L’Indefinito nel Dipinto: Il Segreto della Vera Profondità
Detto in modo forte: se dipingi tutto nitido, dalla formica in primo piano alla foglia sulla montagna in fondo, non stai facendo un quadro, stai facendo una radiografia. L’occhio umano è un bugiardo meraviglioso. Lui vede solo quello che vuole vedere, e il resto lo annebbia. Se non impari a gestire l’indefinito, la tua tela rimarrà piatta come un foglio di protocollo.
In pittura, ciò che non si vede chiaramente è spesso più importante di ciò che è definito. Spesso commettiamo l’errore di voler rappresentare la realtà “come è” (oggettiva) invece di come la “percepiamo” (soggettiva). In questa lezione esploreremo il concetto di indefinito, analizzando la differenza tra la semplice sfocatura della distanza e la complessa percezione della doppia immagine. Scopriremo perché riportare fedelmente la messa a fuoco dell’occhio sia fondamentale per dare tridimensionalità alla tela e come l’equilibrio tra nitido e sfocato permetta all’osservatore di immergersi nel dipinto, guidato non dalla logica, ma dal sentimento.
Oltre la Fotografia: Il Nitido e lo Sfocato
La tela è piatta, ma la nostra visione è profonda. Per ingannare l’occhio, dobbiamo usare l’indefinito con sapienza.
La Gerarchia dei Piani
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Primo Piano Nitido: L’occhio umano ha bisogno di un punto di ancoraggio. Ciò che è vicino deve essere definito, perché è lì che cade la nostra attenzione primaria.
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La Lontananza Indefinita: Man mano che ci si allontana, i contorni devono farsi meno netti. Ma attenzione: nella realtà lo sfocato può diventare nitido in un attimo se spostiamo lo sguardo; sulla tela, l’indefinito rimane tale per sempre. Per questo, va dosato con estremo equilibrio.
La Sfocatura della “Doppia Immagine”
Esiste una percezione più sottile della distanza, legata al fatto che abbiamo due occhi.
La Visione Binoculare sulla Tela
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L’Effetto Sdoppiamento: Quando mettiamo a fuoco un oggetto vicino, ciò che sta dietro si sdoppia nel nostro cervello. Viceversa, se guardiamo lontano, il primo piano perde consistenza.
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Tradurre il Fenomeno: Non dobbiamo “disegnare” doppie immagini, ma dobbiamo sapere che esistono per variare le zone della tela con gusto. Questo accorgimento dà al fruitore una sensazione di profondità reale, non “immaginaria”.
Conclusione: Sentire l’Invisibile
L’indefinito è lo spazio dove abita l’emozione di chi guarda.
Il Gusto del Pittore
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Far Risaltare l’Interesse: Usa lo sfocato non come una regola fissa, ma come uno strumento per dirigere l’occhio dell’osservatore verso ciò che ti sta a cuore.
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L’Emozione oltre il Segno: Se esageri con l’indefinito, la colpa non è mia! Ma se lo usi bene, il tuo quadro non sarà più una copia della natura, ma una vibrazione dell’anima che il fruitore percepirà direttamente dal sentimento.
📚 Vedere col Cuore: La vera pittura inizia dove i contorni finiscono. Approfondisco questo mistero dell’indefinito nel mio libro: “Dipingere al di là della tecnica col cuore e l’emozione”.
E dopo questo sommario schematico, che è servito ad introdurti nel cuore della pagina, troverai qua sotto ogni dettaglio.

L’indefinito nel dipinto: il nostro occhio, se vede nitido in primo piano vede sfocati i piani più lontani: solo questo?
Il nitido e lo sfocato
La differenza e relazione tra i vai piani della prospettiva coloristica
Come abbiamo già visto nelle pagine precedenti, il pittore deve riportare sulla tela ciò che percepisce dalla natura e non ciò che effettivamente sta nella natura.
Oltre alla prospettiva lineare ed alla prospettiva del colore, per un buon avvicinamento del dipinto alla realtà è necessario riportare sulla tela altre varie percezioni dell’occhio.
Se osserviamo oggetti in primo piano, abbiamo bisogno di metterli a fuoco trascurando ciò che si trova in lontananza.
Nitidi i primi piani, sfocati quelli in lontananza
Per colui che non ha la passione della Pittura la cosa finisce qui. Il pittore deve andare oltre, perché mettendo a fuoco oggetti in primo piano, deve tenere conto che quelli in secondo piano vengono via via sempre più sfocati. Quindi per dare realtà al quadro sembrerebbe bastasse soddisfare queste esigenze.
Purtroppo non è così, perciò non fatelo alla lettera, perché mentre in natura ciò che è sfocato può diventare immediatamente nitido, nella tela – che è piatta – una cosa sfocata rimane tale, e l’occhio del fruitore non è più è in grado di metterla a fuoco. L’indefinito rimane indefinito.
Occorre allora inserire l’indefinito nel dipinto: Anche qui ci vuole equilibrio e occorre saper stabilire quando impiegare questa percezione in un dato contesto. La risposta è: “Impiegarla sempre!”, purché variata nelle varie zone della tela e che non colpisca il paragone generale “oggetto-sfondo”.
In altre parole, avendo una figura in primo piano, non siamo costretti a fare sfocato tutto ciò che si trova in secondo piano. Cerchiamo invece di far risaltare ciò che ci interessa, nel rispetto del piano di appartenenza. Se le cose in secondo piano possono essere spesso rappresentate nitide, quelle in primo piano non debbono mai essere rappresentate sfocate. Servitevi di questo principio per far risaltare più o meno gli elementi che vi interessano.
La sfocatura della doppia immagine
Purtroppo la cosa procede oltre la semplice sfocatura perché esiste un altro tipo di sfocatura più subdola che nulla ha a che vedere con la messa a fuoco dell’occhio: la percezione della doppia immagine.
I nostri occhi non percepiscono una sola immagine della natura che ci sta davanti ma due immagini completamente diverse, non sovrapponibili. Un solo occhio, percependo una sola immagine, elabora la profondità in base alle linee prospettiche ed alle varie messe a fuoco che via via deve correggere per allontanarsi dai primi piani.
I due nostri occhi, essendo in due posizioni diverse, ottengono due immagini diverse che, venendo elaborate dal cervello, stabiliscono la reale profondità, non più “immaginaria” ma reale.
Concludendo sull’indefinito nel dipinto
Questo comporta che, osservando una figura in primo piano, quelle in secondo piano vengono sdoppiate. Viceversa mettendo a fuoco quelle in secondo piano, si sdoppiano gli oggetti in primo piano. La cosa è talmente naturale ed accettata dal nostro cervello, che elimina automaticamente le doppiature non messe a fuoco.
È bene sapere anche questo e quindi impiegarlo nelle nostre sedute pittoriche.. naturalmente con gusto ed equilibrio! Darle, non vederle, ma sapendo di averle date, in modo che il fruitore le percepisca direttamente dal sentimento!
E.. se poi esagerate.. non datemi la colpa!
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