartata l’ipotesi di creare i nuovi nominativi delle note “infra” e di adottare i segni di alterazione per aumentare o diminuire di mezzo tono una qualsiasi nota.

Alterazione ascendente e discendente

Siccome la nuova nota – ottenuta con il segno d’alterazione – si trova esattamente in mezzo a due note, di cui una certamente più alta dell’altra, tale nota può essere considerata indifferentemente come un’alterazione ascendente della nota più bassa, oppure come un’alterazione discendente della nota più alta.

Perciò è possibile sceglierne la denominazione che può essere riferita, indifferentemente, al nome della nota più bassa (col #) o al nome della nota più alta (col bemolle).

Quando usare il diesis e quando il bemolle?

Vedremo però in seguito che non è esattamente così perché spesso per una corretta impostazione musicale si è costretti ad impiegare il diesis anziché il bemolle, e viceversa. Per adesso accettiamolo come sopra spiegato.

Domanda a bruciapelo: Un DO# è uguale a un REb … ma è proprio vero?

Risposta alla domanda a bruciapelo: Il DO diesis è uguale al RE bemolle. Se sei un principiante accettalo e basta! Quando invece vuoi leggermente approfondire, ti basti sapere che in questo caso è preferibile usare il DO# anziché il REb quando si sale nella scala. Se vuoi approfondire di più, sappi che il Do diesis non è proprio uguale al REb e ti dico che il primo è leggermente inferiore al secondo. Un tono comprende 9 comma e il quinto comma è la nota temperata che troviamo nei tasti della chitarra e di altri strumenti temperati. Il quarto comma in salita e il quarto comma in discesa corrispondono rispettivamente al diesis e al bemolle. Se poi vuoi approfondire … lo puoi fare ma non in questo sito.


La formazione delle scale musicali

Come vengono formate le scale

La presente pagina è destinata al principiante che vuole imparare a conoscere la musica. È quindi opportuno che, per adesso, non venga inondato da informazioni troppo approfondite riguardo la formazione delle scale musicali. Infatti, più avanti (si segua il link in fondo alla pagina), si entrerà più a fondo nell’argomento.

Definizione di scala musicale

Nelle pagine precedenti abbiamo definito la scala musicale come la successione ordinata di tutte le note disposte in linea ascendente e discendente. Qui intendiamo per scala le otto note che costituiscono l’ottava con le note di Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si – Do.

La scala, con le sue leggi di configurazione, rappresenta la caratteristica fondamentale di un sistema musicale.

Se la osserviamo analiticamente ci accorgiamo invece che la scala non è altro che la successione ordinata di otto suoni, ove la distanza -in toni- non è sempre la stessa tra un grado e l’altro.

Successione degli intervalli nella scala musicale

L’intervallo pari ad un semitono è fra il terzo ed il quarto grado e fra il settimo e l’ottavo, mentre l’intervallo pari ad un tono è fra tutti i rimanenti gradi (tra il Do-Re, Re-Mi, Fa-Sol, Sol-La, La-Si).

scala naturale
Rappresentazione della scala naturale paragonata ad una scalinata

I gradi

Il primo grado, che è la nota di base della scala, è considerato perciò come “nota fondamentale”. La scala prenderà proprio il nome dalla nota fondamentale, e perciò la scala raffigurata nel grafico è la scala di Do.

Ogni grado della scala può diventare la “nota fondamentale” di una nuova scala. Partendo dal Re potremo, quindi, ottenere la scala di Re, poi quella di Mi, di Fa, di Sol, di La, di Si, sempre però che venga rispettato lo stesso ordine dei gradi appartenenti alla scala di Do. Ovvero: un semitono fra il terzo e quarto grado e tra il settimo e l’ottavo e, quindi, un tono fra i rimanenti gradi.

L’impiego del diesel e del bemolle

Per far sì che si ottenga lo stesso criterio di eguaglianza nella disposizione delle note (gradi) delle varie scale che vogliamo configurare, occorrerà alzare od abbassare qualche suono, impiegando i segni d’alterazione “#” e “b” (diesis e bemolle). Il diesis alza la nota di mezzo tono mentre il bemolle l’abbassa di mezzo tono.

Come si presenteranno le varie scale?

Scala di do maggiore nella chitarra
Scala di do maggiore nella chitarra

Qui appresso abbiamo alcuni esempi di come si presenteranno le varie scale rispetto a quella di Do (scala naturale). La formazione delle scale musicali per adesso dobbiamo accettarla soltanto a scopo informativo. Più avanti, nelle lezioni successive, si entrerà gradatamente a fondo nello studio della loro formazione.

  • Affinché la scala di Re si configuri simile a quella di Do, è necessario innalzare le note Fa e Do di mezzo tono (semitono).
  • Nella scala di Mi si dovranno innalzare il Fa, il Sol, il Do ed il Re di un semitono.
  • Per formare la scala di Fa si dovrà invece abbassare il Si di un semitono.
  • Per ottenere la scala di Sol si dovrà innalzare soltanto il Fa di un semitono.
  • Nella formazione della scala di La si dovranno innalzare Do, Fa e Sol di un semitono.
  • Per la scala di Si di dovranno innalzare le note Do, Re, Fa, Sol e La di un semitono.

Vedremo più avanti il perché di dette alterazioni.

Per un approfondimento più  ampio ne la formazione delle scale musicali, soprattutto per la chitarra si segua il link scale musicali.


Progressione dei toni nelle scale musicali

Osserviamo bene la progressione dei toni nelle scale musicali.

Tutte le scale hanno come modello quella naturale

Nella pagina precedente abbiamo visto come è costituita la scala di Do. Questa è la scala che viene considerata scala modello, cioè “scala naturale”, mentre tutte le altre (Re – Mi – Fa – Sol – La – Si e relative intermedie) sono una replica di questa, configurate in un ambiente superiore o inferiore.

Ciò significa che la scala viene traslata in un tono (leggi tonalità) diverso da quello della scala di Do. La parola tono, che in questo caso viene riferita all’intera scala, coincide per l’appunto con la prima nota, ed è il punto d’intonazione in cui la stessa scala ha la sua base.

Le tonalità

Si dirà quindi tono (o meglio, tonalità) di Do, tono di Re, tono di Mi, tono di Fa, tono di Lab, ecc. per definire il grado di elevazione (la tonalità) sul quale viene traslata la scala. Ogni nota naturale, o alterata che sia, può venire considerata – a seconda dei casi – come nota fondamentale di una scala e quindi atta a denominarne la tonalità. Ne deriva che il numero delle tonalità ottenute divenga assai considerevole. Le varie tonalità sono tra loro distinte in funzione della posizione relativa all’intonazione, ma anche per il numero delle alterazioni che sono state impiegate per formare la scala.

Come sopra accennato, la scala di Do (incominciamo a chiamare questa specifica scala con il nome di Do maggiore …. in seguito vedremo perché) è formata di suoni esclusivamente naturali.

Le varie scale

Adesso non rimane che considerare in modo ordinato tutte le scale diverse dalla “scala naturale”, ovvero diverse dalla scala di Do. Abbiamo visto che possiamo considerare questo ordine procedendo per gradi oppure per numero delle alterazioni (diesis e bemolli). La Musica vuole che siano ordinate in base al numero progressivo delle alterazioni. Si potrebbe subito procedere per quinte avendo un diesis per la scala di Sol, due diesis per la scala di Re, tre diesis per la scala di La, ecc. ma sarà bene comprenderne prima il perché. A tal scopo proviamo ad ordinarle per posizione progressiva nel tono:

Il Do maggiore

  • Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si – Do: i semitoni si trovano fra il terzo e quarto grado ed il settimo e l’ottavo e la scala è naturale, dalla quale prenderemo riferimenti per la costruzione delle altre scale.

Configurando il Re maggiore

  • Re – Mi – Fa – Sol – La – Si – Do – Re: i semitoni naturali si trovano fra il secondo e terzo grado ed il sesto e il settimo. Occorre quindi spostarli entrambi e configurarli come nella scala naturale, perciò alzeremo di un semitono sia il Fa che il Do, che divengono Fa# e Do#. La scala di Re diventa  Re – Mi – Fa# – Sol – La – Si – Do# – Re.

Configurando il Mi maggiore

  • Mi – Fa – Sol – La – Si – Do – Re – Mi:  i semitoni naturali si trovano fra il primo ed il secondo grado ed il quinto e sesto. Occorre quindi spostarli entrambi e configurarli come nella scala naturale, alzando di un semitono il Fa, il Do, il Sol ed il Re, che diventano Fa#, Do#, Sol# e Re#. La scala di Mi diventa Mi – Fa# – Sol# – La – Si – Do# – Re# – Mi.

Configurando il Fa maggiore

  • Fa – Sol – La – Si – Do – Re – Mi – Fa: I semitoni naturali si trovano tra il quarto ed il quinto grado e tra il settimo e l’ottavo. Occorre quindi spostare soltanto il primo raffronto abbassando il Si di un semitono, che diventa Sib. La scala di  Fa diventa Fa – Sol – La – Sib – Do – Re – Mi – Fa.

Configurando il Sol maggiore

  • Sol – La – Si – Do – Re – Mi – Fa – Sol: i semitoni naturali si trovano tra il terzo e quarto grado e tra il sesto ed il settimo. Occorre quindi spostare soltanto il secondo raffronto alzando il Fa di un semitono, che diventa Fa#. La scala di  Sol diventa Sol – La – Si – Do – Re – Mi – Fa# – Sol.

Configurando il La maggiore

  • La – Si – Do – Re – Mi – Fa – Sol – La: i semitoni naturali si trovano tra il secondo ed il terzo grado e tra il quinto e sesto grado. Occorre quindi spostarli entrambi e configurarli come nella scala naturale, perciò alzeremo di un semitono il Fa, il Do ed il Sol, che diventano Fa#, Do#, Sol# . La scala di  La diventa La – Si – Do# – Re – Mi – Fa# – Sol# – La.

Configurando il Si maggiore

  • Si – Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si: i semitoni naturali si trovano tra il primo ed il secondo grado e tra il quarto e quinto grado. Occorre quindi spostarli e configurarli come nella scala naturale alzando di un semitono il Fa, il Do, il Sol, il Re ed il La, che diventano Fa#, Do#, Sol# , Re# e La #. La scala di  La diventa Si – Do# – Re# – Mi – Fa# – Sol# – La# – Si.

procedimento per quinte

Adesso, se vogliamo ordinare queste scale in base al numero delle alterazioni, partiamo dalla scala naturale (Do). Procediamo quindi con l’elencare quella del Sol (un solo diesis), poi quella del Re (due diesis), quella del La (3 diesis), Mi (quattro diesis), Si (cinque diesis). Ci accorgiamo che stiamo procedendo “per quinte”! Quindi si potrebbe continuare oltre all’elenco sopraindicato, cioè contando cinque intervalli nella scala di Si (Si – Do – Re – Mi – Fa#), poi cinque intervalli nella scala di Fa# (Fa# – Sol# – La# – Si – Do# ), ottenendo rispettivamente cinque e sei diesis, e così via …..

Concludendo

  • Salendo per quinte avremo le scale con le seguenti alterazioni: Do (0 #), Sol (1 #), Re (2 #), La (3 #), Mi (4 #), Si (5 #), Fa# (6 #), Do# (7#).

  • Discendendo per quinte avremo le scale con le seguenti alterazioni: Do (0 bemolli), Fa (1 bemolle), Sib (2 bemolli), Mib (3 bemolli), Lab (4 bemolli), Reb (5 bemolli), Solb (6 bemolli), Dob (7 bemolli).

Ed ancora (come anticipazione della pagina seguente):

  • Salendo per quinte incontreremo ordinatamente le seguenti note da alterare (con il diesis) che si aggiungeranno via via alle precedenti: Fa, Do, Sol, Re, La, Mi e Si.

  • Discendendo per quinte incontreremo ordinatamente le seguenti note da alterare (con il bemolle) che si aggiungeranno via via alle precedenti: Si, Mi, La, Re, Sol, Do, Fa.

Ed ancora: salire per quinte significa scendere per quarte, e viceversa.

Per un ordine completo di tutte le scale e loro configurazione (soprattutto per la chitarra) si veda la pagina “Scale musicali“.