Studio degli intervalli musicali

Innanzitutto definiamo il termine “intervallo musicale”, che non è altro che la distanza tra due suoni: tra un Do ed un Re, tra un Mi ed un Si, tra un Mi ed un Fa, ecc. Dallo studio approfondito nella fisiologia della percezione del suono – che è meglio tralasciare in queste sezioni – si ricava che l’intervallo è proporzionale alla differenza logaritmica tra le frequenze dei suoni, ovvero al loro rapporto (inteso in senso matematico).

Lo scopo dello studio sugli intervalli musicali, invece, è quello di rilevare le varie relazioni fra i suoni riguardo l’intonazione e la tonalità.

Nelle pagine precedenti (08 – I toni, gli intervalli e le alterazioni, 09 – La formazione della scala musicale e 10 – La progressione dei toni nelle scale), abbiamo già parlato di toni, loro progressione ed intervalli). Qui proviamo ad andare oltre, inserendoci più in profondità.

Iniziamo subito a parlare della diversa configurazione del semitono che, in relazione alle varie combinazioni dei suoni, è quello che raffigura l’intervallo più piccolo. Questo può essere di due specie: diatonico e cromatico. Il primo è derivato da due gradi congiunti della scala aventi nomi differenti (esempio: Do – Reb; Re# – Mi; Mi – Fa; Si – Do; Sol – Lab). Il secondo (semitono cromatico) è sempre derivato da due suoni aventi la stessa denominazione, uno dei quali però è stato alterato, per l’appunto, di mezzo tono (esempio: Re – Re#; MI – MI#; Sol – Sol#; Si – SI#; Re# – Re##; Lab – La). Notando che – in entrambi i casi – nessun altro suono non può essere inserito tra questo piccolo intervallo, ci viene spontaneo pensare che ci sia diretta relazione tra gli stessi intervalli delle due categorie. Infatti se prendiamo due stessi intervalli delle due specie (ad esempio: “Do – Reb” e “Do – Do#”), ai fini del suono nulla cambia. L’impiego dell’una o dell’altra forma non può essere scelto però per semplice capriccio ma è  regolato dalle regole della scala e della tonalità.

Come considerare l’intervallo di un tono, dal momento che sappiamo che deve essere compreso tra due note congiunte:

Esempio 1
Esempio 1

L’intervallo di un tono si ottiene soltanto dalla successione ordinata di un semitono diatonico ed un semitono cromatico:

Nell’esempio 1 il Do ed il  Re sono due note congiunte. L’intervallo è di “Seconda”.

esempio 2
esempio 2

Due semitoni diatonici ordinati non possono formare un tono, perché per il cui riferimento occorrerebbe il nominativo di tre suoni diversi e non due:

Nell’esempio 2 il Fa ed il Labb, pur formando un tono, generano un intervallo di “Terza”.

esempio 3
esempio 3

Due semitoni cromatici ordinati non possono generare l’intervallo di un tono, perché si tratterebbe di impiegare lo stesso nome per tre suoni suoni:

Nell’esempio 3 il Do ed il Do##, pur essendo distanti un tono, non formano alcun intervallo.

  La denominazione degli intervalli è relativa al numero dei gradi che vengono abbracciati, quindi per la misurazione degli intervalli ci dovremo riferire agli intervalli di tono, di semitono diatonico, di semitono cromatico. Questi rappresentano infatti la massima e la minima distanza fra due gradi congiunti (Do – Re = massima distanza; Do – Reb = minima distanza come “Do – Do#”).

Vedremo nelle pagine successive come l’impiego del semitono diatonico o di quello cromatico possa incidere sulla classificazione degli intervalli.  Avremo perciò intervalli minori, maggiori, giusti, diminuiti ed eccedenti.


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