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Findi purga i suoi compagni di classe anno scolastico 1960 - 1961 Stefano Findi, Piero il Cinghiale, Ettore il Giocatore, Amedo Zi Meo, .......... e la professoressa Beretti Correva l’anno 1960 e Findi (il sottoscritto Stefano Busonero) frequentava la scuola E.N.E.M. per la preparazione marinaresca. I personaggi più direttamente interessati sono oltre al sottoscritto grande prestigiatore, Zi Meo il grande ripetente, il Cinghiale gran fumatore di nazionali semplici senza filtro , il Giocatore che con la sua fissazione di diventare un bel fusto saltava le colazioni, mettendo da parte i soldi ad esse destinati, per gli attrezzi culturistici. C’era anche Taroletta, che ogni tanto ne mollava una di quelle velenose facendoci fuggire come vermi quando sentono l’odore del verderame, ed Antonio, l’omone, oggi stimatissimo reverendo. 1960, classe seconda motoristi. Era passato poco tempo da quando mia sorella Lia si era sposata. A quei tempi, oltre ai confetti, era usanza rifornirsi di tanti svariati tipi di cioccolatini. Avevo 13 anni, ne ero ghiotto e ne avevo sempre le tasche piene. Spesso ne davo qualcuno ai miei compagni di classe, ma con il contagocce. Ingenuamente tiravo fuori i cioccolatini e li mangiavo davanti a loro senza indovinare che poi sarebbero venuti a chiedermeli con conseguente mio rifiuto. Non potevo, ovviamnte, tenerli nelle tasche dei pantaloni perché il calore del corpo li rendeva mollicci, quindi li lasciavo nella tasca della giacca che appendevo, insieme a quelle degli altri compagni, nel corridoio. Qualcuno si accorse del ben di Dio che era nella giacca e, spesso ci zuppava, ma con intelligenza, prelevando soltanto quel poco da non farmene accorgere. L’idea però fu anche di altri, quindi mi accorsi in breve tempo che mi sottraevano i cioccolatini. Essendo impossibile scoprire i ladri, cosa feci? Andai in farmacia per comperare una ventina di cioccolatini purgativi. Appena il farmacista sentì la cifra alzò il sopracciglio e mi chiese: - Quanti cavalli devi purgare?- Rimasi sorpreso e senza parole, per un attimo, poi, ripreso dallo stupore, risposi ingenuamente: - Mio nonno ha un somaro che non riesce ad andare di corpo e mi ha detto che servono una ventina di cioccolatini, perché ha altri amici che hanno il somaro con lo stesso problema. Il farmacista, da persona intelligente, capì l’antifona e me ne dette otto, dicendomi a chiare lettere che, se dovevo purgarmi, avrei dovuto prenderne uno, e che sarebbe stato più che sufficiente. Pensavo di cavarmela con pochissime lire, invece scopersi di aver fatto un conto sbagliato, perché i cioccolatini purganti non costavano quanto quelli normali, ma dieci volte tanto. Avrei voluto prenderne ancora meno, ma decisi all’improvviso di pagare l’alto prezzo ed andarmene via con otto. Il giorno dopo, alle nove, durante la lezione di Macchine, chiesi al prof. Arpesella di andare in bagno, quindi passai a controllare la giacca. Misi la mano in tasca, dove erano i cioccolatini veri mescolati con gli otto purgativi, e mi accorsi di aver fatto pesca miracolosa, perché i pesci avevano abboccato. Mi erano rimasti nella tasca un confetto e due caramelle e dei cioccolatini nessuna traccia. Rientrai in classe con stampato sulle labbra un sorriso che non riuscivo a nascondere e continuai a ridere da solo con gusto per tutto il periodo delle lezioni che terminavano alle 14,30. Dietro di me, nel frattempo, si stava consumando un piccolo dramma e la più divertente storia della mia gioventù. Sentivo Zi Meo che diceva: - Madonna! Come sono duri!- Il Giocatore che diceva - Senti che saporaccio? Il Cinghiale che replicava - Ma mangiate e statevi zitti! A me mi addolciscono la bocca perché ce l’ho sporca dal fumo, e poi neanche li sento! Mi usci una gran risata, che riuscii ad interrompere a stento con l’aiuto di Biagio il Cirano che conosceva tutto il retroscena ed era d’accordo con me. Arrivò mezzogiorno e mezzo ed iniziò la lezione di Italiano con la professoressa Beretti. Insieme alla lezione, incominciò il divertimento. Il giocatore disse a Zi Meo che gli si era sciolto il corpo e doveva andare subito in bagno. La professoressa Berretti gli dette il consenso, ma, subito dopo che il giocatore fu uscito dalla classe, il cinghiale chiese la stessa cosa, così pure a ruota Zi Meo. Il clima incominciava a surriscaldarsi, perché Cirano aveva parlato e la cosa di bocca in bocca era arrivata fino agli ultimi banchi. Dopo il Giocatore, il Cinghiale e Zi Meo, altri dovettero chiedere il permesso di andare in bagno. Non erano passati ancora cinque minuti da quando il Giocatore era rientrato, che subito richiese il permesso di uscire. Naturalmente la Berretti, non immaginando minimamente quello che stava succedendo, glielo negò. Anche il Cinghiale e Zi Meo rifecero la stessa richiesta. In tutta l'aula si sentiva un forte odore di aria uscita da più di un corpo ed ormai la classe era diventata ingovernabile. A quel punto la Beretti, vedendo le loro facce e la classe surriscaldata, capì che c’era qualcosa di buffo nell’aria e volle saperlo. Cirano non si tirò indietro e le raccontò la storia per filo e per segno, mentre cresceva la rabbia dei protagonisti. La professoressa la prese bene, rise con noi e tutto sembrava finito lì. Invece, purtroppo, lei volle a far ridere anche il direttore, che, evidentemente, aveva uno scarso senso dell’umorismo: io mi beccai 15 giorni di sospensione, il Cinghiale otto, il Giocatore quattro giorni e Zi Meo, non so perché, 2 giorni. Gli altri quattro che avevano mangiato il cioccolatino purgante rimasero incogniti per molto tempo per la paura di essere sospesi anche loro dalle lezioni: il Giocatore che ne aveva mangiati due!.
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