Acquisire la velocità del pizzico sulle corde della chitarra

Prima di decidere di diventare velocisti sarà bene fare un esame dettagliato della situazione:

  • Innanzitutto occorrono le basi, cioè aver studiato a fondo la tecnica delle mani (mano sinistra e destra) del pizzico e tutto ciò che gli ruota attorno.

  • Essere disposti a passare ore ed ore giornaliere sullo strumento e ripetere fino alla noia fraseggi di piccoli gruppi di note, talvolta anche di sole tre o quattro.

  • Domandarsi se, come stanno le cose, valga la pena intraprendere questa via. Ovvero, prima di diventare velocisti occorre essere buoni musicisti, ed un buon musicista lo è anche chi non ha tanta velocità nelle dita. Se manca il senso dei toni e della ritmica è inutile insistere nell’acquisizione della velocità: non servirebbe a nulla!

  • Sacrificare le ore di svago musicale per dare posto agli esercizi. Occorre riflettere molto su questa cosa perché passare tante ore giornaliere in noiosi movimenti delle dita porta stanchezza a mani e cervello, togliendo tempo e voglia di suonare per l’appagamento dello spirito.

Una volta deciso di iniziare, la cosa da non fare subito è quella di prendere le scale, ed armati di metronomo, incominciare a percorrerle in lungo ed in largo, pensando di aumentarne gradatamente la velocità. In questo modo si avranno dei risultati abbastanza deludenti. A proposito di questo, è bene non fraintendere! Eseguire le scale col metronomo fa bene al principiante ed al musicista e si ottengono ottimi risultati, ma per quella marcia in più (la super velocità: è di questo che stiamo parlando) occorre ben altro.

Perché la velocità è dura da arrivare?

Ecco la prima domanda da farsi, ed a cui è anche facile rispondere! Tutti i musicisti hanno il proprio limite e tutti, nessuno escluso, hanno il proprio spauracchio – più o meno articolato – entro un brano musicale. Quello di un principiante impedisce allo stesso di eseguire bene il pezzo, mentre quello di un professionista lo mette in condizione di doverlo affrontare seriamente per meglio interpretarlo. Ecco come si deve iniziare! Sforzarsi a ricercare le difficoltà, quindi isolarle e affrontarle da sole. È fin troppo facile riconoscere una frase che ci impedisce di progredire, ma isolarla e dividerla in più gruppi e capire dove stia l’inghippo è un tantino più complicato. Prendere di petto quella frase ed eseguirla 1000 volte sarebbe da matti: uno spreco di tempo enorme! Se invece, dopo un attento studio, si riesce riconoscere l’anello difettoso della catena (il piccolo gruppo di due – tre – quattro note) e lo si ripete anche per più di dette volte si otterranno ottimi risultati ed un tempo (di studio) che talvolta può arrivare ad un decimo (ed anche più … pardon … meno!) di quello impiegato per l’intera frase. Se la matematica non è un opinione, una frase di venti note è cinque volte più grande, come articolazione, di un gruppo di quattro note. Ma attenzione! Non è detto che sia anche cinque volte più lunga, molto spesso è assai, assai più lunga! Si tenga conto che generalmente il gruppetto isolato, causa principale degli impedimenti nell’acquisire velocità, ha note cortissime e quasi sempre prive di pause!

Iniziare quindi ad eseguire il piccolo gruppetto senza metronomo e poi, quando le dita si fanno più sicure, aumentarne gradatamente la velocità e quindi impiegare il metronomo per perfezionarle. Per avere efficacia, quel passaggio dovrà essere eseguito meglio del resto della frase … altrimenti rimarrebbe l’ansia … che si potrà scaricare in modo completo soltanto quando quel piccolo passaggio sarà fatto perfettamente. In questa maniera si riuscirà a risparmiare ore ed ore di studio giornaliere.

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