Lezioni di pittura ad olio on line

Il corso di pittura – tecnica ad olio – online, gratis ma con una parte un po’ eccentrica

Il mio nuovo libro: Dipingere al di là della tecnica col cuore e l’emozione (lo potete scaricare anche in pdf)

Il corso è gratuito. Se trovate cose che non vi tornano contattatemi

Come realizzo il volto di Jerry Scotti in due minuti

Questo breve corso di pittura (gratis), tra l’altro molto semplice,  l’ho voluto configurare al solo scopo di incentivare gli appassionati, i quali si accontentino di superare soltanto i primi ostacoli del fantastico mondo della pittura. Chi riuscirà ad agganciarsi a questo meraviglioso treno, avrà da studiare molto altro ancora!!!!!  ……   e per sempre!!!!! …. Tanti Auguri!

Un consiglio al principiante: potrete, se volete,  diversificare la vostra tecnica, ascoltare i consigli degli altri, cambiare anche le vostre abitudini ma … non permettete a nessuno di interferire sulla vostra espressività: Questa è sacra … e sappiate! … che neanche la vostra ragione ci deve interferire!  … Allora sì … potrete volare!

Preparate il vostro cavalletto da campagna, riempitelo con i generosi strumenti della pittura … tubetti dei colori, trementina, tavolozza, pennelli, stracci ecc. … e provate la meravigliosa avventura nella realizzazione dal vivo  di paesaggi … traducendo ed impiegando soprattutto i vostri sentimenti.

Colori tossici più comuni: Tra essi ce ne sono alcuni indispensabili. Non escludeteli dalla vostra tavolozza ma maneggiateli con cura!

  • Arancio di cadmio, di molibdeno, di cromo,  di piombo e di zolfo.

  • Azzurrite, blu di cobalto, blu ceruleo, Blu di manganese.

  • Bianco di bismuto, bianco di piombo, bianco di titanio, di zinco, bianco misto.

  • Bruno di Firenze, bruno di manganese, di Prussia, terra d’ombra bruciata.

  • Giallo di bario, giallo di cadmio (indispensabile ed estremamente consigliato), giallo di cobalto, giallo di cromo, giallo Napoli, di stronzio, di zinco, di piombo-stango, terra di Siena, giallo minerale.

  • Rosso cinabro di miniera, di cadmio, di cromo, minio, terra di Siena naturale.

  • Nero di lampada.

  • Verde di cinabro, di cadmio, di cobalto, di Sheele, di Guignet, di Schweinfurt, ossido di cromo trasparente, malachite, verdigris, verde Veronese.

  • Violetto  di cobalto, violetto manganese.

  • Altri colori tossici: orpimento, realgar, oro musivo, gomma di gutta, massicot, litargirio.

La riproduzione dei contenuti e grafica, anche eseguita soltanto in parte, è vietata


Davanti ad una tela da dipingere

dipingere al di là della tecnica
Dipingere al di là della tecnica, col cuore e l’emozione

L’artista deve sentirsi come un re, davanti ad un supporto pittorico.

Non è vero che i quadri belli vengono creati da pittori che conoscono alla perfezione le regole accademiche della pittura e del disegno.

Vorrei permettermi di sostenere anche che molti pittori, pur non conoscendo affatto tali dottrine,  riescono a realizzare dipinti meravigliosi.

In Pittura la libertà di espressione deve essere totale. In Pittura è permesso tutto, purché venga fatto in serena spensieratezza e libertà.

Per tutto intendo “tutto” e cioè anche copiare, ricalcare, usare proiettori, pantografi, ecc.

Non vorrei essere frainteso, perché copiare integralmente, non avendo altri scopi oltre quello estetico, non soltanto è scorretto, ma noioso e stressante da morire, senza pensare che – e questa è la preoccupazione – a “quadro finito” non ci sarà nessuna creazione.

Una volta chiarito questo possiamo anche copiare, purché il copiato sia considerato solo un accessorio di uno dei tanti fattori che concorrono alla creazione della composizione pittorica. Il messaggio psicologico non deve provenire certamente dal copiato ma “anche” da esso. Tutto quello che si inserisce nel contesto pittorico deve fare la propria parte, cioè concorrere all’armonia generale e lanciare messaggi oltre la semplice rappresentazione estetica. L’armonia non è solo accostamento di colori, ma accostamento gradevole di qualsiasi fattore, tra i quali cito ad esempio le linee, le tecniche, i tocchi, il chiaro-scuro, il bello-brutto, il confuso-nitido, e qualsiasi altra cosa vi venga in mente … tutte, comprese le più impensabili. Quindi coraggio e sviluppate la vostra creatività!

Davanti alla tela dovete sentirvi un re. Guai a colui che si fa dominare dalla tela!

Quando ci se ne accorge di essere dominati dalla tela?

È semplicissimo accorgersene! Ve ne accorgete quando la zona che stavate dipingendo prende una forma diversa da quella che avevate nella mente. Qui, se l’accettate avrete perso solo in parte la partita perché quella zona potrebbe essere anche considerata una felice sbadataggine. Dominati dalla tela sarete, invece, se dopo aver accettato quella forma andrete avanti in considerazione del nuovo assetto strutturale. Non fatelo!

Articolo precedente: Un ritratto dal vivo ed uno dalla foto

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Nella pittura ci vuole: precisione o spontaneità?

dipingere al di là della tecnica
Dipingere al di là della tecnica, col cuore e l’emozione

Precisione o Spontaneità? Attenzione all’assoluta integralità delle due cose! Io personalmente preferisco la seconda condita, però, con un pizzico di precisione, al quale verranno aggiunte le immancabili distrazioni!

Non gettate via le varie inconsapevoli distrazioni! Nella pittura queste sono il sale della spontaneità.

Naturalmente parlo di quelle che snelliscono la composizione e la rendono “pozzo” di interminabili messaggi.

Di conseguenza ci si domanderà: “Come riconoscere gli errori benigni da quelli maligni?”

Non è facile.

Ci sono due metodi: uno completamente sbagliato ed un altro abbastanza efficace, ma per adesso – nel descriverli – lascio a voi giudicare quale sia quello da prendere in considerazione e quello a cui tenersi ben lontani.

  1. Dopo aver campito la mia composizione, dopo aver cercato la giusta tonalità basale, la giusta prospettiva coloristica e lineare, dopo essermi fatto cullare dal dolce naufragar della mia creazione – e questo è importante – mi accingo subito a giudicare il quadro che sta per essere portato a termine. Con senso critico lo osservo in ogni sua particolarità, ispezionando zona dopo zona, immedesimandomi negli ipotetici futuri osservatori. Mi domando soprattutto se quella barca piacerà o meno a quella tale persona, a quel tale amico pittore, a quel tale professore …

  2. Dopo aver campito la mia composizione, dopo aver cercato la giusta tonalità basale, la giusta prospettiva coloristica e lineare, dopo essermi fatto cullare dal dolce naufragar della mia creazione – e questo è importante – prendo il quadro e lo sistemo in uno scaffale lontano dalla mia vista e passo ad altri lavori. Qualche giorno dopo lo rimetto sul cavalletto e, senza andare tanto nei particolari, lo guardo globalmente e spensieratamente, quasi con distacco, ed ascolto le mie emozioni. Non importa se non riesco a carpirle ma provo ad ascoltarle, sapendo di entrare, prima o poi, in una certa dimensione, probabilmente simile a quella in cui mi trovavo quando interruppi l’ultima seduta, facendomi guidare dal mio gusto personale.

Fatevi questa domanda:

“Posso paragonare la mia Pittura a quella di un grande maestro?” La risposta non è scontata perché un’opera d’arte, come abbiamo già visto, deve contenere tutte le cose. Proviamo a mettere di volta in volta a confronto ad esempio le distrazioni, gli indefiniti, le imprecisioni, le dissonanze …

Di conseguenza le prossime domande da porsi potrebbero essere le seguenti:

“Quale Pittura – sempre in riferimento ai grandi maestri – è meno spontanea della mia?” Io penso che alcuni quadri custoditi nei musei certamente siano meno naturali e fluidi dell’ultima tela da noi dipinta.

“Cosa conosco io del temperamento, della freschezza, della spontaneità di un dipinto?” Talvolta pensiamo soltanto ad imporci il rispetto delle regole dimenticandoci completamente di questi tre fattori essenziali.

“Ogni mio dipinto è forse il frutto di un dovizioso studio sulle varie tecniche per la strutturazione e la coloristica?” Se stiamo criticando l’esattezza di un nostro dipinto, questa domanda diventa più che pertinente perché non è detto che un dipinto per essere bello debba contenere soltanto la “precisione”.

“Quante volte occorre rifare o rielaborare lo stesso soggetto – paesaggio, natura morta o ritratto – affinché la mia Pittura raggiunga un ragionevole sviluppo?”

“Nella Pittura deve essere tutto ordinato?”, oppure “Nulla dovrà sembrare impresso per puro caso?”, o aggiungendo: “Neanche parlando di movimento?”

Datevi una risposta a queste domande e vi accorgerete quali delle due soluzioni è quella giusta.

Se nonostante l’aiuto pervenuto dalle vostre risposte non riusciate a capire la differenza fra le due opzioni non importa perché più tardi ve ne accorgiate e più forte poi sarà la vostra determinazione! (ricordate bene la parola determinazione). Tale ragione mi spinge a non chiarire la risposta.

Altro non posso e non debbo dirvi! Anche questo è rigorosamente personale! Non permettetemi di invadere la Vostra privacy!

Non fatevi influenzare da nessuno!

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Il dipinto: un delicato equilibrio di luci e colori

dipingere al di là della tecnica
Dipingere al di là della tecnica, col cuore e l’emozione

Se c’è luce c’è ombra, se c’è il colore predominante c’è immancabilmente il colore secondario.

Il dipinto è una stesura di colori su una tela piatta e quindi anch’esso ha una superficie piatta.

Osservandolo, però, ci accorgiamo di avere un’impressione del reale.

Innanzitutto dobbiamo pensare che ciò non sia dovuto al caso ma che il pittore abbia certamente tenuto conto almeno dei principali comportamenti della natura verso il nostro modo di percepirla (avrei dovuto dire l’inverso e cioè: il nostro comportamento nel percepire la natura).

Ad esempio, parlando in senso puramente coloristico, il tridimensionale che si trova davanti a noi ci viene inviato sotto forma di luci ed ombre in perfetto equilibrio: dove c’è luce, immancabilmente c’è ombra.

Dal momento che queste pagine sono dedicate alla coloristica, non parliamo per adesso dell’importanza della prospettiva lineare nel conferire profondità e volumetria al dipinto.

Ai nostri occhi arrivano forti contrasti di colore e di chiaro scuro nei primi piani, che vanno via via attenuandosi nei piani più lontani, fino a fondersi completamente verso l’orizzonte. Questo, come abbiamo già parlato nelle pagine precedenti, è l’effetto della prospettiva aerea.

Colore forte in primo piano: fatelo con equilibrio, e attenzione a non esagerare perché il colore forte chiama altro colore forte. Siccome stiamo parlando di “equilibrio”, per “colore forte in primo piano” si intende un “colore” di vostro gusto affiancato da un colore debole. In parole povere non dovete prendere alla lettera la parola “forte” stendendo colori puri del tubetto, ma solo affiancare ad un colore, altri più deboli. Come già accennato in altre pagine, non è un colore, in se stesso, ad essere bello ma sono i vari accostamenti di colore a renderlo tale: la loro vibrazione, oltre che esaltarlo, crea armonia. Se proprio avete intenzione di inserire colore puro, per favore, fatelo un minuto prima di terminare il quadro, e  … se vi accorgete che chiama altri colori forti, per favore, toglietelo dalle … balle!

Riepilogando:

Se in una zona inserite il chiaro dovrete inserire immancabilmente anche lo scuro.

Se in una zona stendete un colore debole dovrete inserire anche un colore forte.

Se in una zona curate alcune precise definizioni dovrete inserire anche gli indefiniti.

Se in una zona inserite un soggetto importante dovrete affiancargli cose di secondaria importanza.

Si potrebbe continuare in riferimento a tutto ciò che vi viene alla mente e fare una lista interminabile.

Alla fine avrete, a seconda dei “raffronti”, della sopracitata lista che avrete preso in considerazione,  una tela campita con varie forme (zone). Si tratta di accordarle tra loro lavorandoci in contemporanea. Questa, che è la fase più bella dell’esecuzione, deve essere fatta con serenità e spensieratezza.

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Dipingete dal vero e variate sempre le posizioni

dipingere al di là della tecnica
Dipingere al di là della tecnica, col cuore e l’emozione

Non soltanto dovrete variare le posizioni del soggetto ma anche quelle di ripresa, ovvero: spostatevi in ogni posizione.

Non accontentatevi di disegnare un soggetto in un’unica prospettiva.

Spostatelo, più lontano da voi, più vicino, visto dal davanti, di fianco, da destra, da sinistra, da dietro, dall’alto, dal basso … e non deve finire qui!

Spostatevi voi, in ogni direzione: salite in alto, scendete in basso, a destra, a sinistra … sperimentate ogni cambiamento prospettico: non date nulla per scontato perché è proprio nello “scontato” che si cela il tranello.

Imponetevi di disegnare ciò che effettivamente percepite e non ciò sta nella natura. Quest’ultimo, di primo acchito, sembrerebbe uno stupido consiglio ma vi accorgerete molto spesso di inserire – oltre agli stereotipi – cose reali che si trovano effettivamente nell’oggetto ma che non sono visibili dal punto prospettico che state impiegando.

Imparate, o meglio, insegnatevi a disprezzare l’estrema precisione che è il vero killer della struttura compositiva, lineare e cromatica. Un buon esercizio per scrollarsi di dosso l’amore per il “trompe l’œil”  è quello di dipingere attraverso le immagini di uno specchio. Anche quest’operazione appare come una grande cavolata ma teniate conto che la paesaggistica vista di riflesso risulterà a voi completamente nuova e molto più povera di stereotipi. Attenzione però all’autoritratto, unica vera eccezione. Perché?

Perché per voi, che vi conoscete esclusivamente (diciamo al 99,9%) attraverso lo specchio, le novità saranno invece le foto.

Provate a fare un autoritratto da foto ed uno davanti allo specchio. Voi vedrete più somigliante quello realizzato dal vivo allo specchio, mentre le altre persone vedranno più somigliante quello realizzato dalla foto.

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L’indefinito sfocato e l’indefinito derivato dalla doppia immagine

dipingere al di là della tecnica
Dipingere al di là della tecnica, col cuore e l’emozione

Il nostro occhio, se vede nitido in primo piano vede sfocati i piani più lontani: solo questo?

Come abbiamo già visto nelle pagine precedenti, il pittore deve riportare sulla tela ciò che percepisce dalla natura e non ciò che effettivamente sta nella natura.

Oltre alla prospettiva lineare ed alla prospettiva del colore, per un buon avvicinamento del dipinto alla realtà è necessario riportare sulla tela altre varie percezioni dell’occhio.

Se osserviamo oggetti in primo piano, abbiamo bisogno di metterli a fuoco trascurando ciò che si trova in lontananza.

Per colui che non ha la passione della Pittura la cosa finisce qui. Il pittore deve andare oltre, perché mettendo a fuoco oggetti in primo piano, deve tenere conto che quelli in secondo piano vengono via via sempre più sfocati; quindi, per dare realtà al quadro, sembrerebbe bastasse soddisfare queste esigenze.

Purtroppo non è così, e non fatelo alla lettera, perché mentre in natura ciò che è sfocato può diventare immediatamente nitido, nella tela – che è piatta – una cosa sfocata rimane tale, e l’occhio del fruitore non è più è in grado di metterla a fuoco.

Anche qui ci vuole equilibrio e occorre saper stabilire quando impiegare questa percezione in un dato contesto. La risposta è: “Impiegarla sempre!”, purché variata nelle varie zone della tela e che non colpisca il paragone generale “oggetto-sfondo”.

In altre parole, avendo una figura in primo piano, non siamo costretti a fare sfocato tutto ciò che si trova in secondo piano; cerchiamo invece di far risaltare ciò che ci interessa, nel rispetto del piano di appartenenza: se le cose in secondo piano possono essere spesso rappresentate nitide, quelle in primo piano non debbono mai essere rappresentate sfocate. Servitevi di questo principio per far risaltare più o meno gli elementi che vi interessano.

Purtroppo la cosa procede oltre la semplice sfocatura perché esiste un altro tipo di sfocatura più subdolo che nulla ha a che vedere con la messa a fuoco dell’occhio: la percezione della doppia immagine. I nostri occhi non percepiscono una sola immagine della natura che ci sta davanti ma due immagini completamente diverse, non sovrapponibili. Un solo occhio, percependo una sola immagine, elabora la profondità in base alle linee prospettiche ed alle varie messe a fuoco che via via deve correggere per allontanarsi dai primi piani. I due nostri occhi, essendo in due posizioni diverse, ottengono due immagini diverse che, venendo elaborate dal cervello, stabiliscono la reale profondità, non più “immaginaria” ma reale. Questo comporta che, osservando una figura in primo piano, quelle in secondo piano vengono sdoppiate; viceversa mettendo a fuoco quelle in secondo piano, si sdoppiano gli oggetti in primo piano. È bene sapere anche questo e quindi impiegarlo nelle nostre sedute pittoriche …… naturalmente con gusto ed equilibrio!

E … se poi esagerate … non datemi la colpa!

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Tranello n° 1: Sono io che dipingo la tela

Se io dipingo la tela, la tela è dipinta da me: sono davvero sicuro di questo?

Quando si dipinge un soggetto occorre far mente locale che qualsiasi cosa venga inserita nella tela dovrà essere poi sviluppata da chi la sta generando. Logico, vero? Non proprio!

Perché?

Sempre … ribadisco sempre, ogni volta che stiamo rifinendo un quadro, ci accorgiamo che la paternità di alcuni particolari – o grandi globalità – non è nostra ma è data dal caso. Nessuno – a meno che non sia un Michelangelo – è esente da questa intromissione.

Basta che un colore scuro – o chiaro – venga inserito in un contesto in modo sbagliato che il particolare prende una forma non desiderata, talvolta sgradevole, altre volte accettabile, altre – addirittura – egregiamente elegante.

Come si deve reagire a questa perpetua intromissione di forze ignote in ognuno dei tre casi sopra citati?

Le risposte sembrano ovvie: ritoccare quella del primo caso, accettare o rifiutare indifferentemente quella del secondo caso, considerare come “benvenuta” quella del terzo caso!

Potrei terminare qui la discussione ma debbo far presente che, purtroppo, non reagiamo sempre nella stessa maniera e siamo trascinati in grossolani tranelli. Per quanto riguarda il “particolare sgradevole” basta rimuoverlo e reimpostarlo. Anche per la seconda intromissione, cioè quella del particolare accettabile, la cosa è semplice: accettarlo o rimuoverlo. Il problema si presenta con tutta la sua violenza – nella mente del pittore – quando si è di fronte al terzo caso:

Lasciarlo così com’è? … La risposta è sì!

Allora dove sta il problema?

Non fatevi tentare di modificare ciò che sta intorno a quella meravigliosa “eleganza”! Ricordatevi che siete voi che dovete comandare e configurare il dipinto, non viceversa! Non fatevi mai comandare dalla tela! Vi accorgerete spesso che la tela vuole essere impostata in maniera diversa da quella che avete preventivamente prefissato nella vostra testa. Accettate sempre le vostre distrazioni perché danno freschezza e spontaneità alla composizione, ma non permettete a queste che vi suggeriscano diverse impostazioni strutturali e coloristiche.

Il quadro è pieno di freschezza e spontaneità quando la razionalità “vuole” e quando il sentimento “aggiunge”. Ciò che viene inserito dal caso, se lancia dei messaggi, è bene che rimanga nella tela … ma …

non ci deve assolutamente imporre di modificare le zone in cui è stato inserito!


Quando regalate un quadro

dipingere al di là della tecnica
Dipingere al di là della tecnica, col cuore e l’emozione

Scegliete sempre il migliore (naturalmente parlo di quelli destinati ad uscire dal vostro studio!) 

Capita a tutti di regalare qualcosa a persone amiche. Molto spesso, specialmente quando una cosa ci viene chiesta a titolo gratuito, siamo portati a regalare ciò che meno ci serve, o meno ci interessa, o meno ci piace.

Non fatelo con i vostri dipinti perché – come me – potreste pentirvene amaramente!

Regalate sempre quelli che vi sembrano migliori e rifiutatevi di donare un brutto quadro, anche se vi viene specificatamente richiesto.

L’attività artistica di un pittore, oltre al continuo sviluppo, ha gli alti ed i bassi.

Talvolta mi capita in entrare in casa di qualche possessore di miei quadri e vi confesso che mi rattrista vedere appese alla parete mie opere che oggi detesto. Peggio ancora, talvolta mi capita di vedere esposti in luoghi pubblici altri miei dipinti “superati”: Che tristezza! E mi domando: “Questi dovrebbero essere i miei biglietti da visita?”

Ho provato molte volte a proporre una sostituzione … ma … Niente! Non ne vogliono sapere! Ne sono affezionati!

Ed io?

Io … soffro!

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Gli stereotipi nella composizione

Lo stereotipo nella pittura è sempre in agguato per rovinarci l’opera?

Dipingere ciò che sta davanti a noi significa riportare sulla tela tutto quello che percepiamo dall’attenta osservazione del soggetto (paesaggio, ritratto, natura morta o altro), linee, coloristica ed emozioni.

Ci accorgiamo spesso, invece, che inseriamo nel contesto pittorico alcuni elementi che non provengono dalla percezione esterna ma dall’interno della nostra mente. Questi elementi, talvolta infantili, vengono accettati dal nostro dal nostro sistema di supervisione e si intromettono violentemente nel nostro lavoro. Gli stereotipi riescono sempre ad avere la meglio!

Una domanda: “È possibile eliminarli completamente?”

La risposta è si! Con una buona ispezione in tutte le zone della tela, e, magari, con l’aiuto di un occhio vigile di un amico o un famigliare, si possono individuare tutti gli infantilismi contenuti nella composizione e quindi fare in modo che vengano eliminati. Dopo questa radicale ripulitura avremo un quadro che rispecchia completamente la realtà!

Dove sta il tranello?

  • Quel quadro andrebbe gettato nel cestino!
  • Quel quadro non ha più la vostra paternità!
  • Quel quadro non lancia messaggi!
  • Quel quadro vi ha procurato un inutile perdita di tempo … anzi una distruttiva perdita di tempo!

Tenetevi ben stretti i vostri stereotipi: non gettateli via ma sviluppateli perché la loro ragnatela strutturale (ogni stereotipo di base prende diverse direzioni), nella parte più profonda della vostra mente, ha l’eleganza della spontaneità e della freschezza, e sarà il marchio della vostra caratteristica e quindi la vostra firma.

Naturalmente, come spesso mi sono raccomandato nelle pagine del corso di pittura, siate equilibrati anche in questo campo: non esagerate!

Sviluppate i vostri stereotipi! Svilupparli significa anche integrarli equilibratamente con le percezioni derivanti dalla natura.


L’importanza del colore grigio

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Dipingere al di là della tecnica, col cuore e l’emozione

Ovvero: di quello insipido, insulso, piatto, sciocco, scialbo, banale, insignificante … ecc. 

Se fossimo tutti belli, nessuno potrebbe lamentarsi di essere brutto. Questa, la considerate pura verità? Io non ci metterei la mano sul fuoco!

Se fossimo tutti belli, certamente cercheremmo dei termini di paragone più raffinati e quindi, immancabilmente ritornerebbe il brutto nei confronti del bello … però con meno differenza.

Necessiterebbe quindi un ulteriore appiattimento verso il bello per vedere risultati più confortanti che porterebbero, di conseguenza, ad altri ridimensionamenti.

Perciò non si finirebbe più, e poi! Diciamocelo pure … la razza umana – intesa come globale – è bella! E … senza possibilità di errore … dico che è la migliore! Peccato che facciamo dei paragoni a proposito.

Vi sto annoiando perché dico cose banali e scontate! Ma attenzione, perché queste banalità – in pittura – innescano pericolosi ed inevitabili tranelli, anche ai più esperti coloristi.

Volete fare un quadro con una coloristica sciapa? Stendete sulla vostra tela soltanto colori sciapi!

Volete fare un quadro con una coloristica bella? Stendete sulla vostra tela soltanto colori belli!

Quale delle due affermazioni è esatta? Avendo letto l’introduzione sarete portati a considerare esatta la prima, ma, se avete capito bene il senso del discorso introduttivo, dovreste rispondere che non sono esatte nessuna delle due risposte. Perché?

Il quadro è un paragone di colori, e questo paragone manca in entrambi i casi. Allora, direte voi, la prima risposta è giusta! No, è sbagliata anch’essa, perché tutti i colori della tela – anche se insipidi – non sono dominati da nessun colore forte e quindi si contrastano alla stessa stregua dei colori forti.

Il quadro deve far “navigare” l’occhio dell’osservatore, perciò necessita di colori insipidi che debbono sempre accompagnare i vostri colori preferiti. Guai ad impiegare soltanto questi ultimi! Fate invece risaltare i vostri colori preferiti abbinandoli a tenui grigi con gamme cromatiche le cui tendenze sfiorano i toni dal rosso al blu, naturalmente, passando per il giallo. Rosso, blu e giallo sono i tre colori di base. Aggiungetene soltanto un pizzico, adesso l’uno, adesso l’altro …… ma con moltissima parsimonia.

Ma come si ottiene un colore grigio? Mescolate i tre colori base ed otterrete il grigio. Aggiungeteci qualsiasi altro colore, tra i quali anche il bianco ed il nero, e non avrete la possibilità di sbagliare …… neanche mescolandoli con gli occhi bendati.

Conclusione: Il grigio ravviva sempre i colori. Non fate uscire dalla vostra tavolozza soltanto i colori che vi piacciono.

Quando vi capiterà di sentire – e la sentirete certamente – la frase “io odio quel colore e non lo userò mai” fatevi – dentro di voi – una bella risata!

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