Correggere un difetto di impostazione della mano nella chitarra

Ciò che si deve fare per correggere un difetto che permane nel tempo

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La prima domanda che dobbiamo porci è la seguente: “È esatto il mio approccio con questo esercizio?” e poi, “sono esatte le impostazioni delle dita, della mano (sinistradestra), del corpo?” e poi ancora “ho qualche muscolo (dita, mano, polso, spalle …) in tensione o qualche articolazione irrigidita dall’ansia?” e poi ancora …. altre domande relative al particolare momento che dobbiamo sforzarci ad analizzare accuratamente.

Fatto questo, iniziamo a configurare la modalità di approccio con l’esercizio da eseguire, perché quello di cui sopra accennato è soltanto la premessa, e quindi non basta.

 Capire prima bene se lo stesso difetto capita anche in altri passaggi similari, quindi controllare che le impostazioni di base (dita, mano, polso, orientamento del pollice, ecc.) siano quelle giuste e poi eseguire il pezzo a rallentamento. Queste raccomandazioni sono le stesse di cui al punto n° 2 della pagina precedente, ma con una novità che vedremo appresso.

Eseguire a rallentamento significa digitare le corde a prescindere dai valori delle note, preoccupandosi soltanto di eseguirle pulite e scorrevoli, ascoltando le dita (tensioni, rigidità, rilassamento ma anche prontezza allo scatto). Se è il caso di fermarsi su un tasto e riflettere …. bene! Nel primo giorno non bisogna insistere troppo col numero degli esercizi: bastano pochissime ripetizioni (4, 5, 6). Tenere presente che il difetto non deve e non può sparire a distanza di pochi giorni!

Una volta eseguito il numero strettamente necessario delle ripetizioni, ciò che non bisogna assolutamente fare, né il primo giorno, né il secondo e terzo, né mai, è il voler sincerarsi sui risultati ottenuti provando il pezzo alla velocità d’esecuzione. Non lo fate, perché questa è la negazione propria dell’esercizio sopra considerato! Ciò che invece bisogna fare è la cosa più naturale di questo mondo: dimenticarsi l’esercizio (ovvero la cura subliminale) e continuare a suonare la chitarra come sempre si è fatto. Volendo, l’esercizio può essere eseguito (sempre per 3, 4, 5 volte) in più punti della giornata. Se vi fa piacere di suonare l’intero brano che comprende quel particolare passaggio, potrete eseguirlo ma senza cercare di misurasi con esso, cioè suonare il brano senza pensare: “cosa succederà quando arriverò ad eseguire quel passaggio?”.

I risultati non avverranno in tempi brevi ma non si faranno attendere a lungo. Ripeto: ogni volta che provate a verificare il livello raggiunto andando alla velocità d’esecuzione, annullerete gran parte della cura subliminale.

Questo modo esercitarsi è utilissimo a chi abbia imparato a suonare la chitarra con il “fai da te”. Chi ha invece acquisito le sue basi fondamentali da un maestro, può benissimo farne a meno e considerarle superflue, ma … fino ad un certo punto!.


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