Testo e accordi di La mia banda suona il rock di Ivano Fossati

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Storia della canzone

La mia banda suona il rock è considerato uno fra i più famosi brani di Ivano Fossati e certamente quello più importante dal punto di vista commerciale. Tuttavia l’artista ha più volte esternato, nel corso degli anni, la sua disapprovazione non contento che il brano venisse troppo impiegato come karaoke e pianobar.

La mia banda suona il rock rimane comunque la canzone che a cavallo degli anni Settanta-Ottanta segna una vera svolta nella carriera di Ivano Fossati. Una svolta rock che durerà circa sei anni (1979-85).

Nel 1979 il cantante ha già un vasto ed importante curriculum. Non accontentandosi dei successi nazionali decide di ampliare e divulgare oltre oceano le proprie risorse artistiche.

Si reca infatti a Miami insieme a Giacomo Tosti per la registrazione del suo nuovo album negli studi Criteria. Laggiù conosce alcuni musicisti dell’entourage di Stephen Stills e Eric Clapton. Con questi incontri cresce nell’artista un nuovo modo di presentare le proprie canzoni e nasce La mia banda suona il rock, con caratteristiche sonore assai diverse da quelle italiane dell’epoca.

Il testo della canzone di Ivano Fossati

La mia banda suona il rock
E tutto il resto all’occorrenza
Sappiamo bene che da noi
Fare tutto è un’esigenza.

È un rock bambino
Soltanto un po’ latino
Una musica che è speranza
Una musica che è pazienza.

È come un treno che è passato
Con un carico di frutti
Eravamo alla stazione, sì
Ma dormivamo tutti.

E la mia banda suona il rock
Per chi l’ha visto e per chi non c’era
E per chi quel giorno lì
Inseguiva una sua chimera.

Oh, non svegliatevi
Oh, non ancora
E non fermateci
No no oh, per favore no.

La mia banda suona il rock
E cambia faccia all’occorrenza
Da quando il trasformismo
è diventato un’esigenza.

Ci vedrete in crinoline
Come brutte ballerine
Ci vedrete danzare
Come giovani zanzare.

Ci vedrete alla frontiera
Con la macchina bloccata
Ma lui ce l’avrà fatta
La musica è passata

È un rock bambino
Soltanto un po’ latino
Viaggia senza passaporto
E noi dietro col fiato corto.

Lui ti penetra nei muri
Ti fa breccia nella porta
Ma in fondo viene a dirti
Che la tua anima non è morta.

E non svegliatevi
Oh, non ancora
E non fermateci
No no, per favore no.

La mia banda suona il rock
Ed è un’eterna partenza
Viaggia bene ad onde medie
E a modulazione di frequenza.

È un rock bambino
Soltanto un po’ latino
Una musica che è speranza
Una musica che è pazienza.

È come un treno che è passato
Con un carico di frutti
Eravamo alla stazione, sì
Ma dormivamo tutti.

E la mia banda suona il rock
Per chi l’ha visto e per chi non c’era
E per chi quel giorno lì
Inseguiva una sua chimera.

Oh, non svegliatevi
Oh, non ancora
E non fermateci
No no no ah, per favore no.

Se non sai fare gli accordi vai alla pagina Indice accordi di chitarra.

Siamo solo noi di Vasco Rossi

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Informazioni generiche sul brano

Il brano in esame, subito dopo l’uscita del disco compilation di Vasco Rossi (9 aprile 1981), viene definito “inno generazionale”.

La canzone, dopo un sondaggio a livello nazionale, sarà più tardi definita dalla rivista Rolling Stone come la “canzone italiana rock del secolo” .

Alla configurazione del giro di basso, che fu comunque fu ideata dallo stesso Vasco Rossi, parteciparono Claudio Golinelli (allora bassista di Gianna Nannini) e Massimo Riva. Quella fu l’occasione per il Golinelli di passare alla formazione di  Vasco.

“Siamo solo noi” fu escluso dal Festivalbar 1981 ma proprio mentre Vasco aveva ormai perso le speranze, all’ultimo momento, fu deciso di mandare per i jukebox “Voglio andare al mare” appartenente allo stesso disco.

Il testo della canzone

Siamo solo noi
Che andiamo a letto la mattina presto
E ci svegliamo con il mal di testa
Siamo solo noi

Che non abbiamo vita regolare
Che non ci sappiamo limitare
Siamo solo noi

Che non abbiamo più rispetto per niente
Neanche per la mente
Siamo solo noi

Quelli che poi muoiono presto
Quelli che però è lo stesso
Siamo solo noi

Che non abbiamo più niente da dire
Dobbiamo solo vomitare
Siamo solo noi

Che non vi stiamo neanche più ad ascoltare
Siamo solo noi

Quelli che non hanno più rispetto per niente
Neanche per la gente
Siamo solo noi

Quelli che ormai non credono più a niente
E vi fregano sempre
Siamo solo noi

Che tra demonio e santità è lo stesso
Basta che ci sia posto
Siamo solo noi

Che facciamo colazione anche con un toast, del resto
Siamo solo noi

Quelli che non han voglia di far niente
Rubano sempre
Siamo solo noi

Generazione di sconvolti che non han più santi ne eroi
Siamo solo noi
Ripete
Ripete
Ripete





Ripete

Testo e accordi di Messaggio d’amore di Matia Bazar

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Informazioni generiche sul brano “Messaggio d’amore”

Il brano Messaggio d’amore corrisponde al 36° singolo della band dei Matia Bazar. Fu lanciato su CD dall’etichetta discografica “Bazar Music” (dal nome si capisce che appartiene allo stesso gruppo) nel 2002.

La canzone anticipa l’album live Messaggi dal vivo, dove un brano è effettivamente live mentre l’altro viene registrato in studio.

Il disco non appare negli elenchi della discografia sul sito ufficiale … e non si conosce il perché!

Il brano arrivò primo al Festival di Sanremo del 2002 e corrisponde alla seconda vittoria dei Matia Bazar, dopo quella del 1978 quando presentarono …e dirsi ciao.

Il gruppo ottiene i due premi sanremesi con formazioni diverse della band, la quale mantiene Giancarlo Gozzi e Piero Cassano. La cantante del 2002 è Silvia Mezzanotte, mentre quella del 1978 è Antonella Ruggiero.

La vittoria di Sanremo 2002 viene conseguita dopo due partecipazioni consecutive (2000, 2001), entrambe con la stessa formazione.

La canzone raggiunge, ma solo per una settimana, la 16ª posizione nella classifica settimanale delle vendite italiane del 2002.

Pur arrivando prima al Festival di Sanremo, Messaggio d’amore non ottiene un grande successo a livello di vendite, tuttavia rimane un importante beguine che continua a persistere nei circuiti delle orchestre da ballo.

Il testo della canzone

Voglio darti un messaggio d’amore, di poche parole
Il segreto nascosto di un cuore, un cuore che sa
Ho capito che forse l’errore non sei stato tu
E con tutta la forza che ho dentro, ti voglio di più
Ho ascoltato il rumore e il silenzio, parlare nel tempo
Ho sognato il tuo viso, i tuoi occhi sorridermi un po’

Quanta nostalgia tu
Mai, non ti ho avuto mai
In fondo mai, dolce amore mio, sensibile, credimi
Mai non ti ho avuto mai
Che male fa, non sentirti più
Sia quel che sia questo messaggio d’amore per te
Se ho posato le mani su sguardi bruciati dal mare
E ho scalato le dune del cuore più alte di me
Se ho vissuto le notti sprecando la mia fantasia
è perché ero sola, confusa, smarrita, io

Mai, non ti ho avuto mai
In fondo mai, dolce…

Testo e accordi di Tutto quello che un uomo di Sergio Cammariere

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Informazioni generiche sul brano “Tutto quello che un uomo”

Di “Tutto quello che un uomo” possiamo quasi affermare che trattasi della canzone più famosa del repertorio di Sergio Cammariere. L’artista la scrisse in collaborazione con il cantautore Roberto Kunstler, suo paroliere.

Il brano venne proposto al Festival di Sanremo del 2003, dove si pose al terzo posto, aggiudicandosi anche il Premio della Critica, nonché quello della Migliore Composizione Musicale.

In pochissimo tempo, anche dal punto di vista commerciale, la canzone di Sergio Cammariere conquistò il quarto posto di disco dell’anno come vendite nella classifica italiana.

Dato il clamoroso successo sanremese il brano fu anche abbinato alla riedizione dell’album “Dalla pace del mare lontano”, che era già uscito nel 2002 e quindi ristampato con l’integrazione della nuova canzone, portando ben due dischi di platino all’artista.

Il testo di Tutto quello che un uomo

Se non fosse per te
Cosa avrebbe un senso
Sotto a questo cielo immenso
Niente più sarebbe vero

Se non fosse per te
Come immaginare
Una canzone da cantare
A chi non vuol sentirsi solo

Se non fosse per te
Crollerebbe il mio cielo
Se non fosse per te
Sarei niente, lo sai
Perché senza te io non vivo
E mi manca il respiro
Se tu te ne vai

Quando sono con te
Chiudo gli occhi e già volo
D’improvviso la malinconia se ne va
Dai pensieri miei cade un velo
E ritrovo con te l’unica verità

Solamente tu sai
Anche senza parole
Dirmi quello che voglio sentire da te
Io non ti lascerò
Fino a quando vivrò
Tutto quello che un uomo può fare
Stavolta per te lo farò

Una pioggia di stelle
Ora brilla nell’aria
Ed il mondo mi appare
Per quello che è
Un oceano da…

Testo e accordi di Certe notti di Luciano Ligabue

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Testo e accordi di Certe notti: il brano è di Luciano Ligabue, un single estratto dall’album (1995) “Buon compleanno Elvis”.

Lo stesso Ligabue un giorno affermò che il brano in esame è una canzone a cui sono grato e sarò sempiternamente grato».

Il brano

L’intervista a Luciano Ligabue su RTL 102.5

Nell’intervista del giornalista Vincenzo Mollica, riguardo il DVD “Parole e canzoni”, dedicato allo stesso artista, Ligabue racconta che una notte decise di comporre una canzone.

Quella canzone doveva avere accordi appartenenti alla famiglia di Mi maggiore, ma poi dovette intervenire di nuovo sostituendo il Re# semidiminuito con un Re maggiore, data la sua preoccupazione di ottenere un effetto dissonante un po’ troppo marcato in quel tratto di melodia.

Nonostante ciò, a prescindere da tale sostituzione, si disse soddisfatto di aver creato quel brano, che più tardi sarebbe stato annoverato fra i più belli e significativi di tutto il suo repertorio.

Sempre nella stessa intervista il cantante affermò anche che, in periodi precedenti, “Certe notti” non lo avrebbe mai proposto come singolo estratto dall’album (Buon compleanno Elvis).

Spiega, infatti, che prima le sue composizioni erano decisamente più e veloci e più rock come, ad esempio, Libera nos a malo in Lambrusco coltelli rose & popcorn o Balliamo sul mondo in Ligabue.

Sta di fatto che appena la casa discografica ascoltò il brano glielo impose dicendo: ovviamente la canzone è quella lì!

Sul testo del brano

Il testo della canzone descrive come il cantautore vive e interpreta le sue notti e quelle trascorse fuori casa con gli amici.

Citando il Bar Mario («Ci vediamo da Mario, prima o poi …»), che effettivamente esiste, Luciano Ligabue lo rese assai famoso.

Lo stesso cantante più tardi commentò il brano definendolo un’ideale continuazione di “Sogni di rock ‘n’ roll” ispirandosi a quanto Pier Vittorio Tondelli Altri  scrisse nel suo libro.

La musica

Il ritmo (terzinato) è una Ballata rock, mentre l’arpeggio – eseguito con la chitarra elettrica – è di Federico Poggipollini. Questi dichiarò di essersi ispirato ai suoni iniziali di “Lucy in the Sky with Diamonds” dei famosi Beatles.

Successo e riconoscimenti

Quando si cita Luciano Ligabue la prima canzone che risuona nella mente è proprio “Certe notti”, che per molti è il pezzo che più di ogni altro del suo repertorio piace agli ascoltatori.

Nel 1996 conquistò la Targa Tenco come migliore canzone dell’anno. Più tardi, dopo il sondaggio effettuato dalla rivista “Tutto sarà eletto”, diventò la “Canzone italiana degli anni novanta”

Nel primissimo periodo del 2008, inserito nella raccolta Primo tempo, il brano ritornò nelle classifiche, raggiungendo il 14º posto.

Formazione

  • Al canto: Luciano Ligabue
  • Alla chitarra acustica: ancora il cantautore.
  • Altra chitarra: Mel Previte.
  • Alla chitarra elettrica: Federico Poggipollini.
  • Al basso: Antonio Righetti.
  • Alla batteria: Roberto Pellati.

Il testo della canzone

Certe notti
la macchina è calda
e dove ti porta
lo decide lei
Certe notti
la strada non conta
che quello che conta
è sentire che vai
Certe notti
la radio che passa Neil Young
sembra avere capito chi sei
Certe notti
somigliano a un vizio
che tu non vuoi smettere,
smettere mai
Certe notti
fai un po’ di cagnara
che sentano
che non cambierai più
Quelle notti fra cosce e zanzare
e nebbia e locali
a cui dai del tu
Certe notti
c’hai qualche ferita
che qualche tua amica
disinfetterà
Certe notti
coi bar che son chiusi
al primo autogrill
c’è chi festeggerà

E si può restare soli
certe notti qui
che chi s’accontenta
gode così così
Certe notti sei sveglio
o non sarai sveglio mai
Ci vediamo da Mario
prima o poi

Certe notti ti senti padrone
di un posto che tanto
di giorno non c’è
Certe notti se sei fortunato
bussi alla porta
di chi è come te
C’è la notte
che ti tiene fra le sue tette
un po’ mamma
e un po’ porca com’è
Quelle notti da farci l’amore
fin quando fa male
fin quando ce n’è

E si può restare soli
certe notti qui
che se ti accontenti godi
così così
Certe notti
son notti
o le regaliamo a voi
tanto Mario riapre
prima o poi

Certe notti
sei solo più allegro,
più ingordo,
più ingenuo
e coglione che puoi
Quelle notti
son proprio quel vizio
che non voglio smettere
smettere mai

E si può restare soli
certe notti qui
che chi s’accontenta gode
così così
Certe notti sei sveglio
o non sarai sveglio mai
ci vediamo da Mario
prima o poi.

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Cosa resterà degli anni ’80 (Raf)

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Il cantante e i coautori

“Cosa resterà degli anni ’80” è una canzone cantata e portata al successo nel 1989 da Raf (Raffaele Riefoli). Venne inserita nell’album “Cosa resterà …” uscito nello stesso anno.

Il cantante, insieme ai coautori Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati, ci regalò una realistica visione di quel periodo che spaziava tra storia, politica, stili di vita ed il normale andazzo sociale.

Storia del brano

Il brano fece il suo esordio al Festival di Sanremo del 1989 senza riscuotere su quel palco il meritato successo. Ottenne solo il quindicesimo posto.

Nelle settimane successive alla manifestazione sanremese, ed ancor più negli anni seguenti, “Cosa resterà degli anni 80” ritrovò il giusto consenso del pubblico diventando una delle canzoni più belle e rappresentative di tutta la discografia dell’artista.

Contenuto della canzone

Come sopra accennato il brano parla delle manie e modi di fare degli anni Ottanta, come il grande successo dei jeans ed il dilagante uso degli spray e delle lattine, nonché degli importanti avvenimenti che in quel periodo stavano cambiando il mondo con le politiche e gli accordi tra Reagan e Gorbaciov.

Nella canzone non manca certamente la forte presa di coscienza sullo straziante tema della fame nel mondo. Questo brano sottolinea un periodo abbastanza difficile che ha lasciato segni indelebili nella storia mondiale e, in particolare, del nostro Paese.

Raf, che a quei tempi era giovanissimo, si interrogava circa l’influenza sul futuro immediato che questo nuovo retaggio avrebbe potuto provocare. Si domanda con rammarico, sospetto e paure, cosa … e per l’appunto … “Cosa resterà di quegli anni così intensi?”.

Interpretazione della canzone

Occorre ovviamente interpretare che lo sguardo al futuro, gli autori del brano, lo intendevano perlopiù come prospettiva per i giovani: “Anni sui libri di scuola e poi a cosa servirà?”.

Ma nelle strofe della canzone appaiono tanti altri riferimenti legati agli anni Ottanta, che riguardano i pericoli dietro l’angolo e i nuovi rapporti d’amore: “anni bucati” dall’uso dell’eroina e “sempre pronti, io e te, a nuove geometrie” rompendo così i tanti tabù sul sesso nelle nuove generazioni.

Per concludere

Una canzone, in conclusione, colma di forti tematiche proprio come effettivamente sono state – per chi le ha vissute – negli anni Ottanta.

Raf, infatti, sottolinea l’intensità di quel periodo chiudendo il brano con “sembran già degli anni ’80 … per noi quasi ottanta anni fa…” come se quei dieci anni (Ottanta-Novanta), per quanto per lui appena passati, fossero, invece, durati ottant’anni.

Una canzone, questa, che ha descritto una schematica, ma profonda e reale panoramica di quel decennio, dando agli amanti della musica l’opportunità di lanciare a pieno titolo un artista del calibro di Raf, ormai divenuto un importantissimo personaggio del nostro panorama musicale.

Testo della canzone senza accordi

Anni come giorni son volati via
brevi fotogrammi o treni in galleria
è un effetto serra che scioglie la felicità
delle nostre voglie e dei nostri jeans che cosa resterà.
Di questi anni maledetti dentro gli occhi tuoi
anni bucati e distratti noi vittime di noi
ora però ci costa il non amarsi più
è un dolore nascosto giù nell´anima.
Cosa resterà di questi Anni Ottanta
afferrati e già scivolati via
Cosa resterà e la radio canta una verità dentro una bugia.
Anni ballando, ballando Reagan-Gorbaciov
danza la fame nel mondo, un tragico rondò.
Noi siamo sempre più soli singole metà
anni sui libri di scuola e poi che cosa resterà.
Anni di amori violenti litigando per le vie
sempre pronti io e te a nuove geometrie
anni vuoti come lattine abbandonate là
ora che siamo alla fine, noi, di questa eternità
Cosa resterà di questi Anni Ottanta
chi la scatterà la fotografia
Cosa resterà, e la radio canta
“Won´t you break my heart?”
“Won´t you break my heart?”
Anni rampanti dei miti sorridenti da wind-surf
sono già diventati graffiti ed ognuno pensa a sé
forse domani a quest´ora non sarò esistito mai
e i sentimenti che senti tu se ne andranno come spray.
Uh! Oh No, no, no, no
Anni veri di pubblicità, ma che cosa resterà
anni allegri e depressi di follia e lucidità
sembran già degli Anni Ottanta
per noi quasi ottanta anni fa

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Senza parole di Vasco Rossi

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Sul brano “Senza parole”

Senza parole, brano musicale pubblicato nel 1994 come singolo, è scritto e cantato da Vasco Rossi.

Più tardi subì un arrangiamento per un annuncio pubblicitario sulla Casa Automobilistica Fiat.

Il brano fu usato anche in un programma televisivo condotto da Antonella Clerici, chiamato per l’appunto “Senza parole”

Nonostante il grande successo della canzone, considerata dai più tra le migliori cantate da Vasco Rossi, questa non venne mai proposta in un album di inediti.

Scarto dell’album “Liberi Liberi”, uscito nel 1988, poco più tardi (1994) fu diffusa in CD come “regalo” ai soci del Vasco Rossi “fans club”.

Qualche tempo dopo venne inclusa nelle raccolte “Rewind” e “Tracks”.

Significato del testo di “Senza parole”

Prima parte

Nella prima strofa lui diventa consapevole di non essere amato dalla sua donna. Infatti l’inizio recita “ho guardato dentro una bugia e ho capito che è una malattia che alla fine non si può guarire mai”. Quella “bugia” è proprio l’amore, che viene paragonato ad un’incurabile malattia, facendo capire il suo immenso amore per la donna.

Ma lei non ricambia l’amore: “e ho cercato di convincermi che tu non ce l’hai” (il riferimento è alla malattia di lui, cioè l’amore per lei). La donna non solo non l’ama ma lo tradisce con altri uomini “e ho capito che era una follia avere pensato che fossi soltanto mia”.

Le uniche cose da fare sono fingere di non pensare a lei e dimenticarla.

Seconda parte

Nella seconda strofa lui vuole metabolizzare il fatto di essere stato abbandonato ed andare oltre. Si rende conto che il rimanere in casa a guardare la televisione non riuscirà a risolvere la triste situazione e che non l’aiuterà a dimenticarla “e ho guardato la televisione e mi è venuta come l’impressione che mi stessero rubando il tempo e che tu che tu mi rubi l’amore” … finché in un bel momento riesce ad alleggerire tutti i suoi pensieri “ma poi ho camminato tanto e fuori c’era un gran rumore che non ho più pensato a tutte queste cose”.

Terza parte

Nella terza strofa, nonostante tutto, l’amore riesce a trionfare! Anche se la forza di tale esperienza è stata devastante, lui riesce a capire che l’amore gli ha dato delle bellissime ed incredibili emozioni, comunque superiori a tutto quello che sta sopportando “e ho guardato dentro un’emozione e ci ho visto dentro tanto amore” … “che ho capito perché non si comanda al cuore”.

Perciò …  talvolta va bene anche non reagire direttamente lasciando tutto come si trova, aspettando che sia il tempo a mettere a posto le cose … “senza parole”.

Il testo della canzone

Il testo della canzone è ovviamente proprietà dell’autore. Lo scopo di questo sito web, oltre a quello più specifico (di insegnare la chitarra e far apprendere le canzoni nel modo più semplice possibile), è mosso dalla ferma volontà di insegnare ad amare la musica.

Ho guardato dentro una bugia
e ho capito che è una malattia
che alla fine non si può guarire mai
e ho cercato di convincermi
che tu non ce l’hai

E ho guardato dentro casa tua
e ho capito che era una follia
avere pensato che fossi soltanto mia
e ho cercato di dimenticare
di non guardare

E ho guardato la televisione
e mi è venuta come l’impressione
che mi stessero rubando il tempo e che tu
che tu mi rubi l’amore
ma poi ho camminato tanto e fuori
c’era un gran rumore
che non ho più pensato a tutte queste cose

E ho guardato dentro un’emozione
e ci ho visto dentro tanto amore
che ho capito perché non si comanda al cuore

E va bene così
senza parole
senza parole
E va bene così
senza parole
E va bene così

E guardando la televisione
mi è venuta come l’impressione
che mi stessero rubando il tempo e che tu
che tu mi rubi l’amore
ma poi ho camminato tanto e fuori
c’era un grande sole
che non ho più pensato a tutte queste cose

E va bene così
senza parole
E va bene così
senza parole
E va bene così
senza parole (senza parole, senza parole, senza parole)
E va bene così
senza parole (senza parole, senza parole, senza parole)
E va bene così
senza parole (senza parole, senza parole, senza parole)
E va bene così
senza parole.

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Buonasera signorina (Carl Sigman e Peter DeRose)

Scarica il testo con gli accordi di Buonasera signorina.

Il titolo originale del brano è “Buonasera” ma è anche conosciuto come “Buonasera  signorina”. La canzone esordì in Italia nel 1958, su disco a 78 giri, cantata da Fred Buscaglione.

A quel tempo già si incominciavano ad ascoltare i primi “45 giri” e quindi, a poca distanza, sempre nello stesso anno, seguì il nuovo disco.

“Buonasera signorina”, che divenne in breve tempo un classico del swing italiano, fu reinterpretata da grandi cantanti italiani come Celentano, Mina, Fred Bongusto, Paolo Belli, Jimmy Fontana. Ultimamente è stata cantata anche da  Jovanotti.

Il successo della canzone fu immediato e il brano oltrepassò frontiere ed oceani diffondendosi nel mondo. Entrò quindi a far parte del repertorio di Ray Gelato, grande figura italo-americana, e dei Giants di cui questi faceva parte.

La versione inglese di “Buonasera” (testo e musica di Carl Sigman e Peter DeRose) venne interpretata da Louis Prima, considerato allora il re della musica Swing. Anche Louis può essere considerato un italo-americano: la madre Angelina Caravella era di Ustica, mentre il nonno Leonardo Prima di Salaparuta.

“Buonasera signorina” in versione inglese fu cantata, tra gli altri, anche da da Dean Martin e da Michael Bublé.

Il testo della canzone senza accordi

Buonasera signorina buonasera
come è bello stare a Napoli e sognar
mentre in cielo sembra dire
buonasera
la vecchia luna che
sul Mediterraneo appar
Ogni giorno c’incontriamo
camminando
dove par che la montagna
scenda in mar
Quante cose abbiamo detto
sospirando
in quell’angolo più bello del mondo
Quante volte ho sussurrato
amore t’amo!
Buonasera signorina
kiss me goodnight
Buonasera signorina
kiss me goodnight
Buonasera signorina buonasera
come è bello stare a Napoli e sognar
mentre in cielo sembra dire
buonasera
la vecchia luna che
sul Mediterraneo appar
Ogni giorno c’incontriamo
camminando
dove par che la montagna
scenda in mar
Quante cose abbiamo detto
sospirando
in quell’angolo più bello del mondo
Quante volte ho sussurrato
amore t’amo!
Buonasera signorina
kiss me goodnight
Quante cose abbiamo detto sospirando
in quell’angolo più bello del mondo
Quante volte ho sussurrato amore t’amo
Buonasera signorina kiss me goodnight
Ripete
Ripete.

Se non sapete fare gli accordi potete andare alla pagina delle lezioni di chitarra.

Formazione degli accordi di settima

Capire gli accordi di settima

Quattro note invece di tre

Nella costruzione degli accordi, dopo aver visto quella per i maggiori ed i minori, adesso siamo arrivati a quella dell’accordo di settima. Qui incontriamo una piccola prima variante, cioè quattro note diverse anziché tre: Prima, terza maggiore, quinta e settima minore.

Dal momento che l’ultima nota dell’accordo è la settima minore potremo tranquillamente definirlo come accordo di settima minore.

Però è bene non chiamarlo con questo nome per non fare confusione con altri tipi di settima.

Una domanda viene viene spontanea: perché un accordo di settima pur essendo così naturale impiega la settima minore anziché la settima maggiore? Provate a suonarli entrambi di seguito ed avrete la risposta! L’accordo ottenuto con settima minore è un po’ meno dissonante. A me, personalmente, piace e non ci sento alcuna dissonanza.

Riferendosi al Do, ecco l’accordo di Do7: DO  MI  SOL  SIb. Ragionando in semitoni il primo intervallo è di 4, il secondo intervallo è di 3 ed il terzo intervallo è di 3.

Un accordo importantissimo

Come riportato nelle pagine precedenti, l’accordo di settima, insieme a quello minore e maggiore, è tra i più impiegati, e quindi è necessario conoscerlo in tutte le tonalità.

Il suo suono dà un certo senso di attesa che sembra voler chiamare un accordo più riposante. Il Do7 viene spesso usato intorno alle tonalità maggiori o minori del Fa; il Sol7 del Do, il La7 del Re … ecc.

I segni sono: Do7, C7. Se volete vedere le posizioni sulla tastiera della chitarra potete andare alla pagina Accordi di settima

Domanda a bruciapelo con risposta in fondo alla pagina

Capita spesso di trovare sul rigo musicale i diesis, i bemolle, i doppi diesis, i doppi bemolle. Questo significa che un Fa possiamo chiamarlo in alcuni casi anche “Sol doppio bemolle”, in altri casi “Mi diesis”. Una nota perciò può avere tre nominativi.

Riflettete profondamente perché sta per arrivare la domanda a bruciapelo: Questo vale per tutte le note?

scala cromatica nomi e posizioni dei gradi
scala cromatica nomi e posizioni dei gradi

Risposta alla domanda a bruciapelo: No! Vale per tutte le note meno che per il Sol diesis. In alcuni casi il Sol diesis può essere chiamato con “La bemolle” ma mai accadrà di incontrarlo con un altro nome.

Testo e accordi di ‘O surdato ‘nnammurato

Testo e accordi di ‘O surdato ‘nnammurato

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Canzone napoletana

‘O surdato ‘nnammurato è una famosissima canzone napoletana, considerata tra le più famose del repertorio partenopeo. Il fortunato brano fu composto nel 1915 da Aniello Califano (testo) ed Enrico Cannio (musica).

Contenuto e interpretazioni

Il paroliere vi mette in risalto la tristezza di un ragazzo che si è dovuto allontanare dalla donna di cui è innamorato per andare a combattere al fronte nella Grande Guerra (15-18).

Molto coinvolgente è l’interpretazione di Anna Maria Magnani, quando la cantò nel film “La sciantosa”. Più tardi venne cantata, tra gli altri, anche da Massimo Ranieri, Marco Armani, Enzo Jannacci e Roberto Vecchioni.

“O surdato ‘nnammurato” è ancora la canzone cantata nello stadio da gran parte della tifoseria del Napoli, essendo ormai considerata a tutti gli effetti come l’inno storico della rispettiva squadra di calcio. Inoltre, dal 9 agosto 2013, il brano rielaborato da Francesco Sondelli, è diventato l’inno ufficiale della squadra azzurra.

Se non sapete fare gli accordi potete andare alla pagina delle lezioni di chitarra.

Il testo della canzone

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

   Staje luntana da stu core,
a te volo cu 'o penziero:
niente voglio e niente spero
ca tenerte sempe a fianco a me!
Si' sicura 'e chist'ammore
comm'i' so' sicuro 'e te...
Oje vita, oje vita mia
oje core 'e chistu core
si' stata 'o primmo ammore
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me!
Quanta notte nun te veco,
nun te sento 'int'a sti bbracce,
nun te vaso chesta faccia,
nun t'astregno forte 'mbraccio a me?!
Ma, scetánnome 'a sti suonne,
mme faje chiagnere pe' te...
Oje vita, oje vita mia
oje core 'e chistu core
si' stata 'o primmo ammore
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me!
Scrive sempe e sta' cuntenta:
io nun penzo che a te sola
Nu penziero mme cunzola,
ca tu pienze sulamente a me
'A cchiù bella 'e tutt''e bbelle,
nun è maje cchiù bella 'e te!
Oje vita, oje vita mia
oje core 'e chistu core
si' stata 'o primmo ammore
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me!