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Il sale nello zucchero Eravamo nella lontana Estate del 1962 e Findi (sono io), all'età di quindici, anni lavorava come cameriere in un noto ristorante santostefanese per guadagnarsi qualche spicciolo con la speranza di accumulare, alla fine della stagione, la cifra minima per l'acquisto di un motorino usato. Il Ristorante si chiamava "Da Armando" e, insieme a Findi lavorava come barista il suo amico Mazzolino, di qualche anno (forse uno) più piccolo di lui. Il boom economico era già alle porte ma in quell'anno il ristorante, anche nella piena stagione, non riusciva ad ingranare con i turisti di passaggio. I clienti erano sempre gli stessi ed ormai ne conoscevamo tutte le caratteristiche, anche perché ci piaceva studiare i loro gusti e modi di comportamento. Venivano a mangiare i dirigenti del "Cantiere dell'Argentario" i lavoratori casuali e molto spesso il maresciallo dei carabinieri di Porto Santo Stefano con altre personalità locali. Il mio lavoro era alquanto leggero e poco impegnativo, mentre Mazzolino era sempre indaffarato dietro al banco del bar a servire caffè, gazzose (le chiamavamo gazzose) e tanto altro ancora. Spesso mi annoiavo e mi sarebbe piaciuto andare al mare per fare una bella nuotata ma non era possibile perché il cliente sarebbe potuto entrare in qualsiasi momento. Nelle mie ore di noia andavo a rompere le scatole a Mazzolino che non aveva un minuto di respiro. Gli facevo gli scherzi più strani, spesso un po' pesanti e qualche volta che sconfinavano a danno del cliente. Mazzolino era solito prendersi un caffè a mezzogiorno esatto ed era solito usare la stessa zuccheriera dietro il banco che riteneva come sua personale. Un bel giorno volli fargli uno "scherzo da "prete" aggiungendo un pizzico di sale raffinato in quella zuccheriera. Il caso volle che quel giorno il ristorante fosse pieno e le zuccheriere a disposizione dei tavoli scarseggiassero, quindi Mazzolino portò i caffè con il contenitore dello zucchero inquinato, proprio al tavolo del maresciallo Spaziani che pranzava insieme ad alte personalità dell'Aeronautica e della Capitaneria di Porto Santo Stefano. Potevo con un po' di coraggio salvare la brutta figura al ristorante ma ebbi paura e non seppi reagire quando vidi Mazzolino portare inconsapevolmente ed allegramente dieci caffè ad altrettanti personaggi importanti ed influenti del posto. Non ebbi coraggio! Le gambe incominciavano a tremarmi ed ormai ero fuori controllo. La cuoca (moglie di Armando) mi chiamava per farmi ritirare una nuova portata ma non sentivo la sua voce. Ero ormai intento a osservare i minimi accenni delle facce nella speranza che non si accorgessero dell'orribile gusto che prendeva il caffè. Il maresciallo riempì la sua tazzina con ben tre cucchiaini colmi di zucchero. Arrivò la prima smorfia: il maresciallo non appena incominciò a sorseggiare il caffè storse la bocca e sgranò gli occhi, il comandante dell'Aeronautica dopo il primo sorso riposò la tazza. Fu in quel momento che un lampo di genio illuminò la mia mente e, visto il tavolo molto lungo, pensai di racimolare alcune zuccheriere sparse per gli altri tavoli spargendole subito nella grande tavolata delle personalità. ricevetti grandi ringraziamenti! Riuscii a salvare forse soltanto la metà dei caffè ma il mio pensiero era il licenziamento in tronco e le conseguenze che avrei dovuto sostenere. Nulla di tutto questo! Nessuno fece il reclamo ed io ebbi l'accortezza di ritirare subito tutte le tazzine dalla tavolata, cinque piene e cinque vuote, portandole al banco dove le svuotai in un battibaleno. Dissi a Mazzolino di svuotare anche la zuccheriera perché c'era stata una mosca. Alla fine i commensali si alzarono e prima di uscire il maresciallo Spaziani mi chiamò in disparte e mi disse: "Stefano ti voglio troppo bene! Te lo immagini cosa farebbe Armando a voi due se io gli dicessi quello che ci avete fatto?" Ma gli scherzi a Mazzolino, con allegate le relative conseguenze, non finirono con il caffè! Un giorno racconterò quello della cabina telefonica (sempre con il maresciallo). ritorna alla lista |
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