La struttura della comune chitarra

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Nominativi delle parti di una chitarra classica

Lo strumento musicale in esame è il cosiddetto “strumento cordofono” (cioè “a corde”), il cui suono è ottenuto con i polpastrelli (con e senza unghie) della mano destra, o con il plettro.

Il suono uscente viene generato dalla vibrazione delle sei corde (Mi cantino, Si, Sol, Re, La, Mi basso), che sono disposte con tensioni diverse sopra il piano armonico e la tastiera (vedi anche note della tastiera). Il piano armonico poggia sulla cassa armonica, il cui ruolo è quello di amplificare le note.

Le corde sono disposte – in lunghezza – tra i registri (o meccaniche) e il ponticello, tra i quali agisce l’osso del capotasto ad inizio tastiera, in modo tale da lasciare in vibrazione solo la parte di corda che va dal capotasto al ponticello. Questa emetterà il suono corrispettivo al nome della corda, o, più tecnicamente, alla lunghezza della corda, che può essere accorciata a volontà dell’esecutore agendo con le dita della mano sinistra sui vari tasti posti lungo il manico della chitarra (tastiera). Accorciando o allungando la lunghezza della corda  si otterranno suoni diversi (un semitono crescente o calante per ogni tasto scelto). L’antenato della chitarra è l’antico liuto arabo.

La comune chitarra è ormai conosciuta come “chitarra spagnola” o “andalusa” ed ha sempre sei corde. Esistono comunque strumenti molto simili con sette corde e più: in Brasile ad esempio, va forte un tipo di chitarra a 7 corde. Nel termine “sette corde e più” non sono naturalmente comprese le chitarre a dodici corde perché, comunque sia, hanno sei punti di pizzico: uno per coppia di corde che portano lo stesso nome.

L’accordatura può variare a seconda delle tradizioni, ma quella che comunemente vediamo in tutte le sue versioni (chitarra classica, acustica, elettrica ecc.) è la cosiddetta “accordatura spagnola”, cioè Mi (prima corda, quella con il tono più alto) – Si – Sol – Re – La – Mi.

L’intervallo di tono tra una corda e l’altra, a partire dal Mi basso (sesta corda), corrisponde ad una quarta giusta (due toni e mezzo). Fa eccezione l’intervallo fra la terza e la seconda corda, che dista di una terza maggiore, cioè di 2 toni. Tale eccezione è dovuta a ragioni storiche che miravano ad una più agevole posizione delle dita nella formazione degli accordi.

Esistono anche in Italia accordature alternative, come ad esempio quella cosiddetta “sarda”, dove le corde suonate a vuoto danno un Do maggiore. Si badi bene che queste non vengono comunemente impiegate dai sardi, ma usate soltanto in alcuni specifici generi musicali dell’isola.

Nella chitarra classica è assai comune alzare o abbassare di un tono (anche mezzo, o più di un tono) le ultime tre corde, come spesso richiedono autori di noti brani musicali.

Di solito, anche per i mancini, le dita della mano sinistra agiscono sulla tastiera (manico), mentre quelle della mano destra pizzicano le corde.

La chitarra è composta da due parti principali:

  1. La cassa di risonanza, o cassa armonica, con una grande buca centrale, che amplifica il suono emesso dalle corde pizzicate dalla mano destra.
  2. Il manico, che comprende tutta la tastiera e la paletta con i registri per la regolazione della tensione delle corde.

Il legno impiegato per una singola chitarra – qualsiasi sia il tipo – varia a seconda delle sue parti: la tavola armonica (quella che ricopre la cassa armonica e che che contiene la buca) è generalmente in abete (picea abies), sequoia o cedro. A proposito di quest’ultimo, in realtà trattasi di una conifera che cresce nel Nord-America. Nella sua facciata interna la tavola si presenta con dei listelli di rinforzo di abete formanti la cosiddetta incatenatura che, a seconda di come viene disposta – e qui gioca molto l’esperienza del liutaio che la progetta – si ottengono caratteristiche sonore di qualità superiori o inferiori. La disposizione a ventaglio delle catene già presente nelle chitarre da circa due secoli, fu in seguito perfezionata da Torres, un celebre liutaio spagnolo.

Il fondo e le fasce hanno un legno diverso, di solito assai duro e compatto che, a seconda delle caratteristiche che il liutaio vuole ottenere, variano da legno a legno. Assai ricercati a tal scopo sono il palissandro brasiliano, il cipresso, il mogano, l’ebano makassar e l’acero.

Il legno del manico deve poter bene sopportare l’umidità e la fortissima tensione delle corde che tendono a deformarlo: in genere si impiegano essenze di mogano o cedrella spagnola.

La tastiera, riportata sul manico, è in ebano.

Il ponticello, al quale si ancorano le corde, è fatto in palissandro, noce, ebano, ed  altre essenze.

Il materiale impiegato per il capotasto e generalmente osso o avorio.

Le corde possono essere di nylon, di budello (più rare), o metalliche. Il nylon conferisce alla corda un timbro più dolce ed ovattato. Altre corde sono fabbricate con materiali compositi, soprattutto a base di fibra di vetro o carbonio, che danno un timbro più brillante ed un maggior sustain.

Domanda a bruciapelo: “Quale è la differenza tra la scala diatonica e la scala cromatica?

Risposta: La scala diatonica è la successione naturale dei toni che comprende sette note, dalla prima alla settima. Poi si incomincia di nuovo con la ripetizione del primo suono con l’ottava superiore. La scala diatonica diventa cromatica  quando le sue note vengono intercalate dai semitoni.

Domanda: Non tutte le note della scala cromatica si fanno integrare da semitoni intercalati. Perché? Quali sono queste note? 

Risposta: perché hanno già il proprio semitono (semitono diatonico). Nella scala naturale gli intervalli diatonici si trovano fra il terzo e quarto grado e fra il settimo e l’ottavo.


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