Il ritmo

Gli elementi strutturali della Musica sono la melodia, l’armonia ed il ritmo. Mentre il primo ed il secondo si limitano ad avere una propria caratteristica, che nettamente li distingue dagli altri (note in successione e note simultanee), il ritmo integra la propria con quella dei primi due, ovvero: come la melodia, il ritmo si forma nella sequenza dei suoni; come l’armonia, il ritmo – nella sua sequenza – alterna suoni simultanei.

Il ritmo, che nella Musica costituisce la parte dinamica del brano, viene formato dalla sequenza di istanti, più o meno brevi, segnalati da suoni – più o meno ricchi in armonia – che determinano lo scorrere del tempo.

Il ritmo, se definito in senso globale e vasto (anche fuori dalla Musica), può essere semplicemente considerato come il “moto nel tempo”, dato che ogni movimento con cui abbiamo a che fare (anche nel semplice svolgimento della vita giornaliera) può costituire un suo specifico andamento (ritmo). Le nostre pulsazioni cardiache, il nostro respiro, il camminare generano dei ritmi. Il battere spensieratamente le dita sulla scrivania genera ritmo, ecc., ecc. Questo tipo di ritmo, però, raramente rispetta le regole della ripetizione della sequenza.

Considerandolo invece in senso musicale, potremo definirlo aggiungendo che tale movimento ha una sequenza ben ordinata di suoni e di silenzi più o meno brevi che si ripete nel tempo. Se vogliamo fare un parallelo con la rappresentazione grafica possiamo pensare all’alfabeto morse, dove il punto rappresenta il suono più breve, la linea il suono lungo e lo spazio il momento di silenzio. Aggiungendo il fatto di poter allungare a nostro piacimento la linea e lo spazio, saremo a questo punto in grado di riportare graficamente qualsiasi sequenza ritmica: possiamo quindi affermare che il suono e il silenzio stanno al tempo, come la lunghezza e l’interruzione della linea stanno allo spazio. Il punto rappresenta idealmente il suono più breve, che si trasforma in linea nei suoni più o meno prolungati. La linea con lunghezza infinita (rumore perpetuo) interrompe il ritmo, come pure lo spazio infinito (silenzio assoluto) crea assenza di ritmo.

Per configurare graficamente l’immagine del silenzio, del suono e dello scorrere  del tempo, incominciamo tracciando una linea non interrotta che rappresenta il suono.

suono prolungato

 Interrompiamo questa riga (che rappresenta il suono) esattamente in corrispondenza della sua metà:

suono in due metà

Avremo due suoni piuttosto lunghi e di uguale durata interrotti da un momento di silenzio. Continuiamo nella divisione, ottenendo quattro linee:

suono in quattro divisioni

Avremo quattro suoni lunghi che si succedono con tre bevi silenzi. Continuiamo a dividere ancora le linee che rappresentano i suoni e ad allungare (anche in modo più o meno vario) gli spazi vuoti (silenzi):

spazi vuoti e silenzi

Otterremo una sequenza molto variegata che ancora non può essere definita ritmo. Proviamo a ripeterla per varie volte:

sequenza ripetuta

Assistiamo a questo punto una successione ordinata di sequenze. Questo è uno degli infiniti ritmi ordinati che possono essere rappresentati graficamente. Tali successioni pur essendo ordinate, oltre che essere percepiti dall’orecchio debbono anche essere elaborate dalla nostra mente e registrate. Se ogni successione è formata da troppi silenzi e suoni (entrambi più o meno lunghi) la nostra memoria non riesce a ricordare tali sequenze e quindi le successioni vengono percepite come sequenze disordinate.

Le sequenze musicali, come vedremo nelle pagine successive, si succedono in periodi assai più brevi, tali da far sì che vengano memorizzate e quindi riconosciute nella loro ritmica ripetizione.

I ritmi più naturali al nostro orecchio sono assai più semplici di quelli sopra rappresentati e nascono da formule altrettanto semplici: una divisione di due, tre parti, quattro parti.

Velocità e caratteristiche dei principali ritmi musicali nel mondo


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