Che chitarra scegliere e che chitarra studiare

Esistono vari tipi di chitarra

Che chitarra scegliere e studiare: spesso si fa molta confusione nel classificare una chitarra. Vi sono principalmente tre tipi di chitarra: la chitarra classica, quella acustica e quella elettrica. Oltre a queste si trovano in commercio una miriade di sotto categorie.

La chitarra classica

La chitarra classica
La chitarra classica

Il presente corso di chitarra tratta soprattutto quella del tipo classico, che si differenzia dalle altre due, soprattutto, per la presenza di corde in nailon e per la larghezza del manico.

In più la “classica” forma della sua cassa armonica varia pochissimo da costruttore a costruttore ed è riconoscibile a colpo d’occhio. La tastiera è formata da diciannove tasti, che contengono la stessa configurazione di note degli altri tipi di chitarra. In essa non sono presenti i puntini di riferimento.

Le corde della chitarra classica vengono suonate (pizzicate) con le dita della mano destra.

Chitarra acustica

La chitarra acustica
La chitarra acustica

La chitarra acustica ha le corde fatte con materiale metallico, il manico un po’ più stretto ed una tastiera non sempre con gli stessi numeri di tasti, ma mai inferiori a quelli della chitarra classica. Quest’ultima ha i puntini di riferimento sul terzo, quinto, nono, dodicesimo, quindicesimo e diciassettesimo tasto. Alcune, molto raramente, hanno un puntino sul decimo anziché sul nono.

A differenza della chitarra classica questo tipo varia moltissimo da costruttore a costruttore.

Le corde della chitarra acustica vengono generalmente suonate con il plettro ma possono essere pizzicate anche con le dita.

Chitarra elettrica

La chitarra elettrica
La chitarra elettrica

La chitarra elettrica ha le corde fatte con materiale metallico, il manico molto lungo ed assai più stretto e una tastiera con un numero di tasti di gran lunga superiori alle altre due (generalmente intorno ai 24). Quest’ultima ha i puntini di riferimento disposti come su quella acustica ma spesso variano nella forma e nel disegno.

Come la chitarra acustica questo tipo di strumento varia moltissimo da costruttore a costruttore.

Le corde della chitarra elettrica vengono suonate con il plettro. È raro vedere un chitarrista che le pizzichi con le dita.

Come principiante che chitarra scegliere per iniziare?

Può capitare a chiunque possedere già una chitarra al momento di decidere se intraprendere lo studio dell’una o delle altre.

Nel suonare una chitarra classica o una chitarra acustica, che all’apparenza sembra essere la stessa cosa, c’è invece un abisso di differenze, soprattutto per quanto riguarda la mano destra.

Un ottimo chitarrista che è abituato a suonare con il plettro non è capace (questa è la verità) a pizzicare le corde e viceversa. Naturalmente esistono persone che riescono a fare con disinvoltura l’uno e l’altro, ma sono veramente poche.

La chitarra acustica si avvicina sia a quella classica che quella elettrica, mentre quest’ultima è assai lontana da quella classica.

Comunque la scelta dello studio, almeno nei primissimi approcci, non comporta problemi e sbagli di indirizzi, perché è praticamente lo stesso. Infatti le posizioni delle note, l’accordatura delle corde, le diteggiature degli accordi e le tecniche principali (almeno quelle riferite alla mano sinistra) sono le medesime. Ciò che cambia sono le impostazioni di contatto diretto con lo strumento e le sonorità.

Ad iniziare con lo studio della chitarra classica non si sbaglia

Cosa ottima sarebbe – a prescindere da tutto, quando sorgono dubbi sull’avvio dello studio – partire con la chitarra classica perché con essa si ottengono delle basi più che solide.

Però non è detto che se ad una persona piace imparare la chitarra elettrica, o acustica, debba per forza intraprendere lo studio di quella classica!

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I giri armonici per la chitarra e il giro armonico più conosciuto

Introduzione ai giri armonici

Una ripetuta successione di accordi

Giri armonici per la chitarra: innanzitutto incominciamo col dire che i giri armonici non sono altro che particolari successioni di accordi che bene si armonizzano con la melodia. La sequenza è generalmente fatta da quattro accordi, che possono arrivare anche ad otto.

Tali ordinate sequenze creano, per l’appunto, un giro coerente di accordi sul quale si può costruire una melodia, talvolta anche improvvisata. Le frasi che compongono la melodia spesso vengono sviluppate seguendo precise formule di cadenza.

Nella musica leggera (quella che ascoltiamo tutti i giorni, tanto per intenderci) i giri armonici sono abbastanza abbordabili, anche dai principianti. Una volta impostati, diventano la base di tutto il brano (compresi, naturalmente, strofe e ritornelli).

Giri armonici semplici e altri più complessi

Nella musica classica, nel jazz e in altri generi più o meno complessi, i giri armonici sono sempre ben elaborati e di non facile identificazione. Questo perché, per natura, la loro tendenza è sempre soggetta a più modulazioni e particolari passaggi armonici. Il che stimola i compositori alla creazione di un più articolato dialogo con la melodia. Infatti gli spartiti di musica classica non si presentano con la semplice linea melodica, con sotto le sigle rappresentanti gli accordi, perché devono raffigurare l’unico modo di esecuzione, quello cioè voluto dal compositore.

Nella musica leggera, invece, possiamo spesso accontentarci di conoscere il giro di accordi della canzone per poterla cantare in tantissimi modi, integrandoci ritmi e stili a nostro piacimento. Una canzone dei Rolling Stones, ad esempio, suonata da un duetto di chitarre con un ritmo estraneo a quello originale si riconosce benissimo sin dalle prime note.

Tutto il discorso fatto sopra, riguardo i giri armonici per la chitarra, sta ad indicare che esistono giri armonici semplici, quelli un po’ meno semplici, e altri veramente complessi. Tutti però ricavati armonizzando una scala di riferimento.

È il momento, quindi, di passare alla raffigurazione del giro armonico più facile e più impiegato nella musica. A noi infatti serve, tanto per incominciare, quello più comune per cui partiremo proprio dalla tonalità di base in DO maggiore.

Prima di passare al giro armonico è bene fare qualche schematico accenno all’armonizzazione della scala maggiore. Solo qualche accenno perché per un migliore approfondimento sull’armonizzazione delle scale si consiglia di visitare le pagine dentro le parentesi (Armonizzazione a tre voci delle scale maggiori – Armonizzare a quattro voci le scale maggiori – Armonizzazione delle scale minori – Armonizzare le scale minori melodiche).

Tabella di armonizzazione della scala di DO maggiore

Tabella di armonizzazione della scala di DO maggiore
Sopra: Tabella di armonizzazione della scala di DO maggiore

Nella tabella verde sopra riportata (riferita alla scala di DO maggiore) sono evidenziate con il colore arancio le Triadi (disposte dall’alto verso il basso) per l’armonizzazione della scala naturale (DO Maggiore). Nelle sette righe in orizzontale sono riportati i modi (da non confondere con le scale vere e proprie). In verde acceso invece sono state evidenziate le Settime (argomento ampiamente spiegato seguendo i link sopra indicati).

Sapendo che un giro armonico maggiore (si veda tabella sopra riportata) è formato dal 1°, 6°, 2° e 5° grado, sappiamo adesso quali accordi suonare per formare il giro di DO, ovvero:

  • 1° Grado = DO
  • 6° Grado = LA m
  • 2° Grado = RE m
  • 5° Grado = SOL

Di conseguenza, sempre tenendo la tabella sottomano,  se ci serve sapere come ottenere il giro armonico di RE Maggiore, ad esempio, basta riferirsi alla scala completa. Avremo perciò:

  • 1° Grado = RE
  • 6° Grado = SI m
  • 2° Grado = MI m
  • 5° Grado = LA

Il giro armonico di Do maggiore sulla chitarra

Accordo di DO maggiore
Primo accordo: DO maggiore
Accordo di LA minore
Secondo accordo: LA minore
Accordo di RE minore
Terzo accordo: RE minore
SOL maggiore
Quarto accordo: SOL maggiore

Riguardo l’ultimo accordo (in questo caso il SOL maggiore), questo può essere benissimo sostituito dalla settima di dominante. Se ne consiglia l’uso soprattutto quando ci si esercita in tutte le tonalità, in modo da prendere confidenza anche con le settime.

A questo punto il gioco è fatto! Basta conoscere la sequenza sopra riportata per trovare le altre undici tonalità. Ad esempio se scegliamo la tonalità di SOL maggiore avremo: SOL maggiore, MI minore, LA minore, RE maggiore.

I giri sono l’ideale per prendere confidenza con gli accodi e cambi di posizione

I “giri armonici” sono l’ideale per imparare gli accordi senza annoiarsi troppo. In tal modo il principiante impara non solo le posizioni statiche ma anche la dinamica con i cambi che, via via, si fanno sempre più disinvolti.

Fare riferimento a quelli più importanti suonano i 4 accordi del giro armonico in più tonalità, chiudendo il giro con la ripetizione della Tonica (il primo accordo) per terminare il giro. Naturalmente, se il giro viene ripetuto più volte, come giusto che sia, il quinto accordo sparisce per fare la sua apparizione soltanto quando si porterà a compimento l’intera sequenza.

Ricercare giri armonici in altre tonalità

Non accontentatevi di eseguirli soltanto in tonalità di DO e di SOL ma costruitevi altre tabelle (tipo quella sopra riportata) per ogni scala, ricavando i nuovi accordi e le nuove sequenze.

Se invece già conoscete le posizioni degli accordi potrete fare a meno di formare le varie tabelle e trasportare i giri nelle varie tonalità, oppure ricopiarli come sotto riportati.

DO – LAm – REm – SOL (o SOL7)

Avanti per quinte ascendenti (con diesis)

  • SOL – MIm – LAm – RE
  • RE – SIm – MIm – LA
  • LA – FA#m – SIm – MI
  • MI – DO#m – FA#m – SI
  • SI – SOL#m – DO#m – FA#
  • FA# – RE#m – SOL#m – DO#
  • DO# – LA#m – RE#m – SOL#

Avanti per quinte discendenti, o per quarte ascendenti (con bemolli)

  • FA – REm – SOLm – DO
  • SIb – SOLm – DOm – FA
  • MIb – DOm – FAm – SIb
  • LAb – FAm – SIbm – MIb
  • REb – SIbm – MIbm – LAb
  • SOLb – MIbm – LAbm – REb
  • DOb – LAbm – REbm – SOLb
Qualcosa non torna?

Dodici o quindici tonalità? Riflettendo sulle sequenze sopra riportate appare evidente una perplessità: le tonalità rappresentate sono quindici (giro di DO e 7 + 7 = 15). Risulta invece abbastanza evidente che le tonalità esistenti sono dodici e non quindici.

Ma se analizziamo e confrontiamo attentamente i due elenchi ci accorgiamo che il giro armonico in REb è lo stesso di quello in DO#, mentre il giro in SOLb è identico a quello in FA#. Stessa cosa raffrontando il DOb con il SI.

Si consiglia di visitare anche la pagina delle scale somiglianti.


Testo e audio di Sognandola di Stefano Busonero

Sognandola di Stefano Busonero: Sognandola è una canzone, inedita ma protetta, scritta dal sottoscritto Stefano Busonero nel 2017.

Di questa demo sono reali la melodia ed il cantante mentre l’accompagnamento è stato realizzato al PC. Quindi ciò che si propone di questo brano musicale è la melodia ed il testo. Il cantante, se piace, può essere contattato tramite questo sito web.

contatto telefonico dell'autore
Contatto telefonico dell’autore S. Busonero

Contatto telefonico:

Cliccare sulla barra qui sotto per ascoltarla

“Sognandola”, cantata da una delle migliori voci dell’Argentario: Vincenzo Bausani, meglio conosciuto come Cappuccella.

Sotto: la voce di Vincenzo Bausani, meglio conosciuto come CAPPUCCELLA

Il testo del brano

Visualizza e/o scarica il testo in pdf di sognandola

Sognandola (di Stefano Busonero)

Introduzione: Strumenti

Strofa

Questa canzone mia

è triste e piange ancora

lei se n’è andata via

e questo mi addolora.

Brutto allontanamento

senza un abbraccio vero

neanche un saluto spento

neanche un “ritornerò”.

Ritornello (Coretto)

Questo è l’amore che viene e che va

gioie e tormenti ti riserverà

ma questa volta tu devi sperar

accanto a te sarà.

Strofa

Da quando lei è partita

l’umore mio si è infranto

la mente mia è smarrita

la voce sa di pianto.

Ma sento dentro il cuore

salire un sentimento

la forza mia interiore

che fa cambiare vento.

Ritornello (Coretto)

Questo è l’amore che viene e che va

gioie e tormenti ti riserverà

ma questa volta tu devi sperar

accanto a te sarà.

Special (da ripetere in seconda persona: tuo anziché suo, tu anziché lei)

Sento il calore del corpo suo

sento profondo il suo respirar

lei sta dormendo nel letto mio

mi sto chiedendo “ma che sarà”

Entra una gioia improvvisa in me

stavo sognando pensando a te

sento la vita che torna da me

sempre con te

e solo con te

sento la vita che forza mi dà

qui nella realtà

Coda

Questo mio sogno nero

m’ha fatto ricordare

che cose che non spero

potrebbero arrivare

T’amo con tutto il cuore

con ogni sentimento

per l’infinito amore

che ci portiamo dentro.

Finale (Coretto)

Questo è l’amore che viene e che va

gioie e tormenti ti riserverà

Questo è l’amore che viene e che va

gioie e tormenti ti riserverà …

ad libitum …


La struttura della comune chitarra

La chitarra

Nominativi delle parti di una chitarra classica
Nominativi delle parti di una chitarra classica

Struttura chitarra: lo strumento musicale in esame è il cosiddetto “strumento cordofono” (cioè “a corde”), il cui suono è ottenuto con i polpastrelli (con e senza unghie) della mano destra, o con il plettro.

Il suono uscente viene generato dalla vibrazione delle sei corde (Mi cantino, Si, Sol, Re, La, Mi basso), che sono disposte con tensioni e spessore diversi sopra il piano armonico e la tastiera (vedi anche note della tastiera). Il piano armonico poggia sulla cassa armonica, il cui ruolo è quello di amplificare le note.

Le corde sono disposte – in lunghezza – tra i registri (o meccaniche) e il ponticello, tra i quali agisce l’osso del capotasto ad inizio tastiera, in modo tale da lasciare in vibrazione solo la parte di corda che va dal capotasto al ponticello.

Questa emetterà il suono corrispettivo al nome della corda, o, più tecnicamente, alla lunghezza della corda, che può essere accorciata a volontà dell’esecutore agendo con le dita della mano sinistra sui vari tasti, posti lungo il manico della chitarra (tastiera).

Accorciando o allungando la lunghezza della corda  si otterranno suoni diversi (un semitono crescente o calante per ogni tasto scelto). L’antenato della chitarra è l’antico liuto arabo.

La comune chitarra

La comune chitarra è ormai conosciuta come “chitarra spagnola” o “andalusa” ed ha sempre sei corde.

Esistono comunque strumenti molto simili con sette corde e più: in Brasile ad esempio, va forte un tipo di chitarra a 7 corde.

Nel termine “sette corde e più” non sono naturalmente comprese le chitarre a dodici corde perché, comunque sia, hanno sei punti di pizzico: uno per coppia di corde che portano lo stesso nome.

L’accordatura

L’accordatura può variare a seconda delle tradizioni, ma quella che comunemente vediamo in tutte le sue versioni (chitarra classica, acustica, elettrica ecc.) è la cosiddetta “accordatura spagnola”, cioè Mi (prima corda, quella con il tono più alto) – Si – Sol – Re – La – Mi (si veda dettagliatamente come  accordare la chitarra)

Intervalli tra una corda e l’altra

L’intervallo di tono tra una corda e l’altra, a partire dal Mi basso (sesta corda), corrisponde ad una quarta giusta (due toni e mezzo). Fa eccezione l’intervallo fra la terza e la seconda corda, che dista di una terza maggiore, cioè di 2 toni.

Tale eccezione è dovuta a ragioni storiche che miravano ad una più agevole posizione delle dita nella formazione degli accordi.

Accordatura sarda

Esistono anche in Italia accordature alternative, come ad esempio quella cosiddetta “sarda”, dove le corde suonate a vuoto danno un Do maggiore.

Si badi bene che queste accordature non vengono comunemente impiegate dai sardi ma usate soltanto in alcuni specifici generi musicali dell’isola.

Accordature di comodo

Nella chitarra classica è assai comune alzare o abbassare di un tono (anche mezzo, o più di un tono) le ultime tre corde, come spesso richiedono autori di noti brani musicali.

Di solito, anche per i mancini, le dita della mano sinistra agiscono sulla tastiera (manico), mentre quelle della mano destra pizzicano le corde.

Composizione della chitarra

La chitarra è composta da due parti principali:

  1. La cassa di risonanza, o cassa armonica, con una grande buca centrale, che amplifica il suono emesso dalle corde pizzicate dalla mano destra.
  2. Il manico, che comprende tutta la tastiera e la paletta con i registri per la regolazione della tensione delle corde.

Struttura e materiale usato

Il legno impiegato per una singola chitarra – qualsiasi sia il tipo – varia a seconda delle sue parti: la tavola armonica (quella che ricopre la cassa armonica e che che contiene la buca) è generalmente in abete (picea abies), sequoia o cedro.

A proposito di quest’ultimo, in realtà trattasi di una conifera che cresce nel Nord-America.

Nella sua facciata interna la tavola si presenta con dei listelli di rinforzo di abete formanti la cosiddetta incatenatura che, a seconda di come viene disposta – e qui gioca molto l’esperienza del liutaio che la progetta – si ottengono caratteristiche sonore di qualità superiori o inferiori.

La disposizione a ventaglio delle catene già presente nelle chitarre da circa due secoli, fu in seguito perfezionata da Torres, un celebre liutaio spagnolo.

Il fondo e le fasce hanno un legno diverso, di solito assai duro e compatto che, a seconda delle caratteristiche che il liutaio vuole ottenere, variano da legno a legno.

Assai ricercati a tal scopo sono il palissandro brasiliano, il cipresso, il mogano, l’ebano makassar e l’acero.

Il legno del manico (da non confondere con la tastiera, sostenuta dallo stesso manico) deve poter bene sopportare l’umidità e la fortissima tensione delle corde che tendono a deformarlo: in genere si impiegano essenze di mogano o cedrella spagnola.

Domanda a bruciapelo con risposta in fondo alla pagina: “Quale è la differenza tra la scala diatonica e la scala cromatica?

2° domanda a bruciapelo con risposta in fondo alla pagina: Non tutte le note della scala cromatica si fanno integrare da semitoni intercalati. Perché? Quali sono queste note? 

Tastiera, ponticello e capotasto

La tastiera, riportata sul manico, è in ebano.

Il ponticello, al quale si ancorano le corde, è fatto in palissandro, noce, ebano, ed  altre essenze.

Il materiale impiegato per il capotasto e generalmente osso o avorio.

Vari tipi di corde

Le corde possono essere di nylon, di budello (più rare), o metalliche.

Il nylon conferisce alla corda un timbro più dolce ed ovattato.

Altre corde sono fabbricate con materiali compositi, soprattutto a base di fibra di vetro o carbonio, che danno un timbro più brillante ed un maggior sustain.

Risposta alla 1° domanda a bruciapelo: La scala diatonica è la successione naturale dei toni che comprende sette note, dalla prima alla settima. Poi si incomincia di nuovo con la ripetizione del primo suono con l’ottava superiore. La scala diatonica diventa cromatica  quando le sue note vengono intercalate dai semitoni.

Risposta alla 2° domanda a bruciapelo: perché hanno già il proprio semitono (semitono diatonico). Nella scala naturale gli intervalli diatonici si trovano fra il terzo e quarto grado e fra il settimo e l’ottavo.

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Marina dipinta nella cruna di un ago da sarto di Stefano Busonero

Stefano Busonero: La mia marina in cruna

Il paesaggio marino raffigurato in questa pagina (La Pilarella) si trova a Porto Santo  Stefano di fronte alla “Baia del Turchese” o “Arena del Turchese”, dove una volta era attivo il porto del paese.

Qui ogni anno si svolge l’importante manifestazione del palio marinaro. Un posto incantevole e ricercato dai turisti proventienti da ogni parte del pianeta.

marina in cruna di ago da sarta: cliccare per ingrandire
Stefano Busonero: Marina di Porto S. Stefano in cruna di ago da sarta, dimensioni: 0,23 x 0,55 millimetri.

“Il paesaggio marino raffigurato in questa pagina (La Pilarella) si trova a Porto Santo  Stefano di fronte alla “Baia del Turchese” o “Arena del Turchese”, dove una volta era attivo il porto del paese.

Qui ogni anno si svolge l’importante manifestazione del palio marinaro. Un posto incantevole e ricercato dai turisti proventienti da ogni parte del pianeta.

Il “Palio Marinaro dell’Argentario”

Palio fece il suo primo esordio nel 1937. È una gara in cui competono quattro gozzi, comunemente denominati “guzzi”, in, rappresentanza dei quattro rioni di Porto Santo Stefano: Valle, Croce , Fortezza e Pilarella.

Le imbarcazioni si sfidano su un percorso piuttosto lungo, di ben quattromila metri. Ogni gozzo procede per mezzo della potenza fisica di quattro vogatori ed è manovrato da un timoniere.

Lo specchio di mare dove si svolge ogni anno – il giorno di Ferragosto – la ormai celebre manifestazione, interrotta soltanto nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, è denominato Arena del turchese e una volta, lì si trovava il vecchio porto del paese.

Il Palio Marinaro dell’Argentario ha origini assai remote. Si parla di una rievocazione di un lontanissimo fatto – certamente una leggenda – che narra di una feluca barbaresca intenta a catturare un’imbarcazione con alcuni pescatori a bordo, clamorosamente tenuta a distanza dalla forza fisica dei giovani rematori.

Altri invece lo fanno risalire allo Stato dei Presidi e quindi al XVII secolo. La seconda ipotesi appare più verosimile data la testimonianza di almeno un disegno di Ignazio Fabbroni, cacciatore di pirati che visse proprio in quegli anni, che mostra quattro gozzi, a bordo dei quali si trovano quattro rematori ed un timoniere, che sembrano proprio voler competere tra loro.

Ma ciò che, a prescindere da tutto, ha contribuito certamente alla nascita della manifestazione argentarina è il fatto che la maggior parte delle imbarcazioni del nostro vecchio porticciolo avanzavano grazie alla forza dei vogatori.

Spesso, al ritorno dalla pesca, i giovani equipaggi innescavano tra loro delle vere e proprie gare per arrivare primi in porto ed essere ammirati dalle ragazze del paese.

Il “Palio Marinaro dell’Argentario” risale al 1937, anno in cui il Comune di Monte Argentario inaugurò questa competizione, stabilendo norme e regole di comportamento per quello che tutti noi compaesani chiamano semplicemente il “Palio”. (Stefano Busonero)

Il quadro in cruna di ago ingrandito

Ecco la mia opera pittorica ingrandita al microscopio.

marina in cruna di ago da sarta ingrandita: cliccare per ulteriore ingrandimento
marina in cruna di ago da sarta, dimensioni: 0,23 x 0,55 millimetri.


Una piccola riproduzione di un grande artista

Stefano Busonero

Una piccola riproduzione di un grande artista

Ponte di Arles
Stefano Busonero: 5a4 Ponte di Arles (Van Gogh), riprodotto nell’anno   anno 1997 a olio su plastica, dim. 7,1 x 9,3 mmillimetri

Opera precedente

Ecco il ponte di Arles di Vincent van Gogh riprodotto da Stefano Busonero in dimensioni microscopiche.

Il quadro misura  7,1 x 9,3 millimetri. Per la sua esecuzione ho impiegato un pelo di pennello infilato nella cavità di un ago di siringa per diabetici.

La coloristica che sembrerebbe troppo forte è soltanto effetto di una cattiva riproduzione fotografica.


Paesaggio marino nella la baia del Turchese

 Stefano Busonero
Paesaggio marino
Stefano Busonero: 3b2 Paesaggio marino, olio su plastica, 2,6 x 7,2 mm.

Anche per questa mia opera microscopica (di Stefano Busonero) la fotografia non ha reso le sue vere caratteristiche.

Il dipinto risulta sfocato  e fortemente ombreggiato sulla parte destra. Non è così.

Fotografare quadri microscopici è molto difficile ed i miei mezzi a disposizione sono assai scarsi.

Questo mio quadro visto dal vivo è tutta un’altra cosa! In esso vi è rappresentato il rione “La Croce”, una delle quattro contrade di porto Santo Stefano.


Il filone dei paesaggi marini notturni dipinti da Busonero

 Il filone dei paesaggi marini notturni di Stefano Busonero

Mi capita di rado di essere attratto dalla realizzazione di un paesaggio marino “notturno”.

Qualche volta lo inizio dandogli un primo abbozzo poi lo lascio per lungo tempo incompiuto perché al solo guardarlo mi ripeto le solite frasi: “ma che c…o mi sono messo a fare!” “quasi quasi mi vien voglia di cancellarlo!”

Succede invece che un bel giorno, entrando nello studio, mi cade l’occhio su di esso e mi viene la voglia di portarlo a termine.

Mi accorgo così, non solo di provare delle gradevoli emozioni nel dipingerlo ma di scoprire nuove fantasie che vengono fuori dal loro stato latenti. Il divertimento pero dura pochissimo … e l’opera chissà? (Stefano Busonero)

paesaggio marino
Stefano Busonero: Paesaggio marino, olio, formato 5,5 x 8,5
Alba all'Argentario
Stefano Busonero: Alba all’Argentario, olio su tela, formato 20 x 30 cm.
Effetti cromatici alla Pilarella
Stefano Busonero: Effetti cromatici alla Pilarella, Capriccio (ma il sole, però, non sorge ad Est!): Alba alla Pilarella olio su tela, formato 20 x 30 cm.
Mareggiata allo Sconcione
Stefano Busonero: Mareggiata allo Sconcione olio su tela, formato 18 x 24 cm.

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Sogno e trasformo in Pittura di Stefano Busonero

 Stefano Busonero
Turbine
Stefano Busonero: 261A6 Turbine, tecnica ad olio, formato 5,5 x 8,5

Un sogno di Stefano Busonero trasformato in pittura

I superstiti  dell’aereo precipitato tra i ghiacci. Essi  costruirono un fragile riparo contro la furia degli elementi,  di notte il cielo stellato si rifletteva sulla landa di ghiaccio, ma , verso il mattino si levò la tempesta che oscurò le stelle.

Un turbine spazzò  via l’accampamento di fortuna.

La  mattina, un aereo sorvolò la zona, individuò i rottami semisepolti nella neve, ma i dispersi giacevano ormai in una tomba di ghiaccio.


Quadri intorno al millimetro di Busonero

Stefano Busonero

Una giornata di tempo variabile: un plumbeo paesaggio marino

 6a2 Barche anno 1995
Stefano Busonero: 6a2 Barche, anno 1995, olio, 4 x 8 mm.

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Una giornata di cielo plumbeo con sporadici colpi di sole. Un temporale che sembrava avvicinarsi ed esplodere da un momento all’altro e che invece si risolveva in vivaci colpi di luce solare.

Ho voluto (Stefano Busonero) provare a descrivere con questo quadro l’armonia generale che il clima atmosferico di quel giorno conferiva al nostro ambiente argentariano.

La coloristica  di questo dipinto non è frutto della mia ragione, bensì dell’indimenticabile sensazione che ho provato in quei momenti. Un plumbeo paesaggio marino.