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La professoressa crede che Findi sia un mago 1965

Stefano Findi, Piero il futuro Vigile (ora in pensione) e la professoressa Zampogna

             La storia è ambientata nell’ormai  lontano 1965, nell’aula della terza Nautico. Lo stabile della scuola era nuovo e con porte e finestre chiuse non entrava un filo d’aria: bastava aprire la porta e si sentiva lo sbalzo di pressione che si ripercuoteva sui vetri delle finestre, viceversa aprendo una finestra si sentiva rumoreggiare la porta.  La nostra classe era formata da una trentina di ragazzi tra cui due ragazze Tina e Micaela.. Come in tutte le classi, c’era il solito secchione studioso che si distingueva fra tutti e questo era Alberto, attualmente Altan, che esercita la professione di mago prestigiatore a Livorno con tanto di sala per  spettatori a sua disposizione (forse l’input gli è venuto dalla storia che sto per raccontare). C’era il grande salinista o marinista Carlo, che ora è un serio diacono, ma che, a quei tempi, marinando la scuola, ossia “facendo salina”, passava giornate intere al gabinetto per essere sempre a conoscenza delle nozioni scolastiche e fuori dal pericolo di essere visto per strada. Senza esagerazione, passava 4 mesi su 9, chiuso in quello spazio, dove respirava per ore ed ore il fumo passivo di tutti gli studenti che andavano al gabinetto per fumarsi una sigaretta. C’era Piero (il futuro vigile) un ragazzo sveglissimo ed astuto, che pur senza studiare era il primo della classe in matematica e mi dava fastidio perché mi metteva in ombra, pur avendo io voti superiori ai suoi: Piero, arrivava sempre per primo alle soluzioni matematiche e questo mi dava enormemente fastidio. Adesso Piero è un rispettabile vigile urbano. C’era poi,  il compianto Antonio, il meno smaliziato di tutti ed il più generoso, che si era assunto il compito di mettere sempre la pace e di farci terminare giochi, se pur innocenti, scomodi per l’intera classe. E poi, c’era Juppare che veniva a scuola con il cappello da western e cantava “Bionda Sirena” con  una voce meravigliosa ed infine,  c’ero io, Stefano Findi il tipo più strano ed inclassificabile di tutti. Andavo a scuola con le mie invenzioni arrangiate, traballanti, ma perfettamente funzionanti, per citarne una, una scatoletta di latta con delle corde che suonava perfettamente tutte le melodie. In  quei giorni, ero musicista, non ancora pittore e  facevo  esperimenti di tutti i tipi, anche pericolosi e, per giunta, in classe durante le lezioni, tanto che un giorno feci un piccolo buco nell’intercapedine di un banco e, tramite esso, la riempi di gas con una bomboletta di ricarica per accendisigari. Aspettai il silenzio assoluto della classe, feci con la mano una piccola pressione sul banco per far uscir il gas e l’accesi con l’accendino: FU UNA BOTTA ENORME! Dal buco scaturì un getto lunghissimo di fiamme, che spaventò  Toncelli, il  professore di Macchine, il quale, comunque,  decise di lasciar perdere per non rovinarmi la carriera!. Il bidello della scuola era Angiolino che si era fatto una “mutata” ossia un  completo da uomo …. di tela d’africa. Il fantasioso abbigliamento  ci aveva fornito lo spunto per una canzone che tutti cantavamo. Infine, dai ricordi di quegli anni emerge la Zampogna, la professoressa di lettere, che era la nostra mascotte durante la ricreazione quando simulavamo la banda del paese. Lei era la più strana di tutti! Aveva una brillante intelligenza, ma un comportamento non adatto alla sua professione. Era molto “sciornia”, ossia  assai trasandata. Quando ci interrogava ci voleva vicino,  con le mani sulla cattedra, mani che spesso toccava ed accarezzava. Vi immaginate il boato di risate della classe quando ci sfiorava con le sue mani? Si sentiva gridare “è fidanzato!” Di me, poi,  aveva il terrore perché mi credeva letteralmente un mago. Un giorno volle superare il suo stato psicologico nei miei confronti e se ne pentì perché le feci passare delle notti insonni.        

       Era circa una decina di giorni che la Zampogna insegnava nella nostra classe e già la conoscevamo in tutte le sue sfumature: architettare un tiro crudele fu quasi imprescindibile!

       Quel giorno eravamo tutti presenti e lei volle conoscerci uno ad uno. Arrivata al nome di Busonero, tra i primi per ordine alfabetico, venne il mio turno e la classe scoppiò in un boato con una frase all’unisono:

“è un mago!”

       Qualcuno le disse di prestare attenzione con me perché ci avrebbe rimesso!, si rivolse a me dicendomi: “Allora Stefano (ci chiamava per nome) parlami di te”

“E’ un mago! Stia attenta professoressa che è un mago!”

“Silenzio” disse la Zampogna: seguì un silenzio di tomba. Io feci un grosso e vistoso respiro, intrecciai le dita potentemente, mi piegai leggermente e mi sforzai visibilmente con tutta la mia persona.

“Su Stefano cos’hai? Rispondi alla tua professoressa!”

          Piano piano un rumore con sottofondo di rombo sordo incominciava a salire per tutta l’aula, qualcuno disse “ho paura! Io esco!”. Il rumore si faceva sempre più intenso e, nello stesso tempo, si vedeva la porta muovere ripetutamente con frequenza molto alta, sempre di più. La Zampogna, pensando ad un preventivo accordo con altri studenti, corse subito ad aprire la porta per sorprendere il burlone, ma ebbe lo smacco di non trovare nessuno. Richiuse la porta e si mise a sedere alla cattedra con il fiato corto per la paura che saliva in lei in  gocce di sudore  freddo.

          Ero in piedi vicino al mio banco e volli andare davanti a lei alla cattedra. La porta aveva cessato di vibrare e tutto era calmo. Lei alzò lo sguardo verso di me e mi disse:

“ma cosa fai?”

          Senza rispondere mi girai verso la porta, chiusi il pugno della mano destra e con un movimento simultaneo tra braccio e mano in apertura li diressi verso di essa facendola vibrare notevolmente. La Zampogna divenne bianca e rimase senza proferire parola, mentre Antonio incominciava a dire:

“Stefano falla finita!” Niente! volli continuare e mi diressi verso di lui come avevo fatto con la porta.

“Adesso ti trasferisco i miei poteri e potrai anche tu far muovere la porta” gli dissi

“Stefano non lo fare”, riprese Antonio, ed io mi rivolsi a Juppare  con lo stesso identico movimento.

          Juppare allora incominciò ad entrare in scena con ricca coreografia facendo vibrare la porta. La Zampogna iniziò a sudare freddo, sulle sue mani si vedevano delle goccioline di sudore, ma io volli ormai continuare.

“Professoressa!” le dissi “adesso le trasferisco i poteri!”

Lei si coprì il volto con le mani per non farsi raggiungere dagli influssi che le stavo inviando, poi incominciò a tremare.

“Professoressa” diceva la classe,  “adesso lei può far muovere la porta!”

           Timidamente, l’insegnate si avvicinò ad essa e con un dito, sempre timidamente, diresse il suo preteso influsso. La porta incominciò a tremare con forza inaudita e sempre in crescendo. Lei ritirò il dito pensando che la porta si fermasse, invece, quella  continuava a tremare con più violenza, tanto che Angiolino, il bidello, preoccupato per quel movimento aprì la porta per vedere cosa stesse succedendo. Trovò la classe eccitata dalla scena e la professoressa che era ormai ammutolita per il terrore, ma nessuno spiegò al bidello cosa stava succedendo.

          Da quel giorno la Zampogna ebbe paura di me! E non scoprì mai il trucco che avevo escogitato con Piero che, vicino alla finestra, la faceva tremare manualmente trasmettendo le variazioni di pressione della stanza alla porta!

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