Sfumare o accostare i colori?

Sfumare o non sfumare il colore! Questo è il problema! O meglio ancora sfumare o accostare i colori? Dov’è il problema? La risposta è netta è lapidaria! È come scegliere tra coercizione e libertà! La sfumatura richiede perizia e profonda conoscenza dei colori, sia per quanto riguarda le mescolanze, sia per la composizione chimica dei pigmenti, mentre l’accostamento di colore conferisce all’artista una totale libertà. Al principiante che inizia fare i primi passi nel mondo della pittura, è fortemente sconsigliato realizzare sfumature sulla tela. Perché?

Per fare questo occorre un buon Maestro (l’ho scritto con la iniziale maiuscola), che sappia accompagnarlo passo dopo passo in questo difficile campo. Sfumare verso i toni chiari, non significa aumentare le dosi di bianco, come pure sfumare verso i toni scuri non significa aumentare le dosi di nero. Molti pittori raccomandano di non adoperare mai il bianco o il nero per variare la luminosità. Anche questo lo ritengo errato. Tutti i colori sono necessari. Il colore più bello potrebbe diventare orrendo se inserito in un contesto che l’offende, viceversa il colore più brutto può diventare meraviglioso se in armonia con i colori vicini. Se non si conoscono le caratteristiche principali dei pigmenti bisogna evitare le sfumature. Alcuni colori contengono elementi che mescolati con altri colori reagiscono, annerendo o impallidendo. Alcuni colori contenenti ad esempio l’ossido di ferro, se mescolati con altri ad essi incompatibili scatenano processi di ossidazione devastanti per il cromatismo. Quindi evitate di sfumare sulla tela ma andate dal Maestro!

Per quanto riguarda invece l’accostamento dei colori … piena libertà ed anche disconoscenza delle varie reazioni chimiche dovute alla loro errata mescolanza. Si, avete capito bene! Potrete mescolare i colori che volete, liberamente … purché impastati soltanto sulla tavolozza. L’unica attenzione è quella di non dare colore fresco su colore fresco appena steso. La domanda che sorge spontanea è questa:

“Dal momento che la mescolanza dei colori può spesso portare a delle reazioni incontrollabili, perché in questa tecnica non bisogna conoscere a fondo il comportamento dei colori per evitare mescolanze di elementi tra loro incompatibili?

Ecco due esempi:

  1. Ammettiamo di sfumare un volto, dandogli il chiaro e lo scuro nelle sue varie parti per conferirgli cromatismo e plasticità, adoperando i colori senza la minima conoscenza della loro composizione, quindi incappando in pigmenti tra loro incompatibili. A distanza di tempo avremo delle zone, che per effetto della reazione chimica sbiadiscono ed anneriscono incontrollatamente. Ebbene! Il dipinto è rovinato!

  2. Facciamo le stesse operazioni di cui al punto 1, anche impiegando gli stessi colori e la stessa mescolanza, ma questa volta accostando miriadi di macchie variabili sulla tela, dal chiaro allo scuro e con ricche gamme di cromatiche. A distanza di tempo, quando sarà completato il processo chimico, avremo tutte le macchie (quelle formate con colori incompatibili) con le stesse alterazioni, ma sempre riccamente variabili perché i loro contrasti di accostamento rimarranno sempre vivi. In parole povere  … il colore può variare ma non la vivacità delle gamme, mentre i chiaroscuri rimarranno pressoché invariati per effetto della compensazione (non tutte le macchie scuriscono e schiariscono allo stesso modo).

Entrambi i casi possono essere discutibili a seconda degli schieramenti di pensiero, ma senza andare troppo nel profondo, entrambi gli schieramenti suggeriscono al principiante di scegliere gli accostamenti di colore. Un caldissimo ringraziamento agli Impressionisti francesi ed ai Macchiaioli italiani.

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