La posizione della mano destra e del plettro nella chitarra

La posizione della mano destra nella chitarra

Mano Destra – indicazioni dei simboli: p = pollice, i = indice, m = medio, a = anulare, e = mignolo (usato per il rasgueo nella musica flamenca)

La posizione della mano destra nella chitarra
Posizione della mano destra

La posizione della chitarra indicata nella foto a sinistra è quella flamenca ma potete scegliere altre posizioni più confacenti alla vostra struttura fisica.

Nella posizione flamenca la sonorità (soprattutto per chi la suona) è di gran lunga superiore, avendo la chitarra due soli punti di appoggio, ed essendo essa più vicina alle orecchie.

Potrete scegliere la posizione che più vi piace: ad esempio quella “classica”.

I primissimi approcci per una corretta posizione della mano destra in prossimità delle corde della chitarra sono certamente più complicati di quanto si pensi. Bisogna fare infatti mente locale e pensare che il posizionamento delle dita (che dovranno pizzicare le corde) può portare, caso per caso, a notevoli ed inaspettate differenze a livello pratico per via – soprattutto – della specifica conformazione fisica di ogni persona. Tuttavia, nel rispetto delle generali conformazioni di un normale individuo, possiamo adottare degli “standard” che, caso per caso, l’allievo potrà permettersi di variarle leggermente.

È di fondamentale importanza l’impostazione di partenza della mano destra: le dita che vengono impiegate per il pizzico delle corde sono l’indice, il medio, l’anulare ed il pollice. In taluni casi anche il mignolo (nelle rasgheate flamenche). In questa sezione potremo analizzare la posizione basilare che, come si vedrà più avanti, sarà soggetta a sensibili modifiche a seconda delle particolari tecniche (tocco pizzicato, tocco appoggiato, tocco per gli armonici, posizione per gli arpeggi, posizione per il canto del pollice, ecc.). Per adesso, quindi, la nostra focalizzazione è quella basata sulla generalità.

Una cosa importantissima, che normalmente non viene considerata dal principiante, è quella dell’impostazione del polso, che tende automaticamente ad avvicinarsi troppo alla tavola armonica (alle corde). Controllate spesso che esso rimanga lontano dalla cassa, con le dita leggermente arcuate, a formare con queste ultime un angolo pressappoco di 90°. Nella prima figura (quella in alto) il pollice è appoggiato sulla quinta corda ma può stare anche sulla sesta, o quarta, a seconda della tecnica impiegata al momento, mentre le altre tre dita (i, m, a) si trovano  rispettivamente nella terza, seconda e prima corda. Queste ultime devono stare leggermente inclinate rispetto alla linea delle corde (leggermente inclinate significa quasi perpendicolari, in uno o l’altro verso: si vedano le foto sotto riportate, prima e dopo il pizzico dell’indice), obbligando cioè l’articolazione del polso a mantenersi lontano dalla cassa, formando – per l’appunto, come già detto – un angolo retto con la mano. Questa è la configurazione che generalmente si deve mantenere quando si suona la chitarra. Cercate di meccanizzarne la posizione (farla diventare automatica), tenendo sempre presente di mantenere lontano il polso dalla tavola armonica. Tuttavia, variare le posizioni sopra riportate non significa affatto tradire le raccomandazioni fatte perché trattasi, lo ripeto, di impostazioni basali.

pizzico e tocco appoggiato
pizzico e tocco appoggiato: Prima del pizzico
Il dito che si appoggia alla corda inferiore
Il dito che si appoggia alla corda inferiore (Si) dopo il pizzico del mi cantino

Con la chitarra in posizione Flamenca, cioè in bilancio sulla parte esterna della coscia destra e con il braccio  appoggiato fino al gomito sulla fascia della cassa, la posizione base della mano destra si configura automaticamente ed in modo del tutto naturale. Quella è la posizione dell’arpeggio che vedrà la mano leggermente inclinata e posta appena sulla destra della rosetta (buca, rosone). Poi vi è la posizione del canto delle dita (si veda la pagina che tratta di come pizzicare le corde), che dovendo appoggiare le note, ha un’angolatura inferiore del polso quindi il braccio leggermente più in alto e la mano leggermente più perpendicolare alle corde.

Osservare che le nocche siano parallele alla tavola armonica; con una corretta postura generale ed un polso rilassato, le nocche prendono automaticamente quella posizione per la legge della gravitazione (se il pollice non deve suonare, deve stare leggero sopra la sesta corda nei momenti in cui si suonano le tre prime corde, deve appoggiarsi sfiorando la cassa un po’ più in alto nei momenti in cui si suonano le altre tre corde). Se il pollice non sta appoggiato, la forza per far suonare le corde fa sovraccaricare il polso a scapito di sonorità e velocità (appoggiando il pollice la forza viene fatta come una morsa fra quest’ultimo e le tre dita). Per quanto riguarda il poggiare del pollice sulla sesta corda, è bene ricordare che non tutti sono d’accordo, anche perché molto spesso è necessario che tutta la mano sia staccata dalla chitarra.

Poi vi è la posizione del canto del pollice (chiamata posizione del pollice) che porta la mano più verso il ponticello, quindi il polso con un angolo superiore a quello dell’arpeggio. Poi vi è la posizione del canto pizzicato che è come quella della posizione base dell’arpeggio, con la mano un poco più perpendicolare alle corde ma pur sempre un po’ inclinata. Questa ultima diviene uguale a quella dell’appoggiato ma con angolatura del polso maggiore: in altre parole, con il polso più lontano dalla cassa. A proposito del polso, esso deve stare rilassatissimo.

Che si sappia che, quando si suona un brano, la mano destra sarà continuamente soggetta a cambiare più posizioni a seconda dei contenuti dello stesso brano: note pizzicate, note accentate, arpeggi, arpeggi con impiego del pollice, canto del pollice, ecc. …

Il plettro

Il presente corso riguarda la chitarra classica ma non si può fare a meno di dare qualche minimo accenno al plettro, accessorio indispensabile per suonare la chitarra acustica ed elettrica.

I plettri che troviamo in commercio sono fabbricati con i più svariati materiali: plastica, osso, corno, nylon, metallo elastico, celluloide, legno duro, policarbonato, poliacetato. Nell’antichità i plettri che si trovavano in commercio erano quasi esclusivamente fatti di carapace di tartaruga. Quelli odierni sono principalmente costituiti da celluloide (nitrato di cellulosa), un materiale plastico che si ricava con la combinazione di azoto, nitrocellulosa e canfora.

Generalmente il plettro si presenta con la forma di un triangolo dai lati un po’ curvati e gli angoli arrotondati. Naturalmente l’angolo più acuto è quello che dovrà agire sulle corde della chitarra. Il plettro viene tenuto ben stretto tra la falange centrale dell’indice ed il pollice pollice della mano destra (chitarrista destrimane). Lo spessore del plettro non è di misura standard ma varia nell’ordine di decimi di millimetro, aumentandone o diminuendone la rigidità con conseguente variazione di effetti sul pizzico della corda. I plettri poco spessi sono assai flessibili agendo sulla corda con attacchi poco efficaci, producendo altresì un suono soave e morbido, più adatto agli arpeggi ed alla ritmica in genere. Plettri più duri generano suoni più vivi (generalmente per esecuzioni di melodie) ma se non mantenuti stretti tra le dita e nella dovuta maniera possono scivolare dalla mano nei momenti meno opportuni. Attenzione quindi, all’umidità dell’aria, al caldo, alle mani sudate e, soprattutto, all’emozione che generalmente sopravviene in presenza di ascoltatori. Esistono, per ovviare a tali inconvenienti, plettri con facce di presa in gomma, oppure plettri forati.

Posizione del plettro esatta
Posizione del plettro esatta
Posizione del plettro esatta
Posizione del plettro errata

Per poter mantenere fermo il plettro occorre tenere la mano abbastanza morbida, come pure la morsa tra il pollice e la falange dell’indice, certamente quel tanto che basta a non farlo scappare al momento del pizzico (o della pennata), e mai da irrigidirsi impedendo la buona esecuzione del brano, favorendo invece la tendinite (a livello della mano, ma anche del polso o, addirittura, della spalla), sempre dietro l’angolo. Riguardo ai due modi, “esatto ed errato”, rappresentati nelle due foto è bene precisare che si tratta di opinioni soggettive e che il primo non raffigura l’unica maniera di tenere il plettro. Ogni chitarrista lo tiene come meglio crede, ma quello rappresentato nella foto è certamente uno dei tanti validi metodi da prendere in considerazione. Per conferire un buon rendimento alla ritmica o alla melodia è bene che il polso non sia rigido e che il plettro oscilli leggermente fra le dita. A seconda di come vengono pizzicate le corde con il plettro possiamo definire il modo di “attacco”: d’angolo, o giù piatto.

Talvolta si vedono chitarristi che plettrano con la mano tenuta appoggiata al ponticello, talvolta appoggiata con il mignolo al mi cantino (quando questa corda non viene suonata) o sulla cassa armonica, altre volte invece è tenuta libera. Le due scuole di pensiero (mano libera o ancorata) sono entrambe valide ma è più diffusa quella che riguarda l’ancoraggio con il mignolo – o l’anulare, o entrambi –  sulla tavola armonica.

Chi dovesse scegliere di avere la mano libera, inizialmente avrà delle difficoltà nei vari salti per trovare la giusta corda da pizzicare, ma con un po’ di esercizio si può facilmente superare il problema. È consigliabile da subito iniziare a suonare senza guardare le corde. Il pizzico si deve dare alternativamente verso il basso e verso l’alto. Non è detto però che si debba per forza iniziare con la pennata in giù.

Talvolta nello studio di pezzi velocissimi si deve preventivamente scegliere il verso che renderà favorevole la pennata durante il passaggio da una corda all’altra e occorrerà partire con l’uno o l’altro verso. Il concetto è il seguente, ma facciamo in modo che non si tramuti in una fissazione (si legga anche il seguito): nell’eseguire un pezzo, quando il numero delle pennate su una corda è pari (generalmente si parla di due o di quattro) bisognerà incominciare in giù, viceversa con un numero dispari di pennate (generalmente una o tre) su una corda occorrerà iniziare in su. Così facendo, al momento del cambio di corda, il plettro si troverà in una posizione favorevole per la prossima pennata. Due cose però ci incitano ad una riflessione: tale scuola di pensiero è sempre valida? Certamente no perché spesso si lavora su un campo che comprende più di due corde. Nel caso che ne comprenda tre, quando avremo raggiunto la seconda corda (non la seconda strutturale della chitarra ma quella relativa al passaggio) dovremo fare lo stesso ragionamento per la corda che verrà successivamente scoprendo, magari, che la pennata favorevole con cui abbiamo dovuto iniziare renderà sfavorevole quella per la corda successiva. Per questo motivo tale tecnica funziona solo in alcuni casi. Tuttavia è bene tenerla presente e metterla a frutto quando effettivamente ci serve in qualche particolare e veloce passaggio. La pennata alternata, a prescindere da tutto, è sempre una grande risorsa a cui fare affidamento. Quand’è che la pennata favorevole diventa una grande baggianata da non prendere neanche in considerazione? Risposta: il più delle volte! Infatti nell’esecuzione di un brano che prevede il passaggio ad altre corde (una, due, tre, quattro, o addirittura tutte) il problema non deve mai porsi perché la mano sale o scende di posizione predisponendosi ai relativi pizzichi. Il problema si presenta esclusivamente quando si verificano – assieme – certe situazioni:

  • Il pezzo che stiamo suonando è velocissimo.

  • Vi è la necessità che si passi da una corda all’altra.

  • Vi è la necessità che si ritorni alla corda precedentemente pizzicata.

Tutto questo vale per le melodie. Quando invece si esegue un ritmo, la mano deve essere libera di muoversi. In tal caso si dovrà ricorrere non solo al movimento del polso ma anche a quello del gomito. Più energico sarà il colpo di plettro e più bisognerà far lavorare il gomito. Quando invece si debbono pizzicare le corde per ottenere una melodia, il movimento del polso dovrà essere più controllato possibile. Bisogna ascoltare le varie tensioni del polso e della mano ed imparare a mitigarle, senza diminuire la forza che tiene il ben saldo il plettro.

Domanda a bruciapelo con risposta in fondo alla pagina: le alterazioni momentanee, ovvero gli accidenti musicali  che si trovano davanti ad una nota, secondo voi, continuano ad avere valore anche dopo che la nota è stata alterata? Cioè, altera anche le note con lo stesso nome che vengono dopo?

Risposta alla domanda a bruciapelo: Certamente si! le alterazioni momentanee continuano ad avere effetto per tutte le note con lo stesso nome che seguono quella alterata (quelle appartenenti alla stessa riga o spazio), fino a che non si trovi un bequadro. Spesso queste alterazioni vengono ripetute al solo scopo di ricordare che quella nota va alterata.


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