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Il somaro impaurito non voleva proseguire la scalinata Nel lontano ottobre 1957, quando avevo appena 10 anni, la mia famiglia era alle prese con la vendemmia nella vigna a Calamoresca. Mio nonno Stefanino aveva a disposizione due somari, uno suo ed un altro prestatogli da un amico. Io e mio nonno, facendoci aiutare da altri componenti della famiglia, caricammo entrambi i somari con due bigonsi (contenitori per uva adatti ad essere attaccati alla sella), quindi ci incamminammo verso Porto S. Stefano. Dopo circa unìora arrivammo a destinazione ma per raggiungere la cantina per la spremitura dovevamo scendere con i somari due alternative rampe di scaloni. Mio nonno che era avanti cinque minuti da me imboccò la scalinata giusta per i somari, io invece imboccai la scalinata con gradini molto più stretti ed alti. Il somaro arrivò con grande fatica, paura e sbandamenti a circa metà gradinata, poi si rifiutò di proseguire. Era impaurito e non era neanche capace di ritornare indietro. Attorno a noi si raccolsero molte persone per aiutarci ed ognuno diceva la sua. Il somaro provava ad accasciarsi ma non riusciva perché non trovava lo spazio sufficiente e ragliava vigorosamente ad ogni tentativo andato male. Era veramente una scena straziante. Mio nonno vedendomi tardare capì al volo che avevo imboccato le scale sbagliate e mi venne incontro. Non lo avevo mai visto così arrabbiato! Anche lui non sapeva più che pesci prendere perché la situazione era veramente critica! La scalinata purtroppo aveva una configurazione che non si adattava in nessun modo ai somari, le scale erano strette ed alte a tal modo che non potevano contenere contemporaneamente le quattro zampe dell'animale né in lungo né in largo e con il pesante carico la faccenda si faceva ancora più complicata. Liberammo il somaro dal pesante fardello, allungammo le briglie con una lunga corda e tutte le persone che erano lì ci aiutarono a tirare il somaro verso l'alto facendogli montare le scale una ad una. La cosa finì felicemente!
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