Siamo solo noi di Vasco Rossi

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Informazioni generiche sul brano

Il brano in esame, subito dopo l’uscita del disco compilation di Vasco Rossi (9 aprile 1981), viene definito “inno generazionale”.

La canzone, dopo un sondaggio a livello nazionale, sarà più tardi definita dalla rivista Rolling Stone come la “canzone italiana rock del secolo” .

Alla configurazione del giro di basso, che fu comunque fu ideata dallo stesso Vasco Rossi, parteciparono Claudio Golinelli (allora bassista di Gianna Nannini) e Massimo Riva. Quella fu l’occasione per il Golinelli di passare alla formazione di  Vasco.

“Siamo solo noi” fu escluso dal Festivalbar 1981 ma proprio mentre Vasco aveva ormai perso le speranze, all’ultimo momento, fu deciso di mandare per i jukebox “Voglio andare al mare” appartenente allo stesso disco.

Il testo della canzone

Siamo solo noi
Che andiamo a letto la mattina presto
E ci svegliamo con il mal di testa
Siamo solo noi

Che non abbiamo vita regolare
Che non ci sappiamo limitare
Siamo solo noi

Che non abbiamo più rispetto per niente
Neanche per la mente
Siamo solo noi

Quelli che poi muoiono presto
Quelli che però è lo stesso
Siamo solo noi

Che non abbiamo più niente da dire
Dobbiamo solo vomitare
Siamo solo noi

Che non vi stiamo neanche più ad ascoltare
Siamo solo noi

Quelli che non hanno più rispetto per niente
Neanche per la gente
Siamo solo noi

Quelli che ormai non credono più a niente
E vi fregano sempre
Siamo solo noi

Che tra demonio e santità è lo stesso
Basta che ci sia posto
Siamo solo noi

Che facciamo colazione anche con un toast, del resto
Siamo solo noi

Quelli che non han voglia di far niente
Rubano sempre
Siamo solo noi

Generazione di sconvolti che non han più santi ne eroi
Siamo solo noi
Ripete
Ripete
Ripete





Ripete

Testo e accordi di Messaggio d’amore di Matia Bazar

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Informazioni generiche sul brano “Messaggio d’amore”

Il brano Messaggio d’amore corrisponde al 36° singolo della band dei Matia Bazar. Fu lanciato su CD dall’etichetta discografica “Bazar Music” (dal nome si capisce che appartiene allo stesso gruppo) nel 2002.

La canzone anticipa l’album live Messaggi dal vivo, dove un brano è effettivamente live mentre l’altro viene registrato in studio.

Il disco non appare negli elenchi della discografia sul sito ufficiale … e non si conosce il perché!

Il brano arrivò primo al Festival di Sanremo del 2002 e corrisponde alla seconda vittoria dei Matia Bazar, dopo quella del 1978 quando presentarono …e dirsi ciao.

Il gruppo ottiene i due premi sanremesi con formazioni diverse della band, la quale mantiene Giancarlo Gozzi e Piero Cassano. La cantante del 2002 è Silvia Mezzanotte, mentre quella del 1978 è Antonella Ruggiero.

La vittoria di Sanremo 2002 viene conseguita dopo due partecipazioni consecutive (2000, 2001), entrambe con la stessa formazione.

La canzone raggiunge, ma solo per una settimana, la 16ª posizione nella classifica settimanale delle vendite italiane del 2002.

Pur arrivando prima al Festival di Sanremo, Messaggio d’amore non ottiene un grande successo a livello di vendite, tuttavia rimane un importante beguine che continua a persistere nei circuiti delle orchestre da ballo.

Il testo della canzone

Voglio darti un messaggio d’amore, di poche parole
Il segreto nascosto di un cuore, un cuore che sa
Ho capito che forse l’errore non sei stato tu
E con tutta la forza che ho dentro, ti voglio di più
Ho ascoltato il rumore e il silenzio, parlare nel tempo
Ho sognato il tuo viso, i tuoi occhi sorridermi un po’

Quanta nostalgia tu
Mai, non ti ho avuto mai
In fondo mai, dolce amore mio, sensibile, credimi
Mai non ti ho avuto mai
Che male fa, non sentirti più
Sia quel che sia questo messaggio d’amore per te
Se ho posato le mani su sguardi bruciati dal mare
E ho scalato le dune del cuore più alte di me
Se ho vissuto le notti sprecando la mia fantasia
è perché ero sola, confusa, smarrita, io

Mai, non ti ho avuto mai
In fondo mai, dolce…

Spartito, testo e accordi di Tutto quello che un uomo di Sergio Cammariere

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Informazioni generiche sul brano “Tutto quello che un uomo”

Di “Tutto quello che un uomo” possiamo quasi affermare che trattasi della canzone più famosa del repertorio di Sergio Cammariere. L’artista la scrisse in collaborazione con il cantautore Roberto Kunstler, suo paroliere.

Il brano venne proposto al Festival di Sanremo del 2003, dove si pose al terzo posto, aggiudicandosi anche il Premio della Critica, nonché quello della Migliore Composizione Musicale.

In pochissimo tempo, anche dal punto di vista commerciale, la canzone di Sergio Cammariere conquistò il quarto posto di disco dell’anno come vendite nella classifica italiana.

Dato il clamoroso successo sanremese il brano fu anche abbinato alla riedizione dell’album “Dalla pace del mare lontano”, che era già uscito nel 2002 e quindi ristampato con l’integrazione della nuova canzone, portando ben due dischi di platino all’artista.

Il testo di Tutto quello che un uomo

Se non fosse per te
Cosa avrebbe un senso
Sotto a questo cielo immenso
Niente più sarebbe vero

Se non fosse per te
Come immaginare
Una canzone da cantare
A chi non vuol sentirsi solo

Se non fosse per te
Crollerebbe il mio cielo
Se non fosse per te
Sarei niente, lo sai
Perché senza te io non vivo
E mi manca il respiro
Se tu te ne vai

Quando sono con te
Chiudo gli occhi e già volo
D’improvviso la malinconia se ne va
Dai pensieri miei cade un velo
E ritrovo con te l’unica verità

Solamente tu sai
Anche senza parole
Dirmi quello che voglio sentire da te
Io non ti lascerò
Fino a quando vivrò
Tutto quello che un uomo può fare
Stavolta per te lo farò

Una pioggia di stelle
Ora brilla nell’aria
Ed il mondo mi appare
Per quello che è
Un oceano da…

Testo e accordi di Certe notti di Luciano Ligabue

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Testo e accordi di Certe notti: il brano è di Luciano Ligabue, un single estratto dall’album (1995) “Buon compleanno Elvis”.

Lo stesso Ligabue un giorno affermò che il brano in esame è una canzone a cui sono grato e sarò sempiternamente grato».

Il brano

L’intervista a Luciano Ligabue su RTL 102.5

Nell’intervista del giornalista Vincenzo Mollica, riguardo il DVD “Parole e canzoni”, dedicato allo stesso artista, Ligabue racconta che una notte decise di comporre una canzone.

Quella canzone doveva avere accordi appartenenti alla famiglia di Mi maggiore, ma poi dovette intervenire di nuovo sostituendo il Re# semidiminuito con un Re maggiore, data la sua preoccupazione di ottenere un effetto dissonante un po’ troppo marcato in quel tratto di melodia.

Nonostante ciò, a prescindere da tale sostituzione, si disse soddisfatto di aver creato quel brano, che più tardi sarebbe stato annoverato fra i più belli e significativi di tutto il suo repertorio.

Sempre nella stessa intervista il cantante affermò anche che, in periodi precedenti, “Certe notti” non lo avrebbe mai proposto come singolo estratto dall’album (Buon compleanno Elvis).

Spiega, infatti, che prima le sue composizioni erano decisamente più e veloci e più rock come, ad esempio, Libera nos a malo in Lambrusco coltelli rose & popcorn o Balliamo sul mondo in Ligabue.

Sta di fatto che appena la casa discografica ascoltò il brano glielo impose dicendo: ovviamente la canzone è quella lì!

Sul testo del brano

Il testo della canzone descrive come il cantautore vive e interpreta le sue notti e quelle trascorse fuori casa con gli amici.

Citando il Bar Mario («Ci vediamo da Mario, prima o poi …»), che effettivamente esiste, Luciano Ligabue lo rese assai famoso.

Lo stesso cantante più tardi commentò il brano definendolo un’ideale continuazione di “Sogni di rock ‘n’ roll” ispirandosi a quanto Pier Vittorio Tondelli Altri  scrisse nel suo libro.

La musica

Il ritmo (terzinato) è una Ballata rock, mentre l’arpeggio – eseguito con la chitarra elettrica – è di Federico Poggipollini. Questi dichiarò di essersi ispirato ai suoni iniziali di “Lucy in the Sky with Diamonds” dei famosi Beatles.

Successo e riconoscimenti

Quando si cita Luciano Ligabue la prima canzone che risuona nella mente è proprio “Certe notti”, che per molti è il pezzo che più di ogni altro del suo repertorio piace agli ascoltatori.

Nel 1996 conquistò la Targa Tenco come migliore canzone dell’anno. Più tardi, dopo il sondaggio effettuato dalla rivista “Tutto sarà eletto”, diventò la “Canzone italiana degli anni novanta”

Nel primissimo periodo del 2008, inserito nella raccolta Primo tempo, il brano ritornò nelle classifiche, raggiungendo il 14º posto.

Formazione

  • Al canto: Luciano Ligabue
  • Alla chitarra acustica: ancora il cantautore.
  • Altra chitarra: Mel Previte.
  • Alla chitarra elettrica: Federico Poggipollini.
  • Al basso: Antonio Righetti.
  • Alla batteria: Roberto Pellati.

Il testo della canzone

Certe notti
la macchina è calda
e dove ti porta
lo decide lei
Certe notti
la strada non conta
che quello che conta
è sentire che vai
Certe notti
la radio che passa Neil Young
sembra avere capito chi sei
Certe notti
somigliano a un vizio
che tu non vuoi smettere,
smettere mai
Certe notti
fai un po’ di cagnara
che sentano
che non cambierai più
Quelle notti fra cosce e zanzare
e nebbia e locali
a cui dai del tu
Certe notti
c’hai qualche ferita
che qualche tua amica
disinfetterà
Certe notti
coi bar che son chiusi
al primo autogrill
c’è chi festeggerà

E si può restare soli
certe notti qui
che chi s’accontenta
gode così così
Certe notti sei sveglio
o non sarai sveglio mai
Ci vediamo da Mario
prima o poi

Certe notti ti senti padrone
di un posto che tanto
di giorno non c’è
Certe notti se sei fortunato
bussi alla porta
di chi è come te
C’è la notte
che ti tiene fra le sue tette
un po’ mamma
e un po’ porca com’è
Quelle notti da farci l’amore
fin quando fa male
fin quando ce n’è

E si può restare soli
certe notti qui
che se ti accontenti godi
così così
Certe notti
son notti
o le regaliamo a voi
tanto Mario riapre
prima o poi

Certe notti
sei solo più allegro,
più ingordo,
più ingenuo
e coglione che puoi
Quelle notti
son proprio quel vizio
che non voglio smettere
smettere mai

E si può restare soli
certe notti qui
che chi s’accontenta gode
così così
Certe notti sei sveglio
o non sarai sveglio mai
ci vediamo da Mario
prima o poi.

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Cosa resterà degli anni ’80 (Raf)

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Il cantante e i coautori

“Cosa resterà degli anni ’80” è una canzone cantata e portata al successo nel 1989 da Raf (Raffaele Riefoli). Venne inserita nell’album “Cosa resterà …” uscito nello stesso anno.

Il cantante, insieme ai coautori Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati, ci regalò una realistica visione di quel periodo che spaziava tra storia, politica, stili di vita ed il normale andazzo sociale.

Storia del brano

Il brano fece il suo esordio al Festival di Sanremo del 1989 senza riscuotere su quel palco il meritato successo. Ottenne solo il quindicesimo posto.

Nelle settimane successive alla manifestazione sanremese, ed ancor più negli anni seguenti, “Cosa resterà degli anni 80” ritrovò il giusto consenso del pubblico diventando una delle canzoni più belle e rappresentative di tutta la discografia dell’artista.

Contenuto della canzone

Come sopra accennato il brano parla delle manie e modi di fare degli anni Ottanta, come il grande successo dei jeans ed il dilagante uso degli spray e delle lattine, nonché degli importanti avvenimenti che in quel periodo stavano cambiando il mondo con le politiche e gli accordi tra Reagan e Gorbaciov.

Nella canzone non manca certamente la forte presa di coscienza sullo straziante tema della fame nel mondo. Questo brano sottolinea un periodo abbastanza difficile che ha lasciato segni indelebili nella storia mondiale e, in particolare, del nostro Paese.

Raf, che a quei tempi era giovanissimo, si interrogava circa l’influenza sul futuro immediato che questo nuovo retaggio avrebbe potuto provocare. Si domanda con rammarico, sospetto e paure, cosa … e per l’appunto … “Cosa resterà di quegli anni così intensi?”.

Interpretazione della canzone

Occorre ovviamente interpretare che lo sguardo al futuro, gli autori del brano, lo intendevano perlopiù come prospettiva per i giovani: “Anni sui libri di scuola e poi a cosa servirà?”.

Ma nelle strofe della canzone appaiono tanti altri riferimenti legati agli anni Ottanta, che riguardano i pericoli dietro l’angolo e i nuovi rapporti d’amore: “anni bucati” dall’uso dell’eroina e “sempre pronti, io e te, a nuove geometrie” rompendo così i tanti tabù sul sesso nelle nuove generazioni.

Per concludere

Una canzone, in conclusione, colma di forti tematiche proprio come effettivamente sono state – per chi le ha vissute – negli anni Ottanta.

Raf, infatti, sottolinea l’intensità di quel periodo chiudendo il brano con “sembran già degli anni ’80 … per noi quasi ottanta anni fa…” come se quei dieci anni (Ottanta-Novanta), per quanto per lui appena passati, fossero, invece, durati ottant’anni.

Una canzone, questa, che ha descritto una schematica, ma profonda e reale panoramica di quel decennio, dando agli amanti della musica l’opportunità di lanciare a pieno titolo un artista del calibro di Raf, ormai divenuto un importantissimo personaggio del nostro panorama musicale.

Testo della canzone senza accordi

Anni come giorni son volati via
brevi fotogrammi o treni in galleria
è un effetto serra che scioglie la felicità
delle nostre voglie e dei nostri jeans che cosa resterà.
Di questi anni maledetti dentro gli occhi tuoi
anni bucati e distratti noi vittime di noi
ora però ci costa il non amarsi più
è un dolore nascosto giù nell´anima.
Cosa resterà di questi Anni Ottanta
afferrati e già scivolati via
Cosa resterà e la radio canta una verità dentro una bugia.
Anni ballando, ballando Reagan-Gorbaciov
danza la fame nel mondo, un tragico rondò.
Noi siamo sempre più soli singole metà
anni sui libri di scuola e poi che cosa resterà.
Anni di amori violenti litigando per le vie
sempre pronti io e te a nuove geometrie
anni vuoti come lattine abbandonate là
ora che siamo alla fine, noi, di questa eternità
Cosa resterà di questi Anni Ottanta
chi la scatterà la fotografia
Cosa resterà, e la radio canta
“Won´t you break my heart?”
“Won´t you break my heart?”
Anni rampanti dei miti sorridenti da wind-surf
sono già diventati graffiti ed ognuno pensa a sé
forse domani a quest´ora non sarò esistito mai
e i sentimenti che senti tu se ne andranno come spray.
Uh! Oh No, no, no, no
Anni veri di pubblicità, ma che cosa resterà
anni allegri e depressi di follia e lucidità
sembran già degli Anni Ottanta
per noi quasi ottanta anni fa

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Senza parole di Vasco Rossi

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Sul brano “Senza parole”

Senza parole, brano musicale pubblicato nel 1994 come singolo, è scritto e cantato da Vasco Rossi.

Più tardi subì un arrangiamento per un annuncio pubblicitario sulla Casa Automobilistica Fiat.

Il brano fu usato anche in un programma televisivo condotto da Antonella Clerici, chiamato per l’appunto “Senza parole”

Nonostante il grande successo della canzone, considerata dai più tra le migliori cantate da Vasco Rossi, questa non venne mai proposta in un album di inediti.

Scarto dell’album “Liberi Liberi”, uscito nel 1988, poco più tardi (1994) fu diffusa in CD come “regalo” ai soci del Vasco Rossi “fans club”.

Qualche tempo dopo venne inclusa nelle raccolte “Rewind” e “Tracks”.

Significato del testo di “Senza parole”

Prima parte

Nella prima strofa lui diventa consapevole di non essere amato dalla sua donna. Infatti l’inizio recita “ho guardato dentro una bugia e ho capito che è una malattia che alla fine non si può guarire mai”. Quella “bugia” è proprio l’amore, che viene paragonato ad un’incurabile malattia, facendo capire il suo immenso amore per la donna.

Ma lei non ricambia l’amore: “e ho cercato di convincermi che tu non ce l’hai” (il riferimento è alla malattia di lui, cioè l’amore per lei). La donna non solo non l’ama ma lo tradisce con altri uomini “e ho capito che era una follia avere pensato che fossi soltanto mia”.

Le uniche cose da fare sono fingere di non pensare a lei e dimenticarla.

Seconda parte

Nella seconda strofa lui vuole metabolizzare il fatto di essere stato abbandonato ed andare oltre. Si rende conto che il rimanere in casa a guardare la televisione non riuscirà a risolvere la triste situazione e che non l’aiuterà a dimenticarla “e ho guardato la televisione e mi è venuta come l’impressione che mi stessero rubando il tempo e che tu che tu mi rubi l’amore” … finché in un bel momento riesce ad alleggerire tutti i suoi pensieri “ma poi ho camminato tanto e fuori c’era un gran rumore che non ho più pensato a tutte queste cose”.

Terza parte

Nella terza strofa, nonostante tutto, l’amore riesce a trionfare! Anche se la forza di tale esperienza è stata devastante, lui riesce a capire che l’amore gli ha dato delle bellissime ed incredibili emozioni, comunque superiori a tutto quello che sta sopportando “e ho guardato dentro un’emozione e ci ho visto dentro tanto amore” … “che ho capito perché non si comanda al cuore”.

Perciò …  talvolta va bene anche non reagire direttamente lasciando tutto come si trova, aspettando che sia il tempo a mettere a posto le cose … “senza parole”.

Il testo della canzone

Il testo della canzone è ovviamente proprietà dell’autore. Lo scopo di questo sito web, oltre a quello più specifico (di insegnare la chitarra e far apprendere le canzoni nel modo più semplice possibile), è mosso dalla ferma volontà di insegnare ad amare la musica.

Ho guardato dentro una bugia
e ho capito che è una malattia
che alla fine non si può guarire mai
e ho cercato di convincermi
che tu non ce l’hai

E ho guardato dentro casa tua
e ho capito che era una follia
avere pensato che fossi soltanto mia
e ho cercato di dimenticare
di non guardare

E ho guardato la televisione
e mi è venuta come l’impressione
che mi stessero rubando il tempo e che tu
che tu mi rubi l’amore
ma poi ho camminato tanto e fuori
c’era un gran rumore
che non ho più pensato a tutte queste cose

E ho guardato dentro un’emozione
e ci ho visto dentro tanto amore
che ho capito perché non si comanda al cuore

E va bene così
senza parole
senza parole
E va bene così
senza parole
E va bene così

E guardando la televisione
mi è venuta come l’impressione
che mi stessero rubando il tempo e che tu
che tu mi rubi l’amore
ma poi ho camminato tanto e fuori
c’era un grande sole
che non ho più pensato a tutte queste cose

E va bene così
senza parole
E va bene così
senza parole
E va bene così
senza parole (senza parole, senza parole, senza parole)
E va bene così
senza parole (senza parole, senza parole, senza parole)
E va bene così
senza parole (senza parole, senza parole, senza parole)
E va bene così
senza parole.

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Buonasera signorina (Carl Sigman e Peter DeRose)

Scarica il testo con gli accordi di Buonasera signorina.

Il titolo originale del brano è “Buonasera” ma è anche conosciuto come “Buonasera  signorina”. La canzone esordì in Italia nel 1958, su disco a 78 giri, cantata da Fred Buscaglione.

A quel tempo già si incominciavano ad ascoltare i primi “45 giri” e quindi, a poca distanza, sempre nello stesso anno, seguì il nuovo disco.

“Buonasera signorina”, che divenne in breve tempo un classico del swing italiano, fu reinterpretata da grandi cantanti italiani come Celentano, Mina, Fred Bongusto, Paolo Belli, Jimmy Fontana. Ultimamente è stata cantata anche da  Jovanotti.

Il successo della canzone fu immediato e il brano oltrepassò frontiere ed oceani diffondendosi nel mondo. Entrò quindi a far parte del repertorio di Ray Gelato, grande figura italo-americana, e dei Giants di cui questi faceva parte.

La versione inglese di “Buonasera” (testo e musica di Carl Sigman e Peter DeRose) venne interpretata da Louis Prima, considerato allora il re della musica Swing. Anche Louis può essere considerato un italo-americano: la madre Angelina Caravella era di Ustica, mentre il nonno Leonardo Prima di Salaparuta.

“Buonasera signorina” in versione inglese fu cantata, tra gli altri, anche da da Dean Martin e da Michael Bublé.

Il testo della canzone senza accordi

Buonasera signorina buonasera
come è bello stare a Napoli e sognar
mentre in cielo sembra dire
buonasera
la vecchia luna che
sul Mediterraneo appar
Ogni giorno c’incontriamo
camminando
dove par che la montagna
scenda in mar
Quante cose abbiamo detto
sospirando
in quell’angolo più bello del mondo
Quante volte ho sussurrato
amore t’amo!
Buonasera signorina
kiss me goodnight
Buonasera signorina
kiss me goodnight
Buonasera signorina buonasera
come è bello stare a Napoli e sognar
mentre in cielo sembra dire
buonasera
la vecchia luna che
sul Mediterraneo appar
Ogni giorno c’incontriamo
camminando
dove par che la montagna
scenda in mar
Quante cose abbiamo detto
sospirando
in quell’angolo più bello del mondo
Quante volte ho sussurrato
amore t’amo!
Buonasera signorina
kiss me goodnight
Quante cose abbiamo detto sospirando
in quell’angolo più bello del mondo
Quante volte ho sussurrato amore t’amo
Buonasera signorina kiss me goodnight
Ripete
Ripete.

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Testo e accordi di ‘O surdato ‘nnammurato

Testo e accordi di ‘O surdato ‘nnammurato

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Canzone napoletana

‘O surdato ‘nnammurato è una famosissima canzone napoletana, considerata tra le più famose del repertorio partenopeo. Il fortunato brano fu composto nel 1915 da Aniello Califano (testo) ed Enrico Cannio (musica).

Contenuto e interpretazioni

Il paroliere vi mette in risalto la tristezza di un ragazzo che si è dovuto allontanare dalla donna di cui è innamorato per andare a combattere al fronte nella Grande Guerra (15-18).

Molto coinvolgente è l’interpretazione di Anna Maria Magnani, quando la cantò nel film “La sciantosa”. Più tardi venne cantata, tra gli altri, anche da Massimo Ranieri, Marco Armani, Enzo Jannacci e Roberto Vecchioni.

“O surdato ‘nnammurato” è ancora la canzone cantata nello stadio da gran parte della tifoseria del Napoli, essendo ormai considerata a tutti gli effetti come l’inno storico della rispettiva squadra di calcio. Inoltre, dal 9 agosto 2013, il brano rielaborato da Francesco Sondelli, è diventato l’inno ufficiale della squadra azzurra.

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Il testo della canzone

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

   Staje luntana da stu core,
a te volo cu 'o penziero:
niente voglio e niente spero
ca tenerte sempe a fianco a me!
Si' sicura 'e chist'ammore
comm'i' so' sicuro 'e te...
Oje vita, oje vita mia
oje core 'e chistu core
si' stata 'o primmo ammore
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me!
Quanta notte nun te veco,
nun te sento 'int'a sti bbracce,
nun te vaso chesta faccia,
nun t'astregno forte 'mbraccio a me?!
Ma, scetánnome 'a sti suonne,
mme faje chiagnere pe' te...
Oje vita, oje vita mia
oje core 'e chistu core
si' stata 'o primmo ammore
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me!
Scrive sempe e sta' cuntenta:
io nun penzo che a te sola
Nu penziero mme cunzola,
ca tu pienze sulamente a me
'A cchiù bella 'e tutt''e bbelle,
nun è maje cchiù bella 'e te!
Oje vita, oje vita mia
oje core 'e chistu core
si' stata 'o primmo ammore
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me!

Indice delle canzoni famose con testi originali ed accordi

Testi e accordi canzoni famose

Accordi canzoni famose: i testi delle canzoni riportate nelle pagine del presente sito web sono ovviamente proprietà degli autori che le hanno scritte.

Tuttavia una legge (n. 159 del 22 maggio 1993) permette di poterle impiegare per attività didattiche, di studio e di ricerca.

Le pagine di questa sezione sono, per l’appunto, dedicate all’insegnamento della chitarra e degli elementi essenziali della musica.

Le canzoni saranno comunque prontamente rimosse qualora se ne faccia richiesta.

Canzoni facili da accompagnare

Accordi canzoni famose: molte di queste canzoni sono state scelte ad hoc a scopo didattico, quindi semplici ed orecchiabili, per permettere un approccio meno traumatico al principiante che inizia con i primi accompagnamenti di chitarra.

Per la stessa ragione anche alcune canzoni con accordi un po’ meno abbordabili sono state trasportate in tonalità diverse da quelle originali.

Ogni canzone viene rappresentata in una pagina ove vengono indicati gli autori, i cantanti, l’anno di uscita del disco, la storia del brano … il testo … e gli accordi.

Qui sotto l’elenco delle canzoni:

Accordi canzoni famose

Lettera A

Lettera B

Lettera C

Lettera D

Lettera E

Lettera F

  • Fascination (Fermo Dante Marchetti e Maurice de Féraudy)

Lettera G

Lettere H-I

Lettera L

Lettera M

Lettera N

Lettera O

Lettera P

Lettera Q

Lettera R

  • Rimmel (Francesco De Gregori)

Lettera S

Lettera T

Lettera U

Lettera V

Testo e accordi di Lugano addio

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Descrizione della canzone

Lugano Addio (da non confondere con Addio Lugano bella, una canzone popolare anarchica scritta nel 1895 da Pietro Gori) è una canzone di Ivan Graziani uscita nel 1977 con l’album “I lupi” (quinto disco studio del cantante). È con il presente brano che il cantante si fece conoscere al grande pubblico, sebbene appartenesse ai title-tracks del lato B della suddetta raccolta.

Lugano addio rimase in classifica per dieci settimane, arrivando alla diciannovesima posizione, mentre l’album a cui la canzone appartiene restò in hit parade per trentotto settimane, conquistando altri tre posti.

Il relazione a testo e accordi di Lugano addio, se non sapete fare gli accordi potete andare alla pagina delle lezioni di chitarra.

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

Testo del brano

Oh ! Marta io ti ricordo così
il tuo sorriso e i tuoi capelli fermi come il lago
Lugano addio cantavi
mentre la mano mi tenevi
"Canta con me"
Tu mi dicevi ed io cantavo
di un posto che
non avevo visto mai
Tu, tu mi parlavi di frontiere
di finanzieri e contrabbando
mi scaldavo ai tuoi racconti
"Eh mio padre sì," Tu mi dicevi,
"Quassù in montagna ha combattuto !"
Poi del mio mi domandavi
Ed io pensavo a casa
mio padre  fermo sulla spiaggia
le reti al sole i pescherecci in alto mare
conchiglie e stelle
le bestemmie e il suo dolore
Oh ! Marta io ti ricordo così
il tuo sorriso e i tuoi capelli fermi come il lago
Lugano addio cantavi
mentre la mano mi tenevi
addio cantavi
e non per falsa ingenuità
tu ci credevi
e adesso anch'io che sono qua
Oh ! Marta mia addio ti ricordo così
il tuo sorriso e i tuoi capelli fermi come il lago...