Testo e accordi di "Napule é"

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Testo e accordi di “Napule è” in pdf

“Napule è” è una famosa canzone italiana scritta e lanciata nel 1977 dal cantautore napoletano Pino Daniele. Il brano, oltre ad essere stato pubblicato con il singolo a 45 giri, venne proposto in contemporanea come apertura del suo primo album intitolato “Terra mia”. Doveroso però ricordare che l’arrangiamento di “Napule è” – a differenza di tutti gli altri brani presenti nello stesso album, totalmente curati da Pino Daniele – fu affidato a Antonio Sinagra.

Nella canzone si evidenziano forti contraddizioni e grandi difficoltà nello svolgimento della vita nella città partenopea, nonché la normale indifferenza e la totale rassegnazione per l’attuale situazione, ormai fortemente radicata.

“Napule è”, secondo voci sempre più insistenti, è candidata a diventare l’inno ufficiale del Napoli. Infatti, già poco prima della morte del celebre cantautore – si tratta del 22 dicembre 2014 (Pino Daniele morì il 4 gennaio 2015) – la canzone fu impiegata per accompagnare l’ingresso delle squadre allo Stadio San Paolo di Napoli in occasione della partita Napoli-Juventus.

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

Napule è mille culure

Napule è mille paure

Napule è a voce dè creature

Che saglie chianu chianu

E tu sai ca nun sì sula

Napule è nu sole amaro

Napule è addore e mare

Napule è na carta sporca

E nisciuno se ne mporta

E ognuno aspetta a sciorta

Napule è na camminata

Int’e viche e mmiezz’all’ate

Napule è tutto lu suonno

E a sape tutto o munno

Ma nun sann’a verità

Napule è mille culure

Napule è mille paure

Napule è nu sole amaro

Napule è addore e mare

Napule è na carta sporca

E nisciuno se ne mporta

Napule è na camminata

Int’e viche e mmiezz’all’ate

Napule è tutto lu suonno

E a sape tutto o munno

Napule è mille culura

Napule è mille paure.


Testo e accordi di "La donna cannone"

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Testo e accordi di “La donna cannone in pdf

La donna cannone è una celebre canzone italiana lanciata e scritta nel 1983 da Francesco De Gregori. Incisa per la prima volta nel singolo il cui lato B conteneva “Canta canta”, la canzone in esame è uno dei pezzi più noti ed uno dei cavalli di battaglia del noto cantautore romano; fa parte di più album, sia nella versione in studio di incisione, sia in versione “live”.

Recentemente (2014) fu sottoposta ad nuovo arrangiamento da parte dell’autore in collaborazione con Nicola Piovani ed inserita nell’album “Vivavoce”.

Il testo della fortunata canzone si ispira ad un articolo di cronaca che descriveva le difficoltà di un circo ormai diventato orfano del suo più spettacolare numero di esibizione, fuggito per inseguire un grande amore nonostante le ferree “regole del circo” in vigore a quel tempo: la donna “cannone” cerca un amore irraggiungibile.

Il brano venne usato anche come musica da sottofondo per le scene finali di “Flirt”, un film di Roberto Russo e Monica Vitti, uscito nell’anno della prima pubblicazione.

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno,

giuro che lo farò,

e oltre l’azzurro della tenda nell’azzurro io volerò.

Quando la donna cannone d’oro e d’argento diventerà,

senza passare dalla stazione l’ultimo treno prenderà.

E in faccia ai maligni e ai superbi il mio nome scintillerà,

dalle porte della notte il giorno si bloccherà,

un applauso del pubblico pagante lo sottolineerà

e dalla bocca del cannone una canzone suonerà.

E con le mani amore, per le mani ti prenderò

e senza dire parole nel mio cuore ti porterò

e non aver paura se non sarò come bella come dici tu

ma voleremo in cielo in carne ed ossa, non torneremo….

Più, uuu uuu uuu uuu na na na na na

E senza fame e senza sete

e senza aria e senza rete voleremo via.

Così la donna cannone, quell’enorme mistero volò,

sola verso un cielo nero s’incamminò.

Tutti chiusero gli occhi nell’attimo esatto in cui sparì,

altri giurarono e spergiurarono che non erano rimasti lì.

E con le mani amore, per le mani ti prenderò

e senza dire parole nel mio cuore ti porterò

e non aver paura se non sarò come bella come dici tu

ma voleremo in cielo in carne ed ossa, non torneremo….

Più, uuu uuu uuu uuu na na na na na.


Testo e accordi di Sognando la California – California dreamin’

“Sognando la California” è un famoso successo dei Dik Dik degli anni Sessanta, cover di “California Dreamin’” lanciata e scritta dai The Mamas & the Papas (composta da John e Michelle Phillips, i due principali componenti della celebre band statunitense) nel 1966.

Il brano italiano, il cui testo fu riscritto da Mogol, uscì nell’ottobre dello stesso anno.

La canzone dei Dik Dik, pubblicata nel disco il cui lato B corrisponde al brano “Dolce di giorno” (dello stesso Mogol e di Battisti), entrò hit parade italiana raggiungendo la seconda posizione (solo perché ebbe la sfortuna di trovare la concorrenza di “Strangers in the Night” cantata da Frank Sinatra) e rimanendo nelle alte vette fino alla fine di quell’anno.

Ancora oggi “Sognando la California” è considerata una delle canzoni-simbolo dei Dik Dik e uno dei pezzi più rappresentativi dei favolosi anni Sessanta.

Testo della canzone in italiano (per California dreamin’ scaricare il file in pdf):

Cielo grigio su cielo grigio su

foglie gialle giù foglie gialle giù

cerco un po’ di blu cerco un po’ di blu

dove il blu non c’è dove il blu non c’è

Sento solo freddo tanto freddo sai

fuori e dentro me fuori e dentro me

ti sogno California sogno California

e un giorno io verrò.

Entro in chiesa e là entro in chiesa e là

io cerco di pregar cerco di pregar

ma il mio pensiero invece va va pensiero va

ritorna sempre là ritorna sempre là

al sole caldo che vorrei caldo sole che vorrei

che qui non verrà mai che qui non verrà mai

ti sogno California sogno California

e un giorno io verrò.

Cielo grigio su cielo grigio su

foglie gialle giù foglie gialle

giù cerco un po’ di blu cerco un po’ di blu

dove il blu non c’è dove il blu non c’è

se lei non m’aspettasse se non m’aspettasse

lei so che partirei so che partirei

ti sogno California sogno California

e un giorno io verrò.


Testo e accordi di Hotel California degli Eagles

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Testo e accordi di Hotel California in pdf

Hotel California è una famosissima canzone a livello mondiale scritta nel 1976 da Don Felder, Don Henley e Glenn Frey. Il brano, che fu lanciato dalla band degli Eagles, fa parte dell’omonimo album del celebre complesso musicale, uscito nello stesso anno. Hotel California è una delle canzoni più ascoltate nel periodo degli album “Oriented rock”.

La canzone conquistò in breve tempo (Maggio 1977) la vetta delle classifiche “Billboard Hot 100” rimanendoci però per una sola settimana.

Nel 1988, in Germania, venne proposta dagli stessi Eagles una tripla versione in CD, con le due tracce originali ed una “live” del fortunato brano.

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

On a dark desert highway

Cool wind in my hair

Warm smell of colitas

Rising up through the air

Up ahead in the distance

I saw a shimmering light

My head grew heavy, and my sight grew dim

I had to stop for the night

There she stood in the doorway

I heard the mission bell

And I was thinking to myself

This could be Heaven or this could be Hell

Then she lit up a candle

And she showed me the way

There were voices down the corridor

I thought I heard them say

Welcome to the Hotel California

Such a lovely place

Such a lovely face

Plenty of room at the Hotel California

Any time of year you can find it here

Her mind is Tiffany twisted

Shès got the Mercedes bends

Shès got a lot of pretty, pretty boys

That she calls friends

How they dance in the courtyard

Sweet summer sweat

Some dance to remember

Some dance to forget

So I called up the Captain

Please bring me my wine

He said We haven’t had that spirit here since 1969

And still those voices are calling from far away

Wake you up in the middle of the night

Just to hear them say

Welcome to the Hotel California

Such a lovely

Place Such a lovely face

They’re livin’ it up at the Hotel California

What a nice surprise

Bring your alibies

Mirrors on the ceiling

Pink champagne on ice

And she said

We are all just prisoners here

Of our own device

And in the master’s chambers

They gathered for the feast

They stab it with their steely knives

But they just can’t kill the beast

Last thing I remember

I was running for the door

I had to find the passage back to the place

I was before Relax said the nightman

We are programed to recieve

You can check out any time you like

But you can never leave. 


Testo e accordi di Crêuza de mä

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“Crêuza de mä” (in origine il titolo era “Creuza de mä, 1984”) è una famosa canzone di Fabrizio De Andrè scritta nel 1984 in collaborazione con Mauro Pagani. Il fortunato brano – tutto cantato in genovese antico, quello della Repubblica di Genova – fa parte dell’omonimo album del cantautore.

La canzone, insieme agli altri brani del disco, viene attualmente collocata tra le pietre miliari della musica leggera ed etnica di quel periodo. In un’intervista lo stesso De Andrè riferiva: «Crêuza è stato il miracolo di un incontro simultaneo fra un linguaggio musicale e una lingua letteraria entrambi inventati. Ho usato la lingua del mare, un esperanto dove le parole hanno il ritmo della voga, del marinaio che tira le reti e spinge sui remi. Mi piacerebbe che Crêuza fosse il veicolo per far penetrare agli occhi dei genovesi (e non solo nei loro) suoni etnici che appartengono alla loro cultura.» Nel 2004, a cinque anni dalla morte di Fabrizio De Andrè, l’album fu riproposto in versione totalmente rielaborata e con arrangiamenti del tutto rinnovati dal coautore Mauro Pagani.

Sotto è riportato il testo integrale della canzone:

Testo originale in idioma della Repubblica di Genova
Testo tradotto in italiano
Umbre de muri muri de mainé
dunde ne vegnì duve l’è ch’ané
da ‘n scitu duve a l’ûn-a a se mustra nûa
e a neutte a n’à puntou u cutellu ä gua
e a muntä l’àse gh’é restou Diu
u Diàu l’é in çë e u s’è gh’è faetu u nìu
ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Dria
e a funtan-a di cumbi ‘nta cä de pria
E ‘nt’a cä de pria chi ghe saià
int’à cä du Dria che u nu l’è mainà
gente de Lûgan facce da mandillä
qui che du luassu preferiscian l’ä
figge de famiggia udù de bun
che ti peu ammiàle senza u gundun
E a ‘ste panse veue cose ghe daià
cose da beive, cose da mangiä
frittûa de pigneu giancu de Purtufin
çervelle de bae ‘nt’u meximu vin
lasagne da fiddià ai quattru tucchi
paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi
E ‘nt’a barca du vin ghe naveghiemu ‘nsc’i scheuggi
emigranti du rìe cu’i cioi ‘nt’i euggi
finché u matin crescià da puéilu rechéugge
frè di ganeuffeni e dè figge
bacan d’a corda marsa d’aegua e de sä
che a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na creuza de mä
Ombre di facce facce di marinai
da dove venite dov’è che andate
da un posto dove la luna si mostra nuda
e la notte ci ha puntato il coltello alla gola
e a montare l’asino c’è rimasto Dio
il Diavolo è in cielo e ci si è fatto il nido
usciamo dal mare per asciugare le ossa dell’Andrea
alla fontana dei colombi nella casa di pietra
E nella casa di pietra chi ci sarà
nella casa dell’Andrea che non è marinaio
gente di Lugano facce da tagliaborse
quelli che della spigola preferiscono l’ala
ragazze di famiglia, odore di buono
che puoi guardarle senza preservativo
E a queste pance vuote cosa gli darà
cose da bere, cose da mangiare
frittura di pesciolini, bianco di Portofino
cervelli di agnello nello stesso vino
lasagne da tagliare ai quattro sughi
pasticcio in agrodolce di gatto
E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli
emigranti della risata con i chiodi negli occhi
finché il mattino crescerà da poterlo raccogliere
fratello dei garofani e delle ragazze
padrone della corda marcia d’acqua e di sale
che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare.


Spartito, testo e accordi di Vitti na’ crozza

La storia di Vitti na’ crozza.

Vitti ‘na crozza è un popolarissimo brano musicale siciliano composto da Franco Li Causi (Porto Empedocle, 20 aprile 1917 – Agrigento, 4 giugno 1980). Per quanto riguarda il testo della canzone non si conosce l’autore.

La storia della canzone ci dice che Franco Li Causi musicò il popolare testo adattandolo, come brano di apertura, alla colonna sonora de “Il cammino della speranza”, un film prodotto dal regista Pietro Germi.

La versione presentata da Li Causi cantava, con toni cupi ed abbastanza lenti, il mondo del lavoro in una mirabile cadenza poetica, che pervenne al musicista tramite Giuseppe Cibardo Bisaccia, un anziano minatore di Favara.

La canzone venne pubblicata per la prima volta nel 1951 dalla Cetra e cantata da Michelangelo Verso, quando ancora esisteva il 78 giri.

Negli anni 1970 “Vitti na’ crozza” fu adattata a toni più spensierati, nella scia del sopravvento dei nuovi gruppi folkloristici, e quindi associata alla ballata popolare.

Dal 1979 i diritti d’autore vengono riconosciuti alla famiglia di Franco Li Causi, il compositore che risulta a pieno titolo autore del brano musicale.

Qui sotto è riportato uno dei tre testi della canzone:

Vitti na crozza supra nu cannuni

fui curiusu e ci vonsi spiari

idda m’arrispunnìu cu gran duluri

murivu senza toccu di campani.

Si nni jeru, si nni jeru li mè anni

si nni jeru si nni jeru e un sacciu unni

ora ca sugnu vecchiu d’ ottant’anni

chiamu la vita e morti m’arrispunni.

Cunzàtimi cunzàtimi stu lettu

ca di li vermi sugnu mangiatu tuttu

si nun lu scuntu cca lu me piccatu

lu scuntu a l’àutra vita a chiantu ruttu (assà ‘ndurutu).

C’è nu jiardinu ‘mmezzu di lu mari

tuttu ntissutu di aranci e ciuri

tutti l’aceddi ci vannu a cantari

puru li sireni (pisci) ci fannu all’amuri.


Spartito, testo e accordi di "Vivo per lei"

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Testo e accordi di Vivo per lei pdf

“Vivo per lei” è una famosa canzone scritta in origine da Annamaria Alibani, meglio conosciuta come Giliath, e dagli O.r.o. che ne composero la parte musicale. Il brano fu pubblicato dagli stessi O.r.o. (Onde Radio West, formato da Valerio Zelli, Mario Manzani e Mauro Mengali) nel 1995.

Nello stesso anno “Vivo per lei” fu presentata alla manifestazione di “Un disco per l’estate”, non ottenendo la meritata considerazione, tanto che non riuscì neanche a raggiungere la posizione di fondo dei singoli più venduti.

Sempre nel 1995 il brano fu riscritto da Gatto Panceri, sulla stessa melodia, e rilanciato da due Big della canzone italiana: Andrea Bocelli e Giorgia. Il nuovo testo, cantato in duetto dai famosi cantanti, si distingueva da quello precedente avendone sminuito l’aspetto romantico e, quindi, la “lei” del titolo non si riferiva ad una donna ma alla Musica.

Si dice che l’arrangiamento della nuova canzone fu affidato a Celso Valli. Tale versione ebbe più fortuna della prima ma nelle vendite raggiunse soltanto la 24° posizione, mentre nella “top 100” annuale non riuscì neanche ad entrarci. Tuttavia nel giro di pochi mesi “Vivo per lei” diventò la canzone prescelta da moltissimi artisti di karaoke e piano bar, che la fecero uno standard di musica italiana moderna. Poco dopo, la canzone diventò popolarissima anche Oltralpe, soprattutto in Spagna, Francia, Svizzera e Belgio, ma il successo planetario doveva ancora venire. La fama di Andrea Bocelli stava ormai diffondendosi a macchia d’olio e, nel corso della sua carriera, il tenore cantò la canzone in più lingue, da solo e con più partner.

Nella tracklist del CD singolo italiano erano comprese anche le versioni in lingua tedesca “Ich lebe für sie”, interpretata dallo stesso Bocelli con Judy Weiss – che raggiunse la vetta delle classifiche svizzere del 1997 – e quella inglese “Live for Love”, duettata con Sharon Grand. Il nostro tenore, nei duetti citati, canta in italiano come nelle altre interpretazioni condivise, fatta eccezione delle versioni spagnola e portoghese.

Nel 1996 la cantò in spagnolo (“Vivo por ella”) con Marta Sanchez raggiungendo il primo posto nella classifica in Spagna. L’anno dopo, insieme a Sandy Leah Lima, Bocelli la interpretò in portoghese (“Vivo por ela”).

Sempre nel 1997 cantò “Je vis pour elle” con Hélène Ségara (lui in italiano, lei in francese) raggiungendo ancora la vetta delle classifiche in Francia ed in Belgio.

Qui sotto è riportato il testo integrale della canzone:

Vivo per lei da quando sai

la prima volta l’ho incontrata,

non mi ricordo come ma mi

è entrata dentro e c’è restata.

Vivo per lei perché mi fa

vibrare forte l’anima,

vivo per lei e non è un peso.

Vivo per lei anch’io lo sai

e tu non esserne geloso,

lei è di tutti quelli che

hanno un bisogno sempre acceso,

come uno stereo in camera,

di chi è da solo e adesso sa,

che è anche per lui, per questo

io vivo per lei.

È una musa che ci invita

a sfiorarla con le dita,

attraverso un pianoforte

la morte è lontana,

io vivo per lei.

Vivo per lei che spesso sa

essere dolce e sensuale

a volte picchia in testa ma

è un pugno che non fa mai male.

Vivo per lei lo so mi fa

girare di città in città,

soffrire un po’ ma almeno io vivo.

È un dolore quando parte.

Vivo per lei dentro gli hotels.

Con piacere estremo cresce.

Vivo per lei nel vortice.

Attraverso la mia voce

si espande e amore produce.

Vivo per lei nient’altro ho

e quanti altri incontrerò

che come me hanno scritto in viso:

io vivo per lei.

Io vivo per lei

sopra un palco o contro ad un muro

Vivo per lei al limite.

anche in un domani duro.

Vivo per lei al margine.

Ogni giorno

una conquista,

la protagonista

sarà sempre lei.

Vivo per lei perché oramai

io non ho altra via d’uscita,

perché la musica lo sai

davvero non l’ho mai tradita.

Vivo per lei perché mi dà

pause e note in libertà.

Ci fosse un’altra vita la vivo,

la vivo per lei.

Vivo per lei la musica.

Io vivo per lei.

Vivo per lei è unica.

Io vivo per lei.

Io vivo per lei.

Io vivo

per lei.


Spartito, testo e accordi di Vecchio frack

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Testo e accordi di Vecchio frack in pdf

Il “Vecchio frack” (o “L’uomo in frack”, o “Vecchio frac”) è una famosissima canzone scritta e cantata da Domenico Modugno. Fu pubblicata nel 1955 dalla RCA italiana.

Il singolo contiene nel lato B il brano meno fortunato intitolato “Sole, sole, sole” (qualche ristampa riporta invece “E vene ‘o sole”).

Il Vecchio frac in tale periodo, nonostante l’importante ripubblicazione del 1960 della stessa RCA (questa volta la RCA Camden), non ottenne il meritato successo. Soltanto molti anni più tardi il brano fu rivalutato, tanto da diventare una delle canzoni più amate del celeberrimo cantautore.

Il testo dell’Uomo in frac ha contenuti assai struggenti, scritti in una serie di metafore che alludono ad un triste fatto: un uomo vestito elegantemente che intorno alla mezzanotte, quando i rumori “si spengono”, passeggia da solo per le vie della città e poi, al giungere dell’alba, si vedono scorrere “galleggiando” sul fiume le sue cose più importanti – “un cilindro, un fiore, un frac”– segno evidente di un suicidio.

Come lo stesso Modugno ha più volte raccontato nelle sue interviste, il brano è ispirato dalla tristissima vicenda del principe Raimondo Lanza di Trabia (sposato con l’attrice Olga Villi) che nel 1954, non ancora quarantenne, si suicidò gettandosi da una finestra dell’Hotel Eden a Roma.

Modugno ebbe problemi con la censura che non accettava il verso finale della canzone che canta «Ad un attimo d’amore che mai più ritornerà» poiché alludeva a contatti fisici e quindi da considerarsi immorali. La frase fu sostituita con «Ad un abito da sposa primo ed ultimo suo amor». Nelle interpretazioni successive, però, lo stesso cantautore continuava a cantare sempre la versione originale.

A prescindere dalla censura, altri versi furono cambiati per dissimulare il già troppo evidenziato suicidio: «chi mai sarà quell’uomo in frac» diventò «di chi sarà quel vecchio frac», evitando quindi di rimarcare il contrasto tra l’uomo in frac e quel nobile vestito che veniva “dolcemente” trasportato, insieme ad altre cose, dalla corrente del fiume nella parte finale del brano.

La canzone ebbe in totale 6 incisioni con la voce dello stesso Modugno. L’ultima appartiene all’album “Io, Domenico Modugno “Inedito””.

Altre interpretazioni da prendere in considerazione sono quelle di Claudio Villa (1963), di Enrico Ruggeri (1984), dei Panoramics (1990), di Gabriella Ferri, di Riccardo Fogli (2004), di Nicola Arigliano (2008) e della band Tiromancino cantata in duetto con i Negramaro nel 2008.

Qui sotto è riportato il testo integrale della canzone:

E’ giunta mezzanotte

si spengono i rumori

si spegne anche l’insegna

di quel’ultimo caffè

le strade son deserte

deserte e silenziose,

un’ultima carrozza

cigolando se ne và.

Il fiume scorre lento

frusciando sotto i ponti

la luna splende in cielo

dorme tutta la città

solo va un uomo in frac.

Ha il cilindro per cappello

due diamanti per gemelli

un bastone di cristallo

la gardenia nell’occhiello

e sul candido gilet

un papillon,

un papillon di seta blu

s’avvicina lentamente

con incedere elegante

ha l’aspetto trasognato

malinconico ed assente

non si sa da dove vien

ne dove và

chi mai sarà quel’uomo in frac (di chi sarà quel vecchio frac)

buon nuite bonne nuite buon nuite bonne nuite

Buona notte

va dicendo ad ogni cosa

ai fanali illuminati

ad un gatto innamorato (maculato)

che randagio se ne va.

la la la la … la la la la

la la la la … la la la la.

E’ giunta ormai l’aurora

si spengono i fanali

si sveglia a poco a poco

tutta quanta la città

la luna s’è incantata

sorpresa e impallidita

pian piano scolorandosi

nel cielo sparirà

sbadiglia una finestra

sul fiume silenzioso

e nella luce bianca

galleggiando se ne van

un cilindro, un fiore e un frac.

Galleggiando dolcemente

e lasciandosi cullare

se ne scende lentamente

sotto i ponti verso il mare

verso il mare se ne và

chi mai sarà (di chi sarà),

chi mai sarà quell’uomo in frac (di chi sarà quel vecchio frac).

Adieu adieu adieu adieu

addio al mondo

ai ricordi del passato

ad un sogno mai sognato

ad un attimo d’amore che mai più ritornerà (ad un abito da sposa primo ed unico suo amor).

la la la la … la la la la…


Testo e accordi di Un gelato al limon

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Testo e accordi di Un gelato al limon in pdf

“Un gelato al limon” è una famosa canzone italiana scritta e musicata dal cantautore Paolo Conte. L’autore per il disco di “Un gelato al limon”, lasciando il suo abituale produttore Lilli Greco, si rivolse a Nanni Ricordi, il quale affidò gli arrangiamenti a Claudio Fabi e consigliò di rinnovare il lavoro di Conte: lo studio di registrazione venne quindi rinnovato – come pure i musicisti – e si passò agli Stone Castle Studios di Carimate.

Tra i nuovi musicisti si ricordano Franco Mussida, Patrick Djivas e Walter Calloni, rispettivamente chitarrista, bassista e batterista. I primi due appartenevano alla Premiata Forneria Marconi, mentre l’altro stava entrando in quel periodo nella stessa band. Questi furono affiancati dall’ argentino Juan Carlos “Flaco” Biondini, chitarrista che solitamente accompagnava Guccini, e Salvatore Giumento, un clarinettista siciliano di musica jazz.

La registrazione di “Un gelato al limon” venne realizzata nella primavera del 1979.

I tecnici del suono furono Dave Bellotti, Luca Rossi e Ruggero Penazzo, mentre il mixaggio venne affidato a Claudio Fabi, Dave Bellotti e Roberto Manfredi.

La canzone in relazione alle vendite ebbe scarso successo, tuttavia riuscì via via ad ottenere l’approvazione del grande pubblico e far attirare l’attenzione sul cantautore astigiano, anche grazie ad altri brani come Bartali e Sudamerica, entrambi cantati da Enzo Jannacci intorno allo stesso periodo. Anche la title track rockeggiata di Dalla e De Gregori contribuì al successo della canzone in esame.

Qui sotto è riportato il testo integrale della canzone:

Un gelato al limon

gelato al limon

gelato al limon

spofondati in fondo a una città

un gelato al limon

è vero limon.

Ti piace?

Mentre un`altra estate passerà

libertà e perline colorate

ecco quello che io ti darò

e la sensualità delle vite disperate

ecco il dono che io ti farò

donna che stai entrando nella mia vita

con una valigia di perplessità

ah, non avere paura che sia già finita

ancora tante cose quest’uomo ti darà.

E un gelato al limon

gelato al limon

gelato al limon

sprofondati in fondo a una città.

Un gelato al limon

gelato al limon

gelato al limon

mentre un’altra estate se ne va …

Ti offro una doccia ai bagni diurni

che son degli abissi di tiepidità

dove come oceani notturni

rimbombano le voci della tua città

e ti offro la luna del pomeriggio

per il sogno arabo che ami tu

e una stretta forte della mia mano

per te donna che non mi scappi più …

E un gelato al limon

gelato al limon,

gelato al limon

E ti offro l’intelligenza degli elettricisti

cosi almeno un po’ di luce avrà

la nostra stanza negli alberghi tristi

dove la notte calda ci scioglierà.

Come … un gelato al limon,

gelato al limon,

gelato al limon …


Testo e accordi di Un’estate al mare

Un’estate al mare è una famosa canzone scritta da Franco Battiato nel 1982, sia per quanto riguarda il testo che per la parte musicale. Per quest’ultima l’autore ha ricevuto la collaborazione di Giusto Pio. Il brano fu inciso da Giuni Russo.

Un’estate al mare è da annoverare come il più grande successo discografico di Battiato, e da considerare come la canzone più ascoltata alla radio ogni anno fra quelle relative alle vacanze estive.

La canzone entrò in classifica nell’agosto dello stesso anno di pubblicazione e ci restò fino a novembre inoltrato, raggiungendo le vette della Top Ten.

Con Un’estate al mare la cantante dimostrò di avere una voce con una notevole estensione tonale, che passava disinvoltamente dai toni gravi a quelli acutissimi, tanto che in alcuni punti riusciva ad imitare il versi dei gabbiani.

Mario Luzzatto Fegiz, inviato del Corriere della sera e critico musicale, disse che Giuni Russo trovava «il giusto equilibrio tra la canzone leggera e un modello interpretativo originale, personalissimo.».

Del brano in esame fu incisa anche la versione in lingua spagnola (Unas vacaciones), interpretata da Paloma San Basilio, dopo il netto rifiuto di Giuni Russo di doverla riproporre in Spagna, dato che ella stessa riteneva la traduzione come uno sconvolgimento del testo originario.

Qui sotto è riportato il testo integrale della canzone:

Per le strade mercenarie del sesso

Che procurano fantastiche illusioni

Senti la mia pelle com’è vellutata

Ti farà cadere in tentazioni

Per regalo voglio un harmonizer

Con quel trucco che mi sdoppia la voce

Quest’estate ce ne andremo al mare per le vacanze

Un’estate al mare Voglia di remare

Fare il bagno al largo

Per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni

Un’estate al mare Stile balneare

Con il salvagente per paura di affogare

Sopra i ponti delle autostrade

C’è qualcuno fermo che ci saluta

Senti questa pelle com’è profumata

Mi ricorda l’olio di Tahiti

Nelle sere quando c’era freddo

Si bruciavano le gomme di automobili

Quest’estate voglio divertirmi per le vacanze

Un’estate al mare Voglia di remare

Fare il bagno al largo

Per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni

Un’estate al mare Stile balneare

Con il salvagente per paura di affogare

Quest’estate ce ne andremo al mare

Con la voglia pazza di remare

Fare un po’ di bagni al largo

Per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni

Un’estate al mare

Stile balneare

Toglimi il bikini.