Pittura spontaneità: nella pittura ci vuole precisione o spontaneità?

Pane al pane e vino al vino: rifletti perché qui tocchiamo il nervo scoperto di ogni pittore! La lotta tra la mano che vuole contare i peli del pennello e il cuore che vuole lanciare il colore sulla tela. È una di quelle lezioni che separano chi fa “compitini” da chi fa Arte.

Precisione o Spontaneità: Il Dilemma dell’Anima sulla Tela

Esiste una trappola mortale in pittura: credere che la perfezione coincida con la precisione millimetrica. In questa lezione smaschereremo l’inganno del dettaglio ossessivo per riscoprire la potenza della macchia e del gesto istintivo. Impareremo perché un disegno troppo rigido possa soffocare l’emozione e come la “visione d’insieme” sia l’unica vera guida per non trasformare un dipinto in una fredda copia della realtà. Scopriremo che la vera maestria non sta nel dipingere ogni singola foglia, ma nel suggerire la brezza che le muove, lasciando che sia l’occhio di chi guarda a completare l’opera.

L’Inganno della Precisione

La troppa cura nei particolari spesso nasconde una mancanza di coraggio visivo.

Quando il Dettaglio Soffoca l’Opera

  • Il Disegno come Gabbia: Un disegno troppo preciso può diventare una prigione. Se ti concentri solo sui contorni, perdi di vista il volume, la luce e, soprattutto, il sentimento.

  • La Paura di Sbagliare: Spesso cerchiamo la precisione per insicurezza. Ma in pittura, l’errore vitale è preferibile alla perfezione immobile. Un quadro “leccato” è un quadro che non respira.

La Forza della Spontaneità

Dipingere è un atto di sintesi, non di analisi. Bisogna saper guardare “oltre”.

La Visione d’Insieme e la Macchia

  • Socchiudere gli Occhi: È il segreto dei grandi maestri. Serve a eliminare il superfluo e a vedere solo i grandi rapporti di luce e colore. La “macchia” è la verità del quadro; il dettaglio è solo il suo condimento.

  • Il Gesto Istintivo: La pennellata decisa, data con il cuore, trasmette un’energia che nessuna precisione tecnica potrà mai replicare. È la differenza tra una fotografia e un racconto vissuto.

Conclusione: Lasciare Spazio allo Spettatore

Un quadro finito non è quello dove non c’è più nulla da aggiungere, ma quello dove non c’è più nulla da togliere.

Il Mistero dell’Incompiuto

  • Coinvolgere chi Guarda: Se dipingi tutto con estrema precisione, non lasci spazio all’immaginazione dell’osservatore. La pittura deve essere un dialogo: tu suggerisci, lui sogna.

  • Trovare il Proprio Equilibrio: La tecnica deve essere al servizio dell’emozione. Non aver paura di lasciare zone appena accennate: sono quelle zone di “mistero” che danno profondità e vita all’intera composizione.

📚 Dipingere con l’Anima: La spontaneità si conquista con l’esercizio e la fiducia nei propri sentimenti. Se vuoi scoprire come liberarti dal peso della tecnica per far parlare il cuore, ti aspetto nel mio libro: “Dipingere al di là della tecnica col cuore e l’emozione”.


E dopo questo sommario schematico, che è servito ad introdurti nel cuore della pagina, troverai qua sotto ogni dettaglio.

Pittura spontaneità: dipingere al di là della tecnica
Dipingere al di là della tecnica, col cuore e l’emozione

Dipingere con precisione o dipingere con spontaneità?

Pittura e spontaneità: precisione o spontaneità? Attenzione all’assoluta integralità delle due cose! Io personalmente preferisco la seconda condita, però, con un pizzico di precisione, al quale verranno aggiunte le immancabili distrazioni!

Non gettate via le varie inconsapevoli distrazioni! Nella pittura queste sono il sale della spontaneità.

Naturalmente parlo di quelle che snelliscono la composizione e la rendono “pozzo” di interminabili messaggi.

Di conseguenza ci si domanderà: “Come riconoscere gli errori benigni da quelli maligni?”

Riconoscere le belle distrazioni da quelle maligne che distruggono il dipinto

Come già ripetuto più volte in questo corso di Pittura, la cosa non è facile.

Ci sono due metodi: uno completamente sbagliato ed un altro abbastanza efficace, ma per adesso – nel descriverli – lascio a voi giudicare quale sia quello da prendere in considerazione e quello a cui tenersi ben lontani.

  1. Dopo aver campito la mia composizione, dopo aver cercato la giusta tonalità basale, la giusta prospettiva coloristica e lineare, dopo essermi fatto cullare dal dolce naufragar della mia creazione – e questo è importante – mi accingo subito a giudicare il quadro che sta per essere portato a termine. Con senso critico lo osservo in ogni sua particolarità, ispezionando zona dopo zona, immedesimandomi negli ipotetici futuri osservatori. Mi domando soprattutto se quella barca piacerà o meno a quella tale persona, a quel tale amico pittore, a quel tale professore, ecc.

  2. Dopo aver campito la mia composizione, dopo aver cercato la giusta tonalità basale, la giusta prospettiva coloristica e lineare, dopo essermi fatto cullare dal dolce naufragar della mia creazione – e questo è importante – prendo il quadro e lo sistemo in uno scaffale lontano dalla mia vista e passo ad altri lavori. Qualche giorno dopo lo rimetto sul cavalletto e, senza andare tanto nei particolari, lo guardo globalmente e spensieratamente, quasi con distacco, ed ascolto le mie emozioni. Non importa se non riesco a carpirle ma provo ad ascoltarle, sapendo di entrare, prima o poi, in una certa dimensione, probabilmente simile a quella in cui mi trovavo quando interruppi l’ultima seduta, facendomi guidare dal mio gusto personale.

Fatevi questa domanda

“Posso paragonare la mia Pittura a quella di un grande maestro?” La domanda sembrerebbe troppo azzardata, ma la risposta non è scontata perché un’opera d’arte, come abbiamo già visto, deve contenere tutte le cose. Proviamo a mettere di volta in volta a confronto ad esempio le distrazioni, gli indefiniti, le imprecisioni, le dissonanze … Queste sono anche nei grandi quadri … ma inserite con grande maestria!

Pittura spontaneità: confrontate le vostre distrazioni con quelle dei grandi maestri

Di conseguenza le prossime domande da porsi potrebbero essere le seguenti:

“Quale Pittura – sempre in riferimento ai grandi maestri – è meno spontanea della mia?” (lo diceva Edgar Degas). Io penso che alcuni quadri custoditi nei musei certamente siano meno naturali e fluidi dell’ultima tela da noi (sì, anche da voi) dipinta.

“Cosa conosco io (lo diceva Degas) del temperamento, della freschezza, della spontaneità di un dipinto?” Talvolta pensiamo soltanto ad imporci il rispetto delle regole dimenticandoci completamente di questi tre fattori essenziali.

“Ogni mio dipinto è forse il frutto di un dovizioso studio sulle varie tecniche per la strutturazione e la coloristica?” Se stiamo criticando l’esattezza di un nostro dipinto, questa domanda diventa più che pertinente perché non è detto che un dipinto per essere bello debba contenere soltanto la “precisione”.

Concludendo e facendo riferimento a Edgard Degas

“Quante volte occorre rifare o rielaborare lo stesso soggetto – paesaggio, natura morta o ritratto – affinché la mia Pittura raggiunga un ragionevole sviluppo?”

“Nella Pittura deve essere tutto ordinato?”, oppure “Nulla dovrà sembrare impresso per puro caso?”, o aggiungendo: “Neanche parlando di movimento?”

Datevi una risposta a queste domande e vi accorgerete quali delle due soluzioni è quella giusta.

Se nonostante l’aiuto pervenuto dalle vostre risposte non riusciate a capire la differenza fra le due opzioni non importa. Infatti più tardi ve ne accorgerete e più forte poi sarà la vostra determinazione! (ricordate bene la parola determinazione). Tale ragione mi spinge a non chiarire la risposta.

Altro non posso e non debbo dirvi! Anche questo è rigorosamente personale! Non permettetemi di invadere la Vostra privacy pittorica!

Non fatevi influenzare da nessuno!

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