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Caravaggio a Roma: Il Trionfo del Chiaroscuro
Il periodo di Caravaggio a Roma rappresenta l’apice della sua carriera e la nascita di un linguaggio visivo che sconvolgerà l’Europa. In questi anni, il Merisi passa dalle tele da cavalletto alle grandi commesse monumentali, imponendo il suo stile drammatico e rivoluzionario. Questo schema ti aiuterà a seguire la sua ascesa nella Città Eterna.
Gli Anni del Successo e delle Grandi Commesse
Un riassunto schematico per comprendere come il genio lombardo divenne l’artista più conteso e discusso della capitale papale.
1. Il Salto di Qualità: La Cappella Contarelli
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È il momento della svolta per Caravaggio a Roma: con le storie di San Matteo, l’artista porta la luce divina in ambienti quotidiani e popolari, creando un impatto emotivo senza precedenti.
2. Lo Stile: Luce e Verità
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Il contrasto netto tra luci violente e ombre profonde diventa il suo marchio di fabbrica. Non cerca più la bellezza ideale, ma la verità dei corpi, scegliendo spesso modelli tra la gente comune delle strade romane.
3. Un Successo Tormentato
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Nonostante le critiche e i rifiuti di alcune opere giudicate troppo “crude”, i collezionisti più raffinati fanno a gara per avere un suo dipinto, rendendolo l’indiscusso protagonista della scena artistica.
💡 Una curiosità per il navigatore: Sapevi che durante gli anni di Caravaggio a Roma, l’artista era famoso non solo per i suoi quadri, ma anche per il suo carattere “fumantino”? Girava per i vicoli della città con la spada al fianco (pur non avendo il permesso di portarla) e finiva spesso coinvolto in risse nelle osterie. Si dice che usasse la stessa mano per dipingere i santi più sublimi e per impugnare il pugnale nelle taverne di Campo de’ Fiori!
E dopo questo sommario schematico, che è servito ad introdurti nel cuore della pagina, troverai qua sotto ogni dettaglio.
La biografia di Caravaggio e il soggiorno romano.
Pagine correlate all’artista: Descrizione di alcune opere di Caravaggio – Elenco delle opere – Cenni biografici e critica – Il periodo artistico – Bibliografia.
Il soggiorno romano di Caravaggio
I rapporti con il cardinal Del Monte
In questo periodo il Merisi strinse una forte amicizia con Prospero Orsi (meglio conosciuto come Prosperino delle Grottesche), che nel 1595 lo mise in contatto con il cardinale Francesco Maria Del Monte.
L’alto prelato, grandissimo intellettuale ed appassionato d’arte, affascinato dalla pittura del giovane artista che aveva appena conosciuto, acquistò alcune sue opere e poco più tardi lo volle al suo servizio, ove vi rimase per circa tre anni.
Secondo Bellori il cardinale «ridusse in buono stato Michele e lo sollevò dandogli luogo onorato in casa fra i gentiluomini» [Bellori, op. cit., p. 210].
Caravaggio e la crescita della sua fama

La notorietà di Caravaggio, grazie al suo influente protettore, cominciò a farsi largo verso i più importanti ambienti dell’alta nobiltà romana.
La nuova pittura, inedita e rivoluzionaria, scosse non poco i salotti più importanti dell’arte e della cultura in genere e fu oggetto di accese discussioni. Naturalmente tutto questo contribuiva ad aumentare le committenze, che a distanza di breve tempo, grazie anche all’interessamento dell’illuminato ed influente alto prelato, fecero sì che il pittore abbandonasse la ritrattistica e le tele di piccole dimensioni per dedicarsi a pieno ritmo all’esecuzione di composizioni ben più complesse ed articolate, con gruppi di varie figure armoniosamente interagenti tra loro, descrivendo all’interno di un contesto l’episodio richiesto dal committente. Tra le prime opere di questo nuovo periodo spicca il “Riposo durante la fuga in Egitto”.
In pochi anni la fama di Caravaggio crebbe in modo vorticoso, tanto che la sua pittura divenne il modello per un’intera generazione di artisti, anche fuori dall’ambito romano, che ne decantava linguaggio e tematiche.
Caravaggio e i lavori nella Cappella Contarelli

Nel 1599, sempre grazie al diretto interessamento del cardinale Francesco Maria Del Monte, al Caravaggio affidarono i primi incarichi pubblici per la realizzazione di quattro grandi tele destinate alla Cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi (la “Vocazione” ed il “Martirio di San Matteo”) e alla cappella di Monsignor Tiberio Cerasi nella basilica di Santa Maria del Popolo (la “Crocefissione di san Pietro” e la “Conversione di san Paolo”), entrambe a Roma.
I rifiuti delle tele commissionate di San Matteo e l’angelo e della Cappella Cerasi

Contemporaneamente commissionarono all’artista una terza composizione (“San Matteo e l’angelo”) per la chiesa di San Luigi dei Francesi. Il pittore, dall’indole decisa ed impavida, nonostante fosse a conoscenza del gusto estetico della committenza, preferì inserire in quel contesto dei soggetti popolari, affinché meglio potessero esprimere la reale drammaticità degli eventi rappresentati, rafforzando così i valori spirituali della corrente pauperistica presente all’interno del cattolicesimo. Fu così che l’opera venne rifiutata e l’artista dovette, nel 1602, realizzarne una nuova (attualmente in loco). La prima versione dopo vari passaggi finì in Germania ove fu distrutta durante la seconda guerra mondiale.
Anche le due tele per la cappella Cerasi della basilica di Santa Maria del Popolo vennero rifiutate dai commissionari e il Caravaggio dovette venderle al cardinal Giacomo Sannesio [Vita e opere di Caravaggio].
Il Bellori, nel descrivere l’episodio del rifiuto del “San Matteo e l’angelo”, introduce un altro autorevole personaggio che diventerà poi un altro importante protettore di Caravaggio. Da una citazione del Bellori: «Qui avvenne cosa, che pose in grandissimo disturbo, e quasi fece disperare Caravaggio in riguardo della riputazione; poiché avendo egli terminato il quadro di mezzo di San Matteo e postolo sù l’altare, fu tolto via dai Preti, con dire che quella figura non aveva decoro, né aspetto di santo, stando à sedere con le gambe incavalcate, e co’ piedi rozzamente esposti al popolo. Si disperava il Caravaggio per tale affronto nella prima opera da esso pubblicata in chiesa, quando il Marchese Vincenzo Giustiniani si mosse à favorirlo, e liberollo da questa pena; poiché interpostosi con quei Sacerdoti, si prese per sé il quadro, e glie ne fece fare un altro diverso, che è quello che si vede ora sul’altare » [Bellori, op. cit., p. 212].
Le influenze del marchese Giustiniani
Il marchese Giustiniani (1564 – 1637), infatti, era un facoltoso banchiere genovese che aveva stretti rapporti con gli ambiti della corte pontificia (era anche vicino di casa del cardinal Del Monte, visto che abitava in palazzo Giustiniani con il fratello Benedetto Giustiniani, anch’esso cardinale) e fu protettore dell’artista per un lungo periodo.
Esso non si limitò a collezionare le opere del Caravaggio ma contribuì soprattutto allo sviluppo culturale del pittore. In diverse occasioni, proprio grazie alle sue importanti conoscenze, riuscì a risolvere alcune pesanti questioni legali nelle quali l’artista era spesso implicato per via del suo carattere aggressivo [Papa, op. cit., pp. 111-114].
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