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Arte Italica: Le Radici dell’Espressione Antica in Italia
L’arte italica rappresenta l’insieme delle manifestazioni artistiche delle popolazioni che abitavano l’Italia prima del dominio totale di Roma. Questo schema ti aiuterà a scoprire l’originalità di questi popoli, capaci di fondere influenze esterne con un forte senso della realtà locale.
Caratteri e Sviluppo delle Culture Italiche
Un riassunto schematico per comprendere come le diverse tribù e civiltà della penisola hanno espresso la loro visione del mondo.
1. L’Originalità delle Forme
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A differenza della perfezione ideale greca, l’arte italica predilige un realismo più marcato e una vivacità narrativa che ritroviamo spesso nelle decorazioni e nelle sculture funerarie.
2. Le Influenze e gli Scambi
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Un crocevia di stili: dai contatti con il mondo greco ed etrusco nasce un linguaggio unico, dove la tecnica raffinata si unisce a un gusto più popolare e immediato.
3. La Produzione Artistica
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Dalla lavorazione del bronzo alla ceramica, fino alle prime architetture sacre. Ogni popolo (Sanniti, Lucani, Apuli) contribuisce a creare il mosaico culturale che farà da base alla futura arte romana.
💡 Una curiosità per il navigatore: Sapevi che molte delle caratteristiche che oggi consideriamo tipicamente “Romane”, come il realismo estremo nei ritratti, hanno in realtà origine nell’arte italica più antica? Mentre i Greci cercavano di rappresentare l’uomo “ideale” e perfetto, gli antichi popoli italici amavano mostrare le persone esattamente come erano, con i loro difetti e le rughe del tempo. È grazie a loro se oggi abbiamo i volti “veri” degli antichi!
E dopo questo sommario schematico, che è servito ad introdurti nel cuore della pagina, troverai qua sotto ogni dettaglio.
Pagine correlate all’arte classica italica: Pagina 3 Arte classica italica – Pagina 4 Arte vascolare italiana – Pagina 5 Sviluppi dell’arte classica italiana – Pagina 6 Spazio unitario arte classica italiana – Pagina 7 Arte di Paestum e Cuna – Pittura classica greca.
La nascita della della pittura vascolare in Italia meridionale
Subito a ridosso del periodo arcaico, l’arte vascolare della nostra penisola conosce una considerevole pausa. Questa viene sentita soprattutto nelle colonie greche del meridione, interessando anche la Sicilia dove gli scambi culturali sono stati attivi per secoli, e facendosi sentire in gran parte della stessa Grecia.
La produzione della ceramica decorata sembra cessare quasi del tutto. In compenso, rimane attivissima la produzione attica e la sua esportazione verso i paesi confinanti ed i paesi più o meno ellenizzati nel corso di tutto il V secolo a.C.
I nostri artisti della ceramica, per il motivo sopra accennato hanno a loro disposizione i modelli dell’arte attica, tra i quali si evidenziano, nel campo del vascolare, quelli di dimensioni più vaste che si prestano meglio alla composizione di carattere pittorico. Interessanti testimonianze ci giungono da Cuma: la lekythos ariballica di Esone, e da Ruvo (Apulia) come i crateri di Talo e Pronomo.
I modelli provenienti dalla regione attica non sono i soli a contribuire alla nascita ed allo sviluppo dell’arte vascolare italiota. Infatti moltissimi sono gli artisti ateniesi che si spostano nelle regioni dell’Italia meridionale a partire dal 443 a. C., che corrisponde alla fondazione di Turi, patrocinata da Atene. Qualche tempo dopo, verso gli anni 435 – 430 a.C., un cospicuo numero di coloni greci, prevalentemente ateniesi, giunge a Napoli e dintorni. Probabilmente tra questi c’è un consistente numero di artigiani che lasciano la Grecia per la caduta della produzione artistica ateniese legata alla ceramica.
Questa ondata di immigrazione si spinge anche in Etruria favorendo ben presto il rapido sviluppo di un mercato più vasto, quindi con prezzi più competitivi della stessa sofferente produzione ateniese.
Taranto diventa un importante centro nevralgico ed altre nuove “città fabbrica” vengono fondate, come ad esempio quella di Eraclea in Lucania. Si istituiscono nuove scuole, prevalentemente influenzate dalla cultura greca, ma non mancano altre formazioni a carattere più differenziato come quelle della campana Apulia e della siciliana Poseidonia. Taranto rimane fino al 380 a.C. il centro più importante per la sua strategica posizione che favorisce sia gli scambi, sia l’immigrazione di artisti greci con immissione di nuova linfa vitale nel settore della ceramica artistica.
Come sopra accennato, l’influenza artistica prevalente esercitata nella nostra penisola è quella degli ateniesi che si ispirano alla tradizione del classicismo di Polignoto, ma questa trova subito degli ostacoli con i nascenti centri, come Apulia e Poseidonia, a carattere più tradizionale. Ben presto l’arte italiota conoscerà profondi ed autonomi sviluppi.
L’influenza dello stile fiorito dell’arte greca ha una potenza tale da diffondersi a macchia d’olio in tutto il bacino del Mediterraneo, ed oltre. L’importante scuola lucana subisce in pieno gli effetti delle varie correnti di questo nuovo linguaggio, ma i suoi pittori riescono a non farsi tentare troppo della trappola degli eccessi manieristici.
Anche la scuola tarantina, un po’ più esposta agli influssi provenienti dalla Grecia, riesce ad integrare bene lo stile fiorito con il linguaggio tradizionale, e quindi a realizzare opere di alto valore. Gli artisti vascolari italioti sembrano prediligere le ampie superfici per le grandi tematiche, in prevalenza quelle ispirate dal repertorio teatrale attico.

Uno dei più grandi e caratteristici artisti della scuola lucana è il “Pittore di Amico” (fine del IV secolo a.C.). Egli riesce ad interpretare in maniera eccezionale queste vaste ed articolate tendenze. La sua decorazione nell’Idria di Bari, rappresentante il suicidio di Canace, è presa dall’Eolo di Euripide, una tragedia scritta nel periodo a lui contemporaneo. Nonostante la tormentosa tematica ed il movimento drammatico della scena, le espressioni dei volti non risultano enfatizzate. Inoltre le figure, poste in un unico piano appartengono ad una struttura compositiva alquanto equilibrata.
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