Testo e accordi di Lasciarsi un giorno a Roma

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“Lasciarsi un giorno a Roma” è una canzone italiana scritta e cantata dal cantautore Niccolò Fabi. Il brano partecipò al Festival di Sanremo del 1998 non riuscendo a raggiungere le prime posizioni, classificandosi soltanto all’ottavo posto. Il testo di “Lasciarsi un giorno a Roma” parla della fine di una relazione amorosa, vista sotto la prospettiva di chi “ha lasciato” (riferimento probabile allo “Spaccacuore” di Samuele Bersani), che con veemenza si rivolge alla ragazza che ormai non ama piùl la quale reagisce con commiserazione riuscendo soltanto ad aumentare l’irritazione dell’ex compagno.

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

Non ho visto nessuno 
andare incontro a un calcio in faccia 
con la tua calma, indifferenza 
sembra quasi che ti piaccia
camminare nella pioggia 
ti fa sentire più importante 
perché stare male è più nobile per te
ricordati che c'è 
differenza tra l'amore e il pianto 
fatti un regalo almeno ogni tanto e poi se puoi
fai finta che è normale 
non riuscire a stare più con me 
cerca un modo per difenderti 
una ragione per pensare a te
la vita può cambiare in un momento 
mi fa paura e anche se 
il pavimento del paradiso sei per me
fai finta che è normale 
non riuscire a stare più con me 
c'è soltanto un modo per riprendersi 
lasciarsi un giorno e poi dimenticarsi
e qual è il grado di dolore 
che riesci a sopportare 
prima di fermare l'esecuzione 
e chiedere soccorso a me 
che non ti do 
un motivo ancora per restare 
nella storia di una storia che non c'è.
fai finta che è normale 
non riuscire a stare più con me 
cerca un modo per difenderti una ragione per pensare a te
lasciarsi un giorno 
lasciarsi un giorno a roma 
un giorno lasciarsi 
e poi dimenticarsi 
lasciarsi un giorno 
lasciarsi un giorno a roma 
un giorno a roma 
lasciarsi e poi dimenticarsi


Testo e accordi di Ho messo via

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“Ho messo via” è una nota canzone italiana, scritta e cantata da Luciano Ligabue e pubblicata nel 1993 con l’album “Sopravvissuti e sopravviventi”. In seguito il brano uscì come singolo (esattamente il secondo, tratto dal già citato album).

Secondo gli esperti “Ho messo via” è una ballata romantica in cui il cantante guarda retrospettiva il proprio modo di vivere, rendendosi conto di non aver mai “messo via” la propria lei. Non tutti però sono d’accordo nell’interpretazione della canzone in esame, nella quale vi identificano, come destinatario, il padre di Ligabue.

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

   Ho messo via un pò di rumore 
dicono così si fa nel comodino c'è una mina 
e tonsille da seimila watt. 
Ho messo via i rimpiattini 
dicono non ho l'età 
se si voltano un momomento 
io ci rigioco perchè a me... va. 
Ho messo via un pò di illusioni 
che prima o poi basta così 
ne ho messe via due o tre cartoni 
comunque so che sono lì. 
Ho messo via un pò di consigli 
dicono è più facile 
li ho messi via perchè a sbagliare 
sono bravissimo da me. 
Mi sto facendo un pò di posto 
e che mi aspetto chi lo sa 
che posto vuoto ce n'è stato ce n'è ce ne sarà. 
Ho messo via un bel pò di cose 
ma non mi spiego mai il perchè 
io non riesca a metter via te 
Ho messo via un pò di legnate 
i segni quelli non si può 
che non è il male nè la botta 
ma purtroppo il livido. 
Ho messo via un bel pò di foto 
che prenderanno polvere 
sia su rimorsi che rimpianti 
che rancori e sui perchè 
Mi sto facendo un pò di posto 
e che mi aspetto chi lo sa 
che posto vuoto ce n'è stato ce n'è ce ne sarà. 
Ho messo via un bel pò di cose 
ma non mi spiego mai il perchè 
io non riesca a metter via te 
In queste scarpe 
e su questa terra che dondola 
dondola dondola dondola 
con il conforto di 
un cielo che resta lì 
Mi sto facendo un pò di posto 
e che mi aspetto chi lo sa 
che posto vuoto ce n'è stato ce n'è ce ne sarà. 
Ho messo via un bel pò di cose 
ma non mi spiego mai il perchè 
io non riesca a metter via 
riesca a metter via, 
riesca a metter via te 


Testo e accordi di Prisencolinensinainciusol

Prisencolinensinalciusol  (testo e accordi)

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Prisencolinensinainciusol è una famosa canzone italiana (nonostante il testo!) cantata da Adriano Celentano e pubblicata nel 1972. Il brano appartiene al 48° ed omonimo singolo al cui lato B è presente Disc Jockey.

Prisencolinensinainciusol è cantata in una lingua incomprensibile che a primo ascolto sembrerebbe inglese ma non è assolutamente così: quel frequente “All Right” che si ripete non si gnifica né “OK” né “Tutto bene” ma è scritto “ol Rait” e non significa nulla, come daltronde tutto l’insieme del testo, scritto – naturalmente – dal celebre e stravagante “molleggiato”.

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

prisencoli
nensinalciusol
in de col men selvuan
prisencoli
nensinalciusol
ol rait
uis de seim cius nau
op de seim ol ualt
men in de
colobos dai
tr... ciak is e
maind beghin de col
bebi stei ye
push yo oh
uis de seim cius nau
op de seim ol
ualt men in de
colobos dai
not is de seim
laikiu de promisdin
iu nau in trabol
lovgial ciu gen
in do camo not clus
no bal for lov
so op giast cam
lau ue cam lov ai
oping to stein
laik cius go mo men
iu bicos tue mer
cold dobrei gorls
oh sandei
ai ai smai sesler
eni els so co
uil piso ai
in de col men seivuan
prisencoli
nensinalciusol
ol
rait
ai ai smals senflecs
eni go for dong
peso ai
prisencoli
nensinalciusol
ol rait
uel ai sint no ai giv
de sint laik de cius
nobodi gud tim
lev feis go
uis de seim et
seim cius
go no ben
let de cius
end kal for not
de gais giast stei
ai ai smai senflecs
eni go for doing
peso ai
in de col mein
seivuan
prisencoli
nensinalciusol
ol rait
lu noi sicodor
ah es la bebi
la dal big lour
ai ai smai senflecs
eni go for doing
peso ai
in de col mein
seivuan
prisencoli
nensinalciusol
ol rait
iu nei si not sicodor
ah es la bebi la dal big lour


Testo e accordi di Sotto il segno dei pesci

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Testo e accordi di Sara

“Sotto il segno dei pesci” è un un celebre brano musicale italiano scritto ed interpretato dal cantautore Antonello Venditti. La canzone è stata tratta dal meno fortunato album (l’ottavo, “Sotto il segno dei pesci”) del cantante ed inciso sul lato A del singolo che prese il titolo dallo stesso album. Il singolo di “Sotto il segno dei pesci”, diffuso nel 1978, al contrario dell’ottavo album di Venditti (per l’appunto quello della pubblicazione precedente), ebbe enormi consensi raggiungendo in pochissimo tempo la prima posizione, proprio come avvenne con Lilly. Sul lato B è presente Sara, un altro grande successo di Antonello Venditti.

Il testo della canzone in esame è praticamente un inno generazionale, il cui scopo è quello di fare un bilancio sulla giovinezza vissuta dall’artista insieme ad alcuni coetanei, che passarono il “68” e il periodo dell’impegno avendo davanti sé un difficile futuro da affrontare … quindi suggerisce a posteriori lo stato psicologico nel quale i suoi compagni e lo stesso Venditti debbono immergersi dopo un periodo fatto di illusioni e principi idealisti.

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

Ti ricordi quella strada, eravamo io e te,
e la gente che correva, e gridava insieme a noi,
tutto quel che voglio, pensavo, è solamente amore,
ed unità per noi, che meritiamo un'altra vita
più giusta e libera se vuoi, corri amore, corri non aver paura.
Mi chiedevi che ti manca, una casa tu ce l'hai,
hai una donna, una famiglia, che ti tira fuori dai guai,
ma tutto quel che voglio, pensavo, è solamente amore,
ed unità per noi, che meritiamo un'altra vita
più giusta e libera se vuoi,
nata sotto il segno, nata sotto il segno dei pesci.
Ed il rock passava lento sulle nostre discussioni,
18 anni son pochi, per promettersi il futuro,
ma tutto quel che voglio, dicevo, è solamente amore,
ed unità per noi che meritiamo un'altra vita,
violenta e tenera se vuoi,
nata sotto il segno, nata sotto il segno dei pesci.
E Marina se n'è andata, oggi insegna in una scuola,
vive male e insoddisfatta, e capisce perché è sola, 
ma tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore
ed unità per noi, che meritiamo un'altra vita,
violenta e tenera se vuoi,
nata sotto il segno, nata sotto il segno dei pesci.
E Giovanni è un ingegnere che lavora in una radio,
ha bruciato la sua laurea, vive solo di parole 
ma tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore
ed unità per noi, stretti in libera sorte,
violenti e teneri se vuoi figli di una vecchia canzone.


Testo e accordi di Sara

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“Sara” è una famosa conzone italiana scritta e cantata dal cantautore Antonello Venditti. Il brano è stato tratto dall’ottavo album (“Sotto il segno dei pesci”) dell’artista ed inciso sul lato B del singolo che prese il titolo dallo stesso album. Il disco della canzone in esame, diffuso nel 1978, al contrario dell’ottavo album di Venditti (per l’appunto quello della pubblicazione precedente, non l’altro uscito nello stesso periodo di Sara), ebbe un enorme successo raggiungendo in breve tempo la prima posizione, proprio come avvenne con Lilly. Sul lato A del singolo è presente l’omonima canzone del titolo, ovvero Sotto il segno dei pesci.

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

Sara, svegliati è primavera.
Sara, sono le sette e tu devi andare a scuola,
Sara, prendi tutti i libri e accendi il motorino
e poi attenta, ricordati che aspetti un bambino.
Sara, se avessi i soldi ti porterei ogni giorno al mare,
Sara, se avessi tempo ti porterei ogni giorno a far l'amore,
ma Sara, mi devo laureare, e forse un giorno ti sposerò,
magari in chiesa, dove tua madre sta aspettando per poter piangere un po'
Sara, tu va dritta non ti devi vergognare,
le tue amiche dai retta a me lasciale tutte parlare
Sara, è stato solo amore, se nel banco no c'entri più,
tu sei bella, anche sei vestiti non ti stanno più.
Sara, mentre dormivi l'ho sentito respirare,
Sara, mentre dormivi ti batteva forte il cuore,
Sara, tu non sei più sola, il tuo amore gli basterà,
il tuo bambino, se ci credi nascerà
Sara, Sara, Sara ...


Testo e accordi di Ciao amore ciao

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“Ciao amore ciao” è un noto brano musicale italiano cantato e scritto da Luigi Tenco. La canzone, che partecipò al Festival di Sanremo del 1967, fu interpretata, oltre che dallo stesso cantautore, da Dalida in versione separata.

Ciao amore ciao è tristemente legata al suicidio del cantautore avvenuto il 27 gennaio negli stessi studi del Festival di Sanremo. Sembrerebbe che l’estremo gesto sia stato fatto da Tenco in seguito alla sua esclusione dalla serata finale della celebre manifestazione. Il brano da lui cantato ottenne infatti dalle giurie soltanto 38 voti favorevoli su 900 e, per di più, venne escluso dai ripescaggi degli “esperti”.

La canzone in esame fu poi incisa in due singoli con due versioni: quella di Tenco, nel cui lato B si trova “E se ci diranno”, e l’altra di Dalida con nel retro “Il sole muore”.

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

   La solita strada, bianca come il sale 
il grano da crescere, i campi da arare. 
Guardare ogni giorno 
se piove o c'e' il sole, 
per saper se domani 
si vive o si muore 
e un bel giorno dire basta e andare via. 
Ciao amore, 
ciao amore, ciao amore ciao. 
Ciao amore, 
ciao amore, ciao amore ciao. 
Andare via lontano 
a cercare un altro mondo 
dire addio al cortile, 
andarsene sognando. 
E poi mille strade grigie come il fumo 
in un mondo di luci sentirsi nessuno. 
Saltare cent'anni in un giorno solo, 
dai carri dei campi 
agli aerei nel cielo. 
E non capirci niente e aver voglia di tornare da te. 
Ciao amore, 
ciao amore, ciao amore ciao. 
Ciao amore, 
ciao amore, ciao amore ciao. 
Non saper fare niente in un mondo che sa tutto 
e non avere un soldo nemmeno per tornare. 
Ciao amore, 
ciao amore, ciao amore ciao. 
Ciao amore, 
ciao amore, ciao amore ciao.


Lezioni di pittura ad olio on line

Il corso di pittura – tecnica ad olio – online, gratis ma con una parte un po’ eccentrica

Il mio nuovo libro: Dipingere al di là della tecnica col cuore e l’emozione (lo potete scaricare anche in pdf)

Il corso è gratuito. Se trovate cose che non vi tornano contattatemi

Come realizzo il volto di Jerry Scotti in due minuti

Questo breve corso di pittura (gratis), tra l’altro molto semplice,  l’ho voluto configurare al solo scopo di incentivare gli appassionati, i quali si accontentino di superare soltanto i primi ostacoli del fantastico mondo della pittura. Chi riuscirà ad agganciarsi a questo meraviglioso treno, avrà da studiare molto altro ancora!!!!!  ……   e per sempre!!!!! …. Tanti Auguri!

Un consiglio al principiante: potrete, se volete,  diversificare la vostra tecnica, ascoltare i consigli degli altri, cambiare anche le vostre abitudini ma … non permettete a nessuno di interferire sulla vostra espressività: Questa è sacra … e sappiate! … che neanche la vostra ragione ci deve interferire!  … Allora sì … potrete volare!

Preparate il vostro cavalletto da campagna, riempitelo con i generosi strumenti della pittura … tubetti dei colori, trementina, tavolozza, pennelli, stracci ecc. … e provate la meravigliosa avventura nella realizzazione dal vivo  di paesaggi … traducendo ed impiegando soprattutto i vostri sentimenti.

Colori tossici più comuni: Tra essi ce ne sono alcuni indispensabili. Non escludeteli dalla vostra tavolozza ma maneggiateli con cura!

  • Arancio di cadmio, di molibdeno, di cromo,  di piombo e di zolfo.

  • Azzurrite, blu di cobalto, blu ceruleo, Blu di manganese.

  • Bianco di bismuto, bianco di piombo, bianco di titanio, di zinco, bianco misto.

  • Bruno di Firenze, bruno di manganese, di Prussia, terra d’ombra bruciata.

  • Giallo di bario, giallo di cadmio (indispensabile ed estremamente consigliato), giallo di cobalto, giallo di cromo, giallo Napoli, di stronzio, di zinco, di piombo-stango, terra di Siena, giallo minerale.

  • Rosso cinabro di miniera, di cadmio, di cromo, minio, terra di Siena naturale.

  • Nero di lampada.

  • Verde di cinabro, di cadmio, di cobalto, di Sheele, di Guignet, di Schweinfurt, ossido di cromo trasparente, malachite, verdigris, verde Veronese.

  • Violetto  di cobalto, violetto manganese.

  • Altri colori tossici: orpimento, realgar, oro musivo, gomma di gutta, massicot, litargirio.

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Le scale musicali più importanti nella chitarra

Per i novelli chitarristi: le scale musicali vanno affrontate per gradi; studiare un poco per volta ma costantemente.

Se cercate di ottenere subito la velocità ed il buon suono senza studiare la corretta impostazione di entrambe le mani, (mano sinistra, mano destra) è meglio che lasciate perdere perché le scale musicali non vi servirebbero a nulla.

Entrando in contatto per la prima volta con le scale cercate di non essere avidi nell’assimilazione ma assorbitele molto lentamente. Bastano pochissimi minuti e … … soltanto quando avrete acquisito la padronanza potrete passarci anche delle ore.

Se le impostazioni delle mani sono esatte, non ci saranno limiti alla velocità, la quale aumenterà sensibilmente nei primi tempi e poi continuerà per sempre a crescere, ma ogni volta con sforzi maggiori e risultati minori, fino a che i piccolissimi miglioramenti si vedranno soltanto a distanza di anni.

Conoscete il significato della parola “rallentamento” o “rallentatore”? ….. Ebbene! …. sommateci la vostra esagerazione! … ed iniziate … … Buon lavoro!

Tutte le scale dovranno essere eseguite sia con il tocco pizzicato che con quello appoggiato. Ogni scala ha un chiaro riferimento alle dita da impiegare con la mano sinistra. Per quanto riguarda la destra non occorre particolare attenzione e quindi basta alternare le tre coppie di dita partendo da un dito qualunque. Quindi, un esercizio si deve fare immancabilmente con indice-medio, partendo dall’indice o dal medio; con indice-anulare, partendo dall’indice o dall’anulare; con medio-anulare, partendo dal medio o dall’anulare. Nel cambio della corda, anche se talvolta rimane più agevole impiegare lo stesso dito, la regola dell’alternanza deve continuare a valere ma …….. il discorso diventerebbe qui troppo lungo e sarà bene rileggersi il paragrafo “ripetizione e non ripetizione del dito che pizzica la corda” della pagina “Pizzicare le corde“.

Quando le scale saranno bene assimilate e si potrà partire alla conquista della tanto sperata velocità, occorrerà prestare molta attenzione, oltre che alla postura delle dita, alla postura dei polsi, delle braccia, delle spalle e dell’intero corpo. Le tendiniti sono sempre in agguato, soprattutto per coloro che possono permettersi strepitose velocità. Una corretta impostazione delle dita permette di aumentare la velocità ma se – ad esempio – il polso non ha una corretta postura, i relativi tendini si infiammeranno provocando dolori atroci, che purtroppo talvolta è difficile imputarli alla chitarra. Stessa cosa vale per le spalle (soprattutto quella destra), e qui è ancora più difficile pensare che dipenda da quel meraviglioso strumento.

Si veda anche Chitarra e tendiniti.

Un buonissimo programma che può aiutarvi a comporre ed a farvi capire le scale senza alcuno sforzo è Tuxguitar, il favoloso software open source che vi accompagnerà per sempre.

Attenzione: come leggere le immagini grafiche delle varie scale

Dal momento che le scale musicali sono di fondamentale importanza, debbo necessariamente dare qualche piccolo accenno riguardo la loro formazione, ma naturalmente potrete saltare benissimo queste quattro chiacchiere, perché per poter capire a fondo questa articolata sezione non serve la scarna paginetta ma tante lezioni di musica e durissimo lavoro. In Internet si trova moltissimo materiale e le lezioni di musica “online” abbondano, basta però scegliere quella giusta.

Nel gergo musicale si definisce una scala la successione ordinata di suoni ascendenti o discendenti compresi tra un’ottava. Questi suoni sono le comuni note con le quali abbiamo a che fare ogni giorno con la nostra chitarra. Se la scala viene vista sotto la forma di una serie ordinata di intervalli, possiamo invece definirla come “modo”. Non sto qui a spiegare il termine “modo” perché implica un qualcosa di troppo per questa pagina dedicata a brevi accenni sulle scale musicali. Le note della scala musicale, oltre alle specificate denominazioni che tutti ormai bene conosciamo (Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si), hanno anche una definizione generica e provvisoria indicata con il termine “grado”. Questo ci aiuterà a capire in seguito le varianti delle scale naturali. Ad esempio nella scala di Do, il Do è il primo grado, il Re è il secondo grado, il Mi è il terzo grado ecc. Nella scala di Sol, il Sol è il primo grado, il La è il secondo grado ecc.

Le scale conosciute sono numerosissime. Esse sono caratterizzate soprattutto per le diverse modalità di intervallo e, talvolta, anche dal  numero di suoni che le compongono (scale a sette suoni, a cinque, …). La nostra musica è basata soprattutto sulle scale diatoniche formate da sette note che, dentro l’ottava, si dividono in cinque intervalli da 1 tono (tra il Do e il Re, tra il Re e il Mi, tra il Fa e il Sol, tra il Sol e il La, tra il La e il Si) e due intervalli da 1 semitono (tra il Mi e il Fa, tra il Si e il Do). Ad esempio la scala di Do o scala naturale (Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si – Do) ha un tono fra una nota e l’altra, eccetto che tra Mi e Fa, e tra Si e Do, dove invece corrisponde soltanto un semitono. Se sostituiamo ai nomi delle note il termine “grado” che ne indica la posizione, otteniamo  1° – 2° – 3° – 4° – 5° – 6° – 7°. Questa prima formazione corrisponde al modo Ionico (o Maggiore). Partendo dal secondo grado  e suonando anche la nota dopo l’ottava abbiamo il modo Dorico. Partendo dal 3° grado e suonando anche le note dopo l’ottava abbiamo il modo Frigio, poi il Lidio, il Misolidio, l’Eolio (o Minore) ed il Locrio.

È facile capire che prenderemo in considerazione il modo Ionico ed il modo Eolio che corrispondono rispettivamente alle scale Maggiori e Minori. Abbiamo visto la formazione della scala naturale (Do Maggiore) con i suoi intervalli che variano a seconda dei gradi. Adesso formiamo il modo Minore iniziando dal sesto grado ed otterremo la sequenza “La – Si – Do – Re – Mi – Fa – Sol – La“. Se la analizziamo in base ai gradi ci accorgiamo che gli intervalli di semitoni, pur rimanendo costanti tra il Si ed il Do e tra il Mi ed il Fa, si sono spostati. I semitoni naturali si trovano adesso tra il secondo e terzo grado e tra il quinto e sesto grado della scala. Sembrerebbe tutto così facile, ma vedremo che questo modo “minore” è puramente teorico perché normalmente troveremo altri tipi di scale minori come ad esempio quella armonica e melodica.

Scala maggiore: qui ci sarebbe da parlare moltissimo ma ci spenderemo soltanto pochissime parole per non uscire fuori dal contesto globale della pagina. Diciamo che gli intervalli della scala maggiore sono tutti maggiori e giusti: Prima, Seconda maggiore, Terza maggiore, Quarta giusta, Quinta giusta, Sesta maggiore, Settima maggiore.

Scala minore armonica: questa scala differenzia di poco da quella minore naturale. Infatti la sensibile (settimo grado) viene lasciata con il suo intervallo maggiore vicino alla tonica (ottava), mentre, sia la caratteristica (terzo grado) che la sesta rimangono minori. Ciò che più risalta al nostro orecchio è quell’intervallo di seconda eccedente (un tono e mezzo) che rimane tra il sesto ed il settimo grado. La formazione della scala minore armonica del Do è quindi DO – RE – MIb – FA – SOL – LAb – SI – DO. Dal momento che siamo nel discorso possiamo accennare che se portiamo la terza allo stato maggiore avremo la scala armonica del Do maggiore con la seguente successione “DO – RE – MI – FA – SOL – LAb – SI – DO. Questa scala armonica maggiore si incontra molto raramente, ma può capitare che, se mentre stiamo suonando un pezzo nella tonalità di Do maggiore, ad un certo punto ci viene spontaneo un accordo di FA minore ….. praticamente la stiamo eseguendo!

Scala minore melodica: questa scala minore si distingue per la differenza delle due fasi, ascendente e discendente. Nella fase ascendente ha tutti gli intervalli maggiori o giusti, tranne quello che naturalmente la deve in effetti caratterizzare, cioè l’intervallo di terza minore. Quest’ultimo è più che sufficiente per far sì che la scala possa essere definita “minore”. Nella fase discendente è identica alla scala minore naturale. Queste due fasi rendono la scala minore melodica “asimmetrica”. Perché questa asimmetria? Proviamo a rispondere con parole terra terra e ripartiamo dalla scala minore naturale.

Scala minore naturale: Come abbiamo già visto, questa scala ha l’handicap di non avere il semitono tra il settimo (sensibile) e l’ottavo grado (tonica). Spostando la sensibile ed ottenendo un semitono di intervallo con la tonica (scala minore armonica) tutto sembrerebbe bello … fino a che non ci accorgiamo che ci troviamo con un intervallo troppo grande tra il sesto ed il settimo grado (un tono e mezzo). Questo non è bello e nasce allora lo spunto di alzare anche il sesto grado, e quindi formare la scala minore melodica: un artificio bello e buono che nella fase discendente non serve assolutamente, e la sensibile può rimanere con un tono di intervallo dalla tonica senza dare alcun fastidio all’orecchio. Relativamente alla scala del La avremo la sequenza “La – Si – Do – Re – Mi – Fa# – Sol# – La” in fase ascendente, mentre “LA – SOL – FA – MI – RE – DO – SI – LA” nella fase discendente.

La scala pentatonica: lo dice il nome stesso “pentatonica” che ha a che vedere con il numero cinque. Infatti cinque sono le note che formano la scala pentatonica. La più comune è quella  con la sequenza “DO – RE – MI – SOL – LA – DO”. Se si osservano bene gli intervalli ci si accorge che corrispondono a quelli dei tasti neri del pianoforte, partendo dal Fa diesis. È per questo che la scala pentatonica è conosciuta anche come la “scala dei tasti neri”. Chi di noi non ha improvvisato qualche pezzo con la scala pentatonica? La melodia che esce fuori ha un ché di stravagante, forse dovuto al fatto che manca l’intervallo del semitono, soprattutto quello tra la settima e l’ottava. Si sente molto e dà anche un po’ di fastidio il fatto di non poter accorciare nessun intervallo (affermazione soggettiva!). Tutte le scale pentatoniche, hanno dentro di esse 5 scale diverse (intese naturalmente come posizione sulla tastiera della chitarra, dal momento che ognuna può iniziare da una delle cinque note che formano la scala), dette MODI ed ordinati nella seguente maniera:

1) I° MODO = Do – Re – Mi – Sol – La – Do
2) II° MODO = Re – Mi – Sol – La – Do – Re
3) III° MODO = Mi – Sol – La – Do – Re – Mi
4) IV° MODO = Sol – La – Do – Re – Mi – Sol
5) V° MODO = La – Do – Re – Mi – Sol – La

Domanda a bruciapelo con risposta in fondo alla pagina: Perché negli elenchi delle scale non è stata rappresentata quella del Sol diesis Maggiore.

Riflettendo sopra le scale più importanti:

Il diesis ed il bemolle nelle scale musicali

I diesis sulle scale Maggiori

La scala di Do maggiore non ha diesis
Sol maggiore ha 1 diesis che cade sul Fa
Re maggiore ha 2 diesis che cadono sul Fa e Do
La maggiore ha 3 diesis che cadono sul Fa, Do, Sol
Mi maggiore ha 4 diesis che cadono sul Fa, Do, Sol, Re
Si maggiore ha 5 diesis che cadono sul Fa, Do, Sol, Re, La
Fa# maggiore ha 6 diesis che cadono sul Fa, Do, Sol, Re, La, Mi
Do# maggiore ha 7 diesis che cadono sul Fa, Do, Sol, Re, La, Mi, Si

I bemolle sulle scale Maggiori

La scala del Do maggiore non ha bemolle
Fa maggiore ha 1 bemolle che cade sul Si
Sib maggiore ha 2 bemolle che cadono sul Si, Mi
Mib maggiore ha 3 bemolle che cadono sul Si, Mi, La
Lab maggiore ha 4 bemolle che cadono sul Si, Mi, La, Re,
Reb maggiore ha 5 bemolle che cadono sul Si, Mi, La, Re, Sol
Solb maggiore ha 6 bemolle che cadono sul Si, Mi, La, Re, Sol, Do
Dob maggiore ha 7 bemolle che cadono sul Si, Mi, La, Re, Sol, Do, Fa

I diesis sulle scale minori

La scala di La minore non ha diesis
Il Mi minore ha 1 diesis che cade sul Fa
Il Si minore ha 2 diesis che cadono sul Fa e Do
Il Fa diesis minore ha 3 diesis che cadono sul Fa, Do, Sol
Il Do diesis minore ha 4 diesis che cadono sul Fa, Do, Sol, Re
Il Sol diesis minore 5 diesis che cadono sul Fa, Do, Sol, Re, La
Il Re diesis minore ha 6 diesis che cadono sul Fa, Do, Sol, Re, La, Mi
Il La diesis minore ha 7 diesis che cadono sul Fa, Do, Sol, Re, La, Mi, Si

I bemolle sulle scale minori

La scala di La minore non ha bemolle
Il Re minore ha 1 bemolle che cade sul Si
Il Sol minore ha 2 bemolle che cadono sul Si, Mi
Il Do minore ha 3 bemolle che cadono sul Si, Mi, La
Il Fa minore ha 4 bemolle che cadono sul Si, Mi, La, Re,
Il Si bemolle minore ha 5 bemolle che cadono sul Si, Mi, La, Re, Sol
Il Mi bemolle minore ha 6 bemolle che cadono sul Si, Mi, La, Re, Sol, Do
Il La bemolle minore ha 7 bemolle che cadono sul Si, Mi, La, Re, Sol, Do, Fa

Sulle scale minori melodiche

Partendo dalla scala minore naturale, nella fase ascendente viene aumentata di mezzo tono la Sesta e la Settima. Nella fase discendente non vi sono invece alterazioni. Avremo così la melodica di La minore con la successione di LA – SI – DO – RE – MI – FA# – SOL# – LA – SOL – FA – MI – RE – DO – SI – LA.

Sulle scale minori armoniche

Non esiste differenza sulle fasi ascendete e discendente nella scala armonica minore. Questa scala è quasi uguale  quella naturale perché mantiene il semitono tra la settima e l’ottava. Viene così mantenuta la sesta minore, con il risultato di  un tono e mezzo di intervallo tra questa e la settima.

Risposta alla domanda a bruciapelo:  Perché la scala di sol diesis maggiore non può essere costruita con 7 o meno di 7 diesis. A livello teorico è possibile costruirla. Essa avrebbe 8 diesis in chiave (7 diesis più uno ulteriore diesis sul Fa). Ecco come verrebbe rappresentata la scala del Sol diesis maggiore: fa doppio diesis (Fa##), do diesis (Do#), sol diesis(Sol#), re diesis (Re#), la diesis (La#), mi diesis (Mi#), si diesis (Si#). Ma ……….. guardate un po’ sopra quanto è tanto bella e versatile la scala del La bemolle!


Lezioni di chitarra classica

Brevissime, ma basilari, lezioni di chitarra classica

Il corso di chitarra online, talvolta … un tutorial con un pizzico di … stravaganza

Il corso, che comprende anche elementi di teoria musicale, parte da zero e prosegue, passo dopo passo, accompagnando l’allievo al trampolino di lancio, preparandolo per il proseguimento di qualsiasi altra tecnica chitarristica.

La formazione di base, checché se ne dica, è unica ed insostituibile: studio della chitarra classica. È l’ideale per il principiante che vuole imparare la chitarra classica senza l’aiuto del maestro.

I consigli tecnico-pratici sono spiegati nel modo più semplice possibile, sfiorando talvolta la banalità espressiva, con schemi, accordi e scale … abbondantissimi.

Perciò, anche per chi volesse intraprendere lo studio della chitarra acustica o elettrica è bene che si faccia le basi sullo strumento classico, seguendo il presente corso e, perché no, anche altri presenti nel web.

Conoscere la teoria della musica e della chitarra aiuta moltissimo a non cadere nei comuni trabocchetti di questa meravigliosa sezione della “Musica”.

Il presente corso sulla Teoria della Musica non deve farvi paura perché è sfoltito e reso più semplice possibile … ed in esso … nulla è dato per scontato: seguite questo tutorial!

Il corso è gratuito. Se trovate cose che non vi tornano nel presente tutorial contattatemi Contatti

Scelta della chitarra

La scelta della chitarra è di fondamentale importanza. Non bisogna badare a spese ma acquistare una chitarra di qualità. Molte cose distinguono una chitarra dall’altra, alcune importanti, altre meno, ma ci sono due cose che vanno al di la di tutte le altre, cioè la facilità di poter percorrere con agilità la tastiera e la qualità del suono. Quando si acquista una chitarra di una certa importanza, è bene andarci sempre accompagnato da qualcuno che ne sappia più di noi, ma la scelta finale, soppesando i consigli dell’esperto, la dobbiamo fare sempre noi, perché dobbiamo valutare anche le possibilità economiche. Vedremo, in modo dettagliato ed esauriente, tutte le cose alle quali occorre dare una certa importanza per l’acquisto di una chitarra classica. Una volta scelta la vostra chitarra abbiate cura di essa. Attenzione all’umidità, alle fonti di calore; se per un lungo periodo dovete tenerla in custodia, aprite questa ultima ogni tanto per darle aria; fate attenzione a quando vi muovete con la chitarra in mano per non farle prendere colpi. Le corde vanno sempre tenute in tensione e, come molti pensano, non è buona abitudine allentarle per lunghi periodi di inattività. Fa bene alla chitarra ed alle corde invece allentare le tre basse per 5 minuti e poi riportarle a tiro. Fa bene alle corde anche la loro inversione paletta-ponte. Fa bene alle corde la loro continua pulizia con un panno.


Testo e accordi di La guerra di Piero

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Testo e accordi di La guerra di Piero in pdf

La guerra di Piero è una nota canzone italiana cantata e scritta da Fabrizio De Andrè (arrangiamento di Vittorio Centenaro). Il brano è il titolo dell’omonimo singolo (il quinto, per l’esattezza) al cui lato B si trova La ballata dell’eroe. L’incisione è stata fatta nell’estate del 1964 (immatricolata però a settembre) presso lo studio Dirmaphon di Roma, con la diretta partecipazione del consulente artistico Carlo Nistri.

Con “La guerra di Piero” il cantautore genovese ritornò, tre anni dopo la prima uscita della “La ballata dell’eroe”, sul triste tema della guerra ispirandosi ad una figura a lui tanto cara: quella di suo zio Francesco, che ritornava dal campo di concentramento raccontandogli tristi esperienze.

Quando la canzone in esame fece la sua prima uscita rimase praticamente invenduta. Si dovettero attendere cinque anni – quando la protesta conobbe il boom con cantanti come Dylan, Donovan e compagnia – per ottenere il meritato successo.

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

Dormi sepolto in un campo di grano 
non è la rosa non è il tulipano 
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi 
ma son mille papaveri rossi
lungo le sponde del mio torrente 
voglio che scendano i lucci argentati 
non più i cadaveri dei soldati 
portati in braccio dalla corrente
così dicevi ed era inverno 
e come gli altri verso l'inferno 
te ne vai triste come chi deve 
il vento ti sputa in faccia la neve
fermati Piero , fermati adesso 
lascia che il vento ti passi un po' addosso 
dei morti in battaglia ti porti la voce 
chi diede la vita ebbe in cambio una croce
ma tu no lo udisti e il tempo passava 
con le stagioni a passo di giava 
ed arrivasti a varcar la frontiera 
in un bel giorno di primavera
e mentre marciavi con l'anima in spalle 
vedesti un uomo in fondo alla valle 
che aveva il tuo stesso identico umore 
ma la divisa di un altro colore
sparagli Piero , sparagli ora 
e dopo un colpo sparagli ancora 
fino a che tu non lo vedrai esangue 
cadere in terra a coprire il suo sangue
e se gli sparo in fronte o nel cuore 
soltanto il tempo avrà per morire 
ma il tempo a me resterà per vedere 
vedere gli occhi di un uomo che muore
e mentre gli usi questa premura 
quello si volta , ti vede e ha paura 
ed imbraccia l'artiglieria 
non ti ricambia la cortesia
cadesti in terra senza un lamento 
e ti accorgesti in un solo momento 
che il tempo non ti sarebbe bastato 
a chiedere perdono per ogni peccato
cadesti interra senza un lamento 
e ti accorgesti in un solo momento 
che la tua vita finiva quel giorno 
e non ci sarebbe stato un ritorno
Ninetta mia crepare di maggio 
ci vuole tanto troppo coraggio 
Ninetta bella dritto all'inferno 
avrei preferito andarci in inverno
e mentre il grano ti stava a sentire 
dentro alle mani stringevi un fucile 
dentro alla bocca stringevi parole 
troppo gelate per sciogliersi al sole
dormi sepolto in un campo di grano 
non è la rosa non è il tulipano 
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi 
ma sono mille papaveri rossi