Il secondo arpeggio con la chitarra
Anche questo è un semplice
esercizio di arpeggio, in cui non deve essere impiegata la
mano sinistra. La destra farà l'arpeggio sulle corde a vuoto.
L'arpeggio sarà eseguito senza rispettare i tempi.
Anche come nella pagina precedente, lo scopo dell'esercizio, è
quello di impostare, una
corretta posizione di base riguardante il braccio, la
mano e
soprattutto le dita che pizzicano le corde.
Assicuratevi di nuovo che la chitarra sia ben accordate,
evitando quindi strane
memorizzazioni di suoni ed intervalli ingannevoli.
La sinistra deve essere tenuta a riposo con il rispettivo
braccio che pende rilassatamente su se stesso. L'arpeggio va
eseguito pizzicando le corde indicate.
Per poter bene assimilare l'esercizio di arpeggio occorre
tenere a freno la velocità, dimenticando la suddivisione del tempo.
Mano a mano che le dita prenderanno disinvoltura con le corde, riconoscendo
in automatico le posizioni e
perciò acquisendo proprie memorie muscolari e mentali
riguardo le sequenze, allora, si potrà, un poco alla volta,
far crescere la
velocità e considerare i tempi scritti sulla partitura.
Ebbene iniziamo:
- Pizzicare con il pollice la sesta corda (MI)
- Pizzicare con l'indice la terza corda (SOL)
- Pizzicare con il medio la seconda corda (SI)
- Pizzicare con l'anulare la prima corda (MI)
- Pizzicare con il medio la seconda corda (SI)
- Pizzicare con l'indice la terza corda (SOL)
- Pizzicare con il pollice la sesta corda (MI)
Variante:
- Pizzicare con il pollice, ad ogni inizio di sequenza, una
volta la sesta corda (MI), una volta la quinta corda (LA) ed
una volta la quarta corda (RE), quindi proseguire come sotto
indicato.
- Pizzicare con l'indice la terza corda (SOL)
- Pizzicare con il medio la seconda corda (SI)
- Pizzicare con l'anulare la prima corda (MI)
- Pizzicare con il medio la seconda corda (SI)
- Pizzicare con l'indice la terza corda (SOL)
- Pizzicare con il pollice la
quinta corda (La), poi la prossima sequenza il RE, quindi di
nuovo il MI
Gli arpeggi sopra indicati hanno la seguente sequenza: p, i,
m, a, m, i, p
Non esagerate con l'insistere sull'esercizio: bastano
pochissimi minuti giornalieri. La tecnica deve essere
assimilata e digerita lentamente.
Domanda a bruciapelo con risposta in
fondo alla pagina:
Quanti diesis in chiave ha la sala di Fa maggiore? La
domanda è giusta?
Risposta alla domanda a bruciapelo:
la scala di Fa maggiore non ha nessun diesis in chiave ma un
bemolle sulla riga del Si. Evidentemente la domanda poteva
essere formulata in modo diverso!.
|