Acquisire velocità nel pizzicare le corde della chitarra

(segue dalla pagina precedente)

Abbiamo fin qui imparato a riconoscere il punto esatto della difficoltà e ad affrontarlo, prima a lento moto, poi più velocemente, e quindi con il metronomo. Una volta fatto questo – un lavoro che deve durare alcuni giorni, talvolta qualche settimana – ed ottenuto i risultati sperati si riprenderà lo studio dell’intero brano. Se si incontreranno altre difficoltà non bisognerà esitare a risolverle impiegando lo stesso sistema.

I passaggi difficili dovranno diventare la nostra fonte di riferimento, il nostro punto di forza. Quella difficoltà trovata nascosta tra cinque o sei note, se non viene risolta come si deve, ritornerà a farsi viva in altri brani impedendoci la loro buona esecuzione. Vi accorgerete molto presto che riparando alcune maglie difettose della catena acquisirete un miglioramento generale.

Quando è possibile forzare l’aumento di velocità aumentando il metronomo? Quando vi accorgerete che l’esecuzione perfetta di quel gruppetto siete riusciti a ripeterla per più di dieci quindici volte. Solo in questo caso si può provare ad aumentare la velocità. Si tenga conto delle premesse fatte nelle pagine precedenti: agli inizi occorre ripetere il pezzo pochissime volte e a rallentatore, poi, quando si acquisisce una certa padronanza, aumentare il numero delle esecuzioni e la velocità del metronomo: quindi, quando vi sentirete sicuri, più ripeterete il pezzo e meglio è.

Se il lick è molto breve basta il metronomo, altrimenti è sempre bene integrarci una base con almeno le percussioni ed il basso. Dividerlo in frammenti e magari suonarlo in più tonalità con l’accortezza di impiegare sempre la stessa diteggiatura, sia per la mano destra che per la sinistra. Sì, questo è importante: Sempre la stessa diteggiatura! … Ma qui è bene soffermaci a riflettere per non cadere in pericolosissimi fraintendimenti: la diteggiatura di entrambe le mani si può e si consiglia di cambiarla … ma deve essere volontaria!

Quindi quando decidete di impiegare una certa diteggiatura fate attenzione che sia sempre la stessa e che, involontariamente, non venga cambiata. Occorre, comunque, avere sempre una preferenza di base e rispettarla.

Cercate di conquistare, come le formichine, un piccolo risultato alla volta senza fare tante indigestioni di informazioni che il cervello non sarebbe in grado di metabolizzare. Voler imparare tante cose in un colpo solo porta solamente confusione.

Se dopo tante ripetizioni ed aver quindi risolto quella particolare difficoltà vi accorgerete che l’esecuzione del brano è ancora incerta, andate a cercare un’altra maglia difettosa, magari a ridosso di quella appena ricostruita. Una volta revisionato perfettamente tutto lo spauracchio vi accorgerete che l’ansia da “prestazione”, completamente esaurita, vi permetterà non solo di eseguire bene quel passaggio ma l’intero brano. Sì, perché l’ansia per un passaggio occupa la mente anche quando si è lontani da esso.

Perché molto spesso la super velocità tarda ad arrivare? Oppure non arriva per niente?

Probabilmente gli dedicate un tempo di gran lunga inferiore a quello che essa dovrebbe meritare. La super velocità si ottiene con grandi sacrifici e non basta un ora giornaliera. Eh, no! Ci vogliono ore ed ore di continuo esercizio quotidiano: 3 – 4 – 5 – 6 di duro e noioso lavoro. E poi! Dopo sei ore di lavoro … quando si suona per confortare lo spirito? La musica è fatta anche – e soprattutto! – di altre cose: armonia, ritmica, accenti, colori … … ed ascolto!

Se invece vi accorgete che la velocità non arriva nonostante il consistente tempo che gli dedicate, allora guardatevi le dita: se sono sane – e certo che lo sono! – andate altrove a cercare la causa, sicuramente indipendente dalla vostra costituzione. Non date la colpa alla conformazione delle mani ma cercate in ogni modo di scoprirla: forse avete studiato ad una velocità superiore a quella che dà risultati di errori zero. Forse non avete adottato una corretta impostazione del corpo. Forse non adeguate bene la posizione della chitarra alla vostra struttura fisica. Forse le dita della vostra mano sinistra non scorrono correttamente sulla tastiera. Forse le dita della mano destra non hanno un buon approccio con le corde da pizzicare. Forse … non avete studiato le tecniche preliminari …

A proposito delle tecniche preliminari, nelle pagine precedenti parlando dell’alternanza delle dita che pizzicano le corde accennai ai diversi tipi di approccio, tra i quali ne evidenzio due:

  1. Da eseguire con i-m, i-a, m-a. Mentre un dito esegue il pizzico l’altro deve già essere pronto per il pizzico seguente. Questo approccio è buono e dà ottimi risultati nelle esecuzioni dei vari brani ma non porterà mai alla super velocità. Si tenga conto di due cose: l’impegno del dito che pizzica la corda e l’impegno del dito che deve prepararsi per il pizzico successivo (due impegni). Inoltre occorre considerare il tempo che impiega il dito a ritornare in posizione di pizzico. Inoltre (scusate la ripetizione), nel tocco appoggiato il tragitto da percorrere risulta ancora più lungo. Tutto questo non porterà mai alla super velocità, ma nonostante ciò si otterranno, a prescindere da essa, ottimi risultati in tutte le altre forme. Le dita debbono di regola sempre alternarsi, ma in qualche in particolare circostanza (si veda la pagina interessata) possono ripetersi nel pizzico.

  2. Sempre da eseguire con i-m, i-a, m-a. Non appena un dito ha pizzicato la corda esso deve ritornare subito in posizione per un nuovo pizzico. Iniziate a rallentatore e fate attenzione che l’altro dito non pizzichi la corda fino a che il primo non sia ritornato nella posizione di partenza. Anche qui sembrerebbe che gli impegni siano due ma non è così. Il secondo impegno – quello di riportare subito il dito che ha pizzicato in posizione di partenza – dovrà, con il tempo, diventare automatico. Il dito deve ritornare in posizione di pizzico come se fosse provvisto di una molla (che effettivamente c’è: il tendine che, allungatosi, vuole riprendere la sua lunghezza). Per ottenere questo occorrono anni di lavoro ed iniziare con un solo dito per volta, magari su una scala cromatica. Per avere la conferma sulle vostre potenzialità velocistiche fate questo test: contate i battiti massimi al minuto pizzicando solo con il dito medio. Se arrivate bene ai 300 bpm significa che con “i-m” potreste potenzialmente raggiungere i 600 bpm. Incominciate a rallentamento e soffermate lo sguardo sul dito che si appoggia sulla corda sottostante: lo dovrete vedere rimbalzare immediatamente dalla sua posizione di appoggio come se fosse stato colpito da una scossa elettrica. Oppure, provate a suonare con un solo dito, osservandolo: vi accorgerete che esso, dopo aver pizzicato la corda, ritorna subito in posizione di partenza … cosa che dovrebbe avvenire anche alle due dita quando queste vengono impiegate assieme. Attenzione … … … la meccanizzazione non è facile ed occorrerà un lunghissimo e penoso periodo per la sua acquisizione! E poi … quando suonate i vostri pezzi (fuori dagli esercizi) non dovete assolutamente impiegare volontariamente questa tecnica: essa deve penetrare da sola nelle memorie muscolari delle vostre conquiste. Man mano che acquisirete velocità vi accorgerete che, superata una certa soglia, il dito pronto al pizzico partirà già prima che l’altro sia arrivato in posizione … e perciò: il fatto di attendere che un dito non parta fino a che l’altro non sia arrivato in posizione di partenza riguarda soltanto l’esercizio … e non l’esecuzione. L’esecuzione deve sempre essere libera da ogni controllo! Le dita, in ogni caso, debbono sempre alternarsi nel pizzico.

Comunque … …. la super velocità non arriva mai da sola! Occorre conquistarla con tanta pazienza e duro lavoro.

Infine, l’ultima domanda:

Perché nonostante la buona tecnica, l’ottima impostazione generale e le lunghe sedute sui giusti esercizi, i risultati non sono ancora arrivati? Probabilmente siete tipi impazienti. I miglioramenti, giornalieri, settimanali e mensili purtroppo … si percepiscono male perché sono microscopici! E poi … non siamo delle macchine! Abbiamo delle giornate “sì” ed altre “no”. Abbiamo anche dei periodi di non progresso ed altri di miglioramenti più percettibili … ma poi … ne vale così tanto la pena?

(segue nella pagina successiva)


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