Alcune opere didattiche per chitarra di Ferdinando Carulli

Chi era Ferdinando Carulli (Napoli, 1770 – Parigi, 1841)

Ferdinando, ovvero Maria Meinrado Pascale Francesco Rosario Carulli nacque a Napoli, 9 febbraio 1770 e fu un grande compositore di musica per chitarra. Il Carulli incominciò la carriera musicale con lo studio del violoncello da un prete, quindi continuò da autodidatta (dal momento che a quell’epoca era difficile la reperibilità di maestri chitarristi, soprattutto quelli di cui egli stesso necessitava, data la sua altissima predisposizione) dedicandosi alla chitarra classica.

Ferdinando divenne in breve tempo – all’età di trent’anni –  uno fra i più richiesti concertisti di inizio secolo. La sua attività la svolse principalmente a Parigi (città in cui si trasferì, nell’aprile del 1808, dopo una felice serie di concerti). È in questi anni che il musicista riesce a dare il meglio della sua grande produzione, comprendente assoli ma anche duetti, trii e quartetti, fantasie, arie con variazioni, concerti ecc. Il suo intero catalogo di composizioni –senza contare le parti inedite – ne annovera oltre 300.

Ferdinando scrisse anche opere didattiche, fra cui un metodo per chitarra che venne richiesto e pubblicato in breve tempo da ben quattro case editrici. Nell’ultimo periodo della sua vita la sua notorietà fu appannata dall’avvento di nuovi giovani chitarristi, la cui tecnica più versatile e moderna permetteva la conquista di nuovi orizzonti musicali. È questo il periodo in cui Ferdinando incominciò a dedicarsi esclusivamente all’insegnamento della chitarra classica.

I suoi allievi più importanti furono suo figlio Gustavo e Filippo Gragnani. Le sue composizioni, generalmente di tipo classico, sono ispirate a Ludwig van Beethoven, Wolfgang Amadeus Mozart e Joseph Haydn, ma oltre a queste ve ne sono molte importanti e geniali intervallate da altre di genere per lo più consumistico. Inoltre compose gli “studi per chitarra”, in cui compare grande rilievo all’impiego delle dita della mano destra sulle corde.

Il musicista morì a Parigi il 17 febbraio 1841.

Esercizi progressivi

Opera 333 – prima parte – 18 studi progressivi : (parte prima) – Edizione: Verlag Gitarrefreund, 1917, Munich; Copyright: Public Domain; Note: Da Boije collection:

12 romanze per due chitarre op 333

Edizione: Verlag Gitarrefreund, 1917, Munich; Copyright: Public Domain; Note: Da Boije collection:

1) Le nid et la rose; 2) La lanterne magique; 3) Autant qu’il m’em souvient; 4) L’angelus; 5) La coquette du village; 6) L’inquietude; 7) Le petit doigt; 8) Je ravenais de mon village; 9) Le bon pasteur; 10) La petite mendiante; 11) La mere et l’amant; 12) Les trois age du troubadour.

Romanza n° 12*: Chit. 1  Chit. 2 – Les trois age du troubadour –  Midi n° 12

(*: Gli spartiti n° 10-11-12 non sono configurati per la creazione dei midi, quindi si presentano con delle improprietà di scrittura.

6 Petit Duos, Op.34

Curatore Tony Wilkinson; Edizione: Tony Wilkinson; Copyright: Creative Commons Attribution 3.0.

3 duetti op. 48

Edizione: Freie Vereinigung zur Förderung guter Guitaremusik, 1907, Plates III,7-8; IV,3, Augsburg; Copyright: Pubblico dominio; Nota: Da the Boije collection.

24 preludi op. 114

24 preludi per chitarra op. 114 – Edizione: Simrod, 1919, Berlino; Copyright: Pubblico dominio.


Alcune opere didattiche per chitarra Mauro Giuliani

Chi era Mauro Giuliani (Bisceglie, 1781 – Napoli, 1829)

Mauro Giuliani nacque a Bisceglie il 27 luglio 1781, ultimogenito (tre femmine e due maschi) di una famiglia benestante. Anche il fratello, Nicola fu un affermato musicista, la cui specializzazione era indirizzata al canto ed all’l’armonia. La famiglia si trasferì a Barletta, dove Mauro e Nicola intrapresero lo studio del violoncello e della chitarra presso il maestro Gaetano Lucci.

Mauro prese parte a diversi concerti nelle varie città e compose alcune opere. Dato che la musica strumentale a quei tempi in Italia era poco apprezzata, certamente non quanto quella vocale, tantomeno la chitarra considerata strumento negletto, Mauro nel 1802 si recò a Vienna – capitale del mondo musicale – portando con sé la moglie ed il figlio. Qui Giuliani in breve tempo diventò celebre, soprattutto per le sue virtuose tecniche chitarristiche, riuscendo a far apprezzare uno strumento fino ad allora considerato marginale, folcloristico e destinato al semplice svago dilettantistico.

Fu nel 1808 che venne presentato il “primo gran concerto per chitarra e orchestra Op.30”, una composizione assai brillante e di carattere eroico, costruita in omaggio al gusto napoleonico di quel particolare momento storico. La vastità della struttura cameristica, del tutto nuova con ampi passi sinfonici, davano il colpo di grazia al tradizionale luogo comune sulle limitazioni popolari fin allora attribuiti allo strumento. D’altro parte, i pregiati ed innumerevoli concerti viennesi di Mauro Giuliani, sia da solista che nelle più disparate formazioni, erano sempre affollati, tanto che, da una recensione a lui contemporanea, sembra che anche Beethoven seguisse piacevolmente quelle manifestazioni. L’immagine della chitarra venne clamorosamente rinnovata, quale strumento assai versatile e cameristico, del quale per la prima volta si scopriva l’importante parametro orchestrale concertante, ma – allo stesso tempo – crearono anche una prosperosa colonna portante nella rigogliosa editoria musicale a scopo dilettantistico. Mauro venne ribattezzato come il “Paganini della chitarra”, diventando un celeberrimo musicista che si conquistò l’amicizia e la forte stima dello stesso Paganini, nonché di Moscheles, Rossini e Beethoven.

Nel corso del soggiorno a Vienna Mauro compose oltre cento opere, fra cui i tre concerti per chitarra e orchestra. Mentre stava diventando ormai famoso, si separò dalla moglie, ed ebbe una figlia da un’altra donna. Da questo momento Mauro, incominciando a vivere una vita sconclusionata ed al di sopra delle sue possibilità, contrasse molti debiti che lo indussero presto a lasciare Vienna, rientrando in Italia. Nel 1819 ai suoi primi concerti, a Trieste ed in altre città del nord, ottenne un clamoroso successo”. Subito dopo si recò dapprima a Roma, poi definitivamente a Napoli, dove trascorse l’ultimo periodo della sua vita, componendo una cinquantina di opere.

Nel corso della sua carriera Mauro, come tanti altri famosi chitarristi, si dedicò anche alla didattica diventando uno dei più prestigiosi insegnanti di chitarra, dal quale venivano a lezione allievi d’alto rango, come la seconda moglie di Napoleone (Imperatrice Maria Luisa) dalla quale ricevette in regalo la Lira che lo stesso Napoleone commissionò per lei, ottenendo anche il titolo di Cavaliere del Giglio e di musicista di corte.

Pochi giorni dopo la sua morte (Napoli, 8 maggio 1829), il necrologio che si leggeva sul giornale del “Regno delle due Sicilie” informava: “La mattina del giorno 8 di questo mese Don Mauro Giuliani famoso chitarrista morì in questa capitale. La sua chitarra fu trasformata nelle sue mani in un’arpa che molceva i cuori degli uomini”.

24 studi per chitarra, op. 100

(24 Studies for the Guitar, Op.100, Giuliani Mauro).

Edizione: Verlag Gitarrefreund, 1909-12. (1912 Plate: XVI-5), Munich; Copyright: Public Domain; Note: Dalla collezione Boije.

24 Studies for the Guitar, Op. 48

Edizione: Freie Vereinigung zur Förderung guter Guitaremusik, 1906, Augsburg. Plate 1; Copyright: Pubblico Dominio.


Alcune opere didattiche per chitarra di Fernando Sor

Chi era Fernando Sor (Barcellona 1778 – Parigi 1839)

Il musicista, Josep Ferran Macari Sor i Muntades nasce a  Barcellona il 13 febbraio 1778 da una famiglia benestante che discende da una lunga stirpe militare. Il Sor intenderebbe continuare la tradizione, ma viene distolto da questo proposito perché suo padre, grande appassionato di musica gli fa conoscere l’opera. Fernando s’innamora subito della grande musica e decide di lasciar perdere la carriera militare. A dodici anni il padre lo indirizza allo studio dell’armonia presso il Monastero di Montserrat. Qui Anselmo Viola, direttore dell’Istituto, considera Fernando un allievo eccellente, tanto che in breve tempo diventa il suo allievo prediletto. Alla morte del padre a Fernando viene a mancare anche il sostentamento economico, tanto che la madre, non potendo più mantenergli la retta, lo fa tornare a casa.

A Montserrat Fernando incomincia a comporre i suoi primi pezzi musicali. È nel 1808, anno in cui Napoleone invade il suo Paese, che inizia a scrivere musica per la chitarra, integrando varie parti musicali con testi patriottici. L’esercito spagnolo viene  sconfitto e il musicista è costretto ad accettare  incarichi dalla nuova amministrazione. Quando, nel 1813, la Spagna riesce a cacciare francesi dal suo territorio, molti altri artisti e aristocratici, tra cui il Sor, che avevano sostenuto o semplicemente collaborato passivamente con i francesi, sono costretti a lasciare la Spagna temendo esemplari punizioni. Si reca quindi a Parigi e non farà più ritorno nel suo Paese. Qui inizia ad acquistare celebrità negli ambienti dell’arte, soprattutto per le sue peculiarità, sia nella composizione che nel suonare la chitarra, ma sarà chiamato per tournée da ogni parte d’Europa, ottenendo sempre più celebrità.

Nel 1827, incominciando a sentire il peso dell’ètà, decide di stabilirsi definitivamente a Parigi. È questo il periodo più alto e proficuo nel suo lavoro. Lo chiamano ad unirsi con grandi concertisti preromantici parigini e altri che giungeranno da ogni parte d’Europa, tra cui Ferdinando Carulli, Dionisio Aguado e Francesco Molino.

L’ultima opera del Sor viene dedicata alla prematura scomparsa della figlia, avvenuta nel 1837. In seguito a questo triste episodio il musicista, già gravemente ammalato, entra in una profonda depressione.

Morirà a Parigi il 10 luglio 1839.

25 studi preparatori per chitarra: opera 60

(Edizione: Verlag Gitarrefreund,  1915-17, Munich; dalla collezione Boije. Manca ancora il 25.

Lezioni progressive per chitarra: N° 1 in C major (Do maggiore); No. 2 in C major (Do maggiore);  N° 3 in C major (Do maggiore); N° 4 in C minor (Do minore); N° 5 in A minor (La minore); N° 6 in C major (Do maggiore); N° 7 in C major (Do maggiore); N° 8 in C major (Do maggiore); N° 9 in C major  (Do maggiore); N° 10 in C major (Do maggiore); No. 11 in G major (Sol maggiore); N° 12 in G major (Sol Maggiore); N° 13 in C major (Do maggiore); N° 14 in E minor (Mi minore): N° 15 in E major (Mi maggiore); N° 16 in G major (Sol maggiore); N° 17 in C major (Do maggiore); N° 18 in A minor (La minore); No. 19 in G major (Sol maggiore); N° 20 in E minor (Mi minore); N° 21 in C major (Do maggiore); N° 22 in E minor (Mi minore); N° 23 in A major (La maggiore); No. 24 in D minor (Re minore); N° 25 in D major (Re maggiore).

25 studi preparatori per chitarra: opera 60

12 Studi per chitarra opera n° 6

12 studi per chitarra: opera 6

(N. Simrock, n.d. Plate, Berlino, 1906 , Munich; tratto dalla collezione Boije.

N° 1 in D major (Re maggiore); N° 2 in A major (La maggiore); N° 3 in E major (Mi maggiore); N° 4 in G major (Sol maggiore); N° 5 in C major (Do maggiore); N° 6 in A major (La maggiore); N° 7 in D major (Re maggiore); N° 8 in C major (Do maggiore); N° 9 in Re minor (Re minore); N° 10 in C major (Do maggiore); N° 11 in E minor – Mi major (Mi minore – Mi maggiore); N° 12 in A major (La maggiore).


Testo e accordi di Generale

Scarica il file di Generale:

Testo e accordi della canzone Generale in pdf

“Generale” è una nota canzone italiana scritta e lanciata nel 1978 dal cantautore Francesco De Gregori. Il brano, uno tra i più famosi del cantautore, uscì per la prima volta compreso nell’album intitolato 1978 De Gregori e poco più tardi (aprile dello stesso anno) nel singolo 45 a giri, il cui lato B conteneva “Natale”. Il disco fu inciso e diffuso dalla RCA Italiana.

De Gregori scrisse sia il testo che la musica. La canzone a quel tempo riscosse un discreto successo ma non raggiunse, neanche per una sola settimana, la vetta più alta della hit parade: dovette perciò accontentarsi della seconda posizione.

Il successo più grande lo ebbe quando fu riproposta vent’anni dopo da Vasco Rossi.

“Generale” è presentata a ritmo di ballata con l’introduzione del piano di Alberto Visentin.

Le parole fanno chiaro riferimento al periodo che il cantautore passò al servizio militare nel Battaglione Alpini “Tirano” di Malles Venosta. La collina a cui De Gregori si riferisce è il Col di Tarces.

Qui sotto è riportato il testo integrale della canzone:

Generale, dietro la collina

ci sta la notte buia e assassina,

e in mezzo al prato c’è una contadina,

curva sul tramonto sembra una bambina,

di cinquant’anni e di cinque figli,

venuti al mondo come conigli,

partiti al mondo come soldati

e non ancora tornati.

Generale, dietro la stazione

lo vedi il treno che portava al sole,

non fa più fermate neanche per pisciare,

si va dritti a casa senza più pensare,

che la guerra è bella anche se fa male,

che torneremo ancora a cantare

e a farci fare l’amore, l’amore delle infermiere.

Generale, la guerra è finita,

il nemico è scappato, è vinto, è battuto,

dietro la collina non c’è più nessuno,

solo aghi di pino e silenzio e funghi

buoni da mangiare, buoni da seccare,

da farci il sugo quando viene Natale,

quando i bambini piangono

e a dormire non ci vogliono andare.

Generale, queste cinque stelle,

queste cinque lacrime sulla mia pelle

che senso hanno dentro al rumore di questo treno,

che è mezzo vuoto e mezzo pieno

e va veloce verso il ritorno,

tra due minuti è quasi giorno,

è quasi casa, è quasi amore.


Spartito, testo e accordi di Volare (nel blu dipinto di blu)

Scarica il file di Volare -Nel blu dipinto di blu:

Testo e accordi della canzone in pdf

Volare, o Nel Blu Dipinto Di Blu, è una tra le più famose canzoni a livello planetario. Fu composta e presentata al Festival di Sanremo del 1958 da Domenico Modugno.

Nella stessa manifestazione, oltre che dal popolare cantautore, il fortunato brano fu cantato da Johnny Dorelli.

Nel blu dipinto di blu piacque subito alla critica e vinse quell’edizione di Sanremo e non solo … era ormai destinata, a distanza di qualche settimana, ad ottenere una popolarità universale, tanto che venne considerata come la canzone “italiana” per antonomasia.

Lo stesso cantautore ripropose Volare in altri quattro “singoli” (45 giri), ognuno con differente “lato B”, ed in sette “Long play” (45 giri), tra i quali ricordiamo il primo dal titolo La Strada Dei Successi e Domenico Modugno. Tali riproposte iniziarono, per l’appunto, proprio nello stesso 1958. Sempre in quell’anno Domenico Modugno vinse con Volare due Grammy Awards: Disco dell’anno e Canzone dell’anno.

La canzone venne depositata alla SIAE con il titolo “Nel blu dipinto di blu” ma poco dopo fu effettuato un secondo deposito con “Volare”.

Qui sotto è riportato il testo della canzone:

Penso che un sogno cosi non ritorni mai più:

mi dipingevo le mani e la faccia di blu,

poi d’improvviso venivo dal vento rapito

e incominciavo a volare nel cielo infinito…

volare… oh, oh!… cantare… oh, oh, oh, oh!

nel blu, dipinto di blu. Felice di stare lassù.

E volavo, volavo felice più in alto del sole ed ancora più su,

mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù,

una musica dolce suonava soltanto per me…

volare… oh, oh!… cantare… oh, oh, oh, oh!

Nel blu, dipinto di blu, felice di stare lassù.

Ma tutti i sogni nell’alba svaniscon perché,

quando tramonta, la luna li porta con sé.

Ma io continuo a sognare negli occhi tuoi belli

che sono blu come un cielo trapunto di stelle.

Volare… oh, oh!… cantare… oh, oh, oh, oh!

Nel blu degli occhi tuoi blu, felice di stare quaggiù.

E continuo a volare felice più in alto del sole ed ancora più su,

mentre il mondo pian piano scompare negli occhi tuoi blu,

la tua voce è una musica dolce che suona per me…

volare… oh, oh! … cantare . oh, oh, oh, oh!

Nel blu degli occhi tuoi blu, felice di stare quaggiù.

Nel blu degli occhi tuoi blu, felice di stare quaggiù,

con te!


Testo e accordi di "Musica è" di Eros Ramazzotti

Musica è appartiene uno dei primi album (esattamente il quarto) di Eros Ramazzotti, scritto e pubblicato nella prima metà del 1988. Il brano, dalla “title track” inneggiante alla Musica, diventò in pochissimo tempo uno dei pezzi più ascoltati del celebre cantautore, nonché la canzone – tra le sue –  con la più classica delle impostazioni.

Nel 1997 “Musica è” venne inserito nel “Greatest hits Eros”, dove il grande cantautore ne interpretò una versione insieme ad Andrea Bocelli, il tenore italiano ormai diventato popolare a livello mondiale.

Nel 2007 il brano viene riproposto con una nuova versione in una seconda raccolta di Ramazzotti, dove lo stesso artista canta insieme a Gian Piero Reverberi, accompagnato dalla London Session Orchestra.

Qui sotto è riportato il testo della canzone:

Musica è

guardare più lontano e perdersi in se stessi

la luce che rinasce e coglierne i riflessi

su pianure azzurre si aprono

su più si i miei pensieri spaziano

ed io mi accorgo che che

tutto intorno a me, a te

musica è

la danza regolare di tutti i tuoi respiri su di me

la festa dei tuoi occhi appena mi sorridi

tu e il suono delle labbra tue

tu sempre di più

quell’armonia raggiunta in due

ti ascolterò perché

sei musica per me, per me

musica è…

musica è…

io sento ancora

le voci della strada dove son nato

mia madre quante volte mi avrà chiamato

ma era più forte il grido di libertà

e sotto il sole

che fulmina i cortili

le corse polverose dei bambini

che di giocare non la smettono più

io sento ancora cantare in dialetto

le ninne nanne di pioggia sul tetto

tutto questo per me

questo dolce arpeggiare

è musica da ricordare

è dentro di me… fa parte di me… cammina con me

è

musica è

l’amico che ti parla

quando ti senti solo

sai che una mano puoi trovarla

è

musica è

da conservare, da salvare insieme a te

senti

più siamo in tanti e più in alto sale

un coro in lingua universale

dice che dice che

anche del cielo han bucato la pelle

lo senti

è l’urlo delle stelle

forse cambierà

nella testa della gente

la mentalità

di chi ascolta ma non sente

prima che il silenzio

scenda su ogni cosa

quel silenzio grande

dopo l’aria esplosa

perché un mondo senza musica

non si può neanche immaginare

perché ogni cuore anche il più piccolo

è un battito di vita e d’amore

che

musica è.


Spartito di Giochi proibiti (Romanza)

Giochi proibiti è il brano di cui Narciso Yepes si attribuì la paternità quando l’impiegò nella colonna sonora dell’omonimo film. Secondo la tradizione, invece, la precisa attribuzione del brano è piuttosto controversa e, talvolta ha fatto nascere anche accese discussioni.

Si pensa, tra l’altro, che Giochi proibiti fosse stato scritto dal grande musicista Fernando Sor, ma, nonostante tutto Narciso Yepes ha continuato a sostenere di averlo composto addirittura quando aveva sette anni.  Altri, infine, pensano si tratti di musica tramandata tradizionalmente.

Molti sono stati i musicisti che vollero attribuirsi i diritti d’autore del pezzo in esame cambiando di volta in volta tonalità, struttura e titolo: “Romanza”, “Spanish Romance”, “Giochi Proibiti”, “Melodie de Sor””Romance D’amour”, “Romance d’Amor”, “romance”, “Jeux Interdits”, “romantico” ecc.

La soluzione … è ancora da chiarire.

Qui sotto è riportato il brano semplificato in Re minore:

Giochi Proibiti