Correggere un difetto di impostazione delle dita

Iniziamo con l’affermare che “nessuno è perfetto”! Capita a tutti i musicisti, a prescindere dal livello raggiunto (perché tutto è relativo), di trovare in una partitura musicale uno o più passaggi che richiedono molto più impegno e che talvolta non vengono perfettamente superati. Sviluppandosi la tecnica e, allo stesso tempo, il senso critico, alcuni difetti saranno percepiti per sempre dallo stesso suonatore, mentre saranno accettabili – ed anche apprezzati – da gran parte degli ascoltatori. Il chitarrista che ascolta un altro che si trova ad uno stadio superiore non riuscirà mai ad immaginare le sue preoccupazioni. Importantissimo è lo studio delle corrette impostazioni e dei giusti movimenti nei primissimi approcci con la chitarra (mano sinistra, mano destra, impostazione chitarra). Chi inizia da solo corre il rischio di imparare le impostazioni di base in modo errato e quindi trovare in ogni angolo lo spettro delle storpiature. Una volta imparata un’impostazione errata diventa assai problematica la sua correzione.

Questa pagina non ha lo scopo di insegnare caso per caso ma di generalizzare il problema in modo che l’allievo possa risolvere da sé ogni singolo inceppamento.

Penso che non basti spiegare ciò che si debba fare per correggere i vari difetti ma aggiungere anche ciò che non si deve fare. Per questo motivo parlerò prima di quello che non si deve fare per correggere impostazioni erroneamente acquisite nell’arco degli anni..

Ciò che si è acquisito nel tempo diventa parte di noi stessi ed è quindi la fonte delle nostre risorse. Voler cambiare da un giorno all’altro questi parametri di base è un’impresa colossale, che non consiglio a nessuno perché sarebbe devastante su tutto l’insieme.

Ciò che non si deve mai fare per correggere un difetto che permane nel tempo

  1. Iniziare ad eseguire il pezzo, prima a lento moto, poi, – via via che si acquisisce sicurezza – aumentarne la velocità fino alla perfetta esecuzione (qui manca la riflessione generale da fare prima dell’approccio, perciò l’esercizio è incompleto).

  2. Studiare prima la causa (ovvero controllare le giuste impostazioni, la giusta diteggiatura ecc.), eseguire prima il pezzo a rallentamento e poi proseguire come al punto 1 (qui manca la tecnica per la conservazione degli effetti, che vedremo nella pagina seguente. Gli effetti dell’esercizio potrebbero volatilizzarsi e, quindi, rendersi inutili: vedremo dopo il perché).

Perché i punti 1 e 2 spesso non funzionano? Generalmente funzionano su chi ha già una buona impostazione generale ma su chi è pieno di difetti (e aggiungo, ci sono molti suonatori che non sanno di averli) queste due tecniche non possono assolutamente funzionare e risultano come inutili perdite di tempo. E poi ingannano!!!!!!! Infatti succede spesso, che dopo aver corretto il difetto, il pezzo venga eseguito perfettamente per un certo periodo di tempo (una settimana, un mese, o più) ma piano piano, senza che il chitarrista se ne accorga quel particolare passaggio ritorna come prima, con le stesse difficoltà.

A voler essere precisi il punto 2, più che errato, è incompleto. Vediamo perché: Ciò che si deve fare per correggere un difetto che permane nel tempo


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