Comporre una canzone: strumenti creativi per scrivere un brano

Proviamo a sviluppare un pezzo già improvvisato e memorizzato

Comporre una canzone: se siete entrati in questo articolo tramite il motore di ricerca è bene leggersi anche quello precedente che tratta l’improvvisazione di un pezzo.

comporre una canzone: uno spartito di Beethoven
Una composizione di Beethoven: la sonata n° 30.

Entrando nel vivo, riportando il tutto su carta

Comporre una canzone: ogni musicista scrive le proprie composizioni in modi diversi. Taluni preferiscono realizzare prima il testo, altri la melodia, altri la sequenza di accordi, altri scrivono a blocchi completi, altri invece scrivono di getto tutto il brano.

La variabilità della qualità dei risultati non dipende dalla maniera di approccio nel comporre una canzone ma da ciò che effettivamente esce dalla testa del musicista. Un metodo di composizione vale l’altro!

Se hai già nella mente un inedito motivetto, inizia pure da esso e tiraci fuori il massimo!

Inizia con il “credo” su ciò che stai creando e fallo con tutto il tuo sentimento. Basta iniziare con una semplice idea, con pochissime note, un’emozione interna catturata sul momento … per poi approdare alla cosa più affascinante, cioè al brano portato a termine!

Ma in che maniera? Ecco alcuni consigli base, che con la pratica e col tempo potrete arricchire con le vostre personali risorse.

L’improvvisazione, chiave della composizione

Abbiamo già visto nell’articolo precedente che la chiave per comporre una canzone è l’improvvisazione. Se hai già nella testa un cenno di una melodia e ti trovi in difficoltà nello sviluppo, puoi ricorrere all’improvvisazione!

Crea un loop (in questo caso una sequenza ripetuta di accordi) in armonia con i tuoi cenni melodici. Fallo partire e suonaci sopra … a mitraglietta! Sentiti libero di scorrere sulle note delle relative scale, che cambiano seguendo la sequenza che tu hai preimpostato. Ciò ti permetterà di trovare suoni per altre variazioni – senza mai tralasciare quelli del terzo e quinto grado – cercando di incastrarli alla perfezione. Questo ti porterà certamente alla ricerca di nuove sequenze melodiche e di accordi, quindi al completamento del brano musicale.

È così che da una semplice idea può nascere una canzone completa.

Strumenti necessari: teoria della musica e confidenza con gli accordi

La teoria musicale è lo spauracchio di molti suonatori che sono diventati bravi – alcuni anche eccellenti – impiegando soltanto le risorse del proprio ”orecchio”.

In ognuno di questi suonatori la teoria della musica suscita emozioni diverse, che vanno dalla noia alla paura di dover affrontare difficoltà intorno a cose che, in pratica, già fanno meravigliosamente! . È un compito assai arduo, per chi già suona bene a orecchio, doversi mettere con il proprio strumento a battere il tempo al rallentatore leggendo con fatica le note di uno spartito musicale. Una cosa veramente disarmante! D’altronde, ognuno di noi vorrebbe saper suonare ed arricchire i propri motivetti senza gli strumenti teorici che ci gravitano attorno, quelli cioè che fanno al nostro caso: le armonizzazioni delle scale.

Tieni però presente che un po‘ di teoria musicale – anche solo quella di alcune sezioni – ti porterà a sbrigliare grossi problemi!

Se hai programmato un loop di 3-4 accordi e ti blocchi, ti basterà quel pizzico di conoscenza teorica per identificare il “modo” e la chiave per continuare con le tue creazioni.

Proviamo a fare un pratico e semplice  esempio. Supponiamo che tu abbia già impostato una sequenza di accordi con la tonalità principale di Do maggiore (Do primo grado, Do nota fondamentale) a cui segue un La minore (sesto grado) e poi un Re minore (secondo grado). Volendo essere ripetitivi è facile capire che stiamo lavorando sulla scala di Do e, che per una possibile risoluzione, dovremo passare attraverso il Sol (quinto grado).

Se vedi che il Do maggiore non è adatto alla tua voce puoi usare una sequenza ad esso relativa (RE maggiore – Si minore, Mi minore, La7, oppure Sol maggiore – Mi minore, La minore, Re7 …). Nonostante si tratti di una sequenza di un semplicissimo rock’n’roll, anche se non proprio del tutto “rock”, ti permetterà di superare ben presto – almeno in un primo periodo – gli ostacoli iniziali e progredire nella composizione dello stesso brano.

Può capitare – ed avviene spesso – che ti blocchi sul ritmo ma non ti scoraggiare! Hai 4 accordi ed un verso! Quando sbagli, fermati e non riprendere la sequenza di accordi dal punto dell’errore ma inizia da capo, rimuovendo completamente l’emozione creata da quel passaggio. Questo perché la sequenza di suoni ha creato in te una sequenza di emozioni – fra cui una errata – che va assolutamente rimossa.

Intercetta l’emozione musicale

Eccoci arrivati al ‘messaggio’ del brano: intercettare l’emozione a cui vuoi arrivare per comporre una canzone. Puoi scegliere se abbinarla ad un senso di inquietudine, a un gesto di rabbia o di amore, o addirittura alle estemporanee emozioni derivate da tutto ciò che al momento ti circonda … quindi piena libertà!

Il tema della canzone che stai creando, oltre a caricare il testo di nuove emozioni, dovrà influire  sul modo in cui proporrai la sequenza di accordi impostata in precedenza.

Impiega la stessa durata per tutti e 4 gli accordi ma con intensità variabile all’interno di più strutturazioni. Infatti sei in fase di creazione e stai soltanto cercando di sperimentare!

Un’altra facilissima sequenza di accordi, su cui si possono creare miriadi di melodie è quella di La – Do – Sol – Re (Mi – Sol – Re – La e relative similitudini) in 4/4, o altri tempi. Ora impiega questo giro in 7/8 (o altro, se vuoi) e sentirai subito il cambiamento del tuo stato emozionale!

Analizza le tue idee e cerca di concretizzarle

Stai progredendo ed hai già alcuni pezzi melodici in armonia con le tue sequenze di accordi, un tempo e, nella tua testa, l’abbozzo globale della struttura. Adesso bisogna riordinare il tutto. Ti accorgerai, magari, che parte del ritornello può avere la funzione del bridge (ponte, passaggio) o viceversa.

Provare, riprovare, ed ancora riprovare, è la chiave della riuscita per comporre una canzone. Nel campo creativo non esistono né regole né vincoli! Una volta assemblato il brano musicale ascoltalo e non ti accontentare del primo risultato! Continua a registrarti cambiando – senza sconvolgimenti di base – tempi e suddivisioni! Metti il tutto a confronto e fai la tua scelta.

Naturalmente – e questo non ci sarebbe neanche bisogno di ricordarlo – interpreta il pezzo adattandolo alla tua tonalità. Fallo ascoltare agli amici, facendo molta attenzione alle loro estemporanee espressioni. Guarda il loro occhi e non accontentarti delle loro semplici parole come “bellino”, “carino”, “gradevole” ecc. ma cerca di percepirne il lato emotivo.

Per concludere: l’arrangiamento

Adesso arriva il momento più bello divertente del comporre una canzone, cioè concretizzare il brano stesso e portalo a termine: è il momento dell’arrangiamento!

Dovrai scegliere la melodia adatta alla voce e distinguerla da quella da adattare al suono ed allo strumento che più ti piace. Questa fase è divertente ed appassionante, tuttavia non è affatto una semplice passeggiata ma richiede altre sperimentazioni, talvolta anche dell’ultimo istante.

Conclusione

In questo articolo ho soltanto dato dei semplici e pratici consigli per aiutare il principiante ad introdursi nel mondo della creazione e lasciarlo poi libero di progredire nei suoi più personali metodi di composizione: insomma … un semplice input!

Imparare a trovare gli accordi di una canzone con la chitarra

Come ricercare gli accordi di una canzone

Basterebbe digitare sui motori di ricerca la frase “testo e accordi della canzone Pinco pallino al mare” e potrete risparmiarvi tempo e fatica!

Allora perché affannarsi a cercare gli accordi di una canzone rischiando di inserire passaggi, concatenazioni e sequenze errate? La risposta è chiara e precisa: perché trattasi di soddisfazioni personali e miglioramento del nostro orecchio musicale! Quindi il consiglio di fare l’”ear training” – allenamento dell’orecchio, perché di questo si tratta – è dato spassionatamente!

Dopo aver letto questo brevissimo articolo, che non ha la presunzione di una pagina accademica, sarete in grado di capire che anche voi avete (e già avevate) a disposizione tutti gli strumenti teorici ed emozionali per la ricerca.

Ogni accordo provoca in noi un tipo diverso di emozione, che dovremo acquisire nel tempo.

Diciamo subito che nella ricerca estemporanea degli accordi di una canzone, nonostante la difficoltà, non occorre assolutamente avere un “orecchio assoluto”. L’orecchio assoluto è quello che riconosce l’esatto tono di una singola nota. È quello che distingue un Do Maggiore da un Do diesis maggiore. …

Trovare prima l’accordo principale

Allora vogliamo provare a trovare gli accordi giusti di una canzone? Da dove partire?

Prendiamo in mano la nostra chitarra assicurandoci che sia perfettamente accordata! L’esatta accordatura ci porta a trovare gli accordi originali, mentre se questa è più alta o più bassa si otterranno accordi non originali ma sempre validi per effetto della relatività delle note che li compongono.

Partiamo con la ricerca della tonalità principale della canzone e quindi l’andiamo a ricercare nell’introduzione o all’inizio del primo brano cantato. Con un po’ di orecchio si riesce a trovare il primo accordo. Ma c’è un modo ancora più facile cioè quello di confrontare il suono dell’ultima nota cantata con una nota della chitarra!

A questo punto abbiamo la nota fondamentale dell’accordo principale, che può essere minore o maggiore. Con la “nota fondamentale”, che è quella che dà il nome all’accordo, abbiamo scoperto – ma solo parzialmente – la tonalità della canzone. Ci manca da capire se trattasi di accordo minore oppure maggiore. Un orecchio un poco esercitato riesce a discernerne la differenza perché l’accordo minore trasmette un’emozione triste, mentre quello maggiore è più allegro. Comunque suonandolo in quel preciso tratto di brano, se è quello giusto, si sente benissimo che è con esso in armonia. 

La capacità di saper distinguere tra accordi maggiori e minori, insieme ad altri tipi di capacità nel vastissimo campo della musica, viene migliorata con l'”ear training”. Questa utile ed insostituibile pratica serve infatti a farci capire le caratteristiche di ogni accordo e, quindi, di rintracciare “a orecchio” gli accordi delle varie canzoni.

È proprio così difficile trovare gli accordi in una canzone?

Ecco che, per il principiante, tutto si fa più arduo! Così sembrerebbe! Coraggio, non è poi così difficile, perché nella stragrande maggioranza dei casi gli accordi sono collegati tra loro con sequenze ben definite. Raramente i compositori di canzoni riescono a formare un intero brano musicale inserendo accordi in piena libertà. No, per fortuna! Ci sono spesso delle sequenze obbligate: ad esempio un accordo di settima di dominante porta quasi sempre all’accordo della tonica (Sol7 verso il Do maggiore o Do minore, re7 verso il Sol maggiore o minore e così via …).

Nella tonalità di Do maggiore (ad esempio) incontreremo molto spesso il Sol maggiore (soprattutto il Sol7) ed il Fa maggiore, nonché il Re minore, il Mi minore e il La minore (si vedano le armonizzazioni delle scale). Per effetto della relatività dei toni facciamo lo stesso ragionamento anche partendo da un accordo principale diverso dal Do: ad esempio un Re Maggiore o un Sol maggiore. Nel primo caso avremo a che fare con accordi come il La maggiore (soprattutto il La7), Sol maggiore, Mi minore, Fa diesis minore e Si minore. Nel secondo caso accordi come Re maggiore (soprattutto il Re7), Do maggiore, La minore, Si minore e Mi minore.

La conoscenza della mappa degli accordi (loro carattere e distanza di toni) aiuterà molto il principiante a rintracciare quelli giusti di una canzone. Molto spesso però questa “mappa” non viene rispettata dai compositori delle canzoni e quindi dovremo allenare il nostro orecchio a riconoscere le varie modulazioni.

Ti accorgerai che con un po’ di pratica e con l’aiuto di carta e matita potrai finalmente avere la soddisfazione di affermare questo: “gli accordi di questa canzone li ho trovati io!”.

Riuscire a improvvisare brani con la chitarra

Imparare ad improvvisare con la chitarra

Findi e Giocatore mentre provano a improvvisare con la chitarra
Findi e Giocatore mentre provano a improvvisare con la chitarra

Ti piacerebbe improvvisare pezzi melodici come un fiume in piena con la chitarra?

Diciamo subito che improvvisare brani musicali, così su due piedi, non è assolutamente facile!
La chitarra, che sia essa classica, acustica o elettrica – come d’altronde ogni altro strumento musicale – risponde bene solo a chi ha molta pratica ed una buona conoscenza delle scale musicali.

Per l’improvvisazione di un pezzo musicale quanto detto sopra non basta: per renderla gradevole all’orecchio, come fanno i professionisti, bisogna innanzitutto aver bene in testa i concetti di base della teoria della musica. Inoltre occorre esercitarsi sugli accordi, velocizzando i cambi di posizione sulla tastiera, nonché conoscere almeno i principali giri armonici.

C’è da dire che tutto questo, però, ancora non basta! Per la creatività musicale – e di creatività si tratta – bisogna esserci portati. Un’ottima capacità d’improvvisazione non dipende solo dal livello dell’abilità tecnica del musicista ma anche – e soprattutto – dal suo grado di creatività. Quindi ci sono grandi chitarristi che non sono capaci di improvvisare ed altri, molto meno esperti, che riescono a creare melodie ricche di altrettante improvvisate gradevoli variazioni di tonalità.

Solo chi ha creatività può riuscirci? No, Anche tu lo puoi!

Anche tu, aspirante chitarrista alle prime armi, puoi acquisire un grandissimo potenziale di riserva e improvvisare ottime melodie!

Imparando alcune nozioni di base potrai finalmente improvvisare con la chitarra.

Questo ultimo discorso contrasta con quanto detto sopra, cioè con il fatto che per improvvisare con la chitarra bisogna soprattutto esserci portati. Tuttavia ci sono delle particolari scale che permettono facilmente di rimanere agganciato alle tonalità dei vari giri armonici anche percorrendo in random i vari tasti ad esse interessate. Trattasi delle scale pentatoniche nel rock, e delle scale nel Jazz fusion (tra le più efficaci ricordiamo la “misolidio”, la “dorica” e la “bacchiana”). Quindi, anche da principiante, apprenderle ed esercitarle aiuta moltissimo alle improvvisazioni.

La creatività è l’anima dell’improvvisazione

È doveroso però ricordare che improvvisare con la “creatività” è tutta un’altra cosa … cosa senza trucchi che va oltre ai passaggi incatenati eseguiti su appositi tipi di scale! La creatività non tutti ce l’hanno e quindi bisogna averla nel sangue!

Lasciamo quindi perdere la “creatività”, cosa tanto grande, per il semplice motivo che chi ce l’ha non ha bisogno delle quattro regolette da cercare nel web. Chi possiede la creatività ha bisogno di un maestro che sappia dargli i migliori consigli – a lui adatti – per i dovuti approfondimenti in base alla sua sensibilità!

Eccoci dunque ad introdurre il disorientato principiante in questo bellissimo mondo, che è l’improvvisazione sulla chitarra.

Iniziamo a conoscere gli accorgimenti essenziali

Come lavorare sull’improvvisazione di un brano

Da quanto appreso nei precedenti paragrafi, per potersi lanciare in tale avventura, abbiamo appena scoperto che occorre acquisire delle basi, fra cui le immancabili scale musicali e gli accordi (almeno i maggiori, minori e di settima), nonché la disinvoltura nel muovere le dita lungo tutta la tastiera della chitarra (mano sinistra e mano destra).

Per poter improvvisare con la chitarra un brano in estemporanea bisogna perciò acquisire solide basi. Una volta creatosi un bel bagaglio teorico-pratico si potrà padroneggiare con la propria fantasia!

Esprimersi  .. in generale

Si potrà quindi farsi domande sull’improvvisazione. Questo perché trattasi di un processo che può benissimo essere paragonato al comune modo di esprimersi di ognuno di noi, cioè, all’apprendimento di un linguaggio.

La chitarra infatti, come tanti altri strumenti, ci dà l’opportunità di esprimere ciò che abbiamo nella testa.

Improvvisare su uno strumento musicale significa mettere in pratica alcune importanti conoscenze teorico-tecniche e applicarle quando ci immergiamo nella creatività!

Nella quotidiana dialettica parlata, quando discutiamo, pur avendo ben preparati argomenti e idee per sostenerli, non facciamo altro che improvvisare costruzioni di frasi. Nel normale linguaggio usiamo le parole che in estemporanea ci vengono alla mente e ci esprimiamo come meglio possiamo. Questo perché? Perché abbiamo acquisito padronanza nel modo di parlare e, quindi, di esprimerci

Ci accorgiamo spesso però – e questa è cosa bella, non brutta – che le nostre frasi non vengono effettuate con lo stampo: per esprimere le stesse sensazioni impieghiamo durante la giornata frasi diverse.

Quando dialoghiamo con le persone non facciamo altro che improvvisare discorsi servendoci di ciò che già abbiamo a suo tempo imparato: parole, grammatica e costruzione logica dei discorsi.

Con uno strumento musicale sotto mano avviene la stessa cosa! Improvvisare significa impiegare ciò che abbiamo acquisito nella teoria della musica (scale, ritmi … ed altro) ma esprimendoci a modo nostro!

L’importanza della conoscenza delle scale musicali

Diciamo pure che non è assolutamente possibile improvvisare con la chitarra alcuna linea melodica se non si è a conoscenza delle nozioni basilari sulle scale.

Se hai deciso di imparare ad improvvisare pezzi melodici mentre un tuo amico esegue dei giri armonici, devi innanzitutto sapere che tutto questo è come imparare una nuova lingua. Per imparare una lingua, infatti, occorre studiarne i vocaboli, la grammatica e la logica di costruzione dei discorsi. Quindi esercitarsi sulle scale musicali è il fulcro dell’improvvisazione!

Come già sopra riportato, solo se sei un talento e hai una straordinaria creatività musicale, potrai prima imparare a “suonare a orecchio” e poi improvvisare tutti i brani che la tua potenzialità emotiva richiama al momento! I “comuni mortali” (me compreso) potranno, sì, improvvisare senza aver studiato la teoria della musica ma certamente talvolta si troveranno di fronte a problemi insormontabili. Due fra questi sono:

  • La vaga incertezza di aver creato una linea melodica che scorra nel rispetto delle varie sequenze tonali.
  • L’ottenimento di suoni non dettati dalla propria anima. Non dimentichiamo che la musica è anche espressione del sentimento!

Le prime scale musicali da imparare per improvvisare con la chitarra

Mi verrebbe da dire “certamente le pentatoniche”! … Ma come si possono capire le scale pentatoniche se non si conoscono quelle da cui esse vengono formate? Cioè le scale maggiori e minori? Il consiglio è quello di studiarle tutte per importanti motivi, che esulano dall’improvvisazione, poi iniziare a fare qualche esercizio di creatività con quelle pentatoniche. Queste ultime, essendo composte da cinque note si prestano meglio all’orecchio ed alla inesperta tecnica del principiante.

Naturalmente, dopo i primi successi e le prime soddisfazioni avute dalle scale pentatoniche si può passare alla creazione estemporanea di pezzi sulle scale maggiori. Bisogna tenere presente, però, che non sarà un compito facile!

Una volta acquisita la desiderata disinvoltura d’improvvisazione sulle scale maggiori si potrà quindi lavorare sulle scale minori naturali e, poi, sulle minori armoniche e minori melodiche, arricchendo così le esecuzioni.

Il primo approccio che conduce all’improvvisazione sulla chitarra

Inizia ad imparare la scala maggiore più facile, ovvero la scala naturale, quella del Do maggiore, nonché quella del La minore. Esercitati sulla sequenza tradizionale, a salire ed a scendere, memorizzandone i due semplici e facili motivetti. Poi comincia a eseguirle in sequenze variabili, cominciando una vera e propria personale “creazione”, cercando sempre di memorizzare tuo ordine di concatenazione. Non devi – nei primi esercizi – assolutamente pizzicare note fuori dalla stessa scala!

Poco a poco ti accorgerai di avere un orecchio più sviluppato e sarai sorpreso dalla ricchissima varietà di pezzi inventati randomizzando le note nei vari istanti. Ebbene sì! Sono questi i primi passi lungo la strada che ti conduce dritto verso l’improvvisazione.

Improvvisare un brano significa dare sfogo alla tua emotività rendendoti libero da tutto. Infatti l’improvvisazione è pura libertà. Naturalmente, la melodia creata deve essere gradevole all’orecchio!

Trattasi effettivamente di libertà allo stato puro? Dipende!

Tra due improvvisatori messi a confronto risulteranno certamente di migliore qualità le creazioni di quello che la propria libertà la usa seguendo alcune regole musicali, anche se sembra che queste non ci siano. Trattasi di impiego della tecnica, ovvero degli strumenti tecnici acquisiti nel tempo per tal proposito: gli accordi!

Quante più variazioni di accordi tu fai, tanto più sarai in grado di improvvisare con la chitarra e di inseguire ulteriori sviluppi riguardo la tua creatività. Curare la tecnica delle tue mani (la mano sinistra – la mano destra – plettro) corrisponde certamente al miglioramento del tuo “orecchio musicale”.

Esercitando la tua fantasia con la chitarra sulle scale musicali, mantenendo un certo ritmo – non importa quale, purché lo si rispetti – riuscirai meglio a impararne le basi. Da queste ultime, una volta assimilate, potrai un giorno affrancarti e realizzare in estemporanea le più svariate e gradevoli concatenazioni di accordi.

Allora dai! È è ora di iniziare! Una volta acquisita la desiderata disinvoltura negli esercizi sulle scale e sugli accordi potrai permetterti di pensare alle improvvisazioni!

Come realizzare brani improvvisati

Da dove si inizia? Questo è stato già detto: dalle scale e dagli accordi! Subito dopo aver acquisite le relative tecniche, se proverai a creare estemporanee melodie ti accorgerai spesso della mancanza di fantasia. Questo è normale perché vi trovate in un nuovo mondo!

La prima cosa da fare è ascoltare le frasi già fatte di altri chitarristi provando ad identificarne le note e le rispettive variazioni tonali, e quindi eseguirle. Imparare, cioè, brani, fraseggi, segmenti, melodie, gimmick, riff, introduzioni, assoli ..

A forza di insistere, comprenderai che ogni pezzo da te riprodotto fedelmente può essere variato a tuo piacimento. Quindi, avendo come campione i pezzi già imparati, potrai – inizialmente, ma soltanto inizialmente – sbizzarrirti nella ricerca delle similitudini tra le varie frasi musicali. Già da subito potrai integrarle nei nuovi tuoi contesti. Più tardi invece sarai in grado di creare senza il bisogno di variare pezzi già conosciuti.

Imparare ad improvvisare con nuove frasi musicali

Certamente queste prime tappe non sono una passeggiata! Sono necessari esercizi e relative metabolizzazioni. Una volta superato questo scoglio sarà la volta dello scatenamento della fantasia nella creazione di frasi musicali in base alle emozioni estemporanee.

Ti accorgerai in seguito che più si arricchisce il repertorio delle tue creazioni meno ancora avrai bisogno di ricorrere alla variazione di esse per proporle sul momento. Riuscirai invece a creare, di sana pianta, sempre più inediti motivi, mentre la tua esecuzione risulterà più fluida e spontanea!

Nell’improvvisazione attenzione al tranello principale, cioè quello di girare a vuoto! Molti chitarristi nelle improvvisazioni sfruttano spesso il loro repertorio mnemonico impiegando, più o meno, le stesse frasi imparate in precedenza. Lo fanno trasformandole per adattarle al momento. Frasi che accuratamente custodiscono come parti integranti del loro vocabolario.

Ma se da un lato queste frasi musicali “di base” avvantaggiano il chitarrista, che le può impiegare in ogni occasione e in qualsiasi contesto musicale, dall’altro lato si scontrano con la perdita della freschezza! Quindi occorre sempre rinnovarsi. E .. rivolto a te, il fatto di rinnovarti ti abituerà ad avere un approccio più semplice con la tua creatività: insistere, insistere ed insistere! Rinnovare, rinnovare e rinnovare!

Insistere, sì, ma anche ricerca di nuove tecniche!

Non basta insistere e rinnovare i pezzi ma occorre anche insistere e rinnovare sempre più le nuove tecniche. Questo perché fra le miriadi di frasi da inventare si incontreranno anche quelle che pretendono altri tipi di approcci. Non solo … si dovranno alternare e concatenare, oltre alle frasi, anche le varie tecniche.

Come fare? Difficile spiegarlo con il testo, quindi imita i chitarristi che reputi migliori di te carpendo le frasi e i riff delle loro improvvisazioni. Esercitati ad integrarle con la tua fantasia, sviluppando la tua creatività, anche attingendo da altre fonti. Ispirati al loro stile per cambiarlo e poi crearne uno tuo personale del tutto nuovo.

Usare le stesse frasi e cambiarle va bene (lo fanno tutti)! Naturalmente esercitati su più ritmi, su più giri armonici (precostituiti e non) e sulle più svariate sequenze di accordi. Ricorda che si possono suonare le note anche in ordine inverso risolvendo sempre nel rispettivo accordo del momento.

Tentativi su tentativi

L’importante per lo sviluppo della creatività d’improvvisazione è fare tentativi su tentativi, anche quelli che appaiono più stravaganti, perché spesso sono proprio questi ultimi a dare originalità al pezzo. Ascolta anche assoli di altri strumenti.

Alla ricerca della libertà espressiva

Hai acquisito nozioni di teoria musicale? Se sì, è proprio grazie a questo che che hai ottenuto dei grandi risultati.

Adesso, che hai acquisito la pratica e puoi padroneggiare meglio con la tua chitarra, prova razionalmente a liberarti dai lacci teorici ed improvvisa impiegando esclusivamente le tue emozioni. Fai scorrere le dita liberamente! Probabilmente capiteranno anche note stonate, nonché orrende concatenazioni, ma ti accorgerai di aver rese più fluide le tue esecuzioni. Potrai sempre riprovare e sostituirle nelle giuste sequenze tonali e ritmiche.

Usa la camera del tuo smartphone e registrati mentre esegui improvvisazioni con la tua chitarra: bastano pochi minuti giornalieri! Fallo in piena libertà! Quando ti rivedi nel filmato sii critico – molto critico ma in modo costruttivo – dando per scontato che troverai note da correggere o da migliorarne sequenza e concatenazione!

E … concludendo!

Quel lasso di tempo che rubi alle tue esercitazioni giornaliere per creare improvvisazioni non considerarlo alla stessa stregua di uno studio! Fai in modo che diventi il momento di pausa più libero e spassionato. Rendilo puro divertimento impiegando tutti i tuoi sentimenti emotivi, raggiungendo quel climax di forza altamente accelerativa!

Comporre una canzone: strumenti creativi per scrivere un brano

Storia della chitarra

La chitarra attraverso la Storia

Innanzitutto cos’è la chitarra .. in parole povere!

La chitarra – detto così in generale – è uno strumento musicale che appartiene alla categoria dei cordofoni. Essa è costituita da un manico (tastiera) e da una cassa armonica con fasce piatte. Entrambi hanno il loro punto di attaccatura delle corde: piroli registrabili sulla paletta all’estremità del manico, e ponticello (generalmente fisso) sulla tavola armonica della cassa.

Per ottenere il suono occorre pizzicare le corde facendole vibrare con le dita (unghie e/o polpastrelli), o con il plettro. Il suono così generato, ottenuto, con toni variabili, dipende da diversi fattori fra i quali ne ricordiamo soltanto i principali: il diametro della corda, la tensione della stessa e la sua lunghezza variabile.

  1. Il primo (diametro della corda o spessore) rimane fisso sin dalla prima scelta e non è registrabile. Lo spessore più grosso è quello del Mi basso, mentre quello più piccolo appartiene al Mi cantino..
  2. Il secondo (tensione) si può regolare agendo sui registri della corde, la cui regolazione viene fatta periodicamente (accordatura della chitarra), talvolta anche con alcune preferenze personali. Aumentando la tensione delle corde si ottengono toni più alti. La normale accordatura è quella che – partendo dai toni bassi – corrisponde alla sequenza Mi-La-Re-Sol-Si-Mi.
  3. Il terzo (lunghezza variabile) si ottiene accorciando (o allungando) via via la corda proprio in fase di esecuzione del pezzo musicale, praticamente suonando, sia per studio che in esibizione estemporanea. Questo è permesso dalle barrette sul manico, che formano un abbondante numero di tasti. La mano sinistra, che si muove sulla tastiera (talvolta anche a velocità strepitose), accorcia o allunga la parte di corda pizzicata fino al raggiungimento della lunghezza originale, che mai potrà essere superata.

Lo strumento degli antichi egizi può essere paragonato alla nostra chitarra?

Nell’antico Egitto, nel periodo della regina Hatshepsut – più o meno nel 1500 a.C. – la cantante Egizia Har-Mose nelle proprie esibizioni canore si accompagnava con uno strumento musicale a 3 corde.

Quella chitarra, se così la possiamo chiamare (personalmente credo di no) aveva una cassa di risonanza di materiale ligneo (cedro levigato) fasciata con cuoio.

Possiamo definirla, almeno, come modello ancestrale della chitarra? Forse! (Ma è sempre un’affermazione personale).

Più tardi l’uso di questo strumento musicale, assai maneggevole e pratico, con l’aggiunta di una quarta corda, si diffuse nelle popolazioni mesopotamiche, quindi nel continente europeo.

Secondo le varie filosofie, assegnare un preciso periodo alla nascita della chitarra è assai difficile! Per alcuni del settore, gli strumenti a corde sono sempre esistiti nella Storia dell’uomo.

Storia della nostra chitarra

Andando indietro nel tempo, cavalcando a ritroso quello nostro, incontriamo le prime antenate della chitarra (a quattro e cinque corde) già nel periodo medievale. Leggermente diversi, ma sempre avvicinabili ad esse, erano i liuti persiani a quattro corde.

La chitarra medievale ebbe la sua prima evoluzione ed espansione nel periodo barocco. Dal Seicento, infatti, iniziarono ad apparire i primi progetti con le innovazioni di Antonio de Torres (spagnolo) da cui nacque il prototipo, ben più voluminoso, assai prossimo alla chitarra classica moderna [Allorto, pag. 5, anno1990].

L’allargamento della cassa armonica e la buca sulla tavola anteriore si resero necessari per compensare la perdita di sonorità dovuta al fatto che l’antico strumento fosse a doppia corda.

Gli antichi definivano il loro strumenti a “quattro cori”, “cinque cori”, “sei cori” quando avevano rispettivamente otto, dieci o dodici corde. Quindi un coro comprendeva due corde ed aveva lo scopo di produrre un tono più armonico e sonoro [Radole, pagina 127, anno 1997].

La chitarra a sei corde singole iniziò piano piano a diffondersi già in quello stesso periodo, sostituendo lo strumento del tipo barocco. La nuova chitarra, ben più voluminosa e robusta, risultò anche più facile e confortevole nell’uso, con apprezzabili sonorità, nonostante la mancanza di accoppiamenti di corde.

L’apparizione della chitarra a sei corde

Alla fine del Settecento nel meridione della nostra penisola furono i liutai napoletani a fabbricare le prime chitarre a sei corde. Queste apparvero con la cassa armonica assai meno ingombrante di quelle del secolo precedente.

Il legno impiegato era di acero e di albero da frutto. Esiste ancora la chitarra “napoletana” più antica, costruita da Antonio Vinaccia, che risale al 1764. Essa appartiene ad una longeva famiglia di artigiani-liutai napoletani.

Chitarra a sei corde realizzata nel 1795 da Gian Battista Fabricatore
Chitarra a sei corde realizzata nel 1795 da Gian Battista Fabricatore. Si trova a Milano nel Museo degli strumenti musicali (foto da Wikipedia)

Osservando la chitarra di Gian Battista Fabricatore del 1795 (si veda la foto riportata in alto), sia nell’insieme che nei dettagli, si presenta più o meno con le stesse caratteristiche del nostro odierno strumento.

Nel corso del XIX secolo l’arte della liuteria raggiunse livelli raffinatissimi.

I pionieri napoletani Giovanni Battista e Gennaro Fabricatore lasciarono un’enorme impronta nella transizione tra i liuti del Settecento e quelli a loro contemporanei, passando definitivamente alle sei corde singole.

Altrettanto si può dire della dinastia Guadagnini nel Torinese che acquisì un meritato valore di prestigio.

A Cremona, Carlo Bergonzi, attivo nel periodo a cavallo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, mise a punto alcune caratteristiche chitarre a 6 corde.

Anche in Spagna, considerata la culla della chitarra, nello stesso periodo, o poco dopo, lo strumento a 6 corde singole incominciò a diffondersi a macchia d’olio, soprattutto a Malaga e Siviglia.

In Francia, intorno al 1820, prende forza anche grazie al liutaio Renѐ François Lacôte, che divenne in poco tempo uno dei più apprezzati strumenti a corde dai coevi maestri di chitarra, tra cui citiamo Ferdinando Carulli e Fernando Sor.

Le integrazioni di Antonio de Torres

I primi strumenti a corda che testimoniano gli studi del De Torres risalgono al 1854 e già comprendono tutte le caratteristiche dell’attuale chitarra classica.

Fu lui il primo a prendere in considerazione l’importanza della tavola armonica, ampliandone la superficie e trovando l’ideale posizionamento del ponticello (punto in cui le corde risultano alla loro massima larghezza). Si veda a questo proposito la pagina che chiarisce l’intonazione della chitarra.

Applicò tre catene trasversali alla tavola, due sopra la buca e una sotto di essa. In quest’ultima, in corrispondenza del ponte, si evidenziano sette raggi simmetrici a ventaglio.

Più tardi (1862) Antonio de Torres realizzò una chitarra alla quale applicò fasce e fondo di cartone a scopo dimostrativo dei suoi studi sull’importante influenza dell’incatenatura sulla tavola armonica. Le moderne misure del manico, nonché la tastiera e la forma del ponte rispecchiano ancora le tesi del Torres.

La chitarra folk

Una delle chitarre di Martin in stile Staufer
Una delle chitarre di Martin in stile Staufer (intorno al 1838), New York (foto da Wikipedia)

La prima chitarra folk fu realizzata dal liutaio tedesco Christian Frederik Martin dopo un proficuo apprendistato presso la bottega di liuteria della famosa famiglia Staufer di Vienna.

Nel 1833 Christian si trasferì a New York da Mark Neukirchen, allestendo un negozio a Hudson Street 196, dove svolse le sue attività di rivenditore (dettaglio e grossista) e importatore di strumenti musicali [Osborne pagina 204, anno 2012].

Qui si dedicò – oltre che alla riparazione di strumenti in legno – alla ideazione ed alla realizzazione di nuovi tipi di chitarre acustiche con corde di budello, la cui strutturazione seguiva il modello Legnani di Staufer[Allorto, pagina 9, anno 1990].

Nel 1920 la liuteria Martin era già abbastanza conosciuta e, nel 1838, con la nuova ed ingrandita azienda a Nazareth (Pennsylvania) Christian cominciò a dedicarsi alla costruzione di chitarre con corde metalliche (acciaio), stimolato soprattutto dai “musicisti country”.

Data la forza di tiraggio dell’acciaio, ben superiore a quella del budello trattato, la nuova chitarra richiese consistenti riadeguamenti su tutta la struttura della cassa. L’incatenatura, da parallela, passò ad incrociata a “X” (già realizzata intorno al 1850). Tale sistema lo troviamo ancora oggi nella maggior parte delle chitarre[Carta, pagina 20, anno 2011].

Nasce la chitarra elettrica

La chitarra, nel corso della Storia della musica, ha sempre avuto i suoi meritati apprezzamenti, sia per la qualità del suono che per le sue vaste versatilità.

Purtroppo si inseriva male nelle orchestre data la bassa sonorità di volume rispetto agli altri strumenti. Si doveva quindi trovare una soluzione … ma tale soluzione non poteva esistere senza l’avvento dell’elettricità.

Se si pensa che il primo rudimentale impianto elettrico – a cui seguì la distribuzione della corrente a livello planetario – fu realizzato nel 1889 (Westinghouse), si deduce che la “Storia della chitarra elettrica” parte da un passato alquanto recente.

La prima chitarra Gibson

Nella bottega di Orville Gibson, famoso liutaio statunitense, si effettuarono i primi esperimenti sui mandolini e, quindi, sulle chitarre.

I primi strumenti “modificati” apparvero con cassa arcuata e tavola a buca ovale. Per ottenere un suono più potente le corde di budello furono sostituite con quelle di acciaio. Si crearono in tal modo tutte le premesse per la cosiddetta “chitarra archtop” (chitarra elettrica).

Fu Lloyd Loar – progettista dei modelli di chitarra Gibson – che per primo, intorno al 1920-24, effettuò le prime prove di amplificazione elettrica, applicando rilevatori di suono in prossimità delle corde.

Un forte aiuto alla nascita della chitarra elettrica fu dato soprattutto grazie agli esperimenti di Adolph Rickenbacker che, nel 1931, inventò il pick-up elettromagnetico. Questo accessorio era in grado di rilevare e trasmettere gli effetti vibranti delle corde, trasformandoli in impulsi elettrici.

Il pick-up entrò subito in uso negli strumenti poveri di acustica, fra i quali naturalmente primeggiava la chitarra. Nacque così la chitarra “lap steel” (“frying pan guitar”) che fu diffusa in due modelli: A22 e A25 [Denyer, pp. 46-47, anno 2000.].

Il modello ES 150 della chitarra elettrica Gibson

Chitarra elettrica Gibson mod. ES 150 anno 1936-41
Chitarra elettrica Gibson mod. ES 150 anno 1936-41 (foto da Wikipedia)

Nel 1935 la casa costruttrice Gibson lanciò il modello ES 150. Si trattava di chitarra semiacustica con una normale cassa di risonanza, che al posto della tradizionale buca aveva le aperture formanti una “f” sulla tavola armonica. Il modello aveva un unico pick-up che comprendeva tutte le corde.

La nuova chitarra riscosse ampi consensi tra i chitarristi e finalmente, grazie all’amplificazione elettrica, incominciò ad avere più importanza nelle orchestre proprio per la sua ricca modulazione di volume.

Grazie al pick-up gli strumenti a corde poterono così inserirsi meglio, talvolta anche dominando con gli assoli, nelle formazioni dei tempi musicali e non subire più il sovrastante volume di altri strumenti di accompagnamento.

Perfezionamento della chitarra elettrica

Molte case costruttrici seguirono l’esempio della Gibson fabbricando nuove chitarre elettriche, amplificando di fatto soltanto il suono di strumenti con cassa armonica.

Ben presto però ci si rese conto che i pick-up applicati sulla cassa acustica producevano un suono con troppe armoniche, nonché il fastidioso effetto di “feedback”. Quest’ultimo era anche capace di uccidere i tempi delle battute soprattutto a ridosso dei cambi di tonalità: la cassa dello strumento (chitarra e generalmente tutti i cordofoni), infatti, entrando in risonanza con il suono amplificato (effetto Larsen), creava sgraditi echi armonici. Questi, talvolta, rendevano quasi impossibile il giusto scorrere della linea melodica. Inoltre si creavano fischi assai difficili a gestire. Tanto per rendersi conto del grado di fastidio di quei fischi possiamo paragonarli anche con quelli degli attuali strumenti amplificati quando cerchiamo di alzare il volume in maniera esagerata.

Si pensò quindi di sostituire la cassa acustica con un blocco ligneo massiccio. Fu Les Paul, chitarrista con alte risorse di creatività tecnica, che per per primo, nei laboratori della Epiphone, nel 1941 creò il prototipo senza la presenza di una cassa acustica (il famoso modello “The Log”). Il musicista-inventore lo propose alla Gibson dalla quale ebbe un solenne rifiuto.

La suddivisione del pick-up

Insieme ai pick-up si sviluppò anche l’amplificatore. Nel 1948, dopo approfonditi studi, il progettista di amplificatori Leo Fender pensò di dividere in due quell’unico pick-up, dando così una svolta definitiva alla chitarra elettrica. Dal suo laboratorio uscì, infatti, la chitarra “Broadcaster” con il corpo in legno duro e due due pick-up registrabili con possibilità di miscelazione.

La nuova chitarra elettrica si presentava con il consistente vantaggio di sveltire le fasi di costruzione e assemblaggio, che divennero assai più semplici.

L’inedito modello riscosse subito l’approvazione dei chitarristi ed il successo non poteva assolutamente mancare. Infatti la chitarra elettrica Broadcaster (l’attuale Telecaster), ancor oggi esce dai laboratori della Fender.

Oggi i pick-up sono disposti uno per corda.

Accordi Chitarra – 10 canzoni facili da eseguire sul momento

Accordi Chitarra – canzoni facili da accompagnare

Canzoni facili da suonare con la chitarra
Canzoni facili da suonare con la chitarra

Anche se avete imparato soltanto alcuni accordi – intendo quelli di base, magari con un ulteriore e veloce ripassino – nella sezione accordi di questo sito web (gli accordi nella chitarra e loro formazione), molto probabilmente starete cercando brani facili da eseguire.

Ebbene! In questa pagina potrete già cantare, con i giusti accordi, brani musicali di buon gradimento.

Quando avrete preso più padronanza della chitarra potrete passare alle canzoni più famose di tutti i tempi (Canzoni facili e famose con testi originali ed accordi).

Imbracciate le chitarre e gettatevi felici e spensierati nel canto!

Come suonarli correttamente

Naturalmente, come già sopra accennato, starete cercando qualche facilissimo brano musicale da eseguire. Siete nel posto giusto perché questa pagina contiene i link per poter raggiungere dette canzoni, provviste di testo, accordi e note informative riguardo gli autori ed i contenuti, nonché notizie sulla casa discografica. Se non siete ancora all’altezza della situazione il consiglio è quello di iniziare il corso (tutto free) di questo sito web alla pagina Lezioni di chitarra

10 canzoni facili da suonare scelti per i principianti

Testo e accordi di Ho imparato a sognare dei Negrita

Ho imparato a sognare dei Negrita

La band musicale dei Negrita

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Il testo di Ho imparato a sognare

Ho imparato a sognare è un brano scritto e cantato dai Negrita ed interpretato anche da Fiorella Mannoia. Per la cantante fu inciso in un singolo estratto dall’album di cover “Ho imparato a sognare”, della stessa Mannoia, uscito dalla Sony Music il 6 novembre 2009. Per l’appunto il brano interpretato da lei è una cover dell’omonima canzone della band musicale Negrita.

Di ”Ho imparato a sognare” è in circolazione anche un videoclip diretto dal registra Gaetano Morbioli, specializzato in questo genere di presentazione.

Lo stesso brano uscì poi dagli studi della Sony Music il 24 settembre del 2013 nella compilation Pink Is Good, con la partecipazione di Fiorella Mannoia. Tutto il ricavato fu devoluto a favore della Fondazione di Umberto Veronesi per la lotta contro il tumore al seno.

Album da cui fu estratto il brano

L’album, che riporta lo stesso titolo della canzone, raccoglie altre 9 celebre celebri cover di band e cantautori nazionali, tra cui Renato Zero, Lucio Battisti, The Rokes, Cesare Cremonini,Tiziano Ferro, i Negrita ed i Negramaro. L’album comprende anche due bonus track: Caffè nero bollente, nuova versione e, L’amore si odia cantato in duetto con Noemi.

Il testo di Ho imparato a sognare

Ho imparato a sognare
Che non ero bambino
Che non ero neanche un’età
Quando un giorno di scuola
Mi durava una vita
E il mio mondo finiva un po là
Tra quel prete palloso
Che ci dava da fare
E il pallone che andava
Come fosse a motore
C’era chi era incapace a sognare
E chi sognava già
Ho imparato a sognare
E ho iniziato a sperare
Che chi c’ha avere avrà
Ho imparato a sognare
Quando un sogno è un cannone
Che se sogni
Ne ammazzi metà
Quando inizi a capire
Che sei solo e in mutande
Quando inizi a capire
Che tutto è più grande
C’ era chi era incapace a sognare
E chi sognava già
Tra una botta che prendo
E una botta che dò
Tra un amico che perdo
E un amico che avrò
Che se cado una volta
Una volta cadrò
E da terra, da lì m’alzerò
C’è che ormai che ho imparato a sognare non…

Testo e accordi di Come si cambia di Fiorella Mannoia

Come si cambia di Fiorella Mannoia

La cantante Fiorella Mannoia

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Informazioni generiche sulla canzone della Mannoia

Come si cambia, è una canzone cantata da Fiorella Mannoia e presentata dalla stessa cantante al Festival di Sanremo nel 1984. Il brano fu inciso in un 45 giri, nel cui lato B c’è Fai piano.

“Come si cambia” nella popolare manifestazione sanremese si classificò soltanto al quattordicesimo posto. Nonostante ciò ebbe un buon successo nelle vendite, dando un’importante spinta alla carriera di Fiorella, che in un’intervista dichiarò: «Come si cambia è stato il pezzo che mi ha fatto capire che cantare era ormai diventato il mio mestiere. E soprattutto, ho capito che la mia vocazione era quella di toccare la corda delle emozioni»

Altre interpretazioni

Il brano fu cantato dalla stessa Fiorella Mannoia in duetto con Noemi (Veronica Scopelliti) nell’album cover “Ho imparato a sognare tour”.

La stessa Noemi ne incise una versione cantata a cappella nell’album “Donne” insieme ai Neri per Caso.

Come si cambia fu poi inserito nella compilation delle 100 canzoni più belle del Festival.

Il testo di Come si cambia

Un pomeriggio della vita ad aspettare che qualcosa voli
Indovinare il viso di qualcuno che ti passa accanto
Tornare indietro un anno un giorno
Per vedere se per caso c’eri
E sentire in fondo al cuore un suono di cemento
Mentre ho già cambiato uomo un’altra volta

Come si cambia per non morire
Come si cambia per amore
Come si cambia per non soffrire
Come si cambia per ricominciare

Con gli occhi verdi e brillantina
Sei tu il duemila certo che verrò
Acida è la pioggia sopra le mie spalle nude
E dentro un taxi nella notte
Avere freddo e non sapere dove
Sopra un letto di bottiglie rotte strapazzarsi il cuore
E giocare a innamorarsi come prima

Come si cambia per non morire
Come si cambia per amore
Come si cambia per non soffrire
Come si cambia per ricominciare

Quante luci dentro hai già spento
Quante volte gli occhi hanno pianto
Quante le incertezze già perse

Come si cambia per non morire
Come si cambia

Sentire il soffio della vita
Su questo letto che fra poco vola
Toccarti il cuore con le dita
E non avere paura di capire
Che domani è un altro giorno

Come si cambia per non morire
Come si cambia per amore
Come si cambia per non soffrire
Come si cambia per ricominciare
Come si cambia per non morire

Testo e accordi di Radioattività dei Baustelle

Radioattività dei Baustelle

la band Baustelle (novembre 2016)
La band Baustelle nel novembre 2016 (foto da Wikipedia)

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Informazioni generiche sulla canzone dei Baustelle

La canzone Radioattività, pubblicata il 29 gennaio 2013, appartiene al primo album dei Baustelle intitolato Fantasma, in cui la stessa band assunse (insieme a Marco Tagliola, sound engineer) il ruolo relativo alla produzione.

In un’intervista Francesco Bianconi dichiarò che “… volevamo toglierci lo sfizio, forse ci sentiamo più sicuri, volevamo anche che ci fosse la nostra visione musicale a trecentosessanta gradi senza nessuno che facesse da filtro. In questo modo non c’è nessuna figura a cui delegare la responsabilità… e infatti è un lavoro grosso e importante che si traduce anche in ansie e fatica, ma va bene così.

Nell’album, composto da quattro canzoni, insieme a Radioattività troviamo: Maya colpisce ancora, Cristina e Il finale.

Il tema generale, comune a tutte e quattro le canzoni, è dedicato al tempo ma, a seconda dei brani, spazia tra l’amore, la morte, la spiritualità e l’assenza, interessando anche temi sociali.

Il titolo dell’album, “Fantasma”, come affermato dallo stesso Bianconi “sintetizza la nostra idea di tempo: è il passato che appare nel presente. Ma oggi anche il futuro è un fantasma, non ha contorni definiti che avrebbe avuto 25 anni fa. La parola fantasma evoca infinite suggestioni, da Edgar Allan Poe al Canto di Natale di Dickens, passando per la grafica della copertina, che si rifà ai film horror di quarant’anni fa. Ma il solo fantasma di cui avere paura è dentro di noi“.

Radioattività, insieme ad un’altra canzone dello stesso album (Il futuro), fu elaborata in versione strumentale per la colonna sonora de’ “I corpi estranei”, un film di Mirko Locatelli uscito nel 2013.

Per saperne di più seguire il link su Wikipedia

Il testo di Radioattività

Piove
sugli orizzonti sfocati
sui nostri tempi deviati
gocce di pioggia di Londra
vista dal basso, dall’ombra
sembra che il mondo le implori, sembra non cessino più, sembra una fine

Neve
che immobilizza i polmoni
che cristallizza pulsioni
neve del cielo di Mosca
non guarda in faccia nessuno
pare che il mondo l’adori
mondo che non prega più

Bisogna avere fede
navigare nello spazio siderale
presupporre l’aldilà
che siamo troppo avvezzi a stare male
a proteggerci dal sole
dalla radioattività

Giorni
in cui sembravi perduto
ed evocavi il passato
giorni che telefonavi
e mi lasciavi da sola
a brancolare nel buio
e dubitavi di me

Bisogna avere fede
navigare nello spazio siderale
superare l’aldilà
che siamo troppo avvezzi a stare male
a proteggerci dal sole
dalla radioattività

di stanchi simboli
di troppo tempo fa
oggi cambio pagina
chi vuole andare va

Bisogna avere fede
esplorare ogni spazio siderale
abolire l’aldilà
così ti stringo forte, grido amore
cerco il bene nell’orrore
e l’eterno nell’età.

Testo e accordi di Mio fratello è figlio unico di Rino Gaetano

La canzone di Rino Gaetano

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Informazioni generiche sulla canzone

Foto di Rino Gaetano
Un’immagine di Rino Gaetano (foto di Obbino)

“Mio fratello è figlio unico”, scritta e lanciata nel 1976 da Rino Gaetano, possiamo considerarla  come un invito ad essere sempre se stessi.

Il brano di Rino parla di Mario, un uomo che pur seguendo le mode – senza accanimento – ragiona con la propria testa.

Trattasi di una delle canzoni più popolari di Rino Gaetano, che ci emoziona facendoci fare un bellissimo salto indietro nel tempo. Proprio così: ci emoziona! La voce di Rino appare schietta e sincera, proveniente dal cuore. Ascoltandola ci accorgiamo che non si tratta di strofe finte e ipocrite ma di versi pieni di significato, che hanno sapore di storia.

Io stesso, che ho vissuto gli anni Settanta, ogni volta che l’ascolto vengo proiettato in quell’epoca.

La canzone in esame appartiene all’omonimo album (il secondo) di Rino Gaetano.  Rolling Stones (una rivista statunitense di musica, politica e cultura popolare) l’ha inserito nella quattordicesima posizione dei “100 dischi italiani più belli di sempre”.

Come è concepito il testo

Il testo del brano di Rino è concepito in base ad un insieme di luoghi comuni, tipici dei ragazzi degli anni Settanta. All’epoca lo stereotipo della “normalità” era quello di seguire determinate mode e viverle come regole di vita quotidiana.

“Chi non è andato a sfogare i propri istinti con donne di facili costumi?” Poi “Chi non ha preso il treno rapido per spostarsi da una città all’altra?” E poi ancora  “Chi non ha avuto paura ad affrontare un intervento chirurgico?” Beh Mario, cioè Rino, che si definisce “figlio unico” lontano dalle mode e dai luoghi comuni, è indipendente e si concede il lusso di vivere la vita con la propria testa.

Tuttavia Mario si sente solo e non riesce ad inserirsi in quella società, colma di cliché e di regolette quotidiane, che ognuno segue e assimila.

Per saperne di più su Wikipedia.

Il testo di del brano di Rino Gaetano

Perché non ha mai trovato il coraggio d’operarsi al fegato
E non ha mai pagato per fare l’amore
E non ha mai vinto un premio aziendale
E non ha mai viaggiato in seconda classe
Sul rapido Taranto-Ancona
E non ha mai criticato un film
Senza prima, prima vederlo

Mio fratello è figlio unico
Perché è convinto che Chinaglia
Non può passare al Frosinone
Perché è convinto che nell’amaro benedettino
Non sta il segreto della felicità
Perché è convinto che anche chi non legge Freud
Può vivere cent’anni
Perché è convinto che esistono ancora
Gli sfruttati malpagati e frustrati

Mio fratello è figlio unico
Sfruttato, represso, calpestato, odiato
E ti amo Mario
Mio fratello è figlio unico
Deriso, frustrato, picchiato, derubato
E ti amo Mario

Mio fratello è figlio unico
Dimagrito, declassato, sottomesso, disgregato
E ti amo Mario
Mio fratello è figlio unico
Frustato, frustrato, derubato, sottomesso
E ti amo Mario
Mio fratello è figlio unico
Deriso, declassato, frustrato, dimagrito
E ti amo Mario
Mio fratello è figlio unico
Malpagato, derubato, deriso, disgregato
E ti amo Mario

Testo e accordi di Come vorrei dei Ricchi e Poveri

La canzone dei Ricchi e Poveri

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Informazioni generiche

Ricchi e poveri
La band dei Ricchi e poveri

Come vorrei è una canzone cantata dai Ricchi e poveri nel 1981, uscita come singolo su etichetta Baby Records. Nel lato B del 45 giri c’é Stasera canto.

Entrambi i brani furono tratti dall’album della stessa band “E penso a te”, che corrisponde al primo long-playing da trio dei Ricchi e poveri.

Il disco (ancora in formato 45 giri) uscì in Germania, Francia, Svizzera, Belgio e Austria nella lingua d’origine, mentre nelle Americhe (Stati Uniti e in alcuni Paesi latini) nella versione spagnola.

Come vorrei dei Ricchi e poveri, che è tra quelli più conosciuti, fu scritto da Dario Farina e Cristiano Minellono, autori molto vicini alla band genovese. Trattasi del terzo di quattro singoli tratti dallo stesso album, che apparve nel 1981.

La canzone fu proposta in duetto da Angela Brambati e Angelo Sotgiu ed inserita nella trasmissione Portobello, condotta da Enzo Tortora. Riuscì a scalare le classifiche e a rimanere in prima posizione della hit parade italiana per cinque mesi.

Testo della canzone

Ci sono giorni in cui non dormo e penso a te
Sto chiuso in casa col silenzio per amico
Mentre la neve dietro ai vetri scende giù
Ti aspetto qui
Vicino al fuoco

In questo inverno c’è qualcosa che non va
Non è Natale da una volta nella vita
Eppure è stato solamente un anno fa
Speriamo che
Non sia finita

Come vorrei, come vorrei, amore mio
Come vorrei che tu mi amassi a modo mio
Che questa sera troppo triste, troppo uguale
Non fosse più
Senza di te

Come vorrei, come vorrei, amore mio
Come vorrei che questo amore che va via
Non si sciogliesse come fa la neve al sole
Senza parole

Dovrei capirti quando vedo che vai via
E non amarti quando non vuoi farti amare
Senza cadere in una nuova gelosia
Che solo tu
Mi fai provare

Come vorrei, come vorrei, amore mio
Come vorrei che tu mi amassi a modo mio
Che questa sera troppo triste, troppo uguale
Non fosse più
Senza di te

Come vorrei, come vorrei, amore mio
Come vorrei che questo amore che va via
Non si sciogliesse come fa la neve al sole
Senza parole

E questa volta un altra donna non verrà
A cancellare la tua impronta sul cuscino
Anche alla luna gliel’ho chiesto e non ci sta
Non vuole più
Starmi vicino

Fonte: Musixmatch