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Findi  a dodici anni doveva essere portato in ospedale 1959

La storia risale all'anno 1959 quando avevo dodici anni. Ero un bambino molto sveglio ed un po' particolare, considerato "ganzo" cioè stravagante con un pizzico di pepe in più. Come in altre mie storie anche in questa c'è dell'illusionismo. Ne ho sempre avuto il pallino e quell'anno lo feci in un modo assai più cruento. Vado subito al nocciolo della storia trascurando molti particolari ed abbellimenti di frasi........... rubai un ferro da calza a mia madre, quello per fare le maglie di lana scegliendo quello più lungo. Dovevo dare l'impressione che quel ferro mi si fosse infilato accidentalmente nel muscolo della gamba, perciò lo piegai facendoci una curva ad omega che passava tangenzialmente per metà circonferenza. In quei due punti riaddrizzai il ferro che mi avvolgeva il muscolo della gamba e fasciai quest'ultima coprendo anche la parte piegata del ferro che passava intorno ad essa. Avevo dei colori in casa, scelsi quello rosso e sporcai la fasciatura in corrispondenza dell' entrata ed uscita del ferro.

          Uscii per strada convinto di fare fesso qualche mio compagno di gioco ma non fu così. Nessuno la bevve! Nessuno la bevve fino a quando non incontrai la mamma di Larone (il mio amico Basilio) che appena mi vide si allarmò a tal punto che non riusciva neanche a vedere il mio sorriso beffardo.

            Mi fece stendere per terra dicendomi di non muovermi, cosa che feci con grande piacere, ed incominciò a chiamare aiuto. Stetti al gioco perché era quello che volevo ma non mi rendevo conto che il modo di vedere dei grandi era diverso da quello dei bambini. La gente l'aveva presa sul serio ed era in preda al panico! Mi portarono uno sgabello ed un bicchiere d'acqua. Andavano cercando qualcuno con la macchina che mi portasse al pronto soccorso dell'ospedale di Orbetello. Non ne trovarono in quel mentre perché nel 1959 le automobili erano pochissime in circolazione.

             Nel momento in cui mi resi conto che tutta quella gente intorno a me era spaventata, mi alzai di scatto dallo sgabello e presi la corsa sfrenatamente verso casa. Mentre affannosamente mi ci dirigevo incontrai mia madre, anche lei di corsa che stava andando verso il luogo dell'inganno. "Stefanino! Cosa ti hanno fatto! fammi vedere dove ti si è infilato il ferro!" Non terminò la frase e mi sentii arrivare un grosso ceffone in faccia ............... me lo meritavo veramente!

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