Testo e accordi di Certe notti di Luciano Ligabue

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Testo e accordi di Certe notti: il brano è di Luciano Ligabue, un single estratto dall’album (1995) “Buon compleanno Elvis”.

Lo stesso Ligabue un giorno affermò che il brano in esame è una canzone a cui sono grato e sarò sempiternamente grato».

Il brano

L’intervista a Luciano Ligabue su RTL 102.5

Nell’intervista del giornalista Vincenzo Mollica, riguardo il DVD “Parole e canzoni”, dedicato allo stesso artista, Ligabue racconta che una notte decise di comporre una canzone.

Quella canzone doveva avere accordi appartenenti alla famiglia di Mi maggiore, ma poi dovette intervenire di nuovo sostituendo il Re# semidiminuito con un Re maggiore, data la sua preoccupazione di ottenere un effetto dissonante un po’ troppo marcato in quel tratto di melodia.

Nonostante ciò, a prescindere da tale sostituzione, si disse soddisfatto di aver creato quel brano, che più tardi sarebbe stato annoverato fra i più belli e significativi di tutto il suo repertorio.

Sempre nella stessa intervista il cantante affermò anche che, in periodi precedenti, “Certe notti” non lo avrebbe mai proposto come singolo estratto dall’album (Buon compleanno Elvis).

Spiega, infatti, che prima le sue composizioni erano decisamente più e veloci e più rock come, ad esempio, Libera nos a malo in Lambrusco coltelli rose & popcorn o Balliamo sul mondo in Ligabue.

Sta di fatto che appena la casa discografica ascoltò il brano glielo impose dicendo: ovviamente la canzone è quella lì!

Sul testo del brano

Il testo della canzone descrive come il cantautore vive e interpreta le sue notti e quelle trascorse fuori casa con gli amici.

Citando il Bar Mario («Ci vediamo da Mario, prima o poi …»), che effettivamente esiste, Luciano Ligabue lo rese assai famoso.

Lo stesso cantante più tardi commentò il brano definendolo un’ideale continuazione di “Sogni di rock ‘n’ roll” ispirandosi a quanto Pier Vittorio Tondelli Altri  scrisse nel suo libro.

La musica

Il ritmo (terzinato) è una Ballata rock, mentre l’arpeggio – eseguito con la chitarra elettrica – è di Federico Poggipollini. Questi dichiarò di essersi ispirato ai suoni iniziali di “Lucy in the Sky with Diamonds” dei famosi Beatles.

Successo e riconoscimenti

Quando si cita Luciano Ligabue la prima canzone che risuona nella mente è proprio “Certe notti”, che per molti è il pezzo che più di ogni altro del suo repertorio piace agli ascoltatori.

Nel 1996 conquistò la Targa Tenco come migliore canzone dell’anno. Più tardi, dopo il sondaggio effettuato dalla rivista “Tutto sarà eletto”, diventò la “Canzone italiana degli anni novanta”

Nel primissimo periodo del 2008, inserito nella raccolta Primo tempo, il brano ritornò nelle classifiche, raggiungendo il 14º posto.

Formazione

  • Al canto: Luciano Ligabue
  • Alla chitarra acustica: ancora il cantautore.
  • Altra chitarra: Mel Previte.
  • Alla chitarra elettrica: Federico Poggipollini.
  • Al basso: Antonio Righetti.
  • Alla batteria: Roberto Pellati.

Il testo della canzone

Certe notti
la macchina è calda
e dove ti porta
lo decide lei
Certe notti
la strada non conta
che quello che conta
è sentire che vai
Certe notti
la radio che passa Neil Young
sembra avere capito chi sei
Certe notti
somigliano a un vizio
che tu non vuoi smettere,
smettere mai
Certe notti
fai un po’ di cagnara
che sentano
che non cambierai più
Quelle notti fra cosce e zanzare
e nebbia e locali
a cui dai del tu
Certe notti
c’hai qualche ferita
che qualche tua amica
disinfetterà
Certe notti
coi bar che son chiusi
al primo autogrill
c’è chi festeggerà

E si può restare soli
certe notti qui
che chi s’accontenta
gode così così
Certe notti sei sveglio
o non sarai sveglio mai
Ci vediamo da Mario
prima o poi

Certe notti ti senti padrone
di un posto che tanto
di giorno non c’è
Certe notti se sei fortunato
bussi alla porta
di chi è come te
C’è la notte
che ti tiene fra le sue tette
un po’ mamma
e un po’ porca com’è
Quelle notti da farci l’amore
fin quando fa male
fin quando ce n’è

E si può restare soli
certe notti qui
che se ti accontenti godi
così così
Certe notti
son notti
o le regaliamo a voi
tanto Mario riapre
prima o poi

Certe notti
sei solo più allegro,
più ingordo,
più ingenuo
e coglione che puoi
Quelle notti
son proprio quel vizio
che non voglio smettere
smettere mai

E si può restare soli
certe notti qui
che chi s’accontenta gode
così così
Certe notti sei sveglio
o non sarai sveglio mai
ci vediamo da Mario
prima o poi.

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Cosa resterà degli anni ’80 (Raf)

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Il cantante e i coautori

“Cosa resterà degli anni ’80” è una canzone cantata e portata al successo nel 1989 da Raf (Raffaele Riefoli). Venne inserita nell’album “Cosa resterà …” uscito nello stesso anno.

Il cantante, insieme ai coautori Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati, ci regalò una realistica visione di quel periodo che spaziava tra storia, politica, stili di vita ed il normale andazzo sociale.

Storia del brano

Il brano fece il suo esordio al Festival di Sanremo del 1989 senza riscuotere su quel palco il meritato successo. Ottenne solo il quindicesimo posto.

Nelle settimane successive alla manifestazione sanremese, ed ancor più negli anni seguenti, “Cosa resterà degli anni 80” ritrovò il giusto consenso del pubblico diventando una delle canzoni più belle e rappresentative di tutta la discografia dell’artista.

Contenuto della canzone

Come sopra accennato il brano parla delle manie e modi di fare degli anni Ottanta, come il grande successo dei jeans ed il dilagante uso degli spray e delle lattine, nonché degli importanti avvenimenti che in quel periodo stavano cambiando il mondo con le politiche e gli accordi tra Reagan e Gorbaciov.

Nella canzone non manca certamente la forte presa di coscienza sullo straziante tema della fame nel mondo. Questo brano sottolinea un periodo abbastanza difficile che ha lasciato segni indelebili nella storia mondiale e, in particolare, del nostro Paese.

Raf, che a quei tempi era giovanissimo, si interrogava circa l’influenza sul futuro immediato che questo nuovo retaggio avrebbe potuto provocare. Si domanda con rammarico, sospetto e paure, cosa … e per l’appunto … “Cosa resterà di quegli anni così intensi?”.

Interpretazione della canzone

Occorre ovviamente interpretare che lo sguardo al futuro, gli autori del brano, lo intendevano perlopiù come prospettiva per i giovani: “Anni sui libri di scuola e poi a cosa servirà?”.

Ma nelle strofe della canzone appaiono tanti altri riferimenti legati agli anni Ottanta, che riguardano i pericoli dietro l’angolo e i nuovi rapporti d’amore: “anni bucati” dall’uso dell’eroina e “sempre pronti, io e te, a nuove geometrie” rompendo così i tanti tabù sul sesso nelle nuove generazioni.

Per concludere

Una canzone, in conclusione, colma di forti tematiche proprio come effettivamente sono state – per chi le ha vissute – negli anni Ottanta.

Raf, infatti, sottolinea l’intensità di quel periodo chiudendo il brano con “sembran già degli anni ’80 … per noi quasi ottanta anni fa…” come se quei dieci anni (Ottanta-Novanta), per quanto per lui appena passati, fossero, invece, durati ottant’anni.

Una canzone, questa, che ha descritto una schematica, ma profonda e reale panoramica di quel decennio, dando agli amanti della musica l’opportunità di lanciare a pieno titolo un artista del calibro di Raf, ormai divenuto un importantissimo personaggio del nostro panorama musicale.

Testo della canzone senza accordi

Anni come giorni son volati via
brevi fotogrammi o treni in galleria
è un effetto serra che scioglie la felicità
delle nostre voglie e dei nostri jeans che cosa resterà.
Di questi anni maledetti dentro gli occhi tuoi
anni bucati e distratti noi vittime di noi
ora però ci costa il non amarsi più
è un dolore nascosto giù nell´anima.
Cosa resterà di questi Anni Ottanta
afferrati e già scivolati via
Cosa resterà e la radio canta una verità dentro una bugia.
Anni ballando, ballando Reagan-Gorbaciov
danza la fame nel mondo, un tragico rondò.
Noi siamo sempre più soli singole metà
anni sui libri di scuola e poi che cosa resterà.
Anni di amori violenti litigando per le vie
sempre pronti io e te a nuove geometrie
anni vuoti come lattine abbandonate là
ora che siamo alla fine, noi, di questa eternità
Cosa resterà di questi Anni Ottanta
chi la scatterà la fotografia
Cosa resterà, e la radio canta
“Won´t you break my heart?”
“Won´t you break my heart?”
Anni rampanti dei miti sorridenti da wind-surf
sono già diventati graffiti ed ognuno pensa a sé
forse domani a quest´ora non sarò esistito mai
e i sentimenti che senti tu se ne andranno come spray.
Uh! Oh No, no, no, no
Anni veri di pubblicità, ma che cosa resterà
anni allegri e depressi di follia e lucidità
sembran già degli Anni Ottanta
per noi quasi ottanta anni fa

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Senza parole di Vasco Rossi

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Sul brano “Senza parole”

Senza parole, brano musicale pubblicato nel 1994 come singolo, è scritto e cantato da Vasco Rossi.

Più tardi subì un arrangiamento per un annuncio pubblicitario sulla Casa Automobilistica Fiat.

Il brano fu usato anche in un programma televisivo condotto da Antonella Clerici, chiamato per l’appunto “Senza parole”

Nonostante il grande successo della canzone, considerata dai più tra le migliori cantate da Vasco Rossi, questa non venne mai proposta in un album di inediti.

Scarto dell’album “Liberi Liberi”, uscito nel 1988, poco più tardi (1994) fu diffusa in CD come “regalo” ai soci del Vasco Rossi “fans club”.

Qualche tempo dopo venne inclusa nelle raccolte “Rewind” e “Tracks”.

Significato del testo di “Senza parole”

Prima parte

Nella prima strofa lui diventa consapevole di non essere amato dalla sua donna. Infatti l’inizio recita “ho guardato dentro una bugia e ho capito che è una malattia che alla fine non si può guarire mai”. Quella “bugia” è proprio l’amore, che viene paragonato ad un’incurabile malattia, facendo capire il suo immenso amore per la donna.

Ma lei non ricambia l’amore: “e ho cercato di convincermi che tu non ce l’hai” (il riferimento è alla malattia di lui, cioè l’amore per lei). La donna non solo non l’ama ma lo tradisce con altri uomini “e ho capito che era una follia avere pensato che fossi soltanto mia”.

Le uniche cose da fare sono fingere di non pensare a lei e dimenticarla.

Seconda parte

Nella seconda strofa lui vuole metabolizzare il fatto di essere stato abbandonato ed andare oltre. Si rende conto che il rimanere in casa a guardare la televisione non riuscirà a risolvere la triste situazione e che non l’aiuterà a dimenticarla “e ho guardato la televisione e mi è venuta come l’impressione che mi stessero rubando il tempo e che tu che tu mi rubi l’amore” … finché in un bel momento riesce ad alleggerire tutti i suoi pensieri “ma poi ho camminato tanto e fuori c’era un gran rumore che non ho più pensato a tutte queste cose”.

Terza parte

Nella terza strofa, nonostante tutto, l’amore riesce a trionfare! Anche se la forza di tale esperienza è stata devastante, lui riesce a capire che l’amore gli ha dato delle bellissime ed incredibili emozioni, comunque superiori a tutto quello che sta sopportando “e ho guardato dentro un’emozione e ci ho visto dentro tanto amore” … “che ho capito perché non si comanda al cuore”.

Perciò …  talvolta va bene anche non reagire direttamente lasciando tutto come si trova, aspettando che sia il tempo a mettere a posto le cose … “senza parole”.

Il testo della canzone

Il testo della canzone è ovviamente proprietà dell’autore. Lo scopo di questo sito web, oltre a quello più specifico (di insegnare la chitarra e far apprendere le canzoni nel modo più semplice possibile), è mosso dalla ferma volontà di insegnare ad amare la musica.

Ho guardato dentro una bugia
e ho capito che è una malattia
che alla fine non si può guarire mai
e ho cercato di convincermi
che tu non ce l’hai

E ho guardato dentro casa tua
e ho capito che era una follia
avere pensato che fossi soltanto mia
e ho cercato di dimenticare
di non guardare

E ho guardato la televisione
e mi è venuta come l’impressione
che mi stessero rubando il tempo e che tu
che tu mi rubi l’amore
ma poi ho camminato tanto e fuori
c’era un gran rumore
che non ho più pensato a tutte queste cose

E ho guardato dentro un’emozione
e ci ho visto dentro tanto amore
che ho capito perché non si comanda al cuore

E va bene così
senza parole
senza parole
E va bene così
senza parole
E va bene così

E guardando la televisione
mi è venuta come l’impressione
che mi stessero rubando il tempo e che tu
che tu mi rubi l’amore
ma poi ho camminato tanto e fuori
c’era un grande sole
che non ho più pensato a tutte queste cose

E va bene così
senza parole
E va bene così
senza parole
E va bene così
senza parole (senza parole, senza parole, senza parole)
E va bene così
senza parole (senza parole, senza parole, senza parole)
E va bene così
senza parole (senza parole, senza parole, senza parole)
E va bene così
senza parole.

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Buonasera signorina (Carl Sigman e Peter DeRose)

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Il titolo originale del brano è “Buonasera” ma è anche conosciuto come “Buonasera  signorina”. La canzone esordì in Italia nel 1958, su disco a 78 giri, cantata da Fred Buscaglione.

A quel tempo già si incominciavano ad ascoltare i primi “45 giri” e quindi, a poca distanza, sempre nello stesso anno, seguì il nuovo disco.

“Buonasera signorina”, che divenne in breve tempo un classico del swing italiano, fu reinterpretata da grandi cantanti italiani come Celentano, Mina, Fred Bongusto, Paolo Belli, Jimmy Fontana. Ultimamente è stata cantata anche da  Jovanotti.

Il successo della canzone fu immediato e il brano oltrepassò frontiere ed oceani diffondendosi nel mondo. Entrò quindi a far parte del repertorio di Ray Gelato, grande figura italo-americana, e dei Giants di cui questi faceva parte.

La versione inglese di “Buonasera” (testo e musica di Carl Sigman e Peter DeRose) venne interpretata da Louis Prima, considerato allora il re della musica Swing. Anche Louis può essere considerato un italo-americano: la madre Angelina Caravella era di Ustica, mentre il nonno Leonardo Prima di Salaparuta.

“Buonasera signorina” in versione inglese fu cantata, tra gli altri, anche da da Dean Martin e da Michael Bublé.

Il testo della canzone senza accordi

Buonasera signorina buonasera
come è bello stare a Napoli e sognar
mentre in cielo sembra dire
buonasera
la vecchia luna che
sul Mediterraneo appar
Ogni giorno c’incontriamo
camminando
dove par che la montagna
scenda in mar
Quante cose abbiamo detto
sospirando
in quell’angolo più bello del mondo
Quante volte ho sussurrato
amore t’amo!
Buonasera signorina
kiss me goodnight
Buonasera signorina
kiss me goodnight
Buonasera signorina buonasera
come è bello stare a Napoli e sognar
mentre in cielo sembra dire
buonasera
la vecchia luna che
sul Mediterraneo appar
Ogni giorno c’incontriamo
camminando
dove par che la montagna
scenda in mar
Quante cose abbiamo detto
sospirando
in quell’angolo più bello del mondo
Quante volte ho sussurrato
amore t’amo!
Buonasera signorina
kiss me goodnight
Quante cose abbiamo detto sospirando
in quell’angolo più bello del mondo
Quante volte ho sussurrato amore t’amo
Buonasera signorina kiss me goodnight
Ripete
Ripete.

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Testo e accordi di ‘O surdato ‘nnammurato

Testo e accordi di ‘O surdato ‘nnammurato

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Canzone napoletana

‘O surdato ‘nnammurato è una famosissima canzone napoletana, considerata tra le più famose del repertorio partenopeo. Il fortunato brano fu composto nel 1915 da Aniello Califano (testo) ed Enrico Cannio (musica).

Contenuto e interpretazioni

Il paroliere vi mette in risalto la tristezza di un ragazzo che si è dovuto allontanare dalla donna di cui è innamorato per andare a combattere al fronte nella Grande Guerra (15-18).

Molto coinvolgente è l’interpretazione di Anna Maria Magnani, quando la cantò nel film “La sciantosa”. Più tardi venne cantata, tra gli altri, anche da Massimo Ranieri, Marco Armani, Enzo Jannacci e Roberto Vecchioni.

“O surdato ‘nnammurato” è ancora la canzone cantata nello stadio da gran parte della tifoseria del Napoli, essendo ormai considerata a tutti gli effetti come l’inno storico della rispettiva squadra di calcio. Inoltre, dal 9 agosto 2013, il brano rielaborato da Francesco Sondelli, è diventato l’inno ufficiale della squadra azzurra.

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Il testo della canzone

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

   Staje luntana da stu core,
a te volo cu 'o penziero:
niente voglio e niente spero
ca tenerte sempe a fianco a me!
Si' sicura 'e chist'ammore
comm'i' so' sicuro 'e te...
Oje vita, oje vita mia
oje core 'e chistu core
si' stata 'o primmo ammore
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me!
Quanta notte nun te veco,
nun te sento 'int'a sti bbracce,
nun te vaso chesta faccia,
nun t'astregno forte 'mbraccio a me?!
Ma, scetánnome 'a sti suonne,
mme faje chiagnere pe' te...
Oje vita, oje vita mia
oje core 'e chistu core
si' stata 'o primmo ammore
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me!
Scrive sempe e sta' cuntenta:
io nun penzo che a te sola
Nu penziero mme cunzola,
ca tu pienze sulamente a me
'A cchiù bella 'e tutt''e bbelle,
nun è maje cchiù bella 'e te!
Oje vita, oje vita mia
oje core 'e chistu core
si' stata 'o primmo ammore
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me!

Indice delle canzoni famose con testi originali ed accordi

Testi e accordi canzoni famose

Accordi canzoni famose: i testi delle canzoni riportate nelle pagine del presente sito web sono ovviamente proprietà degli autori che le hanno scritte.

Tuttavia una legge (n. 159 del 22 maggio 1993) permette di poterle impiegare per attività didattiche, di studio e di ricerca.

Le pagine di questa sezione sono, per l’appunto, dedicate all’insegnamento della chitarra e degli elementi essenziali della musica.

Le canzoni saranno comunque prontamente rimosse qualora se ne faccia richiesta.

Canzoni facili da accompagnare

Accordi canzoni famose: molte di queste canzoni sono state scelte ad hoc a scopo didattico, quindi semplici ed orecchiabili, per permettere un approccio meno traumatico al principiante che inizia con i primi accompagnamenti di chitarra.

Per la stessa ragione anche alcune canzoni con accordi un po’ meno abbordabili sono state trasportate in tonalità diverse da quelle originali.

Ogni canzone viene rappresentata in una pagina ove vengono indicati gli autori, i cantanti, l’anno di uscita del disco, la storia del brano … il testo … e gli accordi.

Qui sotto l’elenco delle canzoni:

Accordi canzoni famose

Lettera A

Lettera B

Lettera C

Lettera D

Lettera E

Lettera F

  • Fascination (Fermo Dante Marchetti e Maurice de Féraudy)

Lettera G

Lettere H-I

Lettera L

Lettera M

Lettera N

Lettera O

Lettera P

Lettera Q

Lettera R

  • Rimmel (Francesco De Gregori)

Lettera S

Lettera T

Lettera U

Lettera V

Testo e accordi di Lugano addio

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Descrizione della canzone

Lugano Addio (da non confondere con Addio Lugano bella, una canzone popolare anarchica scritta nel 1895 da Pietro Gori) è una canzone di Ivan Graziani uscita nel 1977 con l’album “I lupi” (quinto disco studio del cantante). È con il presente brano che il cantante si fece conoscere al grande pubblico, sebbene appartenesse ai title-tracks del lato B della suddetta raccolta.

Lugano addio rimase in classifica per dieci settimane, arrivando alla diciannovesima posizione, mentre l’album a cui la canzone appartiene restò in hit parade per trentotto settimane, conquistando altri tre posti.

Il relazione a testo e accordi di Lugano addio, se non sapete fare gli accordi potete andare alla pagina delle lezioni di chitarra.

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

Testo del brano

Oh ! Marta io ti ricordo così
il tuo sorriso e i tuoi capelli fermi come il lago
Lugano addio cantavi
mentre la mano mi tenevi
"Canta con me"
Tu mi dicevi ed io cantavo
di un posto che
non avevo visto mai
Tu, tu mi parlavi di frontiere
di finanzieri e contrabbando
mi scaldavo ai tuoi racconti
"Eh mio padre sì," Tu mi dicevi,
"Quassù in montagna ha combattuto !"
Poi del mio mi domandavi
Ed io pensavo a casa
mio padre  fermo sulla spiaggia
le reti al sole i pescherecci in alto mare
conchiglie e stelle
le bestemmie e il suo dolore
Oh ! Marta io ti ricordo così
il tuo sorriso e i tuoi capelli fermi come il lago
Lugano addio cantavi
mentre la mano mi tenevi
addio cantavi
e non per falsa ingenuità
tu ci credevi
e adesso anch'io che sono qua
Oh ! Marta mia addio ti ricordo così
il tuo sorriso e i tuoi capelli fermi come il lago...

Testo e accordi di come è profondo il mare

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Descrizione generica

Come è profondo il mare è una famosa canzone italiana cantata e scritta (musica e testo) dal cantautore Lucio Dalla appartenente al suo settimo album (disco di studio), inciso nel 1977 ed intitolato, per l’appunto, “Com’è profondo il mare” .

La raccolta del brano in esame risulta come la prima in cui il famoso cantautore vi abbia scritto musica e testi. Fu il grande successo di questo l’album ad iniziare la consacrazione del talento di Lucio Dalla. I produttori del disco, inciso negli studi della RCA romana e negli Stone Castle Studios di Carimate, sono Renzo Cremonini ed Alessandro Colombini.

In relazione a testo e accordi di Come è profondo il mare, se non sapete fare gli accordi potete decidere di iniziare un corso di lezioni di chitarra.

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

Testo del brano

Ci nascondiamo di notte
Per paura degli automobilisti
Degli inotipisti
Siamo i gatti neri
Siamo i pessimisti
Siamo i cattivi pensieri
E non abbiamo da mangiare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare 
Babbo, che eri un gran cacciatore
Di quaglie e di faggiani
Caccia via queste mosche
Che non mi fanno dormire
Che mi fanno arrabbiare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare 
E' inutile
Non c'è più lavoro
Non c'è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male
Di farci annegare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare 
Con la forza di un ricatto
L'uomo diventò qualcuno
Resuscitò anche i morti
Spalancò prigioni
Bloccò sei treni
Con relativi vagoni
Innalzò per un attimo il povero
Ad un ruolo difficile da mantenere
Poi lo lasciò cadere
A piangere e a urlare
Solo in mezzo al mare
Com'è profondo il mare 
Poi da solo l'urlo
Diventò un tamburo
E il povero come un lampo
Nel cielo sicuro
Cominciò una guerra
Per conquistare
Quello scherzo di terra
Che il suo grande cuore
Doveva coltivare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare 
Ma la terra
Gli fu portata via
Compresa quella rimasta addosso
Fu scaraventatoIn un palazzo,in un fosso
Non ricordo bene
Poi una storia di catene
BastonateE chirurgia sperimentale
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare 
Intanto un mistico
Forse un'aviatore
Inventò la commozione
E rimise d'accordo tutti
I belli con i brutti
Con qualche danno per i brutti
Che si videro consegnare
Un pezzo di specchio
Così da potersi guardare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare 
Frattanto i pesci
Dai quali discendiamo tutti
Assistettero curiosi
Al dramma collettivo
Di questo mondo
Che a loro indubbiamente
Doveva sembrar cattivo
E cominciarono a pensare
Nel loro grande mare
Com'è profondo il mare
Nel loro grande mare
Com'è profondo il mare 
E' chiaro
Che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa
E' muto come un pesce
Anzi un pesce
E come pesce è difficile da bloccare
Perchè lo protegge il mare
Com'è profondo il mare 
Certo
Chi comanda
Non è disposto a fare distinzioni poeti
cheIl pensiero come l'oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare
Così stanno bruciando il mare
Così stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare

Testo e accordi di Diamante

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Informazioni generiche sulla canzone

Diamante è una celebre canzone italiana cantata e scritta da Zucchero Fornaciari in collaborazione con Francesco De Gregori. Il singolo, diffuso nel 1989, venne estratto dall’album “Oro, incenso e birra” dello stesso Zucchero, uscito poco prima (ma sempre nello stesso anno).

Come ci racconta lo stesso Fornaciari, Diamante è dedicata alla propria nonna ma il testo fu composto da Francesco De Gregori per la seguente ragione. L’artista diceva che « … non mi sentivo di scriverlo io perché temevo di essere troppo coinvolto, e di fare una cosa sdolcinata. Volevo un quadro a colori pastello, la trasparenza, la serenità, la pulizia dei testi di De Gregori, anche per chiudere il disco con un accenno di speranza, dopo tanti pezzi così tribolati».

In relazione al testo e accordi di Diamante, se non sapete fare gli accordi potete andare alla pagina delle lezioni di chitarra.

Testo del brano

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

Respirerò, 
l'odore dei granai 
e pace x chi ci sarà 
e per i fornai
pioggia sarò
e pioggia tu sarai
i miei occhi si chiariranno
e fioriranno i nevai.
Impareremo a camminare
x mano insieme a camminare
domenica.
 
Aspetterò che aprano i vinai
più grande ti sembrerò
e tu più grande sarai
nuove distanze
ci riavvicineranno
dall'alto di un cielo, Diamante,
i nostri occhi vedranno.
 
Passare insieme soldati e spose
ballare piano in controluce
moltiplicare la nostra voce
x mano insieme soldati e spose.
Domenica, Domenica
 
Fai piano i bimbi grandi non piangono
fai piano i bimbi grandi non piangono
fai piano i bimbi grandi non piangono
 
Passare insieme soldati e spose
ballare piano in controluce
moltiplicare la nostra voce
passare in pace soldati e spose.
 
"Delmo, Delmo vin a' cà..."
 
Dedicata a Diamante Arduini Fornaciari

Testo e accordi di Male di miele

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Informazioni generiche sul brano

Male di miele è una nota canzone italiana scritta ed interpretata dal gruppo alternative rock Afterhours (anch’esso italiano, nonostante il nominativo). Il brano, estratto dall’album “Hai paura del buio?” del 1997, approdò come singolo nell’anno successivo (etichetta discografica indipendente Mescal).

Nel 2012, con un’esclusiva uscita tramite il quatidiano la Repubblica (XL dell’EP Meet Some Freaks on Route 66), “Male di miele” si presentò rielaborata con differente arrangiamento e, quindi, interamente reinterpretata dal celebre gruppo musicale. Una versione, questa, alla quale viene aggiunta la chitarra acustica elettrificata, tolta completamente la base ritmica e sostituita la parte centrale con un’escursione all’apparenza improvvisata. Tale versione la incise il produttore Doug Geist al Santa Fe Center Studio.

In relazione a testo e accordi di Male di miele, se non sapete fare gli accordi potete decidere di iniziare un corso di lezioni di chitarra.

Il testo della canzone

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

La sicurezza ha un ventre tenero 
ma è un demonio steso fra di noi 
ti manca e quindi puoi non crederlo 
ma io non mi sentivo libero
e non è dolce essere unici 
ma se hai un proiettile ti libero 
gli errori veri son più forti poi 
quando fan finta di esser morti lo sai
copriti bene se ti senti fredda 
hai la pressione bassa nell'anima 
com'è strano il sapore 
che riesco a sentire 
male di miele 
male di miele 
male di miele 
male di miele
e la grandezza della mia morale 
è proporzionale al mio successo 
così ho rifatto il letto al meglio sai 
che sembra non ci abbiam dormito mai
copriti bene se ti senti fredda 
hai la pressione bassa nell'anima 
com'è strano il sapore 
che riesco a sentire 
male di miele 
male di miele 
male di miele 
male di miele
ti do le stesse possibilità 
di neve al centro dell'inferno, ti va? 
male di miele 
male di miele 
male di miele 
male di miele