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La  professoressa ringrazia gli studenti per i fiori 1966

Stefano Findi, Juppare ed i suoi compagni    

           La storia è ambientata nel 1966, nell’aula della terza Nautico ed ha per protagonisti il solito Findi (che sono io), Juppare che veniva a scuola con il cappello da western e cantava “Bionda Sirena” con  una voce meravigliosa, gran parte dei miei compagni di classe già presentati nella storia  di Findi il mago e la professoressa Zampogna.

           Eravamo nell'ora di ricreazione, la giornata era bellissima e cantava la primavera. Questo mi spinse ad uscire un po' fuori dei confini della scuola, per raccogliere qualche piccola margherita. Juppare, vedendomi salire verso il praticello sovrastante il cortile di ricreazione, mi volle seguire perché, smaliziato che era, pensò che io avessi qualche piano diabolico in mente. Si sbagliava! Volevo soltanto offrire qualche fiore alle nostre due uniche compagne di classe, Tina e Micaela. Ad un certo punto, Juppare dette un grido di spavento. Nel raccogliere un fiore aveva sfiorato il teschio di un animale, prossimo allo stato di fine putrefazione e quasi asciutto. Incuriosito andai verso di lui e mi accorsi che, in effetti, era un po' impressionante come primo impatto e faceva davvero senso prenderlo in mano. Lo studiammo bene, ma non capimmo a che animale appartenesse. Dalla dimensione poteva sembrare la testa di un gatto. Aveva le fessure degli occhi., della bocca, del naso, delle orecchie ed altre ancora. Pensando al grido di Juppare, immaginai quello della professoressa Zampogna se, all'improvviso, se lo fosse trovato davanti agli occhi mentre apriva il cassetto della scrivania! Idea che piacque anche a Juppare, quindi continuammo a raccogliere fiori e ed anche un po' di verde per completare un piccolo mazzo di fiori.

             Naturalmente avvertimmo tutta la classe, ma la mente diabolica di Piero (il futuro vigile) arrivò oltre e facemmo altro. Riempimmo tutte le fessure del teschio con le margherite, foglie verdi, qualche altro fiorellino raccolto estemporaneamente da altri compagni ed erba vera e propria. Nessuno però ne venne a contatto. Per portarlo sulla cattedra lo prendemmo con dei pezzi di cartoncino.

              Qualcuno, pensando a quello che poteva succedere quando la Zampogna se lo fosse trovato davanti, si dissociò, ma la maggioranza della classe approvò e il teschio pieno di fiori rimase sulla cattedra aspettando la professoressa. Vi lascio prima immaginare la reazione della professoressa Zampogna poi vi dico: - avete sbagliato completamente -

           La Zampogna entrò in classe, notò il mazzo di fiori e correndo verso di esso esclamò: "Cari i miei ragazzi che hanno pensato alla loro professoressa! Questo me lo porto a casa!". Prese il teschio con tutte e due le mani lo accarezzò e lo mise, carico di margherite ma anche di erbacce, dentro la borsa. Aveva la vista un po' bassa e, probabilmente, non si rese conto che aveva preso in mano un teschio puzzolente. Immagino quello che provò, quando, a casa, ebbe l'opportunità di vedere chiaramente ciò che i suoi “cari” ragazzi le avevano offerto!

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