La Pittura di Raffaello: Analisi Stilistica, Tecnica e Grazia | Busonero

Prima di immergerti nei dettagli dell’analisi stilistica, dai uno sguardo a questo schema riassuntivo per orientarti tra i concetti fondamentali della pittura raffaellesca.

La Pittura di Raffaello: Estetica, Tecnica e Armonia

La pittura di Raffaello non è solo una sequenza di capolavori, ma rappresenta il punto di equilibrio perfetto dell’arte occidentale. In questa analisi approfondita esploriamo come il Sanzio sia riuscito a fondere la realtà con l’ideale, creando uno stile che per secoli è stato considerato il modello insuperabile di bellezza e perfezione compositiva.

I Capisaldi dello Stile Raffaellesco

1. L’Armonia delle Forme

  • A differenza della tensione michelangiolesca, la pittura di Raffaello trasmette un senso di calma e grazia. Ogni figura è collocata nello spazio con un equilibrio geometrico che appare naturale e mai forzato.

2. Il Colore e la Luce

  • L’uso magistrale della luce, che modella i corpi senza mai indurire i tratti, e una tavolozza cromatica luminosa ereditata dal Perugino ma evoluta verso una maggiore profondità atmosferica.

3. Il Disegno e l’Idealizzazione

  • La capacità di ritrarre la natura non così com’è, ma come “dovrebbe essere”. Raffaello seleziona il meglio del reale per comporre una bellezza superiore, definita dai critici come “Grazia”.

💡 Una curiosità per il navigatore: Sapevi che Raffaello è stato uno dei primi artisti a studiare scientificamente le proporzioni dei resti archeologici di Roma? La sua pittura è così “perfetta” perché poggia su una conoscenza profondissima dell’architettura e della scultura antica, che lui traduceva in pennellate morbide e volti indimenticabili.

E dopo questo sommario schematico, che è servito ad introdurti nel cuore della pagina, troverai qua sotto ogni dettaglio.

La Pittura di Raffaello – 1 (Urbino, 1483 – Roma 1520)

La vita artistica e lo stile di Raffaello  Sanzio

Il sogno del cavaliere, 1503-1504, olio su tavola,17×17 cm
Raffaello Sanzio: Il sogno del cavaliere, 1503-1504, olio su tavola, 17×17 cm., National Gallery, Londra

Raffaello ha un’indole calma e serena e, a differenza di Michelangelo, ha la forza e soprattutto la gioia di vivere. Queste peculiarità si manifestano nella sua armoniosa pittura, meravigliosamente spontanea e genuina come le nascenti e limpide acque dei fiumi.

La giovinezza di Raffaello e i primi insegnamenti

L’ambiente della fanciullezza di Raffaello, sull’altura urbinate  dalle fiorenti e sane paesaggistiche, offre alla sua geniale predisposizione delle visioni ricche di intensa armonia che gli permettono di formare il suo alto gusto.

I primi insegnamenti, che riceve dal padre Giovanni Santi, vengono bruscamente interrotti a undici anni per la scomparsa di quest’ultimo, ma proseguono con il giovane Timoteo della Vite (Timoteo Viti o Timoteo da Urbino, 1469 – 1523), discepolo del Francia, un pittore dal soave ma alquanto affaticato linguaggio.

L’arricchimento del senso spaziale dalla pittura di Piero della Francesca

 Il giovane Raffaello incomincia ad amare la pittura di Piero della Francesca, che arricchirà il suo già profondo senso dello spazio.

Questa sua nuova maniera di sentire la pittura non riesce però ad allontanarlo del tutto dallo stile del suo maestro come si evidenzia nelle piccole (17 cm.) ed equilibrate opere giovanili – il Sogno del cavaliere e le Tre Grazie – dove Raffaello, allo stile di Timoteo aggiunge quello della spazialità che conferisce alle composizioni un più ampio respiro.

La continua ricerca su composizione spaziale, equilibrio delle forme e profondità

La sua continua ricerca per una corretta composizione spaziale, per il giusto equilibrio delle forme e per la conquista di una profondità atmosferica ottenuta da armoniosi impasti di colore, ha una risposta nell’arte del Perugino (pale in Santa Maria Nuova a Fano del 1497 e del 1498). Ma Raffaello, nell’assorbire queste pregiate peculiarità, riesce a superarlo ed a staccarsi da esso conferendo originalità alle sue opere.

Perugino: Lo sposalizio della Vergine
Perugino: Lo sposalizio della Vergine, 1501-1504, olio su tavola, 234×186 cm. Musée des Beaux-Arts, Caen

L’incoronazione della vergine e lo Sposalizio della Vergine

Anche nei dipinti del periodo perugino (1500 – 1504) come l’Incoronazione della Vergine (conosciuta anche come Pala Oddi, commissionata nel 1502 dalla famiglia Oddi per la chiesa di San Francesco a Perugia, attualmente custodita nella Pinacoteca Vaticana) e lo Sposalizio della Vergine (Accademia di Brera), Raffaello si stacca decisamente dalla pittura del Perugino, nonostante l’esatta ripetizione del tema della seconda opera. Già prima, Raffaello aveva ripetuto lo schema della Consegna delle chiavi del Perugino (Cappella Sistina, Vaticano) per il duomo di Perugia, ma non vi è alcuna traccia di plagio nelle sue opere, perché egli conferisce alle figure energia e vitalità con deliziosa purezza. Possiamo affermare che Raffaello parte certamente dal Perugino, ma sviluppa ulteriormente il suo linguaggio in una nuova armonia che comprende tutte le essenzialità della pittura e, principalmente, il rapporto tra spazio e figure, oltre naturalmente al proprio caratteristico  e luminoso cromatismo.

Raffaello Sanzio: Sposalizio della Vergine
Raffaello Sanzio: Lo sposalizio della Vergine, Pinacoteca di Brera

Questo rapporto tra spazio e figure, tanto caro a Raffaello, viene da lui integrato, nel suo soggiorno fiorentino (1504 – 1508), con le morbide atmosfere leonardesche ottenute con sfumati chiaroscuri in un armonioso e plastico cromatismo. La Madonna del granduca (Palazzo Pitti, Firenze), che colpisce l’osservatore nella dolcezza e nei tratti delicati del volto della Vergine, con le palpebre abbassate come in un sogno fantastico o in un dolce ricordo, è un esempio del senso plastico che l’artista conferisce alle figure insieme alla vitalità ed alla forza di farle staccare dallo sfondo scuro. Nella Madonna di Casa Tempi (1507-1508, attualmente  nella Alte Pinakothek di Monaco), con lo stesso armonico scorrere del tratto e con lo stesso caloroso rapporto tra madre e bambino, tipico in Raffaello, le figure sono inserite in un luminoso ambiente esterno.

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