Testo e accordi della canzone Avrai di Claudio Baglioni

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Cenni sulla canzone Avrai

Claudio Baglioni scrisse la canzone Avrai in occasione della nascita del figlio Giovanni, nato il 19 maggio del 1982.

Il brano, prodotto in ‘quattro e quattr’otto’ da Geoff Westley a Londra, fu registrato in soli due giorni.

La pubblicazione di Avrai uscì per la prima volta in versione studio e solo su 45 giri.

Avrai, una fra le canzoni più belle e di maggior successo di Baglioni, fu inserita nello stesso anno (1982) nell’album in live Alé Oó.

Il fortunato brano, che è stato anche interpretato da più cantanti nel corso del tempo, fu inserito in altri album live, nonché in più raccolte dello stesso cantautore.

Il singolo conquistò subito la vetta nelle classifiche italiane di vendita dei singoli più venduti.

Le tracce del 45 giri furono riproposte in digitale già a partire dal terzo disco del cofanetto “Strada facendo”.

La canzone è anche considerata come uno dei cardini del tour Alè-oò, da cui uscì un doppio album live.

Il testo della canzone

Avrai sorrisi sul tuo viso come ad agosto grilli e stelle
Storie fotografate dentro un album rilegato in pelle
Tuoni di aerei supersonici che fanno alzar la testa
E il buio all’alba che si fa d’argento alla finestra

Avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare
Schiuma di cavalloni pazzi che s’inseguono nel mare
E pantaloni bianchi da tirare fuori che già estate
Un treno per l’America senza fermate

Avrai due lacrime più dolci da seccare
Un sole che si uccide e pescatori di telline
E neve di montagne e pioggia di colline
Avrai un legnetto di cremino da succhiare

Avrai una donna acerba e un giovane dolore
Viali di foglie in fiamme ad incendiarti il cuore
Avrai una sedia per posarti e ore
Vuote come uova di cioccolato
Ed un amico che ti avrà deluso tradito ingannato

Avrai avrai avrai
Il tuo tempo per andar lontano
Camminerai dimenticando
Ti fermerai sognando
Avrai avrai avrai
La stessa mia triste speranza
E sentirai di non avere amato mai abbastanza
Se amore, amore avrai

Avrai parole nuove da cercare quando viene sera
E cento ponti da passare e far suonare la ringhiera
La prima sigaretta che ti fuma in bocca un po’ di tosse
Natale di agrifoglio e candeline rosse

Avrai un lavoro da sudare
Mattini fradici di brividi e rugiada
Giochi elettronici e sassi per la strada
Avrai ricordi ombrelli e chiavi da scordare

Avrai carezze per parlare con i cani
E sarà sempre di domenica domani
E avrai discorsi chiusi dentro e mani
Che frugano le tasche della vita
Ed una radio per sentire che la guerra è finita

Avrai avrai avrai
Il tuo tempo per andar lontano
Camminerai dimenticando ti fermerai sognando

Avrai avrai avrai
La stessa mia triste speranza
E sentirai di non avere amato mai abbastanza
Se amore amore amore avrai

Testo e accordi di Giudizi universali di Samuele Bersani

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Cenni sulla canzone

Giudizi universali è una canzone cantata e composta da Samuele Bersani. Il brano, che uscì per la prima volta nel 1997, corrisponde al secondo singolo estratto dall’album Samuele Bersani.

La canzone in esame è una tra le più famose del cantautore.

L’anno dopo la pubblicazione di Giudizi universali, una giuria formata da critici musicali e presieduta dalla scrittrice Fernanda Pivano assegnò a Samuele il “Premio Lunezia” come “miglior testo letterario.

Il fortunato  brano, proprio come tanti altri dello stesso cantautore, fu inserito nella colonna sonora del film “Chiedimi se sono felice” di Aldo, Giovanni e Giacomo, nonché nel film “Fuochi d’artificio” di Leonardo Pieraccioni.

Il testo della canzone

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane
Ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l’aquilone
Togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace

Liberi com’eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi
Per tirare la maniglia della porta e andare fuori
Come Mastroianni anni fa
Come la voce guida la pubblicità
Ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza calpestare il cuore
Ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini per scivolare meglio sopra l’odio
Torre di controllo,…

Testo e accordi di Amore che vieni, amore che vai di Fabrizio De Andrè

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Cenni sulla canzone

Trattasi di un brano musicale scritto da Fabrizio De André e singolarmente interpretato da più cantanti (Franco Battiato, Diodato, Claudio Baglioni, Cristina Donà).

Il cantautore lo pubblicò nell’aprile del 1966 in un 45 giri (Geordie), come lato B. Nello stesso anno fu inserito nell’album “Tutto Fabrizio De André”.

Nelle sue composizioni Fabrizio era solito trattare testi d’amore nei suoi più disparati aspetti. Ad esempio nella canzone di Marinella ci vede un amore immaginato mai realizzato. Nella canzone dell’amore perduto il cantautore racconta la fine di un’amore.

Nella canzone in esame si parla della provvisorietà del sentimento e della e labilità e mutevolezza dell’amore, che molto spesso si contraddicono, come nella strofa  “io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai; amore che vieni … che vai”.

Il testo della canzone

Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento

un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai

e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d’amore

fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai

fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
venuto dal sole o da spiagge gelate
perduto in novembre o col vento d’estate

io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai
amore che vieni, amore che vai

Testo e accordi di Canzone di Lucio Dalla e Samuele Bersani

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A proposito del brano in esame

Canzone è brano musicale cantato e scritto da Lucio Dalla in collaborazione con Samuele Bersani.

Trattasi della prima canzone estratta dall’album intitolato “Canzoni” lanciato il 5 settembre 1996.

Nel periodo in cui uscì Canzone, Lucio canto più volte lo stesso brano in concerti “live” e in varie trasmissioni televisive.

Il videoclip ufficiale della canzone fu registrato a Napoli in uno scorcio centrale della città, dove il cantautore veniva ripreso soltanto sullo schermo di piccoli televisori LCD presentati dalle comparse del filmato.

Nel 2010 Lucio Dalla la cantò in un tour con il cantautore Francesco De Gregori.

Il 30 maggio 2015, l’autore del testo (Samuele Bersani) la canta a Roma con Luca Carboni nel concerto-evento di Bersani Plurale unico, presso l’Auditorium Parco della Musica.

Lo stesso autore del testo, scoraggiato  per l’andamento di una sua storia d’amore, esternò  queste parole: «Avevo appena scritto il testo di Canzone, dove comunque si capiva che ancora cercavo di ricostruire quella storia. Mi rivolgevo a quella figura, a quella ragazza, sperando che lei riascoltasse la canzone, glielo dicevo anche dentro al testo. Questa cosa non è andata come sognavo e quindi poi ho scritto Giudizi universali, che è una canzone in cui, invece, ho già la sensazione di aver perso davvero tutto.»

Il testo della canzone

Non so aspettarti più di tanto
Ogni minuto mi dà
L’istinto di cucire il tempo
E di portarti di qua

Ho un materasso di parole
Scritte apposta per te
E ti direi spegni la luce
Che il cielo c’è

Stare lontano da lei
Non si vive
Stare senza di lei
Mi uccide

Testa dura testa di rapa
Vorrei amarti anche qua
Nel cesso di una discoteca
O sopra al tavolo di un bar

O stare nudi in mezzo a un campo
A sentirsi addosso il vento
Io non chiedo più di tanto
Anche se muoio son contento

Stare lontano da lei
Non si vive
Stare senza di lei
Mi uccide

Canzone cercala se puoi
Dille che non mi perda mai
Va per le strade tra la gente
Diglielo veramente

Io i miei occhi dai tuoi occhi
Non li staccherei mai
E adesso anzi io me li mangio
Tanto tu non lo sai

Occhi di mare senza scogli
Il mare sbatte…

Testo e accordi di Notte prima degli esami di Antonello Venditti

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Storia e significato della canzone

La Notte prima degli esami,  cantata e scritta da Antonello Venditti nel marzo del 1984, ripercorre gli avvenimenti d’una notte d’estate.

Il brano all’inizio del testo cita “quattro ragazzi” (lo stesso Antonello, Giorgio Lo Cascio, Francesco De Gregori e Ernesto Bassignano), che all’epoca si ritrovavano a registrare al Folkstudio. Al termine delle proprie registrazioni era solito che si ritrovassero insieme all’uscita del locale con nelle mani la propria strumentazione.

Ognuno di loro aveva un sogno nel cassetto. Infatti la frase “La vita non li spezza” indica chiaramente che tutti e quattro avevano un forte desiderio, cioè un sogno. I pini di Roma, che “non si spezzano”, sono citati in un’opera di Ottorino Respighi.

I quattro ragazzi discutono sulle banalità della vita, sulle segretarie ‘arrampicatrici’ che si fanno sposare dagli avvocati, ma anche di cose con significati più profondi come le ‘bombe delle sei’ (la serie di esplosioni all’altare della patria del 1969).

Cambio di scenario

Lo scenario del brano si sposta poi su due ragazzi (lui e lei) che non si vedono da una settimana e si incontrano la notte prima dell’esame di maturità.  La ragazza racconta al suo ragazzo che per incontrarlo ha ‘sfidato’ suo padre e suo fratello, e lui le dice che gli sembrano Dante e Ariosto. Il tutto mentre Roma continua a vivere la sua vita notturna con i soliti suoni di sirena delle ambulanze e della polizia, dove  probabilmente alcuni perdono la vita, dove le mamme e i papà si svegliano per alimentare i neonati “col biberon in mano”, dove le nonne vegliano alle finestre, dove i giovani attori si svegliano di primo mattino per recarsi a Cinecittà e fare la fila per i provini.

Dopo una notte d’amore il ragazzo ritorna a casa. Si accorge che è il giorno degli esami e si ritrova a piangere e pregare, mentre nel cielo volano gli aerei “tra New York e Mosca” (era volando che in quel periodo si passava la Cortina di ferro quando c’era Guerra fredda). … E il ragazzo non riesce a non pensare alla sua amata Claudia.

Nella strofa finale c’è un altro cambio di situazione dove il cantautore, ormai diventato adulto e famoso, guarda le luci accendersi sul palco.

Il testo della canzone

Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
E un pianoforte sulla spalla
Come pini di Roma, la vita non li spezza
Questa notte è ancora nostra

Ma come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?
Le bombe delle sei non fanno male,
È solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore
Gli esami sono vicini
E tu sei troppo lontana dalla mia stanza

Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto
Stasera al solito posto, la luna sembra strana
Sarà che non ti vedo da una settimana

Maturità, t’avessi preso prima
Le mie mani sul tuo seno
È fitto il tuo mistero

Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani
Non fermare ti prego le mie mani
Sulle tue cosce tese chiuse come le chiese
Quando ti vuoi confessare

Notte prima degli esami, notte di polizia
Certo qualcuno te lo sei portato via
Notte di mamma e di papà col biberon in mano
Notte di nonno alla finestra
Ma questa notte è ancora nostra

Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni
Notte di sogni, di coppe e di campioni
Notte di lacrime e preghiere
La matematica non sarà mai il mio mestiere

E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca
Ma questa notte è ancora nostra
Claudia non tremare
Non ti posso far male
Se l’amore è amore

Si accendono le luci qui sul palco
Ma quanti amici intorno
Mi viene voglia di cantare
Forse cambiati, certo un po’ diversi
Ma con la voglia ancora di cambiare

Se l’amore è amore, se l’amore è amore

ripete
Se l’amore è amore, se l’amore è amore

ripete
Se l’amore è amore.

Testo e accordi di Il mio canto libero di Lucio Battisti e Mogol

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Storia del brano

Il mio canto libero, uscito nel novembre del 1972, appartiene al settimo album della produzione di MogolBattisti. Il cantautore lo registrò negli studi milanesi di Fonorama di Carlo Alberto Rossi.

Il brano uscì proprio nel momento in cui Battisti otteneva – insieme a Mogol – il suo massimo  successo.

Il mio canto libero fu subito estratto dall’album per essere presentato in singolo. Il lato B era Confusione.

L’album a cui appartiene la canzone in esame, con pezzi musicalmente ben elaborati, contiene testi che parlano di amore, ma anche di morte, toccando argomenti dalle varie forme di protesta, talvolta anche poco avvertibili.

Il brano raggiunse il primo posto della classifica italiana e vi rimase per quasi due mesi, con piccolissime cadute, tra gennaio e aprile del 1973.

Anche l’album a cui Il mio canto libero apparteneva ebbe un clamoroso successo, risultando il più venduto in Italia nel 1973.

Il testo della canzone

Il mio canto libero:

In un mondo che
Non ci vuole più
Il mio canto libero sei tu
E l’immensità
Si apre intorno a noi
Al di là del limite
Degli occhi tuoi

Nasce il sentimento
Nasce in mezzo al pianto
E s’innalza altissimo e va
E vola sulle accuse della gente
A tutti i suoi retaggi indifferente
Sorretto da un anelito d’amore

Di vero amore
In un mondo che (pietre un giorno case)
Prigioniero è (ricoperte dalle rose selvatiche)
Respiriamo liberi, io e te (rivivono ci chiamano)
E la verità (boschi abbandonati)
Si offre nuda a noi (perciò sopravvissuti vergini)
E limpida è l’immagine (si aprono)
Ormai (ci abbracciano)

Nuove sensazioni
Giovani emozioni
Si esprimono purissime
In noi

La veste dei fantasmi del passato
Cadendo lascia il quadro immacolato
E s’alza un vento tiepido d’amore
Di vero…

Testo e accordi di Un’estate italiana (Gianna Nannini – Edoardo Bennato)

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Storia del brano

Un’estate italiana (Notti magiche) è una famosissima canzone composta da Giovanni Giorgio Moroder nel 1990 in occasione dei Mondiali di calcio di quell’anno svoltisi in Italia.

In origine il brano, che era scritto in inglese da Tom Whitlock, fu registrato dallo stesso staff del compositore musicale sotto la denominazione Giorgio Moroder Project. Questa prima versione uscì come sigla d’apertura di ogni trasmissione televisiva della Rai collegata al torneo calcistico 1990.

Per caricare di efficacia il brano occorreva che il testo fosse cantato in lingua italiana. Il compositore Moroder si rivolse quindi a Gianna Nannini e Edoardo Bennato, che  ne riscrissero completamente il testo, portandola alla vetta delle classifiche italiane.

Per gran parte dell’anno dei mondiali, “Un’estate italiana (Notti magiche)”, con qualche piccolo intervallo di giorni, è rimasta in prima posizione delle classifiche (gennaio-settembre) anche come singolo più venduto in Italia.

Il 1990 lo possiamo considerare come l’anno di svolta nella repentina sparizione del supporto a 45 giri. La canzone in esame è l’ultimo disco a 45 giri che ottenne un prosperoso riscontro commerciale prima del crollo delle vendite di tale supporto, sostituito dai CD. Tuttavia è stato il singolo più venduto nel mercato italiano del disco del 1990, conquistando le vette anche nelle classifiche di altri Paesi europei (primo in Svizzera, secondo in Germania, quarto in Norvegia, settimo in Svezia).

I due cantautori italiani, Gianna Nannini e Edoardo Bennato, cantarono per la prima volta “Un’estate italiana” in occasione dell’ultimo girone dei sorteggi, svoltisi a Roma presso il Palazzo dello Sport nel dicembre 1989. Più tardi la cantarono a Milano in playback in occasione della cerimonia inaugurale dell’8 giugno 1990, poco prima della partita Argentina-Camerun.

Il disco fu registrato a Hollywood presso gli studi Oasis e a Milano nello studio Excalibur. Il mixaggio fu eseguito, sempre a Milano, nel Baby Studios da Pino Santapaga, Massimo Noè, Marco Colombo e Luciano Ninzatti.

Il testo del brano

Forse non sarà una canzone
A cambiare le regole del gioco
Ma voglio viverla cosi quest’avventura
Senza frontiere e con il cuore in gola

E il mondo in una giostra di colori
E il vento accarezza le bandiere
Arriva un brivido e ti trascina via
E sciogli in un abbraccio la follia

Notti magiche
Inseguendo un goal
Sotto il cielo
Di un’estate italiana

E negli occhi tuoi
Voglia di vincere
Un’estate
Un’avventura in più

Quel sogno che comincia da bambino
E che ti porta sempre più lontano
Non è una favola, e dagli spogliatoi
Escono i ragazzi e siamo noi

Notti magiche
Inseguendo un goal
Sotto il cielo
Di un’estate…

Testo e accordi della canzone Generale di Francesco De Gregori

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Storia del brano di Francesco De Gregori

Generale è una celebre canzone di Francesco De Gregori, che fu pubblicata nel 1978 dalla casa discografica RCA Italiana e subito inserita nell’album intitolato “De Gregori”.

Musica e testo sono stati composti dallo stesso cantautore. In essa si narrano le tristi e profonde riflessioni di un reduce di guerra mentre torna al suo luogo natio.

Generale, che attualmente si trova anche in formato mp3, ebbe un buon successo commerciale, posizionandosi al secondo posto della classifica hit parade.

La canzone è certamente fra le più popolari di Francesco De Gregori. Trattasi di una ballata la cui introduzione è un riff di pianoforte di Alberto Visentin.

Si capisce facilmente che il testo è riferito al periodo del servizio militare del cantautore presso Malles Venosta (Bolzano) al Btg. Alpini “Tirano”.

La collina di cui parla la canzone allude al Col di Tarces, mentre la notte “crucca e assassina” rimanda alla lingua tedesca ed al sangue versato per gli attacchi terroristici degli indipendentisti altoatesini.

Altra strofa che colpisce è quella relativa al treno “dietro la stazione”. Questo appariva dai bagni della caserma Wackernell che si trovava, per l’appunto, in via della Stazione.

Il brano nasce dopo la visita in caserma di un generale del corpo degli alpini.

Il contenuto suscita sentimenti pacifisti e nostalgici nelle menti dei giovani che si allontanano dal proprio paese per assolvere il dovere del servizio militare. Le parole danno, infatti, la speranza del ritorno a casa e di vivere una vita normale.

“Generale” è stata inclusa dall’artista in numerosi dischi “live”.

Il testo della canzone

Generale dietro la collina
Ci sta la notte cruccia e assassina
E in mezzo al prato c’è una contadina
Curva sul tramonto sembra una bambina
Di cinquant’anni e di cinque figli
Venuti al mondo come conigli
Partiti al mondo come soldati
E non ancora tornati

Generale dietro la stazione
Lo vedi il treno che portava al sole
Non fa più fermate neanche per pisciare
Si va dritti a casa senza più pensare
Che la guerra è bella anche se fa male
Che torneremo ancora a cantare
E a farci fare l’amore, l’amore dalle infermiere

Generale la guerra è finita
Il nemico è scappato, è vinto, è battuto
Dietro la collina non c’è più nessuno
Solo aghi di pino e silenzio e funghi
Buoni da mangiare buoni da seccare
Da farci il sugo quando…

Testo e accordi di ‘O scarrafone di Pino Daniele

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Storia del brano di Pino

Pino Daniele, che è sempre stato un uomo di alta sensibilità sociale, ruotava spesso intorno ai problemi politici.

Nel 1991, infatti, l’artista fu mostruosamente basito dall’improvviso nascere e rafforzarsi della Lega Nord. Questa era solita disapprovare i terroni seminando odio soprattutto verso i napoletani, non risparmiando battute sui più poveri e più i deboli.

Decise quindi di comporre “Noi crediamo alla cicogna” mettendo in scena le condizioni di vita degli emigrati che dal Meridione si spostavano nelle varie zone del Nord Italia.

Il testo della canzone parla di persone semplici, che fanno lavori faticosi, che si spostano al Nord per cercare un lavoro, che non riescono mai ad adattarsi mentalmente, soprattutto per quella “nebbia” … sempre presente non solo nel cielo ma nella testa di molte persone ….

In un vicinissimo secondo momento, quando la Lega aveva già iniziato a contagiare le coscienze italiane, Pino definì senza mezzi termini il partito come quello della “VERGOGNA”.

Il cantautore continuerà la sua battaglia contro la Lega, pagando per questo un prezzo altissimo. Pino riesce a capire assai prima di molti altri che la Lega ce l’ha non solo con la gente del Sud Italia ma con gli stranieri e, in particolare, con gli africani. Quindi scrive un’ultima strofa, che diventerà famosa, dove mette in relazione l’essere “neri” di meridionali italiani (anzi marroncini, “io son stato marocchino”), con l’essere neri dei loro “amici” africani.

Il testo della Canzone

‘O scarrafone ‘o scarrafone
ogni scarrafone è bello a mamma soja

Ho scoperto che Pasquale
forse è nato a Cefalù
si è sposato a Novedrate
è un bravo elettricista
fuma ppoco e ascolta i Pooh

‘o scarrafone ‘o scarrafone
ogni scarrafone è bello a mamma soja

Accidenti a questa nebbia
te set adre a laurà
questa Lega è una vergogna
noi crediamo alla cicogna
e corriamo da mammà

Oggi è sabato
e domani non si va a scuola
oggi è sabato
se non chiami ho un nodo in gola
oggi è sabato
e forse è un giorno speciale
oggi è sabato meno male

‘O scarrafone ‘o scarrafone
ogni scarrafone è bello a mamma soja

E se hai la pelle nera
amico guardati la schiena
io son stato marocchino
me l’han detto da bambino
viva viva ‘o Senegal

Oggi è sabato
e domani non si va a scuola
oggi è sabato
se non chiami ho un nodo in gola
oggi è sabato
e forse è un giorno speciale
oggi è sabato meno male

‘O scarrafone … ripete
ogni scarrafone è bello a mamma soja

Testo e accordi di La mia banda suona il rock di Ivano Fossati

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Storia della canzone

La mia banda suona il rock è considerato uno fra i più famosi brani di Ivano Fossati e certamente quello più importante dal punto di vista commerciale. Tuttavia l’artista ha più volte esternato, nel corso degli anni, la sua disapprovazione non contento che il brano venisse troppo impiegato come karaoke e pianobar.

La mia banda suona il rock rimane comunque la canzone che a cavallo degli anni Settanta-Ottanta segna una vera svolta nella carriera di Ivano Fossati. Una svolta rock che durerà circa sei anni (1979-85).

Nel 1979 il cantante ha già un vasto ed importante curriculum. Non accontentandosi dei successi nazionali decide di ampliare e divulgare oltre oceano le proprie risorse artistiche.

Si reca infatti a Miami insieme a Giacomo Tosti per la registrazione del suo nuovo album negli studi Criteria. Laggiù conosce alcuni musicisti dell’entourage di Stephen Stills e Eric Clapton. Con questi incontri cresce nell’artista un nuovo modo di presentare le proprie canzoni e nasce La mia banda suona il rock, con caratteristiche sonore assai diverse da quelle italiane dell’epoca.

Il testo della canzone di Ivano Fossati

La mia banda suona il rock
E tutto il resto all’occorrenza
Sappiamo bene che da noi
Fare tutto è un’esigenza.

È un rock bambino
Soltanto un po’ latino
Una musica che è speranza
Una musica che è pazienza.

È come un treno che è passato
Con un carico di frutti
Eravamo alla stazione, sì
Ma dormivamo tutti.

E la mia banda suona il rock
Per chi l’ha visto e per chi non c’era
E per chi quel giorno lì
Inseguiva una sua chimera.

Oh, non svegliatevi
Oh, non ancora
E non fermateci
No no oh, per favore no.

La mia banda suona il rock
E cambia faccia all’occorrenza
Da quando il trasformismo
è diventato un’esigenza.

Ci vedrete in crinoline
Come brutte ballerine
Ci vedrete danzare
Come giovani zanzare.

Ci vedrete alla frontiera
Con la macchina bloccata
Ma lui ce l’avrà fatta
La musica è passata

È un rock bambino
Soltanto un po’ latino
Viaggia senza passaporto
E noi dietro col fiato corto.

Lui ti penetra nei muri
Ti fa breccia nella porta
Ma in fondo viene a dirti
Che la tua anima non è morta.

E non svegliatevi
Oh, non ancora
E non fermateci
No no, per favore no.

La mia banda suona il rock
Ed è un’eterna partenza
Viaggia bene ad onde medie
E a modulazione di frequenza.

È un rock bambino
Soltanto un po’ latino
Una musica che è speranza
Una musica che è pazienza.

È come un treno che è passato
Con un carico di frutti
Eravamo alla stazione, sì
Ma dormivamo tutti.

E la mia banda suona il rock
Per chi l’ha visto e per chi non c’era
E per chi quel giorno lì
Inseguiva una sua chimera.

Oh, non svegliatevi
Oh, non ancora
E non fermateci
No no no ah, per favore no.

Se non sai fare gli accordi vai alla pagina Indice accordi di chitarra.