Attenzione al ritratto!

Lasciamo la pittura accademica a chi frequenta l’Accademia delle Belle Arti: scegliete sempre la via più semplice!

Dipingere un volto e conferire ad esso un’espressione di tipo accademico (quello che, per intenderci si vede nella pittura di Leonardo o Raffaello) significa voler distruggere il focolaio che arde nel nostro sentimento.

La nostra razionalità ci suggerisce che proprio la bellezza e l’eleganza sono strettamente collegate alla fisionomia! Attenzione quindi a non cadere nell’errore più comune: la bellezza e l’eleganza stanno nel pennello del pittore e non nel soggetto, a prescindere se quest’ultimo sia bellissimo oppure un mostro. Il soggetto che vi sta di fronte (una persona, talvolta brutta, talaltra bella) non deve assolutamente essere copiato nella vostra tela. Risulterebbe mancante di espressione!

Se volete uccidere il quadro che state dipingendo dovrete imporre al soggetto di stare fermo: “Per favore, Mario, stai fermo con l’occhio che lo sto configurando” e poi “Sorridi che ti sto facendo la bocca”, oppure, “Non ti muovere da quella posizione, che così sei perfetto!”.

Teniamo sempre presente che il cromatismo del carnato non deve necessariamente essere quello del soggetto, ma relativo alla tonalità globale che abbiamo impostato in partenza. Per questo vi consiglio di leggere la pagina del “color carne” che vi inviterà a riflettere sulla questione con più incisività. Prima di prendere come regola la formazione del color carne ricordiamoci delle infinite variazioni cromatiche che abbiamo a disposizione e freghiamocene altamente di memorizzare quelle formule “miracolose”, che non esistono, semplicemente perché in Pittura tutto è relativo.

I ritratti vanno realizzati in atteggiamenti caratteristici e a noi familiari, e preoccuparsi sempre di conferire al volto la stessa espressione del corpo (anch’esso ce l’ha!). Questo purtroppo non è facile! Osservate bene le mimiche degli attori o di quei “mezzi busti” che danno le notizie ai telegiornali e vi renderete conto di cosa sto parlando. Occorre perciò, anche se non riuscite ancora capirla, cercare di tradurla in pittura: se il sorriso costituisce la peculiarità di un soggetto, dovrete farlo sorridere – senza comandargli nulla – raccontandogli magari una breve barzelletta e quindi osservarlo – non solo nel viso – in ogni parte del suo corpo.

Per studiare una persona due sgabelli non vi basteranno: ne occorrono almeno tre, due uguali ed uno molto più basso (o più alto, non fa differenza) e quindi scambiarseli per abituarsi a conferire le caratteristiche sia dal basso, sia dall’alto, che nel perfetto allineamento. Ma ancora non basta: impiegate le mille prospettive che esistono tra il puro profilo ed il frontale.

Vi invito a rifiutare “trompe-l’oeil” (intendo nelle vostre realizzazioni!), ma se vi piace troppo e non siete in grado di allontanarlo, iniziate a dipingere per un certo periodo cose viste solo attraverso lo specchio.


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