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Findi e Larone all'albergo di Calapiccola 1959 Era l’anno 1959. Io (Findi) avevo dodici anni e Laro, forse, undici. Correva voce che a Calapiccola, un albergo di lusso stava cercando due ragazzi che stessero in portineria. Senza dire nulla ai nostri genitori, la mattina stessa, tramite autostop, facemmo i 10 chilometri che ci separavano da Calapiccola e ci presentammo direttamente al direttore Praturlon per essere assunti. Forse perché a quei tempi non si badava tanto allo sfruttamento minorile, fummo assunti su due piedi ed incominciammo subito a lavorare nel pomeriggio con un beneplacito un po’ sofferto dei nostri genitori. Immaginate due ragazzini che ad 11 e dodici anni si ritrovano immersi direttamente in un impiego serio come quello ed al loro primo giorno di lavoro! Premetto, e questo è importante sapere, che i nostri genitori ci davano una paghetta giornaliera di 20 trenta lire che ci facevamo bastare ed alle volte avanzava qualche spicciolo. Ci portarono in lavanderia e ci trovarono, su misura, due magliette bianche con la scritta “Albergo Torre di Calapiccola”. Dopo aver indossato le magliette ritornammo fuori della portineria dove, ci avevano detto, stava la nostra postazione di lavoro. Ci portarono un secchio d’acqua, uno straccio ed una pelle di daino dicendoci: “Ad ogni macchina che si ferma nel piazzale della portineria dovrete lavare il vetro del cruscotto anteriore ed asciugarlo bene con la pelle di daino, mentre a tutte quelle parcheggiate nel nostro piazzale dovrete pulire il vetro la mattina appena iniziate a lavorare” Quelle macchine parcheggiate erano una quantità enorme e, al solo pensiero, ci misero KO. Ma nascondevano una sorpresa che si svelò, solo in parte, quello stesso pomeriggio! Infatti, non erano passati 10 minuti, che arrivò una mercedes, fermandosi nel piazzaletto di accesso. Due persone in divisa andarono ad aprire le porte, facendo scendere i proprietari, mentre Larone stava pronto con lo straccio bagnato a lavare il vetro, ed io brandivo la pelle di daino, già inumidita e strizzata, ed iniziavo ad asciugare. Il proprietario della mercedes mi mise in mano 200 lire. Non credevo ai miei occhi! A fine serata, avevamo incassato, ricordo bene, tremila lire! Quando ritornammo a casa (sempre con l’autostop), e facemmo vedere le nostre prime 1500 lire guadagnate, i nostri genitori quasi non ci credevano! Vorrei precisare che la contentezza dei nostri genitori non era avidità. A quei tempi, moltissimi nostri coetanei già lavoravano e, d’estate, ognuno di noi era orgoglioso di avere un lavoretto per togliersi qualche soddisfazione. Ogni artigiano aveva il suo maschietto che lo aiutava e tutto si svolgeva nella piena normalità. Mia madre mi disse: “Questi soldi sono tutti tuoi! “Mamma ti fa un salvadanaio e con quello che guadagnerai potrai comperarti la più bella bicicletta che vende Mazzieri” La mattina seguente, alle otto in punto, ci precipitammo al parcheggio dell’albergo a pulire i vetri. Facemmo in un batter d’occhio a lavarli tutti. Le macchine parcheggiare erano quaranta e fu stressante. Non vedevamo l’ora finire per andare nel piazzaletto di accesso a guadagnarci un po’ di soldini. Sbagliavamo di grosso, e ce ne rendemmo conto, purtroppo, soltanto dopo una decina di giorni. Sbagliavamo, ma, nonostante ciò, eravamo contenti per le cinquemila lire racimolate durante ogni giornata di lavoro. Un giorno, però, dato il peso che davamo al lavoro del parcheggio, decidemmo di farlo un giorno ciascuno, magari con riposini intermedi. Apriti cielo! Il turno iniziò da me e, siccome quella mattina non avevo proprio voglia di lavare vetri e per giunta da solo, mi sedetti su di un muretto per rallentare il lavoro e risparmiare di energia. Decisi di lavare i vetri soltanto quando il padrone usciva dal parcheggio per andare in spiaggia. Arrivò il primo uscente e già prima che fosse salito sulla macchina gli avevo bagnato il vetro. In un momento glielo asciugai con la pelle e……….magnifica sorpresa! Apre il portafogli e mi mette in mano 1000 lire. Arrivò un altro…..300 lire, un altro ancora 500 lire. “Mamma mia!” Dissi, qui devo stare fino all’ora di pranzo” Intanto, Larone nel piazzaletto, sbuffava non vedendomi più arrivare e si caricava di rabbia dovendo fare tutto lui. Arrivata l’ora di pranzo, avevo incassato quasi 8000 lire! Andai da Larone e lui dopo aver lavato un vetro di una macchina appena arrivata ed atteso che fossimo soli mi affrontò in malo modo dicendomi “Findaccio io mi sono fatto un c...o così e tu ti sei riposato! Toh! Guarda quanto abbiamo guadagnato!” e mi fa vedere 850 lire. “Laronaccio! Guarda cosa ti porto! Cavai da una tasca soldo dopo soldo 1500 lire e le appoggiai sul murelletto vicino a noi.” Lui sgranò gli occhi e disse “mamma mia qui diventiamo ricchi! Aspetta Laraccio! E cavai altri 1500 lire, e poi altri 1500 ancora e poi tutti gli altri spicciolami! E da ultimo la ciliegina sulla torta…..le mille lire di colui che battezzammo “ridolini” perché rideva sempre. L’idea di lavare i vetri mentre arrivava il proprietario fu geniale, ma ancora più geniale fu il nostro chiuderci in un guscio senza far sapere nulla a nessuno. Sicuramente i fattorini, ci avrebbero sottratto il lavoro! Questo era il lato bello della storia che continuò per tutta l’estate. Adesso invece racconterò il lato comico che faceva da contorno a tutta la faccenda. Per noi era il periodo dello sviluppo e già eravamo attratti dalle ragazzine. Per essere più belli ed attraenti, ci tenevamo puliti, ordinati, pettinati con un ciuffo pieno di brillantina, e sempre totalmente impeccabili fino al maniacale. Avevamo un tipo di capigliatura ribelle che non ci piaceva ed avevamo deciso di farci venire i capelli ricci. Non ricordo quanti furono i tentativi per ottenere ciò. Le provammo tutte! olio di oliva, burro, birra, cocacola, lardo, e tanto tanto altro ancora. Risultato zero! In un ambiente di lavoro, quando si insiste su qualcosa, la cosa si viene a sapere, quindi un cameriere barista che chiamavamo “Rideganzo” perché aveva una risata strana, si accorse delle nostre preoccupazioni e si volle informare al riguardo. Larone, più riservato di me, gli disse che era tutto a posto, ma io notati qualcosa in Rideganzo che mi incoraggiò ad esporgli il nostro problema: aveva capelli ricci da fare invidia a tutti i bambini! Dopo avergli spiegato per filo e per segno la nostra aspirazione, gli chiesi “E’ da quando sei nato che hai i capelli ricci?” “No!” mi rispose “ mi sono venuti perché gli ho fatto un lavoretto pochi anni fa” Non voleva dirci come, ma prima che finisse la giornata ci aveva spiegato come dovevamo fare per farci venire i capelli ricci tali e quali ai suoi. Dovevamo lavorare di concerto, l’uno indispensabile dell’altro. Lo prendemmo alla lettera abboccando come un cefalo tonto ed iniziammo il giorno stesso. Ricordo bene! Molto bene! Tutto era pronto per la prima seduta, io ero già in posizione e lui pronto per farmi la prima applicazione. Eravamo entrati di soppiatto dentro la toilet della portineria, io ero già pronto con la testa dentro il water, i capelli che sfioravano l’acqua di scarico e la parte interna bassa del WC. Con voce sussurrata Larone mi chiese che era pronto anche lui e che avrebbe tirato lo sciacquone non appena glielo avessi richiesto. Fu così! Ed a ruota prima io, poi lui, poi di nuovo io e così continuando fino allo stremo facemmo la prima seduta! Fortunatamente il water era pulitissimo e profumato. Non voglio dilungarmi troppo, ma chiunque legga questa storia si renderà conto come potrà finire ... noi no! Insistemmo per oltre un mese, per quattro – cinque sedute giornaliere. Un altro episodio alquanto sgradevole, ma buffo fu con la discoteca dell’albergo. Oltre al lavaggio dei vetri delle macchine, era nostro compito tenere in ordine il pavimento della piccola discoteca dell’albergo. Ricordo ancora al lettore che era un albergo di lusso frequentato da persone di alto rango, tipo Re Faruk, i principi del Belgio Fabiola e Baldovino, appena sposati ed in viaggio di nozze, la regina d’Olanda, attori e tutta la crema che in quel tempo stava muovendosi per l’Italia. Ritornando alla discoteca, tutti i pomeriggi verso le quattro, andavamo a passare la nostra mezz’oretta di lavoro, spazzando, lavando il pavimento e sistemando le sedie attorno ai tavoli. Era il 1959 e già esisteva il concetto della postazione disk jockey. Vi era una centrale con giradischi ed un enorme registratore a nastro contenente la maggior parte della musica di quegli anni. Questo registratore era pieno di bottoni con scritte in tedesco, lingua a noi perfettamente sconosciuta. Era da parecchi giorni, che questo registratore aveva destato la nostra curiosità e, timidamente prima pigiando un tasto, poi un altro, riuscimmo a farlo funzionare. Fu una cosa meravigliosa! Tutto il locale si riempi di musica che ci colmava di gioia. Lavoravamo accompagnati dalla musica con toni e volumi mai sentiti altrove! Era bello! Volemmo però andare oltre, ottenendo degli effetti sonori magnifici, pigiando a caso sui tasti. Pigiammo alla fine il tasto fatale e la musica cessò nonostante il nastro continuasse a girare! Provammo a pigiare alternativamente tasti su tasti senza capire che cosa stesse succedendo e tutto questo durò almeno un quarto d’ora. Alla fine la musica ritornò, riavvolgemmo il nastro ed uscimmo tranquilli dalla discoteca. La mattina, sul posto di lavoro, ci attendeva il direttore dell’albergo, ci portò in Direzione e ci disse che quella volta l’avevamo combinata davvero molto grossa. Voleva licenziarci in tronco, ma poi ci ripensò e gli scappò una risatina subito interrotta da uno sguardo ritornato burbero. Non ci rendevamo conto di cosa avessimo combinato di tanto grosso. Mentre il direttore ci stava portando in discoteca stavamo domandandoci se forse avevamo distrattamente rigato qualche macchina durante il lavaggio vetri o che avessimo disubbidito ad un fattorino che ci chiese di portare un bagaglio in portineria. Il direttore ci portò vicino al registratore dove ci aspettava l’addetto alla musica e, dopo averci spiegato che nella notte la discoteca si riempiva di gente che conta, dà ordine al tecnico di riempire il locale di musica. “Sentite che bella questa musica? Sentite quanto è romantica e quanto invita alle coppie a stringersi assaporandone tutta la bellezza?” “Bellissima rispondemmo in coro!” Io mi sdraiai su una bella poltrona gustandomi il pezzo! Larone mi imitò sedendosi su un divano vicino al tecnico. Era bellissimo! Il direttore ci teneva in considerazione e ci portava ad ascoltare la musica! Una cosa meravigliosa! Non vedevamo l’ora di raccontarlo ai nostri genitori. Tutto insieme la musica si interrompe e dopo un minuto di silenzio ci cadde in testa un fulmine. Si sentì per tutta la sala la voce amplificata di Larone che diceva “Findi! Ho pigiato il tasto di sotto e non si sente più! Vieni ad aiutarmi!” poi la mia voce “prova questo di fianco! Madonna non suona! Prova quell’altro!” “ma come cavolo si ferma sto nastro!” poi “vai in culo non sei capace a far nulla!” e poi ancora “stacca la spina! Laro! Dov’è la spina” “ma che cazzo ne so! La sto cercando!” e cosi avanti per quindici minuti. Solo adesso, mi rendo conto che il direttore fu buono con noi. Ci disse che i clienti non si erano per niente offesi, che vollero sentire il nastro per tutta la durata della nostra registrazione, e che ci fu un grande applauso finale. Durante la giornata molti clienti si complimentarono con noi ed uno in particolare ci diede una mancia da cinquemila lire!
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