La chitarra migliora l’intelletto e combatte il dolore

La chitarra migliora l’intelletto

Findi e Giocatore si preparano alla musica
Findi e Giocatore con le loro chitarre si preparano alla musica

Una recente ricerca scozzese ha dimostrato quanto sia importante suonare uno strumento musicale, fra cui spicca la chitarra.

Chi suona uno strumento musicale è portato a stimolare in modo del tutto naturale la mente e a migliorare l’attività cerebrale.

Con la chitarra in braccio, la mente si libera da ogni malevolo pensiero! Questo, perciò, implementerebbe in modo particolare il nostro sistema di difesa anche contro la degenerazione mentale. E non solo nel medio termine! Ma previene anche quello legato al corso naturale della vita e cioè vecchiaia serena assicurata!

Forse sto esagerando? Penso proprio di no! Provate a suonarla … anche da incapaci!

Allora! … Dite al vostro dottore se può diminuirvi qualche ansiolitico (non fatelo da soli, mi raccomando) e mettete un “basta” agli integratori fortemente pubblicizzati dalla televisione!

Imbraccia piuttosto il tuo strumento musicale, consulta qualche sito di lezioni di chitarra (già lo stai facendo), scegli i tuoi spartiti preferiti e divertiti spensieratamente. In tal modo manderai a quel paese tutte le tue preoccupazioni!

Lavora libero da ogni laccio e vedrai che la tua mente sarà generosamente riconoscente.

La chitarra  combatte il dolore

Se state abitualmente combattendo con dei dolori cronici – compresi quelli psicologici, ancor più facilmente superabili – ricordate che: ascoltare la musica e, meglio ancora, imparare a suonare la chitarra disconnette la mente dai brutti pensieri, riducendo significativamente il dolore.

Suonare la chitarra per dimenticare ogni problema!

Infatti indirizzare considerevolmente la concentrazione nell’ascolto della buona musica – meglio ancora se eseguita con le proprie risorse – la focalizzazione si sposta sulle intonazioni armoniche e melodiche, sulle variazioni ritmiche e tonali e sulla generale atmosfera creata dalla musica stessa. Tutto questo permette al fisico di distendersi e rilassarsi, e alla mente di liberarsi dalle ansie e dagli stress giornalieri.

Quanto detto sopra è stato dimostrato da alcune ricerche fatte dall’Università dello Utah e dal centro di Ricerca sul Dolore: la musica ha effetti positivi sul nostro corpo.

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Findi e Giocatore in Amapola


Imbracciare la chitarra dona un reale piacere

Suonare la chitarra dona un reale piacere

Findi e Giocatore mentre suonano la chitarra
Findi e Giocatore mentre suonano la chitarra

Molti, fra i miei colleghi chitarristi e frequentatori delle mie esibizioni, affermano che l’essenza insita in ogni pratica musicale (ascolto, danza, esecuzione …), porta grandissimi benefici.

La chitarra (acustica o elettrica che sia), in particolare, non è estranea a nessuna di queste pratiche. Essa infatti stimola i sensi auditivi e procura piacere, soprattutto a chi la suona.

Alcune ricerche neuro-scientifiche effettuate dall’Università McGill di Montréal, hanno dimostrato che il semplice ascolto di brani musicali, fra cui anche quelli eseguiti con la chitarra, permette al nostro sistema ormonale di secernere ormoni che danno benessere. Tra questi non manca il cosiddetto “ormone della felicità”, comunemente chiamato dopamina.

Perciò suonare la chitarra dona un reale piacere!

Appare strano che, sempre secondo le ricerche di Montréal, l’esecuzione di brani con la chitarra e il relativo ascolto sprigionerebbe nel circuito sanguigno un processo chimico simile a quello che si ha durante un intimo scambio amoroso.

Alcuni, spingendosi più avanti, sono pienamente convinti, che tale processo assomigli più ad un vero e proprio rapporto sessuale.

Quest’ultima affermazione a me pare un po’ troppo sconfinare ma molti fatti lo confermano. Riuscite ad immaginare ciò stia provando un maestro di musica mentre dirige un orchestra nell’esecuzione di una bellissima sinfonia? C’è chi dice che pungendolo con una forchetta nel pieno di un crescendo musicale non si accorgerebbe di nulla!

Ritornando alla chitarra, lo strumento musicale in esame, più l’ascoltiamo e la suoniamo, più piacere avremo nel farlo. Per tal motivo, concludendo, il nostro cervello mette in circolo la dopamina, il favoloso ormone della felicità.

Adesso imbraccia la chitarra e incomincia ad amarla perché … Suonare la chitarra dona un reale piacere!

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Findi e Giocatore in Maria Elena


Suonare la chitarra abbassa lo stress

Suonare la chitarra elimina lo stress in modo incredibile

Suonate la chitarra per eliminare lo stress

Lo stress che viviamo ogni giorno

Findi e giocatore in relax con le loro chitarre
Findi e giocatore in relax con le loro chitarre

Chi di noi non ha mai avuto giornate stressanti e colme di avvenimenti sgradevoli, sia nell’ambito lavorativo che nella sfera privata? Capita ad ognuno di noi avere dei periodi più o meno complicati che ci caricano di ansia e nervosismo.

Il tuo computer che non vuole funzionare come dovrebbe! Il capo ufficio che ti riprende continuamente anche su cose che tu ritieni giuste! Le bollette di pagamento che arrivano puntuali nei momenti più sbagliati, magari quando stai pranzando! Non ti piace il Governo o il fazioso comportamento delle opposizioni! …

Tutto questo, magari con modalità diverse, lo abbiamo provato e lo stiamo provando tutti. Per non parlare della vita di ogni giorno nel traffico automobilistico con ingorghi lunghissimi, il tempo atmosferico sfavorevole e gli svariati impegni che vorremmo evitare.

Ci sono infinite ragioni che potenzialmente incombono su di noi causando stress ed ansia nel corso della giornata.

Si imbraccia la chitarra e non si pensa ad altro

È questo il momento di imbracciare la chitarra  (qualsiasi tipo, sia elettrica, che acustica) ed avere con essa un tenero rapporto sentimentale! Eh … sì … proprio così!

“Meno male che la chitarra c’è!” Appena imbracci la tua compagna, anche se sei uno strimpellatore, entri automaticamente in una dimensione più elevata dimenticandoti di tutti i problemi che un minuto prima ti stavano assillando. Ti sembrerà improvvisamente che ogni tipo di stress – da qualsiasi fonte provenga – si dissolva rapidamente.

Si attiverà, quindi, lo scandire dei tempi nel cervello. Partirà il movimento cadenzato del piede, che tiene il ritmo. Partiranno le dita correndo sui tasti e sulle corde. Si attiveranno i tuoi sensi critici sul suono uscente. E poi … la gioia di ascoltare un pezzo di tua esecuzione!

Giusto qualche altro meno indispensabile accessorio collegato alla chitarra, come ad esempio l’accordatore, il capotasto, il plettro, il metronomo … ed eccoti pronto a quello scarico del fiume in piena che dentro di te rimuove lo stress.

Eh sì! Perché suonare la chitarra elimina lo stress in modo incredibile!

Che tu segua le mie lezioni di chitarra, o che le faccia con un maestro di musica vicino casa tua, o che tu suoni in seguito al “fai da te”, solo o insieme ad un amico, l’effetto non cambia!

Suonare la chitarra, infatti, ti RILASSA!

Le ricerche scientifiche

Secondo un’attenta ricerca, effettuata dall’Università di Loma Linda in California, è stato scientificamente provato che lo stress si abbassa significativamente non appena si inizia ad eseguire strumentalmente un brano musicale, chitarra compresa. Un simile studio, portato avanti dalla Scuola di Medicina e dei Biosistemi Applicati, ha portato agli stessi risultati: Suonare la chitarra elimina lo stress!

Fin dalle origini della chitarra, quando questa era conosciuta con il termine liuto, le sue pregiate virtù si sono sempre distinte!

Perché suonando abbattiamo lo stress? Tutto questo dipende direttamente da un meccanismo legato ad un fattore genetico. Infatti qualsiasi tipo di vibrazione, musicale compresa, agirebbe sul nostro sistema immunitario che prontamente risponde alle variazioni di impulsi con variazioni della pressione sanguigna. Il meccanismo regalatoci da Madre Natura ci permetterebbe di lottare contro i virus. Ma … le vibrazioni delle corde della chitarra sono abbastanza dolci e delicate! Quindi:

suonare la chitarra elimina lo stress!

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Findi e Giocatore in Moliendo cafè


La chitarra acustica

Pagine correlate alle caratteristiche della chitarra acustica: la chitarra classicala chitarra elettrica

Caratteristiche della chitarra acustica

Note generiche

La chitarra acustica
La chitarra acustica

La chitarra acustica, come quella classica ed elettrica, è uno strumento di grande versatilità.

Si presta, intatti ad un’infinità di stili musicali, soprattutto per la miriade di modelli proposti dalle case costruttrici e dalle possibilità di essere elettrificate.

Secondo alcuni – io ho invece un’altra opinione – è un po’ più difficile da suonare rispetto alla chitarra classica, dato il manico più stretto e la cassa spesso più ingombrante. In base a quanto detto chi ha una struttura fisica abbastanza imponente riesce a contenere e sorreggere bene lo strumento ma ha qualche difficoltà con la tastiera piccola. Viceversa, un bambino scorre la tastiera con più agilità ma non può imbracciarla con facilità. Comunque i modelli in commercio sono alla portata delle più svariate strutture fisiche delle persone.

A prescindere da quanto detto la chitarra regala, già dagli inizi dell’approccio, grandissime soddisfazioni. Inoltre ci conquista per il delicato ed armonioso suono, ideale per il passatempo, pur senza scontentare chi voglia effettivamente intraprendere lo studio in modo più serio, indirizzandosi verso un approccio più professionale.

In questa pagina entriamo dettagliatamente nella specifica sezione della chitarra acustica, dando anche alcune informazioni e validi consigli di acquisto soprattutto a chi inizia questo bello ma faticoso percorso.

La chitarra acustica

Tecnicamente parlando, il termine chitarra acustica si dovrebbe impiegare per tutti i modelli non elettrificati e caratterizzati dal fatto che sia la cassa armonica ad amplificarne il suono ottenuto dal pizzico delle corde. Tuttavia, spesso, il termine chitarra acustica si identifica con specifici modelli che si differenziano con diverse caratteristiche dalle comuni chitarre classiche.

Differenza tra la chitarra acustica e quella classica

All’apparenza la chitarra acustica può sembrare al principiante molto somigliante a quella classica, della quale in effetti è la parente più prossima. Tuttavia l’acustica si differenzia dall’altra per diverse peculiarità.

Elenchiamo soltanto quelle fondamentali:

  • La chitarra acustica ha le corde metalliche mentre la classica le ha in nylon. Le corde basse hanno un’anima in acciaio rivestita e avvolta da sottili e delicati fili in lega, altamente risonanti. Il materiale impiegato fa sì che il suono esca assai più corposo. Tuttavia, le corde risultano più dure alle dita sulla tastiera rendendo più difficile l’esecuzione. Non parliamo del danno che possono provocare alle unghie della mano destra che le debbono continuamente pizzicare! Infatti, anche per questa ragione, nella chitarra acustica, si preferisce colpire e pizzicare le corde con il plettro.
  • Altra differenza corposa sta nella cassa armonica: quella della chitarra in esame è generalmente più larga e massiccia per contribuire a generare un suono più potente.
  • Un’altra fondamentale differenza la troviamo nel manico, che si presenta più stretto e poco più lungo: 20 tasti a confronto con i 19 della chitarra classica.

Altre differenze, meno importanti ma da prendere in considerazione, si possono trovare nelle meccaniche della paletta e quindi nel modo di fissaggio delle corde. Molto spesso si riscontrano differenze tra le stesse chitarre acustiche!

Altro fattore che la differenzia dalla chitarra classica è la possibilità trovare diversi modelli (i cosiddetti “cutaway”, o spalla mancante), dove una spalla è stata “tagliata”. Questo per permettere al chitarrista di raggiungere con più agilità i tasti i più alti in corrispondenza con la cassa. Tuttavia, talvolta la spalla mancante la possiamo trovare anche in alcune chitarre classiche elettrificate.

La chitarra acustica elettrificata

Quando c’è da far fronte ad esigenze di esecuzione in luoghi aperti, dove si richiede molta più potenza sonora, si può decidere di elettrificare il proprio strumento. È infatti possibile montare sulla cassa un microfono (o meglio a serie di pick up) per amplificare il suono e poterne regolare il volume al livello desiderato.

Quindi la nostra chitarra acustica, anche se nata spoglia da sistemi di amplificazione, possiamo facilmente elettrificarla con spese alla portata di tutte le tasche. Si possono impiegare diversi modi per rendere amplificato il nostro strumento, dal più economico al più sofisticato.

Possiamo utilizzare, anche provvisoriamente, i comuni microfoni a condensatore da studio, o montare trasduttori fissi, o pick del tipo magnetico o piezoelettrico. Si può scegliere di montarli a ridosso del ponte o presso la buca della cassa.

Comunque le chitarre acustiche elettrificate le possiamo reperire facilmente in qualsiasi negozio di strumenti musicali , già professionalmente equipaggiate di ogni genere di tecnologia. A seconda di quest’ultima si possono ottenere un numero maggiore di controlli sul suono di uscita dall’amplificatore. Inoltre possiamo combattere lo sgradevole effetto di feedback (i fischi amplificati) che molto spesso le chitarre acustiche producono per loro natura quando vengono elettrificate con “il fai da te”.

Molti modelli di chitarra acustica

Uno fra gli aspetti più belli della chitarra acustica è la miriade di modelli esistenti in commercio. Grazie a questa ricca varietà, questi strumenti si prestano allo studio di più stili musicali e a soddisfare un po’ ogni tipo di esigenza.

Tuttavia la chitarra elettrificata non può essere paragonata a quella elettrica tradizionale. Con quest’ultima, tra l’altro, si ottengono grandi effetti di distorsione che la chitarra acustica per sua natura deve rifiutare per via dei feedback.


Suonare la chitarra fa bene alla salute

Suonare la chitarra fa bene alla salute.

Introduzione

La chitarra classica
La chitarra classica

Molto spesso vediamo in televisione band musicali i cui componenti suonano disinvoltamente la chitarra con espressioni di naturalezza, franchezza e mostrando sicurezza davanti a milioni di spettatori.

Ti sei mai chiesto il perché?

Alcuni di loro sembrano addirittura arrivar a toccare il cielo, come ad esempio Pablo Reyes dei Gipsy King.

Pensi che si tratti solo di buona salute psichica, oppure perché abbia un sostegno psicoterapeutico, o seguito un corso per combattere l’ansia da prestazione del musicista sul palcoscenico. Oppure stile di vita più alto del tuo? Non penso! Suonare la chitarra fa bene alla salute … e anche ad altro!

chitarra elettrica
Chitarra elettrica con tre serie di pick-up singoli

Allora prendi in mano una bella chitarra classica ed inizia a stimolare le tue potenzialità. Sono certo che hai già una chitarra (perché sei entrato in un sito di musica) e quindi imbracciala, iniziando così a sconfiggere lo stress quotidiano.

Se si va indietro nel tempo, quando cioè la chitarra era ancora chiamata liuto, la storia ci dice che questo meraviglioso strumento musicale si è sempre distinto per le sue peculiarità. Inoltre ha affascinato intere generazioni appartenenti ad ogni stato sociale, non soltanto all’ascolto ma al diretto approccio con esso.

La chitarra acustica
La chitarra acustica

La chitarra rappresenta sin dalla sua prima apparsa l’ideale strumento di seduzione. Piace ascoltarla ai bambini ed ai grandi, piace suonarla a piccoli e grandi musicisti ed è, insomma, uno strumento di vasta condivisione.

Suonare la chitarra fa bene alla salute! Ma quale è l’età giusta per impararla a suonare?

Come in ogni strumento musicale l’età migliore è quella dell’adolescenza ma posso affermare che chiunque – a qualsiasi età – può iniziare ad intraprenderne l’approccio.

Quando il momento di imparare a suonarla ci chiama, cioè non appena si avverte la voglia di entrare in quel meraviglioso mondo, che poi certamente aiuterà ad aumentarne la motivazione, allora quella è l’occasione giusta per lanciarsi nell’avventura. Lanciamoci perché suonare la chitarra fa bene alla salute!

Quale chitarra scegliere

Non esistono limitazioni di genere musicale per imparare la chitarra. Potrai, infatti, suonarci ogni tipo di musica e, soprattutto, quella che ami di più. Inoltre non dovrai neanche preoccuparti di decidere subito, e da solo, quale tipo di chitarra studiare. Il consiglio che, infatti, arriva da qualsiasi fonte tutor ti dice che lo studio della chitarra classica apre a tutte le future direzioni.

Per tutti gli altri stili di musica – come ad esempio il blues, il rock, il raggae, la pop music, il il punk, funk … – la scelta può essere fatta, senza penalizzazioni, in un secondo tempo. Unica cosa che dovrai occuparti di fare è l’acquisto del tipo di strumento più adatto a te. Ci sono infiniti tipi di chitarra, compresi in moltissime categorie. Queste ultime però, scartando tutte e altre, possiamo riassumerle in tre grandi branchi:

  1. Chitarra classica.
  2. La chitarra acustica.
  3. Chitarra elettrica.

Ad ogni modo la raccomandazione, soprattutto riferita a chi preferisce la chitarra classica, è quella di non impararla con “il fai da te” ma frequentare almeno un preventivo, anche se veloce, corso di chitarra. Consiglierei anche un breve corso di teoria della musica. In tal modo si eviterà di far uscire quei fastidiosi suoni che innervosirebbero la famiglia e, ancor peggio, i vicini di casa.

Ad ogni voce qui sotto elencata abbinerò un articolo a parte ampliandone il significato. Per adesso è pronta soltanto la prima voce … ma ci sto lavorando!


Testo e accordi di Certe notti di Luciano Ligabue

Scarica il file in pdf della canzone Certe notti accordi

Testo e accordi di Certe notti: il brano è di Luciano Ligabue, un single estratto dall’album (1995) “Buon compleanno Elvis”.

Lo stesso Ligabue un giorno affermò che il brano in esame è una canzone a cui sono grato e sarò sempiternamente grato».

Il brano

L’intervista a Luciano Ligabue su RTL 102.5

Nell’intervista del giornalista Vincenzo Mollica, riguardo il DVD “Parole e canzoni”, dedicato allo stesso artista, Ligabue racconta che una notte decise di comporre una canzone.

Quella canzone doveva avere accordi appartenenti alla famiglia di Mi maggiore, ma poi dovette intervenire di nuovo sostituendo il Re# semidiminuito con un Re maggiore, data la sua preoccupazione di ottenere un effetto dissonante un po’ troppo marcato in quel tratto di melodia.

Nonostante ciò, a prescindere da tale sostituzione, si disse soddisfatto di aver creato quel brano, che più tardi sarebbe stato annoverato fra i più belli e significativi di tutto il suo repertorio.

Sempre nella stessa intervista il cantante affermò anche che, in periodi precedenti, “Certe notti” non lo avrebbe mai proposto come singolo estratto dall’album (Buon compleanno Elvis).

Spiega, infatti, che prima le sue composizioni erano decisamente più e veloci e più rock come, ad esempio, Libera nos a malo in Lambrusco coltelli rose & popcorn o Balliamo sul mondo in Ligabue.

Sta di fatto che appena la casa discografica ascoltò il brano glielo impose dicendo: ovviamente la canzone è quella lì!

Sul testo del brano

Il testo della canzone descrive come il cantautore vive e interpreta le sue notti e quelle trascorse fuori casa con gli amici.

Citando il Bar Mario («Ci vediamo da Mario, prima o poi …»), che effettivamente esiste, Luciano Ligabue lo rese assai famoso.

Lo stesso cantante più tardi commentò il brano definendolo un’ideale continuazione di “Sogni di rock ‘n’ roll” ispirandosi a quanto Pier Vittorio Tondelli Altri  scrisse nel suo libro.

La musica

Il ritmo (terzinato) è una Ballata rock, mentre l’arpeggio – eseguito con la chitarra elettrica – è di Federico Poggipollini. Questi dichiarò di essersi ispirato ai suoni iniziali di “Lucy in the Sky with Diamonds” dei famosi Beatles.

Successo e riconoscimenti

Quando si cita Luciano Ligabue la prima canzone che risuona nella mente è proprio “Certe notti”, che per molti è il pezzo che più di ogni altro del suo repertorio piace agli ascoltatori.

Nel 1996 conquistò la Targa Tenco come migliore canzone dell’anno. Più tardi, dopo il sondaggio effettuato dalla rivista “Tutto sarà eletto”, diventò la “Canzone italiana degli anni novanta”

Nel primissimo periodo del 2008, inserito nella raccolta Primo tempo, il brano ritornò nelle classifiche, raggiungendo il 14º posto.

Formazione

  • Al canto: Luciano Ligabue
  • Alla chitarra acustica: ancora il cantautore.
  • Altra chitarra: Mel Previte.
  • Alla chitarra elettrica: Federico Poggipollini.
  • Al basso: Antonio Righetti.
  • Alla batteria: Roberto Pellati.

Il testo della canzone

Certe notti
la macchina è calda
e dove ti porta
lo decide lei
Certe notti
la strada non conta
che quello che conta
è sentire che vai
Certe notti
la radio che passa Neil Young
sembra avere capito chi sei
Certe notti
somigliano a un vizio
che tu non vuoi smettere,
smettere mai
Certe notti
fai un po’ di cagnara
che sentano
che non cambierai più
Quelle notti fra cosce e zanzare
e nebbia e locali
a cui dai del tu
Certe notti
c’hai qualche ferita
che qualche tua amica
disinfetterà
Certe notti
coi bar che son chiusi
al primo autogrill
c’è chi festeggerà

E si può restare soli
certe notti qui
che chi s’accontenta
gode così così
Certe notti sei sveglio
o non sarai sveglio mai
Ci vediamo da Mario
prima o poi

Certe notti ti senti padrone
di un posto che tanto
di giorno non c’è
Certe notti se sei fortunato
bussi alla porta
di chi è come te
C’è la notte
che ti tiene fra le sue tette
un po’ mamma
e un po’ porca com’è
Quelle notti da farci l’amore
fin quando fa male
fin quando ce n’è

E si può restare soli
certe notti qui
che se ti accontenti godi
così così
Certe notti
son notti
o le regaliamo a voi
tanto Mario riapre
prima o poi

Certe notti
sei solo più allegro,
più ingordo,
più ingenuo
e coglione che puoi
Quelle notti
son proprio quel vizio
che non voglio smettere
smettere mai

E si può restare soli
certe notti qui
che chi s’accontenta gode
così così
Certe notti sei sveglio
o non sarai sveglio mai
ci vediamo da Mario
prima o poi.

Se non sapete fare gli accordi potete andare alla pagina delle lezioni di chitarra.


Cosa resterà degli anni ’80 (Raf)

Scarica il file in pdf con il testo e gli accordi di Cosa resterà degli anni 80

Il cantante e i coautori

“Cosa resterà degli anni ’80” è una canzone cantata e portata al successo nel 1989 da Raf (Raffaele Riefoli). Venne inserita nell’album “Cosa resterà …” uscito nello stesso anno.

Il cantante, insieme ai coautori Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati, ci regalò una realistica visione di quel periodo che spaziava tra storia, politica, stili di vita ed il normale andazzo sociale.

Storia del brano

Il brano fece il suo esordio al Festival di Sanremo del 1989 senza riscuotere su quel palco il meritato successo. Ottenne solo il quindicesimo posto.

Nelle settimane successive alla manifestazione sanremese, ed ancor più negli anni seguenti, “Cosa resterà degli anni 80” ritrovò il giusto consenso del pubblico diventando una delle canzoni più belle e rappresentative di tutta la discografia dell’artista.

Contenuto della canzone

Come sopra accennato il brano parla delle manie e modi di fare degli anni Ottanta, come il grande successo dei jeans ed il dilagante uso degli spray e delle lattine, nonché degli importanti avvenimenti che in quel periodo stavano cambiando il mondo con le politiche e gli accordi tra Reagan e Gorbaciov.

Nella canzone non manca certamente la forte presa di coscienza sullo straziante tema della fame nel mondo. Questo brano sottolinea un periodo abbastanza difficile che ha lasciato segni indelebili nella storia mondiale e, in particolare, del nostro Paese.

Raf, che a quei tempi era giovanissimo, si interrogava circa l’influenza sul futuro immediato che questo nuovo retaggio avrebbe potuto provocare. Si domanda con rammarico, sospetto e paure, cosa … e per l’appunto … “Cosa resterà di quegli anni così intensi?”.

Interpretazione della canzone

Occorre ovviamente interpretare che lo sguardo al futuro, gli autori del brano, lo intendevano perlopiù come prospettiva per i giovani: “Anni sui libri di scuola e poi a cosa servirà?”.

Ma nelle strofe della canzone appaiono tanti altri riferimenti legati agli anni Ottanta, che riguardano i pericoli dietro l’angolo e i nuovi rapporti d’amore: “anni bucati” dall’uso dell’eroina e “sempre pronti, io e te, a nuove geometrie” rompendo così i tanti tabù sul sesso nelle nuove generazioni.

Per concludere

Una canzone, in conclusione, colma di forti tematiche proprio come effettivamente sono state – per chi le ha vissute – negli anni Ottanta.

Raf, infatti, sottolinea l’intensità di quel periodo chiudendo il brano con “sembran già degli anni ’80 … per noi quasi ottanta anni fa…” come se quei dieci anni (Ottanta-Novanta), per quanto per lui appena passati, fossero, invece, durati ottant’anni.

Una canzone, questa, che ha descritto una schematica, ma profonda e reale panoramica di quel decennio, dando agli amanti della musica l’opportunità di lanciare a pieno titolo un artista del calibro di Raf, ormai divenuto un importantissimo personaggio del nostro panorama musicale.

Testo della canzone senza accordi

Anni come giorni son volati via
brevi fotogrammi o treni in galleria
è un effetto serra che scioglie la felicità
delle nostre voglie e dei nostri jeans che cosa resterà.
Di questi anni maledetti dentro gli occhi tuoi
anni bucati e distratti noi vittime di noi
ora però ci costa il non amarsi più
è un dolore nascosto giù nell´anima.
Cosa resterà di questi Anni Ottanta
afferrati e già scivolati via
Cosa resterà e la radio canta una verità dentro una bugia.
Anni ballando, ballando Reagan-Gorbaciov
danza la fame nel mondo, un tragico rondò.
Noi siamo sempre più soli singole metà
anni sui libri di scuola e poi che cosa resterà.
Anni di amori violenti litigando per le vie
sempre pronti io e te a nuove geometrie
anni vuoti come lattine abbandonate là
ora che siamo alla fine, noi, di questa eternità
Cosa resterà di questi Anni Ottanta
chi la scatterà la fotografia
Cosa resterà, e la radio canta
“Won´t you break my heart?”
“Won´t you break my heart?”
Anni rampanti dei miti sorridenti da wind-surf
sono già diventati graffiti ed ognuno pensa a sé
forse domani a quest´ora non sarò esistito mai
e i sentimenti che senti tu se ne andranno come spray.
Uh! Oh No, no, no, no
Anni veri di pubblicità, ma che cosa resterà
anni allegri e depressi di follia e lucidità
sembran già degli Anni Ottanta
per noi quasi ottanta anni fa

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Senza parole di Vasco Rossi

Scarica il file pdf con testo e accordi: Senza parole Di Vasco Rossi

Sul brano “Senza parole”

Senza parole, brano musicale pubblicato nel 1994 come singolo, è scritto e cantato da Vasco Rossi.

Più tardi subì un arrangiamento per un annuncio pubblicitario sulla Casa Automobilistica Fiat.

Il brano fu usato anche in un programma televisivo condotto da Antonella Clerici, chiamato per l’appunto “Senza parole”

Nonostante il grande successo della canzone, considerata dai più tra le migliori cantate da Vasco Rossi, questa non venne mai proposta in un album di inediti.

Scarto dell’album “Liberi Liberi”, uscito nel 1988, poco più tardi (1994) fu diffusa in CD come “regalo” ai soci del Vasco Rossi “fans club”.

Qualche tempo dopo venne inclusa nelle raccolte “Rewind” e “Tracks”.

Significato del testo di “Senza parole”

Prima parte

Nella prima strofa lui diventa consapevole di non essere amato dalla sua donna. Infatti l’inizio recita “ho guardato dentro una bugia e ho capito che è una malattia che alla fine non si può guarire mai”. Quella “bugia” è proprio l’amore, che viene paragonato ad un’incurabile malattia, facendo capire il suo immenso amore per la donna.

Ma lei non ricambia l’amore: “e ho cercato di convincermi che tu non ce l’hai” (il riferimento è alla malattia di lui, cioè l’amore per lei). La donna non solo non l’ama ma lo tradisce con altri uomini “e ho capito che era una follia avere pensato che fossi soltanto mia”.

Le uniche cose da fare sono fingere di non pensare a lei e dimenticarla.

Seconda parte

Nella seconda strofa lui vuole metabolizzare il fatto di essere stato abbandonato ed andare oltre. Si rende conto che il rimanere in casa a guardare la televisione non riuscirà a risolvere la triste situazione e che non l’aiuterà a dimenticarla “e ho guardato la televisione e mi è venuta come l’impressione che mi stessero rubando il tempo e che tu che tu mi rubi l’amore” … finché in un bel momento riesce ad alleggerire tutti i suoi pensieri “ma poi ho camminato tanto e fuori c’era un gran rumore che non ho più pensato a tutte queste cose”.

Terza parte

Nella terza strofa, nonostante tutto, l’amore riesce a trionfare! Anche se la forza di tale esperienza è stata devastante, lui riesce a capire che l’amore gli ha dato delle bellissime ed incredibili emozioni, comunque superiori a tutto quello che sta sopportando “e ho guardato dentro un’emozione e ci ho visto dentro tanto amore” … “che ho capito perché non si comanda al cuore”.

Perciò …  talvolta va bene anche non reagire direttamente lasciando tutto come si trova, aspettando che sia il tempo a mettere a posto le cose … “senza parole”.

Il testo della canzone

Il testo della canzone è ovviamente proprietà dell’autore. Lo scopo di questo sito web, oltre a quello più specifico (di insegnare la chitarra e far apprendere le canzoni nel modo più semplice possibile), è mosso dalla ferma volontà di insegnare ad amare la musica.

Ho guardato dentro una bugia
e ho capito che è una malattia
che alla fine non si può guarire mai
e ho cercato di convincermi
che tu non ce l’hai

E ho guardato dentro casa tua
e ho capito che era una follia
avere pensato che fossi soltanto mia
e ho cercato di dimenticare
di non guardare

E ho guardato la televisione
e mi è venuta come l’impressione
che mi stessero rubando il tempo e che tu
che tu mi rubi l’amore
ma poi ho camminato tanto e fuori
c’era un gran rumore
che non ho più pensato a tutte queste cose

E ho guardato dentro un’emozione
e ci ho visto dentro tanto amore
che ho capito perché non si comanda al cuore

E va bene così
senza parole
senza parole
E va bene così
senza parole
E va bene così

E guardando la televisione
mi è venuta come l’impressione
che mi stessero rubando il tempo e che tu
che tu mi rubi l’amore
ma poi ho camminato tanto e fuori
c’era un grande sole
che non ho più pensato a tutte queste cose

E va bene così
senza parole
E va bene così
senza parole
E va bene così
senza parole (senza parole, senza parole, senza parole)
E va bene così
senza parole (senza parole, senza parole, senza parole)
E va bene così
senza parole (senza parole, senza parole, senza parole)
E va bene così
senza parole.

Se non sapete fare gli accordi potete andare alla pagina delle lezioni di chitarra.


Buonasera signorina (Carl Sigman e Peter DeRose)

Scarica il testo con gli accordi di Buonasera signorina.

Il titolo originale del brano è “Buonasera” ma è anche conosciuto come “Buonasera  signorina”. La canzone esordì in Italia nel 1958, su disco a 78 giri, cantata da Fred Buscaglione.

A quel tempo già si incominciavano ad ascoltare i primi “45 giri” e quindi, a poca distanza, sempre nello stesso anno, seguì il nuovo disco.

“Buonasera signorina”, che divenne in breve tempo un classico del swing italiano, fu reinterpretata da grandi cantanti italiani come Celentano, Mina, Fred Bongusto, Paolo Belli, Jimmy Fontana. Ultimamente è stata cantata anche da  Jovanotti.

Il successo della canzone fu immediato e il brano oltrepassò frontiere ed oceani diffondendosi nel mondo. Entrò quindi a far parte del repertorio di Ray Gelato, grande figura italo-americana, e dei Giants di cui questi faceva parte.

La versione inglese di “Buonasera” (testo e musica di Carl Sigman e Peter DeRose) venne interpretata da Louis Prima, considerato allora il re della musica Swing. Anche Louis può essere considerato un italo-americano: la madre Angelina Caravella era di Ustica, mentre il nonno Leonardo Prima di Salaparuta.

“Buonasera signorina” in versione inglese fu cantata, tra gli altri, anche da da Dean Martin e da Michael Bublé.

Il testo della canzone senza accordi

Buonasera signorina buonasera
come è bello stare a Napoli e sognar
mentre in cielo sembra dire
buonasera
la vecchia luna che
sul Mediterraneo appar
Ogni giorno c’incontriamo
camminando
dove par che la montagna
scenda in mar
Quante cose abbiamo detto
sospirando
in quell’angolo più bello del mondo
Quante volte ho sussurrato
amore t’amo!
Buonasera signorina
kiss me goodnight
Buonasera signorina
kiss me goodnight
Buonasera signorina buonasera
come è bello stare a Napoli e sognar
mentre in cielo sembra dire
buonasera
la vecchia luna che
sul Mediterraneo appar
Ogni giorno c’incontriamo
camminando
dove par che la montagna
scenda in mar
Quante cose abbiamo detto
sospirando
in quell’angolo più bello del mondo
Quante volte ho sussurrato
amore t’amo!
Buonasera signorina
kiss me goodnight
Quante cose abbiamo detto sospirando
in quell’angolo più bello del mondo
Quante volte ho sussurrato amore t’amo
Buonasera signorina kiss me goodnight
Ripete
Ripete.

Se non sapete fare gli accordi potete andare alla pagina delle lezioni di chitarra.


La struttura della chitarra elettrica

Pagine correlate alla struttura della chitarra acustica: la chitarra classica – la chitarra acustica

Come è strutturata la chitarra elettrica

I principali componenti della chitarra elettrica.
I principali componenti della chitarra elettrica.

Struttura della chitarra elettrica: incominciamo, per poter riuscire a comprenderne bene il funzionamento, ad analizzare i suoi principali componenti ed accessori.

Una comune chitarra elettrica è formata da svariatissimi elementi, di cui soltanto alcuni di essi contribuiscono attivamente alla sonorità (componenti elettronici).

Altri, invece, hanno un compito passivo (componenti meccanici). Questi ultimi generalmente sono gli stessi componenti che, in parte, compongono tutti i tipi di chitarra (classica, acustica …).

I primi sono proprio quelli effettivamente che caratterizzano la chitarra elettrica. Vediamoli assieme:

Corpo della chitarra (Body)

Il corpo della chitarra elettrica, pur non avendo il compito di armonizzare ed amplificare il suono, è chiamato cassa ed è costituito in legno massiccio pregiato e lavorato.

Raramente possiamo trovarlo scavato nel proprio interno e possiamo, quindi, affermare che influisce minimamente sulle prestazioni sonore dello strumento in esame, salvo quei particolari casi in cui risulta internamente scavato.

Il corpo della chitarra lo possiamo trovare sotto le forme più svariate ma, generalmente, mostra quella caratteristica sporgenza nella parte superiore, detta anche spalla.

Tastiera e manico

Sebbene la tastiera faccia parte integrante del manico, essa ha un ruolo ben distinto da quest’ultimo, essendo il componente funzionale vero e proprio. È, infatti, il componente che più di ogni altro dialoga con il suonatore.

Essa  ha un numero di tasti superiore a quello della chitarra classica. Quest’ultima ne ha 19, mentre quella elettrica 22 e, spesso, raggiunge anche il 24° tasto.

I tasti, ovvero gli spazi tra due barrette metalliche, sono posizionati in modo da ottenere il temperamento equabile e, generalmente (quasi sempre … il discorso verrebbe troppo lungo e pignolo … perciò diciamo praticamente sempre), creano un intervallo tonale uguale ad un semitono.

Ogni tasto ha il compito di generare una nota diversa della scala cromatica. In alcuni di essi (5°, 7°, 12°, 15° e 22°) è presente un contrassegno  (fret markers), generalmente in avorio incastonato nella tastiera.

Le chitarre elettriche “fretless” (assai meno diffuse), non hanno le barrette metalliche e, quindi, ogni corda percorsa dai polpastrelli delle dita entra direttamente in contatto con il corpo della tastiera.

In questo strumento le posizioni delle barrette sono spesso indicate con un tratto disegnato.

Il manico, detto in breve, è praticamente il supporto della tastiera, sul quale essa viene montata.

La paletta (o “cavigliere”)

La paletta si trova nella parte terminale del manico ed in essa alloggiano le “meccaniche” (conosciute anche come “chiavi di accordatura” o, semplicemente, “chiavette”).

Queste hanno il compito di tirare o allentare ogni singola corda, aumentandone o diminuendone il tono e quindi, portandole all’accordatura naturale, o a quella talvolta desiderata.

Esistono in commercio chitarre elettriche (head less) ove la meccanica del sistema di accordatura è presente sul corpo della chitarra al di là del ponte. Un esempio di questi strumenti è la “Avalon Paradis”.

Domanda a bruciapelo con risposta in fondo alla pagina: se una canzone viene suonata in DO maggiore e accompagnata con il giro di accordi di “Do, LAm, Fa, e Sol7” quale sarà il nuovo giro di accordi volendola suonare in FA maggiore? 

Chiavi di accordatura o meccaniche

Le meccaniche di ogni chitarra vengono utilizzate per tendere più o meno le corde, dando ad esse il giusto tono. Detto in parole povere, le meccaniche, servono per accordare lo strumento.

Mano a mano che la corda viene messa in tensione aumenta il suo tono fino a raggiungere quello stabilito dalla casa costruttrice, che corrisponde al nome della stessa corda.

Le chiavi di accordatura sono integrate nella Paletta. Il movimento rotatorio con cui agisce il chitarrista, orario o antiorario, mette in tensione o allenta la corda che desidera portare alla giusta altezza.

Capotasto e Ponte

Il capotasto è l’elemento da cui inizia la parte attiva delle corde, quella parte cioè che viene messa in vibrazione dalla pennata.

Esso è il componente oltre cui possono essere generate le numerosissime note agendo con i polpastrelli delle dita sulla tastiera, posta sul  manico.

Il ponte, collocato sulla cassa, ha lo stesso compito del capotasto e svolge il ruolo di forza di richiamo.

L’effetto tensivo delle corde dà il suo risultato sonoro alla sollecitazione delle pennate soltanto quando queste sono date tra i due elementi: capotasto e ponte.

Le corde

Le corde della chitarra elettrica, sei in tutto, sono di metallo e sono considerate come elementi principali.

Talvolta possiamo imbatterci in strumenti con sette, otto, o addirittura nove corde a seconda della tipologia degli stessi.

La vibrazione di ogni corda, diversa per ognuna di esse, genera onde sonore che vengono immediatamente catturate dai pick-up (si veda sotto) ed amplificate.

I pick-up

Questi trasduttori, considerati il cuore della chitarra elettrica, sono quelli che più di ogni altro elemento contribuiscono ad innalzare le qualità sonore dello strumento.

Più efficienti sono i pick-up e più di ottima fattura dovranno essere le corde che dovremo scegliere per il nostro strumento.

Generalmente questi rice-trasduttori sono singoli, ognuno con il compito di amplificare il suono generato dalla propria corda.

Possono trovarsi in commercio anche chitarre di più basso profilo tecnico con un solo pick-up (single coil), o due pick-up (humbucker).

Nelle tre grandi categorie (con uno, due o più pick-up) possiamo trovare una vasta varietà modelli e, quindi, chitarre elettriche che talvolta ci meravigliano per la loro sofisticata configurazione amplificativa.

Consideriamo per adesso i pick-up essenziali (unici, doppi, o singoli per ogni corda), cioè quelli/o posizionati/o all’altezza del ponte, proprio vicino alla attaccatura delle corde. È proprio questo che caratterizza il suono dello strumento.

Ad integrare il sistema di amplificazione possono essere presenti altri pick-up per offrire maggiore spinta sonora, gestendo allo stesso tempo i vari tipi di distorsione e generando un suono più assai più accattivante.

Senza questi ultimi l’effetto distorsione andrebbe a pesare sui pick-up essenziali che potrebbero, a volume più alto, creare fastidiosi rumori e pessimi feedback.

Leva del Tremolo (whammy bar) e Battipenna

La Leva del Tremolo, comunemente chiamata anche in Italia “whammy bar”, ha un suo specifico compito, legato soltanto alla volontà del chitarrista. Perciò i suoi effetti si sentono soltanto quando questa viene manovrata dall’esecutore.

Essa si contrappone alla tensione di tutte le corde, attenuandole con più o meno intensità.

Detto in poche parole, muovendo la leva, che agisce su un robusto sistema di molle posizionate sul retro del corpo della chitarra, si sposta leggermente il ponte in direzione concorde alla tensione delle stesse corde allentandole per creare particolari effetti sonori.

Tali effetti, se combinati con le vibrazioni delle corde che il chitarrista esegue manualmente su ogni singolo tasto, creano veri e propri stati emotivi agli ascoltatori.

Il battipenna

Il Battipenna serve a proteggere il body dagli immancabili colpi del plettro del chitarrista, incontrollabili nei pezzi dai ritmi assai articolati.

I potenziometri

Sono quelle piccole manopole cilindriche, o troncoconiche,  fissate sul body atte a modulare i parametri del suono.

I potenziometri, che agiscono sulla ricezione e trasduzione dei Pick-up modulano il volume ed i toni. Il primo regola il guadagno in tensione: girando in un senso o l’altro i diminuisce o si aumenta il volume.

La modulazione dei toni avviene sopprimendo od accentuando i valori delle frequenze. Detto in poche parole, girando in un senso o nell’altro si possono accentuare i suoni acuti oppure quelli gravi, generando effetti assai particolari.

Il selettore

Il selettore esiste quando sono presenti più serie di pick-up. Il suo ruolo è quello di “selezionare” il Pick-up o una serie di Pick-up, che si vuole attivare, secondo le esigenze del brano suonato.

Generalmente esiste una corrispondenza biunivoca tra la posizione di commutazione del selettore e il gruppo di Pick-up attivato. Ogni posizione scelta col selettore attiva soltanto un gruppo di Pick-up esistenti.

Ci sono in commercio chitarre elettriche con selettori capaci di configurare effetti intermedi, che attivano una coppia e non un ben determinato Pick-up, allo scopo mescolarne gli effetti.

Attacco per il Jack

È il punto in cui si attacca, tramite il jack, il cavo che viene collegato all’amplificatore. Da qui partono tutti i segnali dei pick-up modulati dal selettore, dai potenziometri, dalla leva del tremolo destinati all’amplificazione.

Risposta alla domanda a bruciapelo: suonando in FA maggiore il nuovo giro di accordi sarà FA, REm, SIb, Do7.