Le mie opere agli Uffizi e Palazzo Pitti

Storielle stravaganti di un eccentrico santostefanese

Storie stravaganti di Stefano Busonero

Le mie opere agli Uffizi e Palazzo Pitti Dai miei ricordi recenti

In tutto il corso delle presenti narrazioni non ho fatto – volutamente – menzione della mia attività di pittore perché questo esula dallo scopo della presente opera, che non è quello dell’auto-promozione ma nasce dal profondo desiderio di esternare le mie emozioni che si sono succedute nei vari momenti della mia vita, rendendo partecipi anche gli altri – siano essi vicini o lontani – del mio mondo. A questo punto del libro, dopo aver messo a nudo la mia anima, non posso non raccontare quest’altra piccola storiella che riguarda la mia passione per la pittura.

Tutto ebbe inizio nel 1994, quando passai alle esecuzioni di quadri in miniatura. Si trattava di marine dell’Argentario realizzate su piccolissimi supporti di plastica quali le schede telefoniche. Ogni volta che organizzavo delle esposizioni, mi rendevo conto che questi dipinti destavano grande interesse nelle persone, ed erano più ammirati di quelli classici di medie dimensioni, ciò mi spinse ad intraprendere nuovi percorsi alla conquista di frontiere più estreme. Infatti, dalle misure standard delle schede telefoniche passai a quelle del francobollo e quindi andai ancora oltre, a supporti microscopici. Alla fine di quell’anno avevo raggiunto la dimensione del millimetro quadrato di superficie. La cosa fece scalpore, tanto che per un certo periodo ne parlarono tutti i giornali locali e diversi quotidiani nazionali.

Tutto questo non poteva passare inosservato al vasto pubblico, e fui quindi chiamato nelle più importanti trasmissioni televisive di intrattenimento del tempo: andai più volte da Maurizio Costanzo (“Maurizio Costanzo show” e “Buona domenica”) e da Sgarbi (“Sgarbi quotidiani”) su canale 5, ma anche a “Uno mattina” su RAI 1 e “In famiglia” su RAI 2.

Questo mi incitò a creare quadri dalle dimensioni inferiori al millimetro quadrato, che riuscii a realizzare, secondo il mio modo di sentire la pittura, con ottimi rendimenti coloristici. Intanto stava anche arrivando l’omologazione ufficiale nel famoso libro del Guinness dei Primati (pag. 186 dell’edizione italiana 1996).

Qualcuno mi suggerì di proporli ai vari musei italiani ma, come dice la canzone di Claudio Baglioni, siccome “io questa cosa qui mica l’ho mai creduta”, non mi sono mai preoccupato di arrivare a questi traguardi irraggiungibili. Poi però, con il passare del tempo e con il crescere delle mie competenze e della mia vena creativa, mi sono prodigato per raggiungere questo obiettivo e dopo tanto impegno e tanto tempo, sono riuscito a realizzare questo mio sogno: due delle mie molte opere microscopiche sono esposte alla Galleria degli Uffizi ed a Palazzo Pitti, a Firenze. Tutto il percorso è stato particolarmente lungo. È stato difficile anche selezionare i dipinti da esporre: li ho dovuti esaminare uno a uno con estrema cura, perché era necessario scegliere quelli che fossero più rappresentativi della mia arte. Tanti sono stati i dubbi e i ripensamenti, poi alla fine ho optato per due marine dell’Argentario dalle dimensioni di circa 0,3 x 0,5 millimetri, che esprimono il mio forte legame con Porto Santo Stefano.

Mia figlia Pamela, che ormai vive a Firenze da una decina d’anni, talvolta entra in quei paradisi dell’arte non tanto per ammirare i capolavori del padre – che conosce benissimo e ama quanto me – ma per sincerarsi che essi siano ancora esposti in quelle pareti. A distanza di tanti anni ancora si trovano nella posizione in cui vennero collocati la prima volta, non hanno subito alcuno spostamento, e ciò mi fa pensare che questo dipenda soprattutto dalle eccezionali misure, talmente piccole da non dover mai richiedere ubicazioni diverse.

Poche persone sono a conoscenza della presenza dei miei quadri in questi due musei importanti. Per tanti anni, ho deciso di non parlare con nessuno di questo argomento, salvo che con la mia famiglia e con qualche affezionatissimo amico, temendo di non essere creduto e deriso. Anche se non tutti amano realmente le mie opere, c’è qualcuno tra i miei amici che, ammirandole sinceramente e riconoscendo le mie capacità pittoriche, mi consiglia di esporre anche al museo del Louvre di Parigi.

Di fronte a tanto apprezzamento io non posso far altro che accontentarlo, e quindi lo farò, ma soltanto se avrò occasione di recarmi a Parigi … non prima … perché ritengo necessaria la mia presenza al momento della scelta del mio spazio espositivo, per esigenze del tutto personali.

Nel passato sono già stato nella capitale francese ed ho già visitato il Louvre, ma in futuro, quando ci ritornerò, mi porterò dietro alcune delle mie opere microscopiche e, come ho già fatto agli Uffizi e a Palazzo Pitti, le incollerò alle pareti  ☺ … …  tanto … tanto … nessuno degli addetti ai lavori si accorgerà dei quadri clandestini … … … invisibili! ☺.

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