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Bisonte in osso intagliato del XIII millennio a.C. Dordogna, La Madaleine

L’Arte Mobiliare: La creatività trasportabile del Paleolitico

L’arte mobiliare rappresenta una delle prime forme di espressione artistica dell’umanità. A differenza dell’arte parietale, queste opere erano di piccole dimensioni, create per essere trasportate: oggetti d’uso quotidiano, amuleti e statuette che racchiudono la visione del mondo dei nostri antenati.


1. Simbologia e Fertilità: Il linguaggio delle forme

Nell’arte dell’uomo preistorico, la decorazione non era mai fine a se stessa. Predominavano i simboli legati alla fertilità, come falli e vulve, essenziali per la sopravvivenza della specie.

  • Animali e genere: Anche la fauna assumeva valenze simboliche. Elefante e cavallo erano spesso associati alla virilità maschile, mentre mammut e giraffe rappresentavano il genere femminile.

  • Le origini: Questa forma d’arte affonda le radici nel Paleolitico inferiore, evolvendosi costantemente fino al Paleolitico superiore (circa 10.000 anni a.C.).

Propulsore in osso a cavallo rampante del XIII millennio a.C. Bruniquel, Francia
Propulsore in osso a cavallo rampante del XIII millennio a.C. Bruniquel, Francia

2. Le “Veneri”: Icone di fecondità

Il soggetto più iconico dell’arte mobiliare è senza dubbio la figura femminile, nota come Venere preistorica. Più che ritratti, queste statuette erano feticci di fecondità.

  • Caratteristiche fisiche: Presentano forme esagerate (seni, ventre e glutei), mentre testa e arti sono appena accennati. Spesso terminano a punta per essere infisse nel terreno.

  • Esempi celebri: Tra le più eleganti ricordiamo la Venere di Lespugue e la Venere di Brassempouy. In Italia, spicca la Venere di Savignano, realizzata in roccia serpentinosa.

Venere di Savignano, Roccia serpentinosa del XVIII-VIII millennio a.C., Modena
Venere di Savignano, Roccia serpentinosa del XVIII-VIII millennio a.C., Modena

3. L’evoluzione degli stili secondo Leroi-Gourhan

Lo studioso Leroi-Gourhan ha classificato l’arte mobiliare in quattro fasi principali, dall’Aurignaziano al Maddaleniano:

  1. Primitivo I: Ricco di simboli sessuali e sagome animali essenziali.

  2. Primitivo II: Grande diffusione di statuette femminili.

  3. Arcaico: Predominano le incisioni su placche di pietra o osso.

  4. Classico: Opere scultoree rifinite con estrema cura anatomica e senso del movimento.


4. La fauna preistorica nell’incisione

Gli artisti del Paleolitico erano osservatori straordinari. Le loro sculture di animali sono talmente accurate da permetterci oggi di identificare specie e razze.

  • Soggetti comuni: Cavalli, uri e bisonti sono i più frequenti.

  • Rarità: Più rari sono i volatili (come i cigni in volo siberiani) e i cervi giganti. Invece, i predatori come l’orso bruno e il leone sono rappresentati in quantità superiore.

Bisonte in osso intagliato del XIII millennio a.C. Dordogna, La Madaleine
Bisonte in osso intagliato del XIII millennio a.C. Dordogna, La Madaleine

5. Testimonianze in Italia: Gli idoletti siciliani

Il Neolitico italiano ha lasciato reperti di grande valore, specialmente in Sicilia.

  • Idoletti antropomorfi: Legati ai culti femminili, come quello trovato a Piano Veneto (Agrigento) con corpo “a violino” e testa d’uccello.

  • Oggetti di ornamento: Nella Grotta dell’Uzzo sono stati rinvenuti bracciali e pendagli ricavati da conchiglie e denti di cervo, testimonianza di una precoce attenzione all’abbellimento del corpo.


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L’arte mobiliare ci insegna che, fin dall’alba dei tempi, l’estetica è stata unita alla funzionalità e al rito.

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