Lezioni di ritmica: impariamo qualcosa sul ritmo della chitarra

Corso di chitarra ritmica

I musicisti “navigati” vorranno scusare le inevitabili banalità e semplificazioni dei pezzi che via via incontreranno poiché tale lavoro non è stato certamente pensato per le loro esigenze.

Gli esercizi progressivi che troverete in queste pagine partono da zero, guidano il principiante  passo dopo passo e lo mettono in condizione – quando ne avrà capito il meccanismo – non solo di realizzare qualsiasi ritmo ma, addirittura, di personalizzarlo. Di combinazioni ritmiche ve ne sono una grande quantità. Ad ognuna di esse un chitarrista può, volendo, aggiungere sempre qualcosa di proprio.

I ritmi contenuti in queste pagine sono progressivamente – dal primo al quarantacinquesimo – sempre più difficili. Le loro sequenze (anche quelle dei primi esercizi), dal momento che rispettano i normali valori delle misure (2/4, 3/4 e 4/4), permettono al principiante di accompagnare con semplici movimenti del plettro le comuni melodie che ascoltiamo giornalmente: occorre soltanto capire se impiegare i due, tre, o quattro tempi, nonché dove cadono i vari accenti. La combinazione delle pennate (giù e su) con i valori degli accordi e delle pause, le smorzature dei suoni, i battiti sulla cassa armonica, nonché un vastissimo insieme espedienti personalizzabili permetteranno all’allievo di formarsi “vero chitarrista”.

Il ritmo può essere eseguito con la mano destra libera da ogni accessorio, oppure impiegando il plettro. I due metodi  non sono per niente vicini tra di loro, anzi sono separati da un abisso. Per poter praticare il primo bisogna avere molta confidenza con i rasguei (o rasghei, o rasgheate): rasgueo semplice (con solo un dito), rasgheo tripletta (per inserire terzine ritmiche),  rasgheo a due dita (per inserire semplici ottavi consecutivi e anche, volendo, terzine), rasgueo sequenziale a tre e quattro dita (per inserire quattro ottavi consecutivi e, volendo, anche quintine, sestine, settimine ecc. … per di più, velocissime: si parla di ottavi che possono anche diventare sedicesimi, o trentaduesimi!). Anche il modo di rappresentare la grafica musicale cambia. Dove ad esempio necessita una sequenza di quattro pennate alternate in giù e su, il rasgueo – impiegando le quattro dita – le può fare tutte in giù. Pertanto la grafica che incontrerete in questi esercizi sarà rivolta soltanto a chi adopera il plettro. Chi invece volesse prendere confidenza con il rasgueo penso non abbia poi così tanto bisogno delle indicazioni (giù o su) perché potrà agire spontaneamente facendone a meno.

Tuttavia chi odia il plettro e vuole imparare il ritmo senza conoscere il rasgueo può esercitarsi semplicemente impiegando il pollice (su e giù) o le quattro dita unite insieme, o anche anche la combinazione di esse (dita unite per il colpo in giù e pollice per quello in su).

La conoscenza degli accordi principali

(maggiori, minori e di settima di dominante), per non rendere troppo noiosi gli esercizi, è indispensabile, come pure saper cambiare velocemente le varie posizioni.

Occorre esercitarsi battendo il piede sul pavimento e contando i tempi a voce alta. L’indipendenza del battito del piede sul pavimento rispetto al movimento mano destra dovrà svilupparsi piano piano. Agli inizi, credetemi, rendere indipendente i due movimenti è veramente arduo ma col tempo la cosa diventerà naturale e sarà di grande aiuto, soprattutto per la creazione di ritmi più personalizzati. Per quanto riguarda il movimento delle dita della mano destra, si consiglia – almeno in questi primi approcci – di non alternarle con i rasguei: basta soltanto il pollice (a sostituzione delle pennate in giù e su) o, preferibilmente, le quattro dita messe assieme e bene unite (per le pennate in giù) ed il pollice per le pennate in su.

Gli esercizi si faranno seguendo il normale pentagramma musicale ove verranno riportati gli accordi, che potranno essere riconosciuti anche dai principianti perché indicati con il rispettivo nominativo sotto le note che li formano.

Gli esercizi presenti in queste pagine non comprendono ritmi ben specifici (cioè quelli di cui normalmente sentiamo parlare) ma hanno il pregio di formare l’aspirante chitarrista e di metterlo in condizione – un giorno – di saper leggerli con disinvoltura sugli spartiti, qualsiasi sia la loro sequenza ritmica, facendo a meno di cercare l’amico che gli insegni uno ad uno i complicati ed articolati movimenti. Comunque, come già sopra accennato, con i ritmi che incontrerete nei seguenti esercizi potrete accompagnare (intendiamoci: in modo alquanto elementare!) qualsiasi canzone.

Il primo esercizio lo eseguiremo sull’accordo di Re minore e su un tempo di 2/4. La pennata (sin da adesso la chiamerò con questo nome anche se eseguita con il pollice o le altre dita) deve colpire le corde in maniera che la successione dei tempi e, quindi, delle misure, sia nitidamente percepita. È dato per scontato che il primo tempo (leggi “prima pennata”) venga accentuato e che risulti più energico del secondo.

Nel primissimo approccio con un singolo esercizio non si deve adoperare il metronomo ma, una volta meccanizzato (automatizzato) il ritmo, questo strumento dovrà considerarsi indispensabile. Lo porterete inizialmente ad una velocità di 60 battiti al minuto battendo anche il piede, il cui battito dovrà corrispondere a quello dello stesso metronomo. Nello stesso tempo preparate l’accordo con la mano sinistra (volendo, se siete proprio alle prime armi, potrete anche farne a meno e, quindi, tenerla libera) ed eseguite le pennate sul Re minore in ciascun tempo (due per battuta) dando più energia al primo su ogni misura (accento in battere). Misura e battuta sono la stessa cosa, e nei primi esercizi comprendono due pennate, una forte ed una debole, da ripetere continuamente.

Pennata in giù 0-pennata-in-giu,  pennata in su pennata in su, pennata accentata pennata accentata .

Esercizi progressivi sul ritmo a partire da zero:

9 gruppi di esercizi preliminari per acquisire predisposizione al ritmo

Ritmi famosi semplificati

I ritmi “noti” raffigurati in queste pagine, dal momento che debbono essere appresi da chi non li conosce per niente, sono stati semplificati all’eccesso ma sempre nel rispetto degli accenti e delle pause. Una volta acquisito l’accento di un ritmo, e quindi averlo distinto dagli altri, sarà più facile svilupparne le caratteristiche. Ogni ritmo, infatti, ha più variazioni e molti tipi di “filling” (riempimenti) da poter inserire ogni tante battute per renderlo più dinamico e – perché no!? – personalizzato. I “filling”, che dovrete creare secondo i vostri gusti, non sono altro che delle pennate più veloci (articolate con accenti e pause) inserite sporadicamente tra una battuta e l’altra, atti a rompere la ripetitività ritmica. Questi ultimi vanno studiati preferibilmente con l’impiego del metronomo.


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