Testo e accordi di Vita cantata da Lucio Dalla e Gianni Morandi

Vita (Lavezzi-Mogol)

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Informazioni sul brano

Il brano musicale, cantato da Gianni Morandi e Lucio Dalla, è stato scritto da Mario Lavezzi e Mogol.

Vita appartiene all’album Dalla/Morandi, dei cantanti (per l’appunto) Lucio Dalla e Gianni Morandi. Il disco fu lanciato nella primavera del 1988.

Inizialmente per il brano, che iniziava con “Cara in te ci credo”, venne richiesta l’interpretazione della cantante Mina. In seguito ad un suo rifiuto Mogol la propose a Lucio Dalla con un diverso incipit.

Il testo della canzone

Vita
Oh, vita
Vita
Oh, vita

Vita, in te ci credo
Le nebbie si diradano
E oramai ti vedo
Non è stato facile
Uscire da un passato
Che mi ha lavato l’anima
Fino quasi a renderla
Un po’ sgualcita

Vita, io ti vedo
Tu così purissima
Da non sapere il modo
L’arte di difendermi
E così ho vissuto
Quasi rotolandomi
Per non dover ammettere
D’aver perduto

Anche gli angeli
Capita a volte, sai, si sporcano
Ma la sofferenza tocca il limite
E così cancella tutto
E rinasce un fiore sopra un fatto brutto

Siamo angeli
Con le rughe un po’ feroci sugli zigomi
Forse un po’ più stanchi, ma più liberi
Urgenti di un amore
Che raggiunge chi lo vuole respirare

Vita, io ti credo
Dopo che ho guardato a lungo
Adesso io mi siedo
Non ci son rivincite
Né dubbi, né incertezze
Ora il fondo è limpido
Ora ascolto immobile le tue carezze

Anche gli angeli
Capita a volte, sai, si sporcano
Ma la sofferenza tocca il limite
E così cancella tutto
E rinasce un fiore sopra un fatto brutto

Siamo angeli
Con le rughe un po’ feroci sugli zigomi
Forse un po’ più stanchi, ma più liberi
Urgenti di un amore
Che raggiunge chi lo vuole respirare

Angeli
Siamo angeli
Siamo angeli (Angeli)
Angeli

Angeli (Vita)
Angeli
Angeli (Angeli)
Angeli

Angeli
(Vita)
Angeli
(Oh, vita)Angeli
Siamo angeli (Angeli)
Siamo angeli (Vita)

Fonte: Musixmatch
Compositori: Mario Lavezzi / Mogol

Testo e accordi di Quanno chiove di Pino Daniele

Quanno chiove

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Informazioni generiche sul brano

Quanne chiove, scritta tutta in dialetto napoletano (1980) e cantata da Pino Daniele, è considerata fra le canzoni più popolari del grande cantautore.

Il testo, che narra la giornata di una prostituta, ha un profondo e delicato significato.

Pino Daniele esordì molto giovane con “Terra mia” (1977). Aveva appena 25 anni quando nel 1980 pubblicò il suo terzo album (Nero a metà) che conteneva la presente canzone.

Il titolo dell’album, per la scena musicale napoletana, era un esplicito omaggio al cantante Mario Musella degli Showmen, morto poco tempo prima: un napoletano da parte di madre e di padre americano stabilitosi in Italia in tempo di guerra Infatti “un nero a metà”.

Quanne chiove (quando piove) tradotta in italiano recita «Ti sento quando scendi le scale, di corsa, senza guardare. Ti vedo tutti i giorni mentre ridendo vai a lavorare. Ma poi non ridi più. E lontano se ne va, tutta la vita così. E tu ti conservi per non morire» … e continua «e aspetti che piova, l’acqua ti bagna e va. Tanto l’aria si deve cambiare».

Il testo della canzone

E te sento quanno scinne ‘e scale
E corza senza guarda’
E te veco tutt’e juorne
Ca ridenno vaje a fatica’
Ma poi nun ridi cchiù.
E luntano se ne va
Tutt’a vita accussì
E t’astipe pe nun muri’.
E aspiette che chiove
L’acqua te ‘nfonne e va
Tanto l’aria s’adda cagna

Ma po’ quanno chiove
L’acqua te ‘nfonne e va
Tanto l’aria s’adda cagna
Se fa scuro e parla ‘a luna
E te vieste pe’ senti’
Pe’ te ogni cosa po’ parla
Ma te restano ‘e parole
E ‘o scuorno ‘e te ‘ncuntra’
Ma passanno quaccheduno
Votta l’uocchie e se ne va.

E aspiette che chiove
L’acqua te ‘nfonne e va
Tanto l’aria s’adda cagna’
Ma po’ quanno chiove
L’acqua te ‘nfonne e va
Tanto l’aria s’adda cagna
E aspiette che chiove
L’acqua te ‘nfonne e va
Tanto l’aria s’adda cagna

Ma po’ quanno chiove
L’acqua te ‘nfonne e va
Tanto l’aria s’adda cagna
Fonte: LyricFind

Centro di gravità permanente (testo e accordi) di Franco Battiato

Centro di gravità …

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Informazioni generiche sul brano

La canzone, che è cantata da Franco Battiato e composta dallo stesso cantautore insieme a Giusto Pio, uscì nel 1981 con l’album “La voce del padrone”.

Il fortunatissimo album, che con la presente canzone rimase in cima alle classifiche per più di quattro mesi, superò il milione di copie vendute. Il successo fu talmente alto che il cantautore perse all’improvviso la tranquillità ritrovandosi investito da un travolgente consenso mai conosciuto in precedenza.

Centro di gravità permanente ancor oggi è considerata una delle canzoni più popolari di Franco Battiato (intorno ai 13 milioni di visualizzazioni streaming su Spotify).

Nel brano troviamo citazioni dotte e irriverenti giochi di strofa, assai frequenti in questa sua cifra stilistica.

La musica, dal ritmo irresistibile, rimane nelle nostre orecchie e spesso ci troviamo a canticchiarla.

Il testo della canzone

Una vecchia bretone

Con un cappello e un ombrello di carta di riso e canna di bambù

Capitani coraggiosi

Furbi contrabbandieri macedoni

Gesuiti euclidei

Vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori

Della dinastia dei Ming

Cerco un centro di gravità permanente

Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente

Avrei bisogno di

Cerco un centro di gravità permanente

Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente

Over and over again

Per le strade di Pechino erano giorni di maggio

Tra noi si scherzava a raccogliere ortiche

Non sopporto i cori russi

La musica finto rock la new wave italiana il free jazz punk inglese

Neanche la nera africana

Cerco un centro di gravità permanente

Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente

Avrei bisogno di

Cerco un centro di gravità permanente

Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente

Over and over again

You are a woman in love

Baby I need your love

I want your love

Over and over again

Come in into my life

Baby, I want to give you my soul

Baby, I need your love

Compositori: Franco Battiato / Giusto Pio

Fonte: LyricFind

Testo e accordi di acqua e sapone degli stadio

Acqua e sapone (Stadio)

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Informazioni generiche sul brano

Acqua e sapone è una canzone interpretata dagli Stadio, registrata nel 1983 negli studi della RCA.

Il brano, che ha dato anche il titolo al film Acqua e sapone di Carlo Verdone (1983), è stato inserito come brano principale nella colonna sonora dello stesso film.

Scritta dal noto cantautore Vasco Rossi e da Gaetano Curreri, la canzone ha ottenuto un grande successo, trovando anche spazio nel primo album della stessa band (il primo vero album, uscito nel 1984: La faccia delle donne).

Nel lato B del singolo troviamo C’è.

Il testo del brano

È strepitosa
Donna bambina
Donna vedrai bambina se lo sai
Meravigliosa
Stramaliziosa
Vieni e vedrai, che cosa sentirai
Una donna lo sa
Sa già cosa ogni uomo
Sa come si fa
Una donna non ha
Più bisogno di prove
Più malizia non ha
Prendi una donna
Rendila bella
Tu credi che si ricordi di te
Non c’è una donna
Che ti perdona
Se tu la rendi più importante di te
Una donna lo sa
Sa già cosa ogni uomo
Sa come si fa
Una donna non ha P
Più rispetto di te
Se è sicura di sé
Di notte poi si trucca, lo sai
E tutta la città impazzisce
Ormai si parla solo di lei
Della bambina che stupisce
È strepitosa
Donna bambina
Donna vedrai bambina se lo sai
Meravigliosa
Stramaliziosa
Vieni e vedrai, che cosa sentirai
Una donna lo sa
Sa già cosa come ogni uomo
Sa come si fa
Una donna non ha
Più rispetto di te
Se è sicura di sé
Di notte poi si trucca lo sai
E tutta la città impazzisce
Ormai si parla solo di lei
Della bambina che stupisce
Stupisce con la semplicità
Di una malizia che non nasce
Non nasce dalla volgarità
Ma da un’adolescenza che fiorisce
Fonte: LyricFind

Testo e accordi di Il tempo di morire (Motocicletta) di Lucio Battisti

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Il tempo di morire, o Motocicletta

Informazioni sulla canzone

La canzone “Il tempo di morire”, conosciuta in modo improprio anche come come Motocicletta, è un brano cantato da Lucio Battisti e composto dallo stesso cantante. Il testo è di Giulio Rapetti Mogol.

Il brano, che è suonato marcatamente a tempo di rhythm and blues e rock, ha avuto un discreto successo tra il repertorio del famoso cantante.

Il protagonista della presente canzone è un giovane ragazzo, dal carattere semplice (presentato di sovente nei testi mogoliani di quel periodo) che, innamorato di una ragazza già sentimentalmente impegnata, non può accettare l’impossibilità di averla.

L’ingenuità dello spasimante arriva al culmine quando le propone di passare insieme una notte di sesso.

Sempre guidato dalla propria ingenuità, per convincere la ragazza, le offre addirittura la motocicletta “tutta cromata” e, quindi, “tutto quel che ho”, convinto che tali gesti bastino ad abbattere la disperazione che sale dentro di lui. Infatti le dice “mi costa una vita / per niente la darei / ma ho il cuore malato / e so che guarirei”

Curiosità

Quando Mogol scrisse il testo de “Il tempo di morire” (di Motocicletta), con la strofa “motocicletta / 10 hp / tutta cromata” voleva dare l’idea di grossa moto. Solo più tardi si accorse che 10 hp corrispondevano ad una potenza di un motore abbastanza modesto.

Il testo della canzone

Motocicletta 10 HP
Tutta cromata
È tua se dici sì
Mi costa una vita
Per niente la darei
Ma ho il cuore malato
E so che guarirei
Non dire no
Non dire no
Non dire no, no
Non dire no, no
Lo so che ami un altro
Ma che ci posso fare
Io sono un disperato
Perché ti voglio amare
Perché ti voglio amare
Perché ti voglio amare
Perché ti voglio amare
Stanotte, adesso, sì
Mi basta il tempo di morire
Fra le tue braccia così
Domani puoi dimenticare, domani
Ma adesso dimmi di sì
Non dire no
Non dire no
Non dire no, no
Prendi tutto quello che ho
Mi basta il tempo di morire
Fra le tue braccia così
Domani puoi dimenticare, domani
Ma adesso, adesso dimmi di sì
Adesso dimmi di sì
Adesso dimmi di sì
Adesso dimmi di sì, sì, sì, sì
Non dire no
Non dire no, no
Non dire no
Non dire no
Lo so che ami un altro
Che ci posso fare
Io sono un disperato
Perché ti voglio amare
Perché ti voglio amare
Perché ti voglio amare
Perché ti voglio amare
Stanotte, adesso, sì
Mi basta il tempo di morire
Fra le tue braccia così
Domani puoi dimenticare, domani, sì
Ma adesso, adesso dimmi di sì
Adesso dimmi di sì
Adesso dimmi di sì
Adesso dimmi di sì
Uh, dimmi di sì
Sì, che ci posso fare
Io sono un disperato
Perché ti voglio amare
Io sono un disperato
Perché ti voglio amare
Io sono un disperato
Ooh, sono un disperato
Perché ti voglio amare
Fonte: LyricFind

Accordi della canzone di Marinella di Fabrizio De André

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Informazioni sulla canzone

Fabrizio De André scrisse la canzone di Marinella (1962) ispirandosi ad un fatto di cronaca letto su un quotidiano.

L’autore non voleva assolutamente raccontare una storia d’amore ma, come lui stesso disse più volte “la Canzone di Marinella non è nata per caso, semplicemente perché volevo raccontare una favola d’amore. È tutto il contrario”.

Nel 1993, intervistato da Luciano Lanza, disse queste parole sul brano: “ È nato da una specie di romanzo familiare applicato ad una ragazza che a 16 anni si era trovata a fare la prostituta ed era stata scaraventata nel Tanaro o nella Bormida da un delinquente. Un fatto di cronaca nera che avevo letto a quindici anni su un giornale di provincia. La storia di quella ragazza mi aveva talmente emozionato che ho cercato di reinventarle una vita e di addolcirle la morte.”.

Secondo Roberto Argenta, uno psicologo astigiano ed appassionato delle canzoni di De André, l’episodio più plausibile per l’ispirazione della Canzone di Marinella potrebbe essere stato tratto da una notizia di cronaca della Gazzetta del Popolo uscita il 29 gennaio del 1953. Si parlava, infatti, della tragica vicenda di una certa Maria che fu uccisa e gettata nel fiume Olona. Non si seppe mai chi fosse l’assassino.

Anche il testo della canzone senza accordi

Questa di Marinella è la storia vera

Che scivolò nel fiume a primavera

Ma il vento che la vide così bella

Dal fiume la portò sopra una stella

Sola senza il ricordo di un dolore

Vivevi senza il sogno d’un amore

Ma un re senza corona e senza scorta

Bussò tre volte un giorno alla tua porta

Bianco come la luna il suo cappello

Come l’amore rosso il suo mantello

Tu lo seguisti senza una ragione

Come un ragazzo segue l’aquilone

E c’era il sole e avevi gli occhi belli

Lui ti baciò le labbra ed i capelli

C’era la luna e avevi gli occhi stanchi

Lui pose le sue mani sui tuoi fianchi

Furono baci e furono sorrisi

Poi furono soltanto i fiordalisi

Che videro con gli occhi delle stelle

Fremere al vento e ai baci la tua pelle

Dicono poi che mentre…

Fonte: LyricFind

Testo e accordi di L’anno che verrà (Re maggiore) di Lucio Dalla

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Informazioni sulla canzone L’anno che verrà

L’anno che verrà è un canzone scritta, musicata e cantata da Lucio Dalla. Il fortunato brano, che fu scritto e pubblicato nel 1978, venne inserito in un album del cantautore nel 1979. Lucio lo interpretò anche insieme al cantautore Francesco De Gregori.

Inizialmente Lucio dedicò la canzone a Giuseppe Rossetti, un suo grande amico che lo arrestarono per motivi politici (si narra che proprio il cantautore bolognese passò il Capodanno nella cella di Giuseppe). Quindi il testo ha due versioni.

La prima versione fu scritta a Monghidoro nella residenza di Giuseppe Rossetti. L’altra Lucio Dalla la fece insieme all’amico frate domenicano padre Michele Casali, a cui probabilmente si pensa sia dedicata la presente canzone.

Il testo della canzone senza accordi

L’anno che verrà
Caro amico ti scrivo
Così mi distraggo un po’
E siccome sei molto lontano
Più forte ti scriverò
Da quando sei partito
C’è una grossa novità
L’anno vecchio è finito ormai
Ma qualcosa ancora qui non va
Si esce poco la sera
Compreso quando è festa
E c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra
E si sta senza parlare per intere settimane
E a quelli che hanno niente da dire del tempo ne rimane
Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
Porterà una trasformazione
E tutti quanti stiamo già aspettando
Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno
Ogni Cristo scenderà dalla croce
E anche gli uccelli faranno ritorno
Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno
Anche i muti potranno parlare
Mentre i sordi già lo fanno
E si farà l’amore ognuno come…
Fonte: LyricFind

Testo e accordi de I migliori anni della nostra vita (Renato Zero)

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Informazioni sulla canzone de I migliori anni della nostra vita

I migliori anni della nostra vita è una canzone cantata da Renato Zero e scritta da Maurizio Fabrizio, mentre il testo è di Guido Morra.

Il brano, uscito nel 1995, è stato tratto dall’album del cantante “Sulle tracce dell’imperfetto”. Più tardi  fu inserito in altri album: Amore dopo amore (dopo tour del 1999), Figli del sogno (2004) e Arenà – Renato Zero si racconta (2016).

I migliori anni della nostra vita viene riproposta dieci anni dopo al Circo Massimo di Roma durante il Live 8 (luglio 2005). In tale occasione Renato Zero la cantò con Laura Pausini e Claudio Baglioni. Il titolo della canzone è stato preso – tale e quale – dal film The Best Years of Our Lives di William Wyler, uscito in Italia nel 1946.

La canzone ha anche ispirato il titolo di un programma televisivo condotto da Carlo Conti su Rai 1, “I migliori anni”, che apre con le sue note musicali e continua con diversi leitmotiv. Renato vi fu ospite nel 2009 e 2016).

Il cantante ha inserito spesso “I migliori anni della nostra vita” fra i brani di chiusura nelle sue tournée del 1996.

Il testo della canzone senza accordi

No, mamma, no
Non mi puoi deludere, mamma
Solo non ci sto
Sono troppo fragile, mamma
No, mamma, no
Solo non ci sto
Odio le corsie
E le suore pallide, mamma
Cliniche e comforts e le mani candide, mamma
No, mamma, no
Solo non ci sto
Tutta colpa tua
Per te era tutto favole
Solo colpa tua
Il latte tuo era sterile
Sempre colpa tua
Se io non sono come vuoi
Ho paura sai,
Delle crisi isteriche, mamma
Temo il buio e poi
Le correnti gelide, mamma
No, mamma, no
Solo non ci sto
Non ricordi più
La notte mi stringevi a te
Non ricordi più
La notte mi svegliavi, tu
Sempre colpa tua
Se io non sono come vuoi
No, mamma, no
Non mi puoi…
Fonte: LyricFind

Testo e accordi di Piccolo uomo di Mia Martini

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Informazioni sulla canzone Piccolo uomo

Piccolo uomo è una canzone incisa su un singolo da Mia Martini. Fu pubblicata in data 11 aprile 1972 come sua prima incisione della casa Dischi Ricordi di Milano.

Subito dopo l’uscita il brano ottenne un grande successo commerciale e la cantante si trasferì per un periodo a Milano per seguirne l’andamento con il manager Alberigo Crocetta. Quest’ultimo, dopo una fase di stallo della cantante, l’anno precedente, la volle introdurre negli ambienti della musica.

La canzone

In precedenza Alberigo Crocetta decise di lasciare la RCA per approdare alla Ricordi di Milano. La cantante lo seguì e poco dopo incisero Piccolo uomo.

Il testo della canzone fu scritto da Bruno Lauzi e Michelangelo La Bionda, mentre la parte musicale è di Dario Baldan Bembo e Leonardo Ricchi. È ormai noto che quest’ultimo era contrario nell’affidare il brano ad una esordiente e propenso a farla lanciare dai Camaleonti. Piccolo uomo fu invece cantata da Mia Martini e, il 26 maggio 1972, fu presentata al Festival Pop, Beat, Western Express di Londra.

Dopo l’incomprensibile insuccesso di Piccolo uomo a “Un disco per l’estate”, la stessa canzone fu portata al Cantagiro e al Festivalbar, dove la cantante calabrese ottenne la sua prima vittoria.

L’immediato successo avvenne proprio nel periodo in cui Mia Martini era chiamata a partecipare ai più importanti programmi musicali del 1972, come “Adesso musica”, “Senza rete” e “Tutto è pop”.

Piccolo uomo rappresenta il primo grande successo della cantante calabrese. Il brano raggiunse il primo posto della Hit Parade ed ottenne poco più tardi il suo primo Disco d’oro per le vendite.

Testo della canzone

Due mani fredde nelle tue
Bianche colombe dell’addio
Che giorno triste questo mio
Oggi tu ti liberi di me
Di me che sono tanto fragile
E senza te mi perderò
Piccolo uomo, non mandarmi via
Io, piccola donna, morirei
È l’ultima occasione per vivere
Vedrai che non la perderò, no
È l’ultima occasione per vivere
Avrò sbagliato, sì lo so
Ma insieme a te ci riuscirò
Perciò ti dico
Piccolo uomo non mandarmi via, no
Io piccola donna muoio se mi lascerai
Aria di pioggia su di noi
Tu non mi parli, più cos’hai?
Certo se fossi al posto tuo
Io so già che cosa mi direi
Da sola mi farei un rimprovero
E dopo mi perdonerei
Piccolo uomo, non mandarmi via
Io, piccola donna, morirei
È l’ultima occasione per vivere
Vedrai che non la perderò
Io posso, io devo, io voglio vivere
E insieme a…

Fonte: LyricFind