Spartito, testo e accordi di Azzurro

“Azzurro”, una fra le più famose canzoni a livello mondiale, è stata composta dal cantautore Paolo Conte nel 1968 e cantata dal noto “molleggiato” Adriano Celentano.

Il brano raggiunse subito la vetta della Hit Parade rimanendoci per quattro settimane consecutive. La prima registrazione fu fatta sul 45 giri insieme ad “Una carezza in un pugno”.

Paolo Conte, nel 1966, agli esordi della sua carriera musicale (prima era avvocato), entrò nel Clan Celentano come autore, portandovi nuova linfa vitale, con canzoni come “Chi era lui” e “La coppia più bella del mondo”. Il cantautore astigiano, in collaborazione con Michele Virano, un suo concittadino, compose “Azzurro” con un ritmo abbastanza indefinibile ed alquanto originale: non proprio marcetta, né rock, né ballata e, né tantomeno, liscio o un lento. Una musica che bene si abbinava al testo (forse destinato ad un’altra canzone) che Vito Pallavicini scrisse per Celentano, parole che comprendevano tutte le tematiche che il cantante milanese ha sempre proposto al suo vastissimo pubblico: amore, religione, ecologia.

Azzurro, oltre che da Celentano è stata pubblica da moltissimi cantanti, tra i quali non poteva mancare lo stesso Conte con più incisioni.

Qui sotto è riportato il testo della canzone:

Cerco l’estate tutto l’anno

e all’improvviso eccola qua.

Lei è partita per le spiagge

e sono solo quassù in città,

sento fischiare sopra i tetti un aeroplano che se ne va.

Azzurro,

il pomeriggio è troppo azzurro

e lungo per me.

Mi accorgo

di non avere più risorse,

senza di te,

e allora

io quasi quasi prendo il treno

e vengo, vengo da te,

ma il treno dei desideri

nei miei pensieri all’incontrario va.

Sembra quand’ero all’oratorio,

con tanto sole, tanti anni fa.

Quelle domeniche da solo

 in un cortile, a passeggiar…

ora mi annoio più di allora,

neanche un prete per chiacchierar…

Azzurro,

il pomeriggio è troppo azzurro

e lungo per me.

Mi accorgo

di non avere più risorse,

senza di te,

e allora

io quasi quasi prendo il treno

e vengo, vengo da te,

ma il treno dei desideri

nei miei pensieri all’incontrario va.

Cerco un po’ d’Africa in giardino,

tra l’oleandro e il baobab,

come facevo da bambino,

ma qui c’è gente, non si può più,

stanno innaffiando le tue rose,

non c’è il leone, chissà dov’è…

Azzurro,

il pomeriggio è troppo azzurro

e lungo per me.

Mi accorgo di non avere più risorse,

senza di te,

e allora io quasi quasi prendo il treno

e vengo, vengo da te,

ma il treno dei desideri

nei miei pensieri all’incontrario va.


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