Allenare l’orecchio al riconoscimento relativo delle note musicali

Attenzione: questa sezione è dedicata soprattutto a coloro che non conoscono affatto la musica e che non hanno nessuna intenzione di impararla, perciò saranno presenti in essa enormi banalità, di cui non si po’ fare a meno di riportare.

Il saper conoscere – soltanto dal suono – le note che compongono un accordo non è cosa a cui possa arrivare chiunque: ci vuole innanzitutto orecchio ed occorre parecchio esercizio di ascolto. Anche il riconoscimento delle giuste note che compongono una melodia è cosa abbastanza ardua. È bene però tenere presente – e questo è di grande conforto – che molti suonatori, nonostante la loro bravura, non riescono in questo difficile ed importantissimo compito. Anch’essi possono eseguire dei perfetti assoli e trovare in poco tempo i giusti accordi di una canzone per poi eseguirla correttamente. Questo a prima vista sembrerebbe un paradosso … ma le cose stanno effettivamente così. Tutto ciò è presto spiegato con gli effetti della “relatività” delle note che compongono sia gli accordi che le melodie. Lo sapevate che una canzone con una sequenza melodica, ad esempio, di “sol – la – sol – fa – mi – fa – re – re – mi – fa – sol – la – sol – mi …” può essere suonata con note del tutto diverse? Vanno bene anche le note “la – si – la – sol – fa# – sol – mi – mi – fa# – sol – la – si – la – fa# …”, oppure “re – mi – re – do – si … …”, o altre nove combinazioni. Questo ci dice che: se è complicato riconoscere le note in “assoluto” possiamo scavalcare la difficoltà accontentandoci di riconoscere la differenza (che si chiama intervallo) da un tono all’altro. Anche qui occorre esercitarsi, e poi, quando si riusciranno a distinguere i suoni, gli uni dagli altri, i vantaggi saranno enormi e si potrà finalmente riconoscere la sequenza di accordi di un brano semplicemente ascoltandolo, o eseguire melodie assieme al CD in funzione, oppure inventare piccoli passaggi e tanto altro ancora.

I presenti esercizi serviranno a migliorare la maniera di ascolto e di identificazione degli intervalli (questi, nulla hanno a che vedere con la lunghezza del tempo dei suoni ma indicano il salto di tono da una nota all’altra, che può essere di mezzo tono, uno, uno e mezzo, due, ecc. ), impiegando la “relatività” nel riconoscimento del suono, ovvero l’ “orecchio relativo”: due note diverse suonate una dopo l’altra producono in noi un certo effetto emozionale. Occorre immagazzinare questa emozione e saperla riconoscere ogni qual volta si ripresenti. Se suoniamo, ad esempio una dopo l’altra, il Do ed il Re (intervallo di un tono) avremo un certo tipo di emozione; se subito dopo suoniamo, invece, il Re ed il Mi avremo un’altra risposta emotiva, del tutto diversa: ecco l’inganno che blocca i principianti! Queste due emozioni sono certamente differenti, ma in determinate circostanze – che potrete volontariamente crearvi – appariranno abbastanza simili! Proviamo a vedere quando:

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