Nella pittura ci vuole coraggio

dipingere al di là della tecnica
Dipingere al di là della tecnica, col cuore e l’emozione

Nel dipingere ci vuole molto coraggio ma ….. un po’ di vigliaccheria non guasta

Dipingere una tela è cosa meravigliosa. Se la si fa con esperienza, oltre che bella, è anche abbastanza facile, ma se non si conoscono i tranelli da evitare, la cosa diventa alquanto difficoltosa.

Conoscere bene i tranelli permette, al pittore che riesce a circoscriverli, di affrontarli con coraggio oppure di evitarli.

Qui la parola più giusta è equilibrio, cioè saper misurare le proprie risorse e decidere di andare avanti come un trattore, oppure districarsi cercando vie tortuose per scavalcare i problemi.

Il mio consiglio è quello di fare entrambe le cose ma con il giusto equilibrio.

Occorre tenere conto che la natura non ci da mai modo di “contrattare” su ciò che ci presenta, e che tutte le decisioni prese sono sempre unilaterali.

In altre parole ci vuole molto coraggio per affrontare con decisione la natura e tutto ciò che la caratterizza.

La caratterizzazione di una veduta, se la si vuole riportare “tale e quale” sulla tela, deve essere prima abbordata nei suoi piani globali e nelle sue grandi linee: per farlo occorre coraggio!

Quello che caratterizza la paesaggistica non sono soltanto le grandi linee e le grandi sezioni prospettiche ma anche le moltissime sfaccettature e gli altrettanti particolari da “interpretare”: qui deve intervenire un po’ della nostra vigliaccheria!.

Il disegno, se ci si pensa bene, è soltanto una serie ordinata di tratti e curve che “rappresentano” una forma. Il verbo messo tra virgolette sta ad indicare che il disegno non è affatto la forma, ma è una tecnica d’inganno che ci offre il modo di vedere la forma. La tela è piatta e noi, con l’inganno delle linee prospettiche dobbiamo renderla profonda. Queste cose le ho già ripetute in modo più vasto in altre pagine, ma qui vorrei arrivare ad oltrepassarle: è giustissimo ricopiare ciò che ci si presenta davanti, ma fate attenzione a non ricopiare proprio tutto! Questo distruggerebbe inevitabilmente il lavoro.

Per dipingere occorre avere ben sviluppata la “memoria a breve termine”. Questa ci dà modo  di trattenere le informazioni nel piccolo lasso di tempo in cui l’occhio si sposta dal paesaggio naturale a quello rappresentato sulla tela. Qui sta la chiave!

Questa “memoria”, se usata in modo troppo rigido, mette in serio pericolo l’eleganza fondamentale del quadro. Molto meglio, invece, è riconoscere quando impiegarla. Concludendo il discorso vorrei arrivare a far capire che se durante quel piccolo lasso di tempo che passa tra la visione del reale ed il riporto sulla tela vengono dimenticate l’ottanta per cento delle informazioni, non ha importanza purché si metta in azione l’immaginazione. L’immaginazione non nasce dal nulla ma da tutte le esperienze avute in passato, quindi, se essa collabora con la memoria, ci dà il modo di riprodurre le sfaccettature che più ci hanno colpito, cioè la “sostanza”: questa conferisce alla pittura le vere nostre caratteristiche.

Conclusione: se la natura è tiranna, noi la ringraziamo per il semplice motivo che la nostra fantasia verrà sempre più rinforzata. Ma ….. attenzione a non impiegarla troppo ……… anche qui una buona dose di equilibrio è cosa ottima! Alternate quindi tocchi di natura a tocchi di fantasia. Se osservate un quadro “troppo perfetto” vi accorgerete dell’assenza delle emozioni: non vi porta oltre …. non vi fa “navigare”!

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